Rapsodia satanica al Gran Salone Ghersi di Torino

Salone Ghersi Torino 1918

Programma del Salone Ghersi di Torino per il 1918 (Compagnia Immobiliare del Corso, Milano)

Torino, gennaio 1918.

« Quando Pietro Mascagni apparve ieri, alle 17, sullo scanno direttoriale, il magnifico ed elegantissimo pubblico che affollava il Salone Ghersi in ogni ordine di posti, gli tributò una spontanea e calorosa ovazione… »

Abbiamo voluto riportare queste poche righe di cronaca tolte dalla Stampa, poiché in esse si racchiude un significato speciale, per noi, di gran valore.

Lo stesso periodico scriveva ancora, che il grande Maestro « …ha compiuto — lo riconosciamo sinceramente — una fatica nobilissima… degna del nome di Pietro Mascagni ».

Io non so come resteranno quelli che disprezzano il cinematografo nel leggere, non nelle nostre Riviste, ma su un quotidiano di tanta importanza, che Mascagni è sceso nel cinematografo e vi ha compiuto una fatica nobilissima, e che per di più l’ha personalmente diretta!

Non so quello che diranno quei superuomini, nemici dichiarati del Cinema al punto di volerci quasi far credere che i fratelli Lumière avevano disonorato il secolo colla loro invenzione!

Non so quello che diranno i mercanti di pellicola impressionata, dai criteri odoranti il dimesso commercio, coi quali hanno dato esca a tutte le calunnie, ai balzelli, alle ferocia del fisco e della censura, contro quest’arte, colpevole solo d’esser nata gigante e docile a tutti gli sfruttamenti.

Non so quello che diranno gli Arbiter, nel leggere che Pietro Mascagni ha diretto personalmente un’opera sua nobilissima, in un salone cinematografico, davanti allo schermo bianco. Che diranno questi messeri venuti da lidi innominati e forse innominabili, che si incoronano da se stessi principi del sapere e giudici supremi del gusto del pubblico, leggendo nei periodici cittadini che un pubblico elettissimo affollava il salone di un cinematografo in ogni ordine di posti (da 5 a 10 lire), per udire il nuovo verbo dell’arte cinematografica? Che diranno tutti questi illustri ignoti, che ci deridevano chiamandoci utopisti, acchiappa nuvole, perché di quest’arte volemmo sempre ed ostinatamente aver alto il concetto; perché la sentiamo atta alle più nobili manifestazioni, mentre essi, con burbanza dottorale, sentenziavano che solo le scurrilità più banali potevano aver ragione nella gran massa del pubblico che frequenta il cinematografo.

Facciamo un piccolo bilancio, sugli sforzi nostri esercitati fino dai primordi del Cinema, per rialzarlo a livello d’arte, e nell’incoraggiare i valorosi cultori che assecondarono coll’opera nostra sui fini del Cinema e le idee ed i frutti che i nostri contraddittori ne hanno ricavato.

Il risultato della nostra addizione ci dà: l’entrata di tutti gli artisti drammatici al cinematografo, ai quali voi negaste persino ogni facoltà di poter mai divenire attori cinematografici, basandovi su pochi esempi negativi dati da qualcuno di loro alle prime prove. Oggi scrivete a caratteri cubitali i nomi di Zacconi, Novelli, Ruggeri, Grasso, Carini, ecc.? e fra le attrici proclamate la Borelli e la Di Lorenzo a capo di una schiera di molte altre fra le nostre maggiori. Dalle composizioni di studentelli, agenti di negozio, commessi viaggiatori, siamo passati alle opere di D’Annunzio, del Bracco, Simeoni, Testoni; ai romanzi dei più illustri scrittori, e ai drammi o alle opere più acclamate; e finalmente all’opera nobilissima di Pietro Mascagni.

Che vi dà il vostro bilancio? Il crac di parecchie case cinematografiche ed il panico in tutte le altre che ancora seguitano a rimanere in piedi, ma a patto di mettere voi a sedere.

(…)

Uscii dallo spettacolo, confuso; dirò meglio, commosso. Mi pareva, non so perché, mi pareva non già d’essere uscito da uno spettacolo teatrale, ma da una funzione religiosa. Avevo la sensazione che entro a quelle mura si fosse celebrato un rito. Infatti si era celebrato il Natale dell’Arte Cinematografica.

La Compagnia Immobiliare del Corso, di Milano, che ha rilevato dalla Società Ghersi il massimo edificio cinematografico torinese, (forse europeo) a cui fa capo il Cav. Mario Ferrari, ha iniziata la sua gestione con un così nobile gesto, che ci dà garanzia di quanto elevato sia il suo concetto in fatto di spettacoli cinematografici. Certamente, assolutamente, non ha pensato alla speculazione, nel dare questa primizia del Mascagni; se gli incassi sono ottimi, le spese sono enormi. La nuova Ditta non ha voluto altro che dare il suo forte appoggio all’elevazione dell’arte cinematografica. Ha voluto che nel nuovo indirizzo fosse fonte battesimale il suo gran palazzo; ha voluto farle da madrina. Ed i torinesi devono esserle grati, e più di tutto, quanti lavorano e studiano per l’arte cinematografica. Noi ci sentiamo quasi grati a lei, poiché questa prima e grande prova ci conforta che combattemmo sempre nel vero, nel possibile e per l’arte.

Mandiamo pure un grato e reverente saluto a Pietro Mascagni, il cui nome sarà scritto a caratteri d’oro nel gran libro della cinematografia.

Pier da Castello

A titolo di cronaca dobbiamo notare che, mentre scriviamo, le repliche si susseguono con un’affluenza di pubblico quale mai si è vista neppure ai grandi spettacoli lirici. Ed il successo delineatosi grandioso alle prime rappresentazioni, va man mano assumendo il tono più grande e rasenta il fanatismo.

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Giovanna Shore – Britannia Film 1911

Giovanna Shore (Jane Shore), Britannia Film 1911

Giovanna Shore (Jane Shore), Britannia Film 1911

Scene drammatiche della storia d’Inghilterra.

Protagonista Miss Florence Barker.

È questa una suggestiva pagina della storia d’Inghilterra, la quale dimostra chiaramente come i favori largiti dai monarchi suscitino sovente delle perturbazioni, dei tormenti, nei cuori degli umili.

Giovanna Shore, moglie di un gioielliere, viene notata da re Edoardo IV, che la eleva al grado di dama d’onore. Il povero marito continua, nell’ombra, il suo mestiere d’artista, mentre sua moglie assurge ai più alti onori.

Ma avviene che il re muore improvvisamente e Giovanna Shore vede i suoi ammiratori di poco prima divenire i suoi nemici acerrimi. Il duca di Gloster la perseguita per ottenere i suoi favori, ma siccome ella si rifiuta recisamente, egli l’accusa di stregoneria al letto del re morente. Trascinata davanti ai tribunali ecclesiastici, Giovanna è scomunicata e gettata in preda alla plebe assetata di sangue, che ne fa strazio…

Prima versione cinematografica della storia di Jane Shore, metri 375 circa, distribuito in Italia dalla Pathé (dicembre 1911).

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La crisi, la banca, le masse, e il Re della Cinematografia

Il figlio di Madame Sans-Gêne, Tiber Film 1921, messa in scena di Baldassarre Negroni

Il figlio di Madame Sans-Gêne, Tiber Film 1921, messa in scena di Baldassarre Negroni, al Cinema Modernissimo e al Teatro Quattro Fontane, dicembre 1921

Dicembre 1921

L’agitazione dei cinematografisti.

Domenica 4 corr. ebbe luogo al Teatro Trianon il secondo comizio di tutti gli aderenti alle varie organizzazioni cinematografiste romane.
Il comizio riuscì imponentissimo per il numero degli intervenuti e per la discussione ordinata ed elevatissima che si svolse a tutela dei vitalissimi interessi generali di tutte le classi dei Lavoratori del Cinematografo.
Infine venne votato all’unanimità e con entusiastiche acclamazioni il seguente ordine del giorno:
« L’Assemblea di tutti i lavoratori intellettuali e manuali del film;
Constatando con il più vivo compiacimento l’affermazione raggiunta presso l’opinione pubblica e il Governo attraverso la solenne dignitosa manifestazione del 26 novembre c. a.;
Constatando con soddisfazione come l’accettazione da parte del Governo e del Consiglio Superiore delle Industrie Cinematografiche della discussione di un ordine del giorno presentato dalla F. A. C. I. e dalle organizzazioni implica un riconoscimento di fatto delle organizzazioni stesse, riconoscimento consacrato, del resto, nel 1. articolo del medesimo ordine del giorno;
Deplorando peraltro la interruzione delle riunioni del Consiglio Superiore delle Industrie Cinematografiche avvenuta subito dopo le prime deliberazioni concrete, interruzione inopportuna nella tragica crisi di disoccupazione;
Ritenendo che ogni formale promessa non potrà avere la sua concreta attuazione se non sotto la pressione delle organizzazioni maggiormente interessate alla soluzione della crisi;
Delibera di continuare e intensificare la propria azione indipendente, dovunque e comunque sarà necessaria, perché al più presto si raggiungano le vittorie materiali, e ne dà mandato al Comitato di agitazione;
Decide di demandare al Comitato stesso la nomina di un Direttorio Segreto di Azione cui l’Assemblea dà ampio mandato di poteri, impegnandosi all’assoluta e rigorosa disciplina per l’impiego di tutti i mezzi legali e federali ».

La Banca Italiana di Sconto chiude i suoi sportelli. Grande panico nell’ambiente cinematografico.

Roma, 7 dicembre 1921. Col concordato di questi giorni, la Banca Italiana di Sconto, intesa come organizzazione libera e indipendente, è passata a miglior vita.
Per le mani degli stessi necrofori per cui è passato il cadavere bancario, passeranno tutte le imprese che dalla Sconto traevano vita. Con l’Ansaldo e con gli altri figli incestuosi dei superuomini di Piazza in Lucina, passeranno la gran parte delle imprese cinematografiche italiane.
È soltanto adesso che incomincia, per la cinematografia nostra, la crisi: la vera, e non quella creata ad arte dagli industriali in fregola di nuovi aumenti di capitale.
La crisi — vera — in cui entra oggi la cinematografia d’Italia, può esser paragonata a quella che si verifica in un’osteria quando si cambia il proprietario.
Il nuovo venuto vuol vedere tutto e rendersi conto di tutto, e per intanto ferma tutto affiggendo sulle porte un telone provvisorio con la scritta: “Prossima apertura”.

L’avv. Barattolo bastonato da un operatore cinematografico.

Roma, 10 dicembre 1921. Oggi, verso le 13,30, l’avv. Giuseppe Barattolo, consigliere delegato dell’Unione Cinematografica Italiana, uscendo dagli uffici di piazza dell’Esedra, è stato fermato da un individuo dimessamente vestito che lo ha apostrofato intimandogli di trovargli lavoro. L’avv. Barattolo gli ha risposto che per il momento, trovandosi l’industria cinematografica in crisi, non aveva lavoro per nessuno. Lo sconosciuto allora si è slanciato contro il Barattolo, percuotendolo al viso con pugni e bastonate.
Mentre alcuni passanti soccorrevano l’aggredito, alcune guardie regie arrestavano l’aggressore accompagnandolo all’ufficio di P. S. del Viminale, dove il vice commissario Pasarini lo ha identificato per l’operatore cinematografico Giovanni Del Gaudio, di anni 20, da Napoli, abitante in via Raffaele Cadorna 13. L’avv. Barattolo è stato dichiarato guaribile in 15 giorni.

L’azione violenta del Del Gaudio va unanimemente deplorata. Essa però purtroppo è l’esponente dello stato di animo delle masse, che se hanno delle colpe, non devono essere illuse, né aizzate… E preferiamo non aggiungere altro, augurando al comm. Barattolo — che da notizie dirette sappiamo già quasi guarito — una completa prontissima guarigione.

Il Re della Cinematografia.

Pasquale Parisi, carissimo amico nostro e scrittore di grande talento, volle un giorno farci l’onore d’inviarci un suo articolo, intitolato appunto Il Re della Cinematografia. Parisi enunciava tutte le cause del fallimento che presto avrebbe dovuto colpirci e che in effetti ci colpì: le donne erano le padrone, gli uomini perdevano la testa per un paio di mutandine ecc. ecc., e dava la colpa di tutto questo erotico ruzzare al Re della Cinematografia che proponeva di detronizzare. E concludeva: Chi sia il Re della Cinematografia lo dirò un’altra volta.
Non ha più scritto, ma i lettori compresero bene e ricordano ancora. Il Re della Cinematografia è quell’affare che spinge l’uomo a coricarsi con la donna e rende forte la donna che vuole sfruttare l’uomo. È Priapo, dio formidabile a cui i Greci ebbero il buon gusto di elevare dei monumenti.
Orbene che cosa mai combinano alcuni quotidiani fra i quali anche qualcuno molto amico di Barattolo? Lo gratificano del titolo di Re della Cinematografia credendo di fargli un complimento, e non dubitiamo nemmeno che gli fanno atroce ingiuria.
Un po’ di colpa però va anche all’avvocato che troppo spesso si fa portare agli onori della cronaca.
(A proposito. Quando leggemmo che il Del Gaudio era stato tenuto al fonte battesimale dal buon papà del commendatore, sospettavamo che ci doveva essere un trucco. L’avvocato s’è fatto dare quattro sganassoni per fare la vittima della F. A. C. I.; così pensammo. Invece, appurando appurando, abbiamo saputo una storia meravigliosa che comincia da una cava di tufo, che prima era dei Del Gaudio, che continua con la medesima cava che fu imbarattolata da un altro proprietario, e di tante altre cose spassose a sentirsi e che finiscono con le ficozze dell’altro giorno).
E francamente c’è dispiaciuto di sapere un Re della Cinematografia così malmenato, tanto più che si sa che i Re della Cinematografia, presi con dolcezza, finiscono con l’ammosciarsi mentre invece i colpi, le spinte ecc. li fanno diventar più ritti che mai…

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Le triomphe de la vedette masculine sur l’écran américain

Rudolph Valentino, Monsieur Beaucaire (1924)

Rudolph Valentino, Monsieur Beaucaire (1924)

Paris, décembre 1924. Il fut un temps, pas très éloigné de nous, où les Américains lorsqu’ils lançaient un film, faisaient de gros efforts de publicité, pour attirer l’attention du public sur la ou les vedettes féminines qui interprétaient ce film. On ne négligeait aucun détail pour satisfaire notre curiosité. Nous connaissons bien longtemps avant la projection de l’œuvre, tout ce qui concernait la vie privée des vedettes. Du moins, nous donnait-on l’illusion que nous étions mis au courant de tout, nous savions que la vedette possédait deux chiens, un perroquet, une magnifique collection de tabatières ou bien de chinoiseries. On se chargeait de nous initier aux goûts de l’intéressée en musique, en littérature, en peinture.

La vie conjugale des stars ne paraissait avoir aucun secret pour nous et nous étions introduits jusque dans le cabinet de toilette de ces dames.

Il y a, depuis quelque temps, un changement dans ces coutumes. Vous pouvez feuilleter les copieuses revues américaines consacrées à l’art muet et vous êtes obligé de constater qu’on se préoccupe beaucoup moins maintenant des femmes artistes. Au contraire, vous lisez d’interminables articles consacrés aux interprètes masculins. Ne cherchons pas à comprendre la raison mystérieuse de ce changement subit. D’aucuns allègent que l’âme américaine s’est modifiée et que les Américaines sont très désireuses de connaître en détail la vie de leurs artistes favoris. Il y a peut-être quelque chose de vrai dans cette affirmation, car il est à présumer que les cinématographistes américains qui sont d’excellents hommes d’affaires, ne négligent pour présenter leurs films dans les meilleures conditions. Il est un fait, c’est que les cinématographistes des États-Unis ne « jouent plus la femme », mais bien l’homme!

La vedette de leurs films est presque toujours un représentant du sexe laid, alors qu’il y a quelques mois encore, la grande vedette appartenait immanquablement au sexe faible.

Il est curieux de faire cette constatation à l’heure où le féminisme triomphe dans certains pays et notamment en Angleterre où la Chambre des communes possède des « députées » et où le gouvernement compte parmi ses membres une « ministresse ».

Les Américains voudraient-ils faire machine en arrière et songeraient-ils à s’affirmer ainsi les adversaires du féminisme? Il ne fait pas s’empresser de conclure, mais passons en revue, si vous le voulez bien, les grands vedettes masculines que l’écran américain a révélées depuis deux o trois ans et en particulier ces derniers mois.

La petite Mary Osborne, qui cependant connut une notoriété mondiale, ne fut pas lancée à grand renfort de publicité comme le charmant petit Jackie Coogan, et beaucoup d’observateurs assurent qu’il faut voir là précisément la preuve que la vedette masculine triomphe indubitablement en Amérique. Voyez quelle différence avec la publicité de la toute mignonne Baby Peggy. Certes, cette délicieuse petite artiste est appréciée par tous les Américains. Mais ils ne lui vouent pas cette sympathie qu’ils accordent si généreusement à Jackie. A New-York comme à Washington, aussi bien qu’à Chicago, Jackie Coogan est le héros du jour. On vend sa photo en épingle de cravatte, ou bien encastrée dans des portefeuilles. Les chemisiers ont adopté les faux-cols Jackie Coogan et, comble de la popularité! les coiffeurs coupent les chevaux aux enfants à la Jackie. Voilà les « Enfants d’Édouard » détrônés!

Charlie Chaplin a vu ces derniers mois sa popularité quelque peu diminuer, uniquement parce que sa production personnelle s’est ralentie. Il ne faudrait pas en conclure que Charlot a cessé de plaire. Il est certainement l’un des favoris du jour. Toutes les fois qu’un film de lui est édité, c’est la ruée du public vers les cinémas. Les cinéphiles américains ne se lassent pas d’apprendre de nouveaux détails — si c’est possible — sur l’existence du grand comique. On suivit avec curiosité son évolution artistique, on s’intéressa à ses méthodes de mise en scène, et l’on se passiona, lorsque le bruit de ses fiançailles avec Pola Negri courut. La fameuse vedette polonaise qui se figurait ingénument attirer seule, à ce moment, la sympathie des amateurs de ciné, se trompait. Le public ne voyait en cette aventure que son Charlot.

Un autre artiste comique qui connaît également la grande faveur, est Harold Lloyd. Il s’entend  d’ailleurs merveilleusement à soigner sa publicité. On sait tout de luit nous pourrions dire avec quelque chance de ne pas commettre une erreur, le nombre de ses chaussettes, de ses cravates et la couleur de ses pyjamas.

Les cinéphiles américains son encore plus curieux sous ce rapport que les cinéphiles français. Ils tiennent à être renseignés minutieusement et vous ne pouvez ouvrir une gazette cinématographique américaine, sans y trouver la taille exacte d’Harold Lloyd, son poids exact et la composition exacte de sa bibliothèque. Les jeunes gens qui sont affligés de myopie, se croiraient déshonorés, s’ils ne portaient pas des lunettes « Harold ».

Jack Holt, l’homme au grand front, qui cependant incarne en général des héros assez antipathiques, est un homme du jour. Un film où il joue est appelé au gros succès et les metteurs en scène le présentent au public comme la vedette. Un artiste de la Fox, John Gilbert, qui n’est pas encore très connu en France, est un grand favori de l’heure présente.

Citons encore Gaston Glass, John Barrymore et Lewis Stone. Les Français qui ont admiré Folies de Femmes et ont apprécié le jeu merveilleux d’Eric Stroheim  s’étonneront peut-être d’apprendre que cet artiste est, sans aucun doute, un des interprètes les plus populaires des États-Unis. Vous ne pouvez faire un pas dans n’importe quelle cité américaine, sans trouver sa photographie, non seulement dans les libraires, mais encore dans les boutiques où l’on vend de la lingerie, de la parfumerie. Eric Stroheim reçoit d’ailleurs un courrier formidable, provenant du monde entier. Ce n’est pas flatteur pour notre époque, puisque cela semble démontrer que les femmes n’ont que de la sympathie pour un artiste qui personnifie le type de la brute.

Ajoutons cependant, en guise de compensation que Rudolph Valentino qui personnifie au contraire le beau garçon aimable et plein d’attraits, bat tous les records de lettres reçues. Convenez que c’est tout de même assez normal. Si l’on admet que les femmes écrivent à des artistes, il est plus logique qu’elles adressent leurs missives à un homme comme le fameux jeune premier qui est assez séduisant.

Aux États-Unis, Valentino a toujours soin de se faire accompagner par des amis, voire même par des agents de police, lorsqu’il se rend au théâtre. Il est sollicité par une foule de femmes jeunes et vieilles, de donner sa photo ou simplement des autographes. Il ne compte plus les fois où son auto fut poussée à bras par des cohortes d’admiratrices. Les Américains qui nous reprochent si souvent d’être le peuple le plus léger du monde, supporteront bien que nous nous moquions un peu de cet enthousiasme. Il y a des artistes populaires en France, nous ne sachons pas qu’ils aient été contraints de se faire précéder d’une compagnie de la garde républicaine, pour se rendre au café. N’est-ce pas Aimé Simon-Girard, Léon Mathot, Armand Tallier, Romuald Joubé, Jean Dehelly?

Tom Mix, Buck Jones, William Hart comptent leurs admiratrices par milliers, et lorsque leur nom se détache en lettres de feu sur le fronton d’un cinéma américain, vous pouvez être sûrs que le public vient de toutes parts pour les applaudir.

On se rappelle qu’il fut un temps où William Hart paraissait devoir abandonner le cinéma. Son nom cependant n’était pas oublié. On parla pendant des mois et des mois de sa vie conjugale, on affirma qu’il était sur le point de divorcer. Les gens qui se disaient très renseignés, assuraient qu’il allait épouser une de ses anciennes partenaires. Puis, on parla d’autre chose, lorsqu’on apprit que sa femme venait de mettre au monde un fils. Les bruits de divorce s’évanouirent aussi vite qu’ils s’étaient formés. Tout le monde sut que le ménage de William Hart était le meilleur ménage et, passant d’un extrême à l’autre, on le donna en exemple aux époux en mal de divorce. Ce fut presque du délire, quand on sut que William Hart s’adonnait de nouveau au ciné.

Un homme qui fait la fortune des impresarios, est Lon Chaney, cet extraordinaire artiste qui change si facilement de physionomie et qui est un as du maquillage. Il ne se doutait pas, il y a quelques années, alors qu’il jouait des rôles de cinquième plan et restait ignoré, qu’il attendrait une telle renommée. Il est aujourd’hui connu dans le monde entier, et son nom est synonyme de succès. Les femmes qui jouent à ses côtés ne sont quelquefois même pas mentionnées à l’écran. Encore un triomphe de la vedette masculine!

Dans le même ordre d’idées, Douglas Fairbanks éclipse tout à fait ses partenaires femmes. C’est vraiment le monde renversé et bien de vedettes féminines américaines soupirent en constatant le fait.

Wallace Beery qui figura dans tant de films, devient maintenant une grande vedette de l’écran. Il triomphe dans Richard Cœur de Lion, qui a suivi da belle création de Robin des Bois où il ne fut pas déplacé à côte de Douglas Fairbanks.

Tous les héros des films d’aventures connaissent la gloire sans partage. Tels sont Eddie Polo, Richard DixJohn Barrymore depuis le Docteur Jekyll est l’un des artistes les plus en vogue des États-Unis. N’oublions pas aussi Théodore Kosloff, dont la distinction et le jeu ont tant d’admirateurs. Cette énumération est au surplus bien incomplète. Il faudrait citer encore des douzaines d’artistes américains. Chose digne d’être signalée, ces artistes ne sont pas tous très jolis garçons, cela signifierait-il que les Américains ne veulent rendre hommage qu’au talent des interprètes, sans s’occuper de leur physique? Il serait hasardeux de tirer cette conclusion. Nous pensons simplement qu’il s’est trouvé aux États-Unis d’excellents artistes de l’écran et, qu’ayant particulièrement plu au public, ils ont été désignés comme vedettes par la force même de leur talent. Qu’une pléiade d’artistes-femmes surgisse soudain et nous assisterons, an Amérique, à un effort de publicité en leur faveur et il ne faudra pas crier alors au triomphe radical et définitif du féminisme.

Jean Frick
(Mon Ciné)

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Cronaca cinematografica della capitale – Dicembre 1923

Cinema Capranica Roma

La stagione invernale non poteva avere una inaugurazione più brillante. Quasi contemporaneamente nei principali locali di prima visione sono stati programmati tre grandiosi films americani, venuti in Italia preceduti dall’eco del successo riportato nel paese d’origine e nelle altre nazioni europee. Voglio dire Femmine folli, The Kid e Robin Hood. Li nomino non già secondo una mia arbitraria valutazione, bensì nell’ordine nel quale essi ci sono apparsi sullo schermo rispettivamente del Capranica, dell’Imperiale e del Corso. Del resto i tre films appartengono a tre generi diversi, che malagevole, se non impossibile ed incompleto, ne riuscirebbe il confronto. E poi a qual pro? Non è sempre vero che i confronti sono odiosi?

Non svelerò segreti, ma dirò che gli incassi sono stati rilevanti e che taluno dei Cinema ha raggiunto la maggior somma di introiti che un film in esso proiettato abbia dato finora.

Auguri e… buon proseguimento. Attenti però col non abusare nell’elevare troppo il prezzo di ingresso dei biglietti, che se il pubblico è disposto una volta tanto a pagare qualche lira in più per vedere un ottimo film, un film eccezionale, protesterà disertando le sale  qualora l’attesa restasse in tutto od anche in parte delusa. Il pericolo di tale genere di sciopero sarà meno difficile se, come sembra, i teatri ridurranno i loro prezzi per risolvere appunto la « crisi del teatro ».

Oltre quello degli incassi è stato battuto il record della durata della prima visione. Robin Hood ha primato con 21 giorni, Femmine folli è durato 16 giorni al Capranica e subito dopo altri 10 giorni al Moderno. Il Kid è rimasto all’Imperiale 15 giorni ed è annunciato in seconda visione al Quattro Fontane. Robin Hood, invece, si riposa per tornare prossimamente al Volturno.

Al Capranica dopo Femmine folli siamo entrati… Nell’anticamera del matrimonio. Guardatevi bene, confratelli scapoli, di… restare sulla soglia. Scherzi a parte, il film è piaciuto anche se la réclame sia stata eccessiva all’importanza di esso.

L’anticamera del matrimonio ha lasciato il posto a Fuoco e ceneri. Che la direzione del Capranica abbia voluto con fine ironia far seguire due films dai titoli menzionati? Pola Negri, l’attrice passionale, la donna fatale, è completamente a posto in questo film. Esso è fatto per lei, per la sua interpretazione. Non parliamo del soggetto, troppo vecchio, sempre il solito. L’amore per una donna irresistibile, affascinante; la passione che travolge e che porta alla pazzia e al delitto.

Auguriamoci per il bene dell’umanità già tanto afflitta che uomini come i due fratelli Mario e Andrea se ne trovino pochi.

All’Imperiale il bel Kid se ne è andato, lasciando un grato ricordo, ma anche una… ingrata eredità. Nazimova non ha certo bisogno dei miei consigli, che, d’altro canto, non ascolta; tuttavia voglio dire il mio pensiero: Continui ad interpretare films in costume, faccia la ballerina, ma giammai la Miliardaria. Non è il suo ruolo. La trama del film, poi, è poca cosa. Non dirò di più… solo che fra gli altri guai anche la copia era pessima.

Tiene ora il programma La commedia umana, ovvero Eugenia Grandet, dicono, dall’omonimo romanzo di Balzac. Rodolfo Valentino è insignificante in questo film dal soggetto balordo e vecchio quanto Matusalemme.

È riapparsa Francesca Bertini al Modernissimo, o meglio volendo essere più precisi, soltanto oggi è apparso un suo vecchio film: La ferita. E delle cose vecchie… è bene non parlare.

Fatty e Charlot divertono invece ora i frequentatori della Sala di Galleria San Marcello.

Sessue Hajakawa è tornato al Volturno nel Pittore dei draghi, che vorrebbe essere un lavoro poetico, ed una lotta fra la poesia e la realtà della vita.

La brava attrice Norma Talmadge ha riprodotto un buon successo nel Segno della porta, un’avventura che si segue con interesse.

Negli altri locali le seconde visioni dei films già programmati nei principali cinematografi.

Si gira: all’U. C. I. la seconda edizione del Quo Vadis?; alla Rinascimento la commedia Occupati di Amelia, con Pina Menichelli e il comico francese Levesque.

Baldassarre Negroni ha terminato un soggetto del quale sono protagonisti Linda Pini e Lido Manetti.

La Cena delle Beffe, la popolare tragedia di Sem Benelli, sarà prossimamente ridotta in film a cura dell’A. C. I. (Arte Cinematografica Internazionale) che ne ha acquistato i diritti di esclusività. Il film sarà girato in Italia e con attori italiani. Rallegramenti al sig. Pascal che contribuisce così efficacemente al risveglio della industria italiana.

Asta Nielsen a Capri. L’illustre attrice è stata alcuni giorni nella deliziosa ed incantevole isola di Capri a girarvi gli esterni del film La casa sul mare, per conto della Metro Film di Berlino.

Inri, il film dell’umanità (così è stato definito) sarà presentato a Roma il giorno di Natale, e la rappresentazione sarà per inviti.

La produzione Hellen Richter della U. F. A. è stata acquistata per l’Italia dalla fiorente ditta A. C. I. di Roma. I primi due films ad essere programmati saranno Lola Montez e Signora coi milioni.

Lia Mara in Italia. La vincitrice del primo premio al recente concorso cinematografico di Berlino è venuta in Italia ad interpretare due films per conto dell’A. C. I. di Roma. Uno di essi ha per titolo La fanciulla di Capri.

Roma, dicembre 1923

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