I film del concorso 1911 al Museo Nazionale del Cinema

galleria subalpina
La bellissima (e cinematografica) Galleria Subalpina, buon compleanno Torino!

All’Esposizione Internazionale di Torino 1911, in occasione del 50° anniversario dell’Unità d’Italia, venne indetto un concorso cinematografico per film artistici, scientifici e didattici.

Primo premio della categoria artistica: Nozze d’oro (Ambrosio), secondo: Il poverello d’Assisi (Cines); film scientifici, primo premio La vita delle farfalle (Ambrosio). Altri film premiati: Il tamburino sardo (Cines), L’Odissea (Milano-Film)

Questa sera il Museo Nazionale del Cinema di Torino ripropone alcuni di questi film in versione restaurata, accompagnati al pianoforte dal Maestro Stefano Maccagno, seguiti dalla proiezione di rarissime immagini girate durante l’Esposizione del 1911.

Per quelli che sono a Torino una proposta da non perdere. Questa sera 20,30, Cinema Massimo.

E per quelli che non siamo a Torino, una proposta per il Museo del Cinema di Torino: fare un DVD con tutti i film per potere vedere e rivedere questi rarissimi, importanti film.

Grazie anticipate.

Segundo de Chomon mago misterioso

Leone, Segundo, un amico di famiglia, Susanna, in piedi Camillo
Leone, Segundo, un amico di famiglia, Susanna, in piedi Camillo, nella casa di Via Vignale 3, a Torino

Le ricerche intorno alla vita e la carriera dei personaggi legati alla storia del cinema muto non finiscono mai. Mancano i film, i documenti, le testimonianze attendibili. Il più delle volte si finisce per costruire leggende. I pionieri della storiografia cinematografica, nel peggiore dei casi, si sono affidati alla loro memoria, e nel migliore ai pochi documenti rimasti. Se a questo aggiungiamo le difficoltà per pubblicare qualsiasi nuova ricerca (e non parlo soltanto dalle solite difficoltà del mercato editoriale), dell’assoluta mancanza di appoggio e di soldi, e “last but not least” la ostinata chiusura di certi archivi, disponibili soltanto per qualche raccomandato, l’impresa dovrebbe scoraggiare in partenza i ricercatori più entusiasti.

Fortunatamente non tutti.

Da qualche anno ho intrapreso una ricerca intorno ad una serie di personaggi “senza fissa dimora”, e cioè quelli che fin dai primi tempi del cinematografo hanno lavorato dentro e fuori le frontiere del loro paese di origine. Lo so, sono molti. Per questo ho ristretto la ricerca a Italia – Francia – Spagna. Anche così sono molti e ho dovuto scegliere.

Alcuni sono perfetti sconosciuti nel paese di origine, dimenticati in quello di adozione. Altri sono ben conosciuti a livello internazionale. Ma non abbastanza, in tutti i casi rimane sempre una zona d’ombra e di mistero sulla loro vita ed il loro contributo.

Dalle ricerche incrociate tra le fonti dei diversi paesi è normale che escano fuori informazioni di ogni tipo, molte volte in perfetta contraddizione fra di loro: le diverse lingue, le traduzioni… Ma non avrei mai immaginato le sorprese che mi serbava la storia di Don Segundo de Chomón.

Cominciamo per i dati di nascita: Segundo, Victor, Aurelio, nato in Teruel, 17 ottobre 1871, ore 23,15, calle Chantria 6, figlio di Isaac Chomón Gil (Aranda de Duero, Burgos) e di Luisa Ruiz (Calamocha, Teruel). Sicuramente il nome Segundo era in ricordo del nonno paterno. Questi primi dati, sono stati riportati molte volte e sembrano degni di ogni fiducia. Perfetto.

Dal 1871 l’unica informazione disponibile è una nota pubblicata sul quotidiano La Vanguardia, quotidiano di Barcellona il 23 settembre 1892:

La Commissione Provinciale ha rilasciato per il 27 del presente mese, alle 9 del mattino la delibera di latitante contro Segundo Chomón Ruiz, in lista di leva per l’ anno 1890.

Dal 3 maggio 1897 a ottobre 1899, Chomón si arruola come volontario, si imbarca nel vapore San Fernando il 5 maggio, destino Cuba, Battaglione Telegrafi, 6a compagnia. Secondo i documenti militari risiede in Barcellona. Anche questi dati sono stati riportati più volte, anche questi affidabili.

Quindi andiamo avanti fino al 1902:

Miercoles 12 febrero: Jueves estreno en este Cinematógrafo (Martí) de la pelicula de 500 metros, Barba Azul, el mejor ejemplar presentado en Barcelona, iluminada esprofeso, espléndidamente por el reputado iluminador de películas D. Segundo de Chomón.

Questa pubblicità, con qualche variante, compare in diversi quotidiani di Barcellona. Il nostro, che  ha compiuto 30 anni, è diventato un reputado iluminador de películas.

Sulla traiettoria professionale e privata di Segundo de Chomón, prima di questa notizia, la versione più quotata parla di studi di ingegneria (dove, quando?), dell’interesse per la fotografia prima dell’incontro con il cinematografo, secondo alcuni fu addirittura testimone delle prime proiezioni a Parigi dei Lumière.

Proprio a Parigi l’incontro (romantico) con Julienne Alexandrine Mathieu, sul secondo cognome di lei troviamo diverse versioni: Mouloup, Molup, nata a Saint Sauveur-en-Puisaye, Yonne nel 1874. E qui altri dubbi sulla data: 21 agosto, 21 settembre, e sulla professione: artista lirica, vaudeville, teatro e operette.  Secondo i documenti militari Segundo era sposato. Il nipote Piero proponeva qualche dubbio, ma Julienne è diventata la moglie di Chomón, madre dell’unico figlio Robert, nato a Parigi il 31 gennaio 1897.

Grazie a lei, ed ai suoi contatti, Chomón entra nel mondo del cinema. Mentre lui è a Cuba, Julienne inizia a lavorare nel cinema come attrice  (Gaumont, Pathé, Méliès), e nell’atelier di Madame Thuiller che colora i film di Méliès. Qualcuno aggiunge che Julienne non è altro che la Madame Chaumont “della quale parlano alcune storie del cinema”, citando Sadoul.

Nella primavera di 1901, autunno secondo altri, e nel 1902 secondo altri ancora, Chomón e la sua famiglia (Julienne, Robert, Leone, madre di Julienne, e  due sorelle), traslocano a Barcellona, impiantando un laboratorio per la colorazione delle pellicole e l’inserimento di titoli e didascalie delle pellicole straniere tradotte in castigliano: indirizzo Calle Poniente, numero 61 (oggi Carrer Joaquin Costa).

Di questo primo soggiorno di tre anni (quattro secondo altri) a Barcellona della famiglia Chomón non rimane altro che alcune lettere della Pathé, nessuna fotografia familiare o ricordi di scuola del figlio Robert.

Lo stesso per il secondo periodo a Barcellona dal 1910 al 1912. Niente.

Gli unici documenti fotografici familiari, sempre gli stessi, corrispondono al periodo torinese (1912-1925), ed una foto a Parigi di Chomón con il nipote Piero verso il 1928.

Cercando di ricostruire il percorso di Chomón da Barcelona a Parigi, le prime esperienze nel cinema, il possibile contributo di Julienne alla sua carriera, ho trovato alcuni documenti che hanno completamente rovesciato la ricerca iniziale.

Delle perplessità per la mancanza di documenti fotografici ho detto sopra. Vediamo adesso alcuni documenti ufficiali che ho trovato nella mia ricerca.

Secondo il registro di stato civile di Parigi, il 31 gennaio 1897 alle 3 del mattino, nasceva Camille Robert Mathieu, figlio di Julienne Alexandrine Mathieu, di 22 anni di età, artista lirica, e di padre “non denommé”. Fra i testimoni la madre di Julienne, Leone Anaïs Monloup, vedova, senza professione.

Lo stesso registro riporta un’annotazione al margine: Riconosciuto a Torino (Italia) il 25 agosto 1925 da Segundo Chomon-Ruiz (col trattino in mezzo), e sotto aggiunge: Riconosciuto a Parigi 9e arrondissement, il 1° agosto 1928 da Julienne Alexandrine Mathieu. E ancora, morto a Torino (Italia) il 12 ottobre 1957. Atto trasmesso a Torino il 3 maggio 1958.

La data del 1925 non è un errore di scrittura del post. Camillo, senza il secondo nome Robert (Roberto), è sepolto al cimitero di Sassi in Torino come Chomon-Ruiz, insieme alla prima moglie, Margherite Bourgeois.

Nell’Anagrafe di Torino ho trovato l’iscrizione di Susanna Mathieu, vedova Chomon-Ruiz (ancora il trattino), cittadina francese, professione casalinga, iscritta dal 1° dicembre 1921, madre Leone Anaïs Monloup, padre Francesco, nata a Saint Sauveur-en-Puisaye, Yonne, 21 settembre 1874.

Qualche chiarimento sul cognome Chomon-Ruiz. Segundo de Chomón aveva aggiunto il “de” per aggiungere un certo tono aristocratico al suo cognome, e va bene. Suo padre si chiamava Isaac Chomón (cognome paterno) e Gil (cognome materno). Suo figlio invece era Segundo Chomón Ruiz, perché Ruiz era il cognome di sua madre: Luisa Ruiz. Quindi il cognome, doppio cognome se volete, di Camillo Robert dovrebbe essere Chomon Mathieu, mai Chomon Ruiz, meno ancora Chomon-Ruiz.

Nota triste. Il nipote Piero Chomon raccontò a Juan Gabriel Tharrats che Julienne era morta nell’oblio a Chieri, dove la famiglia affittava una casa, nel 1944. Julienne è morta certamente nell’oblio e nell’Ospizio della Carità a Chieri il 1° dicembre 1943. Era residente nel Cottolengo, Piccola Casa della Divina Provvidenza dal 24 febbraio 1941.

Ringrazio e ringrazierò ancora nella pubblicazione a tutto il personale degli archivi comunali di Barcellona, Torino, Chieri e Parigi per l’inestimabile aiuto in questa ricerca.

A seguire…

Un raggio di speranza

E da un po’ che seguo con molta attenzione le iniziative europee per la digitalizzazione degli archivi che intende rendere accessibili a tutti e preservare per le generazioni future l’insieme delle risorse culturali e scientifiche europee: libri, periodici, film, mappe, fotografie, musica ecc., iniziative che questo sito condivide a pieno.

Nel mio piccolo (veramente piccolo) ho cercato di richiamare l’attenzione sulla necessità di rendere accessibili a tutti le opere restaurate del cinema muto italiano, quelle che aspettano un restauro nei magazzini degli archivi (ed altre che non si sa che fine abbiano fatto, con la speranza di ritrovarle).

Lo scorso mese di gennaio, il Comitato dei Saggi dell’Unione Europea in materia di digitalizzazione del patrimonio culturale presentava una relazione dove sollecitava agli Stati membri a intensificare i loro sforzi per mettere online le collezioni di biblioteche, archivi e musei. Tutte queste opere diventeranno disponibili nel portale Europeana, punto di riferimento centrale per i Beni Culturali europei:

Gli Stati membri devono garantire che tutto il materiale digitalizzato con il finanziamento pubblico è disponibile sul sito, e portare tutti i loro capolavori di pubblico dominio in Europeana entro il 2016. Le istituzioni culturali, la Commissione europea e gli Stati membri dovrebbero promuovere attivamente e ampiamente Europeana.

Opere che sono coperte da copyright, ma non sono più distribuiti commercialmente, hanno bisogno di essere portate in linea. Spetta in primo luogo il ruolo dei titolari dei diritti di digitalizzare queste opere e di sfruttarle. Ma, se i titolari dei diritti non lo fanno, le istituzioni culturali devono avere una finestra di opportunità di digitalizzare il materiale e metterlo a disposizione del pubblico, per i quali i titolari dei diritti dovrebbero essere remunerati.

Le norme UE per le opere orfane (i cui diritti i titolari non possono essere identificati) devono essere adottate al più presto. Il Rapporto definisce otto condizioni fondamentali per qualsiasi soluzione.

Gli Stati membri devono aumentare considerevolmente i loro finanziamenti per la digitalizzazione al fine di generare occupazione e crescita in futuro. I fondi necessari per costruire 100 km di strade pagherebbe per la digitalizzazione del 16% di tutti i libri disponibili nelle biblioteche dell’Unione europea, o la digitalizzazione di ogni pezzo di contenuti audio in istituzioni culturali degli Stati membri dell’UE.

I partenariati pubblico-privato per la digitalizzazione devono essere incoraggiate. Essi devono essere trasparenti, non esclusiva ed equo per tutti i partner, e deve tradursi in un accesso transfrontaliero al materiale digitalizzato per tutti. uso preferenziale del materiale digitalizzato concesso al partner privato non deve superare i sette anni.

Per garantire la conservazione delle collezioni nel loro formato digitale, una seconda copia di questo materiale culturale dovrebbero essere archiviate in Europeana . Inoltre, un sistema dovrebbe essere sviluppato in modo che ogni materiale culturale che ha ora bisogno di essere depositati in diversi paesi, sarebbe solo una volta depositato.

Le raccomandazioni del ‘ Comitato dei Saggi ‘ andranno ad alimentare la più ampia strategia della Commissione, sotto l’ Agenda digitale per l’Europa per aiutare le istituzioni culturali di garantire la transizione verso l’era digitale e per la ricerca di efficaci business modelli e nuovi che consentono di accelerare la digitalizzazione, consentendo una remunerazione equa per i titolari dei diritti, se necessario (vedi IP/10/581 , MEMO/10/199 e MEMO/10/200 ). Le raccomandazioni saranno anche utili per pianificare la Commissione a sviluppare un modello di finanziamento sostenibile per Europeana entro il 2012.

Oggi europeana.eu già offre accesso a oltre 15 milioni di libri digitalizzati di più, mappe, fotografie, filmati, dipinti e brani musicali, ma questa è solo una parte delle opere detenute da istituzioni culturali di Europa (cfr. IP/10/1524 ). La maggior parte dei materiali digitalizzati sono più vecchie opere di dominio pubblico, al fine di evitare potenziali controversie legali per le opere coperte da copyright.

Potete leggere l’intera relazione qui.

Un paio di giorni fa, Luke Mckern del sito The Bioscope in qualità di “moving image curator” della British Library ha partecipato alla conferenza Screening the Future 2011: Nuove strategie e sfide nei servizi di archiviazione audiovisiva, organizzato da PrestoPrime e PrestoCentre. Non potrei aggiungere niente perché non ero presente all’evento. Vi rimando al suo post.

Come dicevo: un raggio di speranza, anzi due.