Georges Méliès 150

La bottega di Georges Méliès alla Gare de Montparnasse
Georges Méliès nella sua bottega della Gare de Montparnasse

Affinché si comprenda bene a quali circostanze Georges Méliès dovette la speciale formazione che gli permise di crearsi un posto specialissimo nel cinematografo e di realizzare in quest’arte una carriera straordinaria ed unica, è necessario far conoscere alcuni particolari sugli anni della sua giovinezza, anni che hanno preceduto i suoi inizi nel campo della fotografia animata. In realtà, fin dall’infanzia, manifestò gusto innato per il disegno, la pittura, la caricatura, la scultura; ed una vocazione particolare per il teatro, la scenografia e tutti i loro congegni. Questi doni naturali, assieme alle diverse capacità ch’egli a poco a poco acquistò durante la sua adolescenza, gli permisero più tardi, allorché apparve la ammirevole macchina di Louis Lumière, di derivare da questo strumento le meraviglie che oggi conosciamo.

Georges Méliès nacque l’8 dicembre 1861. A sette anni, cominciò gli studi classici al liceo Michelet, situato a Vanves, nei dintorni di Parigi. Questo liceo portava, sotto il regno di Napoleone III, il nome di Liceo dell’Imperial Principe. Durante la guerra del 1870, poiché l’edificio era stato bombardato dai tedeschi, gli allievi furono inviati a Parigi, al Liceo Louis-le-Grand, dove Méliès portò a termine gli studi. Nel 1879 usciva dal collegio e nel 1880 andava a Blois per il servizio militare obbligatorio. Diamo questo dettaglio per rispondere a certi articoli in cui i « nuovi venuti del cinema » hanno accusato i pionieri della cinematografia di non essere che dei «primitivi» illetterati, incapaci di raggiungere uno stile artistico. Méliès, al contrariò, ebbe una formazione letteraria; e se in principio dovette fare, come tutti coloro che iniziarono la cinematografia (quelle scene cioè che sono state definite « scemenze ridicole », « farse inconcludenti », ecc.), ciò avvenne riferendosi unicamente alla prima clientela di speculatori del cinema, clientela eterogenea, che d’altra parte si indirizzava essa stessa a spettatori capaci di apprezzare soltanto le farse esagerate, gli inseguimenti pazzeschi e le cadute sbalorditive. Méliès, per il primo, tentò di reagire componendo scene più sostanziose e artistiche; ma si scontrò, in quell’epoca, con una generale incomprensione. Fortunatamente potè rifarsi più tardi, quando la costruzione di grandi sale gli permise di rivolgersi a un pubblico meno « primitivo », poiché, effettivamente, non era il gruppo dei primi cineasti, ma il pubblico delle fiere che poteva essere cosi qualificato.

In tutto il periodo della sua vita scolastica (rimase in collegio undici anni), pur mantenendosi su una buona media, Méliès fu tormentato dal dèmone del disegno, e benché avesse buoni punti dai suoi professori, subì numerose punizioni a causa di questa passione artistica, che era più forte di lui. Mentre pensava a un componimento o ai versi latini, la sua penna meccanicamente disegnava ritratti e caricature dei professori o dei compagni, oppure un palazzo di fantasia o un paesaggio originale in cui già si scorgevano i primi segni di uno stile scenografico. Nei suoi quaderni e nei suoi libri apparivano così numerose illustrazioni, e questo non andava a genio ai professori che gli vietarano spesso la libera uscita. Ed ecco come, senza supporlo, vengono contrariate le vocazioni! Tuttavia Méliès continuò a disegnare, e disegnerà fino all’ultimo giorno della sua vita. Spesso la sua vocazione per il teatro lo spinse – e non aveva che dieci anni – ad allestire spettacoli di burattini e scenografie di cartone. Qualche anno dopo costruiva teatrini di marionette per divertire le sue nipoti: in breve Méliès acquistò una grande abilità manuale che si perfezionava di giorno in giorno in piccoli lavori sempre più complicati. Tutto ciò doveva essergli molto utile più tardi. Era stato, in disegno, fra i primi della classe e aveva acquistato una notevole maestria nella pittura di quadri, che eseguiva durante le vacanze. Terminato il servizio militare, Méliès tornò a Parigi con l’intenzione di entrare alla scuola di Belle Arti. Suo padre, industriale, non intendeva lasciare che il figlio si iniziasse alla carriera artistica, e si oppose formalmente dichiarando che, con una tale professione, non si poteva se non morire di fame. A malincuore Méliès dovette occuparsi della ditta paterna. Durante i pochi anni in cui vi rimase, osservò soprattutto le macchine dell’officina e studiò il loro perfezionamento; fu là ch’egli acquistò quella conoscenza meccanica che doveva in seguito essergli fra le più necessarie e decidere senz’altro della sua carriera.

Méliès si sposò nel 1885. L’anno precedente l’aveva passato in Inghilterra, per imparare l’inglese. Durante il periodo ch’egli passò a Londra, non comprendendo ancora sufficientemente la lingua inglese per interessarsi al teatro, frequentò l’Egyptian Hall, diretto dall’illusionista Maskelyne, allora famoso in Inghilterra. L’assidua frequenza di questa sala dedicata alla prestidigitazione, ai lavori fantastici e alle grandi illusioni sceniche, lo resero in breve tempo appassionato dell’arte magica. Lavorò con impegno a questo specialissimo genere teatrale, che venne ad aumentare il suo bagaglio artistico; in due o tre anni potè acquistarne una grande esperienza.

Tornato a Parigi, Méliès fu tra i più fedeli spettatori del teatro dell’illusione creato dal grande Robert Houdin. Poi egli stesso si mise a dare alcune rappresentazioni, dapprima nei salotti, quindi al Museo Grévin e al teatro della Galleria Vivienne. In quel tempo furoreggiavano i monologhi di Galipaux e Coguelin Cadet (della Comédie Française); Méliès assimilò anche questo genere per variare il suo spettacolo; e fu cosi che si iniziò al mestiere dell’attore.

Ma non è tutto. In questo periodo egli diventò giornalista e disegnatore titolare, sotto lo pseudonimo di Geo Smile (in italiano Giorgio Sorriso), del giornale satirico « La Griffe », nemico accanito del famoso generale Boulanger, che fu quasi per rovesciare la Repubblica e stabilire in Francia la dittatura. Se Boulanger fosse riuscito, Méliès rischiava per lo meno l’esilio. Del brav general, come lo chiamava il cantore popolare Paulus, a lui devoto, Méliès fece un gran numero di feroci caricature che coprivano di ridicolo il candidato dittatore. Fu questa la sua sola incursione nel campo della politica, che del resto lo interessava assai meno delle invenzioni artistiche.

Nel 1888 il teatro Robert-Houdin era in vendita. Georges Méliès, che aveva già grandi disponibilità, lo acquistò, lo rimise a nuovo, lo trasformò e vi cominciò la sua carriera di costruttore di macchine e trucchi teatrali, di scenografo e di illusioni ta. Méliès conservò la direzione di questo teatro per 36 anni consecutivi. Fu demolito nel 1923 per il completamento del Boulevard Haussmann, dopo 74. anni di ininterrotte rappresentazioni. Méliès ne fu l’ultimo direttore, e quello che lo diresse più a lungo. La Camera Sindacale degli Artisti Illusionisti, che si era da poco formata, lo scelse come presidente. Questa carica fu da lui conservata ininterrottamente per quarantenni. Nel dicembre 1895 ebbe luogo la prima rappresentazione del cinematografo, e dal principio del 1896 Méliès aggiungeva alle sue occupazioni, già numerose,la nuova professione di cineasta. A partire da questo momento cominciò per lui una vita febbrile che non gli lasciava un momento di riposo e che doveva durare fino alla guerra del 1914. Da vari anni, e molto prima che si parlasse di vedute in movimento, le rappresentazioni del teatro Robert-Houdin terminavano regolarmente con la proiezione d’una serie di fotografie colorate su vetro, che in genere rappresentavano paesaggi esotici, e accompagnate da vedute comiche dipinte a mano, da cromatropi o rosoni multicolori girevoli d’un grazioso effetto decorativo. Queste proiezioni erano fatte a luce ossidrica, con l’aiuto di parecchie lanterne Molteni accoppiate in modo da permettere di dissolvere i quadri gli uni negli altri. Il sistema era analogo all’attuale dissolvenza cinematografica. Inoltre, diverse lastre trasparenti, spostabili mediante un congegno meccanico, permettevano vari effetti, quali la caduta della neve, i lampi, il sorgere del giorno e il calare della notte, passaggi di vetture sulla strada, di treni, di battelli sul nume, ecc. Tutto questo era ottenuto con l’aiuto di vetri che si spostavano orizzontalmente. Era insomma la vecchia lanterna magica perfezionata, quella che precedette il cinematografo: ma i personaggi dipinti erano immobili, contrariamente a quelli del cinema, e scorrevano semplicemente come le figure ritagliate delle ombre cinesi. Malgrado questa imperfezione, tali proiezioni piacevano al pubblico perché vi si vedevano luoghi e paesi sconosciuti, fotografati molto bene e resi più interessanti da splendidi colori.

Georges Méliès 

Nuova piattaforma olandese per film VOD

 

maudite soit la guerre
Maudite soit la guerre, capolavoro di Alfred Machin (1914), uno del film muti visibile in Ximon

Ximon.nl , la nuova piattaforma di streaming on-line del film olandese e le istituzioni del patrimonio TV, è stata lanciata questa settimana. Oltre 650 ore di film di alta qualità, documentari e fiction sono ora disponibili per la visualizzazione online. Le prime immagini risalgono al 1901 e le ultime produzioni sono del 2010. I prezzi partono da 0,99 centesimi di euro per un video.

La Collezione Pre 1940 comprende 115 film dal 1901 al 1940, documentari e filmati di repertorio della Seconda Guerra Mondiale. In questa collezione, disponibile per tutto il mondo, un interessante gruppo di film dell’era del muto.

Ximon regola automaticamente la qualità dello streaming video, anche fino al full HD (1080p), a seconda della larghezza di banda degli utenti finali e la potenza del computer locale.

I promotori dell’iniziativa sono EYE Film Institute Netherlands (Film) e l’Istituto olandese per la Sound and Vision (TV), che hanno elaborato un progetto per rendere il loro intero patrimonio digitale disponibile attraverso Ximon nei prossimi due anni. I film selezionati dal Film Eye Institute saranno disponibili anche attraverso European Film Gateway.

Le pay-per-view, qualsiasi film o un episodio per ogni collezione, sono illimitate, e disponibili dopo 48.

Per la solita questione dei diritti, alcuni film sono disponibili soltanto per alcuni paesi. E’ possibile utilizzare la funzione di ricerca Ximon, casella di ricerca in alto a destra, per vedere quali film si possono vedere dal vostro paese.

Dimenticavo: Ximon riceve volentieri le vostre proposte (tanti film italiani del periodo muto!).

Complimenti a Ximon, e grazie per il vostro sito!

Con questo post inaugiamo la serie: in casa d’altri, i film muti che gli archivi europei rendono disponibili online.

Leopoldo Fregoli

Fregoli dietro le quinte, versione 1901
Fregoli dietro le quinte, versione 1901

Dai primi tempi del sito In Penombra, Leopoldo Fregoli ha occupato un posto d’onore, e non poteva mancare all’appello nella ricerca sui personaggi “senza fissa dimora”.

Prima di raccontare alcuni particolari su questa ricerca dove, come vedrete subito, si questionano alcuni dati pubblicati nella sua autobiografia, vorrei segnalare che Fregoli si racconta con molta sincerità e grandi dosi di modestia. Cosa rara in un personaggio dello spettacolo. Dopo quello che ho letto (in quattro lingue diverse), la mia ammirazione per il signor Leopoldo Fregoli, come artista e come essere umano, è maggiore di prima. Peccato davvero che non abbiamo inventato ancora una macchina del tempo!

Una ricerca su Fregoli ed il cinema, una ricerca approfondita, non è facile. Troppi dati dispersi dal tempo, pochi, pochissimi documenti rimasti. Mi riferisco a documenti come lettere o contratti. Che fine ha fatto l’archivio di Leopoldo Fregoli? Alcune carte sono andate perdute nei vari disastri (incendi, naufragi), che l’artista ha subìto nel corso della sua vita, ma non tutte. Non so se la famiglia abbia conservato qualche ricordo, non so nemmeno che fine ha fatto questa famiglia.

Rimangono i programmi degli spettacoli, le fotografie, qualche libro, la stampa d’epoca, e pochi film, e partendo da questi testimoni si può tentare di ricostruire un percorso, colmando qualche lacuna.

Fregoli ed il suo cinematografo, il Fregoligraph, vengono considerati fra i pionieri del cinema italiano. Vediamo come e perché:

« Mi trovavo, nel 1897, al Teatro Celestin di Lione, quando, una sera, mi dissero che in una poltrona di prima fila c’era Luigi Lumière, di cui avevo già sentito parecchio parlare. Maniaco di fotografia e di meccanica come ero, mandai il mio segretario in platea, a pregare lo scienziato di voler salire in un intervallo sul palcoscenico; ed una volta dinanzi a lui, gli chiesi di poter visitare la sua officina. Quegli aderì, e l’indomani mi recai a trovarli. (…) Dopo quel primo battesimo di Parigi, i fratelli Lumière avevano fatto ritorno al loro laboratorio di Lione e si erano messi di nuovo al lavoro, per migliorare la portentosa invenzione. Fu appunto allora che li conobbi, e per una settimana rimasi dalla mattina alla sera nella loro officina, ad addestrarmi nei segreti della riproduzione, dello sviluppo, della stampa e della proiezione di quei minuscoli film. Convinto che la proiezione di quei primi saggi cinematografici alla fine di ogni mio spettacolo potesse essere una vera attrattiva e suscitare un vivo interesse nel pubblico, chiesi ai fratelli Lumière il permesso di proiettare le loro pellicole. I due scienziati, entrati subito con me in grande familiarità, aderirono, mi consegnarono un apparecchio di proiezione e con esso il diritto di esclusività, per i miei spettacoli, di un notevole gruppo di brevissimi film.
In seguito, dato il grande successo riportato con tali pellicole, pensai di fabbricarne io stesso, riproducendo scene comiche delle quali ero naturalmente l’unico interprete. Nacquero così, quei famosi corti metraggi che molti certamente ricorderanno, come Fregoli al ristorante, Una burla di Fregoli, Il segreto di Fregoli, Un viaggio di Fregoli, Il sogno di Fregoli, e, finalmente, il film che svelava, alla fine dello spettacolo, i segreti delle mie trasformazioni, cioè Fregoli dietro le quinte.
In Italia, e in qualche altro paese, i più cominciarono a conoscere il cinematografo proprio attraverso le mie rappresentazioni. Un giorno, mi saltò il ticchio di fare uno scherzo al pubblico anche attraverso lo schermo: feci proiettare qualcuna delle mie pellicole al rovescio. Il pubblico vedeva, sbalordito, uscire gli abiti dalle mani degli inservienti, o passare dalle sedie addosso al trasformista, e questo marciare velocissimo all’indietro, e via di seguito… Furono torrenti d’ilarità, nella sala!
La lunghezza massima di queste pellicole era di 18 metri. Ebbi, allora, l’idea di raggrupparne quattro insieme e di proiettarle senza interruzione. Fabbricammo, io e il mio meccanico Müller, due ruote, che disponemmo, una al di sopra dell’apparecchio di proiezione., l’altra al di sotto, in modo che, messe in movimento, permettessero alla pellicola della bobina superiore di passare ed avvoltolarsi sulla inferiore. Così eravamo in grado di proiettare un film di ben 50 metri. La prima di queste pellicole presentate al pubblico fu Impressioni di Ermete Novelli, dove si vedeva il grandissimo attore intento a leggere vari giornali, e si vedevano poi le materializzazioni di ciò che era contenuto negli articoli di quei giornali : cioè, una rassegna critica delle poderose inimitabili espressioni dell’indimenticabile interprete di Shylock, di Papa Lebonnard e del Burbero benefico. Il film terminava con l’entrata dei due grossi cani di Novelli, che gli saltavano addosso festosamente e gli strappavano i giornali. Il secondo film fu Fregoli illusionista, pel quale impiegai dieci pellicole, ciascuna di 18 metri, ridotte poi, con opportuni tagli, a circa 60 metri. C’erano dentro apparizioni, sparizioni, giochi di magia portentosi: i primi trucchi del cinematografo, sviluppati al mille per cento. In breve, misi insieme una notevole raccolta di queste pellicole, le quali chiudevano brillantemente ogni mia rappresentazione, proiettate sopra uno schermo che io stesso m’ero costruito, con una appariscente cornice adorna di lampadine colorate. Chiamai tutto ciò Fregoligraph. A brevettare il sistema non pensai nemmeno lontanamente. Ma qualche mese dopo apparve a Londra il Biograph, che era una esatta riproduzione del mio Fregoligraph, con qualche perfezionamento accessorio.
Il Fregoligraph cominciò il suo giro trionfale all’Olympia di Parigi, e non scomparve più dai miei programmi. In Italia molti lo ricordano ancora. E a ricordarlo ai posteri ha pensato il Dizionario del Melzi, dove a pagina 340 si legge : « Fregoligraph: cinematografo inventato da Fregoli, il quale può riprodurre delle vedute di tre metri su quattro con chiarezza di tutti i particolari ».
(Fregoli raccontato de Fregoli, Rizzoli 1936 pp.216-218)

Vediamo adesso tre punti fondamentali.

Il primo è l’incontro nel 1897 con Louis Lumière al Teatro Celestin de Lyon. Non metto in dubbio che abbia incontrato Louis Lumière nel 1897, ma il debutto di Fregoli sul palcoscenico del Théâtre des Célestins di Lione è di molti anni dopo: nel 1906.

Il secondo è che non si parla di acquisto del cinematografo Lumière, ma di permesso per proiettare le loro pellicole, e di come i Lumière gli consegnarono un apparecchio di proiezione ed il diritto di esclusività “di un notevole gruppo di brevissimi film”. E questi brevissimi film facevano parte degli spettacoli di Fregoli fin dal 1897, ma questa parte dello spettacolo si chiamava Animatografo-Fregoli. Soltanto qualche mese dopo, l’Animatografo-Fregoli diventa Fregoligraph. Nell’estate del 1898 Fregoli si trova a Londra per recitare nell’Alhambra e qui abbiamo già una descrizione delle viste abbastanza completa:

« Fregoli sigue haciendo las delicias de la Alhambra. No contento con las muchas cosas que hace, la mayor parte de las cuales son conocidas en España, presenta ahora el Fregoligrafo, que es ni mas ni menos que el Cinematógrafo, cuyas vistas son todas referentes a este popular artista. Y asi el publico ve a Fregoli en su casa, comiendo, durmiendo, y hasta riendo con la criada que le entra el chocolate por la mañana.
Pero las vistas mas notables son las que presentan a Fregoli vistiendose para representar sus tipos. Es verdaderamente asombroso ver como, con la ayuda de dos personas, se convierte en menos de un minuto de una vieja en muchacho y de dama elegante escotada y todo y con todas las prendas de vestir interiores y exteriores, en joven de frac y camisa con apretado cuello y corbata de lazo ».

Fregoli lascia Londra in settembre, nella sala Alhambra rimane “The Exposure of Fregoli by the Fregoliograp” (sic).

Per quel che riguarda il film di Robert William Paul: Fregoli, The Protean Artiste – In his Impersonation of Famous Composers, datato 1898, il film Maestri di musica, conservato alla Cineteca Nazionale di Roma (serie Fregoli n. 16), non ha soltanto una perforazione diversa e diverso metraggio, è un film diverso.

Il terzo punto è che il Fregoligraph, le pellicole “fabbricate” da Fregoli cominciò il suo giro trionfale all’Olympia di Parigi. Fregoli debutta all’Olympia il 24 febbraio 1900, dopo l’incendio del Trianon (17 febbraio 1900), come racconta lui stesso in un capitolo delle memorie.

Della data delle prime esibizioni del Fregoligraph ho detto sopra, ma nemmeno il debutto a Parigi del Fregoligraph fu all’Olympia:

« Au Trianon-Théâtre, à partir d’aujourd’hui samedi, en dehors de son spectacle habituel, Fregoli présentera au public le Fregoligraph. Qu’est-ce que le Fregoligraph? Fregoli vu dans les coulisses effectuant ses transformations ».

Era il 27 gennaio 1900.

Per finire, come già sospettavano altri ricercatori, i film di Leopoldo Fregoli sono molti di più di quelli recuperati finora.

Alla prossima…