Film e progetti del primo stabilimento italiano di manifattura cinematografica

"La Malia dell'oro" Alberini e Santoni 1905
“La Malia dell’oro” Alberini e Santoni 1905

Gennaio 1906

Dal periodico L’industrie Cosmopolite (1) togliamo la presente notizia che riguarda il nostro Consocio F. Alberini:

Compiacciamoci sinceramente coi Sigg. Alberini e Santoni perché, d’ora innanzi, anche per l’arte cinematografica vedremo, ancor una volta, affermarsi l’assioma che l’Italia sa fare da sé emancipandosi, anche in tale artistica industria, dai mercati stranieri.

Il Cinematografo, divertimento dell’occhio e dello spirito, che concede, a coloro che non possono viaggiare, i vantaggi di ammirare non dimeno località lontane, episodi avvenuti ad immense distanze, situazioni inverosimili, esilaranti aneddoti, gustose scenette fantastiche, fu così perfezionato dalla Ditta Alberini e Santoni da gareggiare vantaggiosamente coi migliori stabilimenti esteri.

Questa Ditta venne fondata nel 1902 dal Sig. Filoteo Alberini inventore del Cinematografo a serie e proprietario del rinomatissimo Cinematografo Moderno di Piazza Esedra, 67, ritrovo della migliore società romana. Egli associavasi nel 1905 col Signor Dante Santoni e per dare maggior incremento all’azienda, si costruì in Via Appia Nuova, fuori Porta S. Giovanni, uno speciale Stabilimento, dotato da ricco e svariato macchinario, degli ultimi e perfezionati sistemi di riproduzioni cinematografiche, appositamente costruito in Germania e in Francia.

L’edificio ha un’area di 2000 mq., consta di vari fabbricati, e un’immensa vasca per la riproduzione di soggetti nautici.

Il fabbricato principale è a tre piani, di cui uno sotto terra per le camere oscure, in esso oltre 50 operaie procedono alla preparazione e colorazione dei Films, e questo numero verrà quanto prima raddoppiato per le ognor crescenti richieste, senza contare poi i provetti artisti che sono man mano assunti a seconda dei soggetti in lavorazione.

Il teatro di posa, tutto a vetri, è di 21 m. per 12.50; ivi sono ideate e riprodotte le varie scene costituenti  il soggetto cinematografico, segue il caseggiato per la colorazione, lungo 53 m.

Per la grandiosità dell’impianto, la razionale sua ripartizione e infine per la riconosciuta bontà delle riproduzioni, possiamo asseverare che questo è il primo unico impianto italiano di manifattura cinematografica.

La sua sede amministrativa è in Roma, Via Torino, 96, senza succursali in altre città.

Tra gli innumerevoli artistici lavori della Alberini e Santoni dobbiamo raccomandare agli ammiratori del Cinematografo la grandiosa ricostruzione storica della Presa di Roma, 20 settembre 1870, serie lunga 250 m., nella quale si è fatto tesoro dei più minimi particolari storici, desunti dai giornali e dalle cronache del tempo, con scenari riprodotti dal vero e azionati, per concessione governativa, da veri soldati delle varie armi e uniformi dell’epoca memoranda nella storia del risorgimento italiano.

Per suo sapore d’attualità meritano particolare menzione ancora: la riproduzione dei luttuosi episodi del terribile recente terremoto calabrese, serie interessante presa sul luogo e dalla lunghezza di 200 metri, e una nuovissima fèerie: La Malia dell’oro, con musica espressamente scritta dal valente maestro Bacchini, nonché una ricca serie di nuove ed esilarantissime scene comiche.

Sono in preparazione molti altri importanti soggetti con musica espressamente scritta, e dei quali, a suo tempo, daremo notizia; intanto osserviamo che questo Stabilimento cinematografico è l’unico che abbia corredato i suoi soggetti cinematografici di scelta musica espressamente scritta.

Gli acquirenti dei Films devono perciò acquistare pure lo spartito musicale per piano e, per chi lo richiede si può avere anche la partitura per orchestra.

Lo Stabilimento Alberini e Santoni, che nulla ha risparmiato per assicurarsi un brillante avvenire con l’insuperabile riuscita dei suoi Film, circondandosi dai migliori artisti, con la gran copia di soggetti nuovi, interessantissimi e la ricchezza degli scenari e costumi impiegati, si assicurerà certamente un posto preclaro fra i più rinomati congeneri, e noi, giudicando dal grande successo dei suoi primordi, affermiamo, con perfetta conoscenza di causa, che la spettabile Ditta Alberini e Santoni raggiungerà, ben presto, tutta quella massima prosperità e rinomanza che ben si merita.

Spettacoli varii Il Messaggero, Roma 1 dicembre 1905
Il Messaggero, Roma, 1 dicembre 1905

Come membri della stampa romana abbiamo il 28 ottobre 1905 assistito all’inaugurazione della nuova Sala Panoramica che l’attività fenomenale dell’egregio Signor Filoteo Alberini apriva in Via Torino, 110, 111 e 112.

Le scene bellissime e di squisito gusto artistico, ideate e dirette dal chiarissimo Prof. Baldassarre Surdi, rappresentano la Terra Santa di Palestina ove si svolse il gran dramma cristiano.

I nostri rallegramenti pertanto all’egregio Signor Filoteo Alberini, Direttore e Proprietario del Cinematografo Moderno e della Sala Panoramica, sempre primo nell’offrire al pubblico intelligente, sani e artistici spettacoli.

(Società Fotografica Italiana, Firenze – Bullettino Mensile)

(1) Periodico pubblicato a Roma.

Il Primo Stabilimento Italiano di manifattura cinematografica

Alberini e Santoni

Dopo una pausa di riflessione (non di vacanze), riprendiamo il racconto dell’avventurosa storia del cinema italiano lì dove avevamo cominciato nel lontano 2008, e cioè in un ancora più lontano 1904 quando « Un nucleo di volenterosi, formato da quattro persone, fra le quali un tecnico, tecnico per quanto lo si poteva essere circa vent’anni indietro, acquistarono un pezzo di terra fuori porta San Giovanni e su quello iniziarono la costruzione del piccolo teatro a vetri, tuttora esistente, ma oggi adibito ad usi di laboratorio », come racconta Romolo Bacchini.

Romolo Bacchini e non Filoteo Alberini, chiaro?

Due di questi volenterosi erano Filoteo Alberini (il tecnico) e Dante Santoni (imprenditore e amico del primo). Chi erano gli altri due…?

A presto.

Primo stabilimento dei manifattura cinematografica

 

Nos metteurs en scène: Germaine Dulac

Germaine Dulac

Si nous avons de nombreuses et talentueuses interprètes plus photogéniques les unes que les autres, si quelques femmes de lettres et non des moindres, telles que Mmmes Lucie Delarue-Mardrus, Colette, etc., ont écrit de très intéressants scénarios, jusqu’à ce jour peu de femmes se sont lancées dans la difficile et ingrate carrière de metteur en scène.
En Europe, en France, nous avons l’excellente cinégraphiste Mme Germaine Dulac, dont on vient d’apprécier la technique évocatrice dans la Souriante Mme Beudet, sujet un peu abstrait qui ne fera pas oublier ses précédents films, tels que: Géo le Mystérieux, avec la délicieuse Marken; Dans l’Ouragan de la Vie, avec Stacia Napierkowska, dont le subtil talent est si personnel.
Critique dramatique appréciée, Mme Germaine Dulac s’intéressa, dès 1913, au cinéma, dont elle se mit à étudier la technique. De là à écrire pour l’écran, il n’y avait qu’un pas: et elle le franchit en présentant chez Pathé son premier scénario, les Sœurs ennemies, qui fut immédiatement reçu.
— Mais pourquoi ne le mettriez-vous pas en scène vous-même? dit le directeur artistique de chez Pathé à Mme Germaine Dulac.
La proposition était tentante, elle accepta, et elle eut raison, car, timide e modeste, ce début fut des plus heureux.
Après la vision de ce film, que l’on reverrait avec plaisir — n’est-il pas interprété par Mme Suzanne Desprès?… — je voulus connaître Mme Germaine Dulac, qui daigna me faire un accueil des plus aimables.
Je dois avouer que je pansais me trouver en présence d’un amateur ayant eu le caprice de vouloir tourner un film et la précaution de s’être fait aider par un habile praticien, et je fus agréablement surpris d’être en présence d’une artiste, d’une technicienne accomplie et rompue à toutes les difficultés de l’art complexe du compositeur de films.
Toujours attiré par les questions de mise en scène, Mme Germaine Dulac avait déjà fait à ce sujet de nombreuses conférences et écrit de remarquables études critiques qui méritent de ne pas être oubliées. Quoique aimant passionnément le théâtre, les immatérielles féeries de l’Art Muet l’attirèrent; et elle se consacra toute à cet art nouveau, trop jeune encore pour connaître l’ampleur de toutes ses possibilités, et qui offre à chacun un merveilleux domaine où l’avenir dominera le passé, et ou l’on peut — si l’on en a la force, les capacités et le feu sacre!… — créer des formules nouvelles, sans risquer de se heurter, comme au théâtre ou en littérature, à de trop géniales traditions pour pouvoir les dépasser.
Très sévère pour ses œuvres, Mme Germaine Dulac ne veut pas encore les considérer comme des réalisations d’art lui ayant donné toutes les satisfactions esthétiques qu’elle recherche et qu’elle espère atteindre.
Au travail, Mme Germaine Dulac va, vient et se dépense avec une infatigable ardeur. La plantation des décors, la disposition des meubles, des tapis, des tentures, des velours et les soies qu’elle affectionne tout particulièrement pour la réalisation des jeux de lumière, la délimitation du champ et même la mise au point de l’appareil de prise de vues, elle dirige tout par elle-même et ne veut laisser à personne la responsabilité du moindre détail, et lorsqu’après une éreintante journée elle rentre chez elle, fatiguée, mais non lasse, c’est pour travailler encore.
Après avoir tourné Ames de fous, sérial en six épisodes, Mme Germaine Dulac réalisa pour le Film d’Art la Cigarette, comédie sentimentale où M. Signoret trouva un de ses meilleurs rôles cinégraphiques.
Mme Germaine Dulac, qui, généralement, préfère mettre en scène ses propres scénarios, fit, cependant, une exception pour la Fête espagnole, de L. Delluc. C’est de ce film que date la période moderne de sa production. D’autres films suivirent: Malencontre, la Belle sans merci, la Mort du soleil, dont, par leurs qualités diverses, on peut et on doit dire le plus grand bien.
Il y a quelques mois, Mme Germaine Dulac avait annoncé son intention de mettre à l’écran les Frères Karamazov, de Dostoïevsky, puis Werther, de Gœthe. Des amis l’en dissuadèrent, en lui demandant de réserver tout son talent è des œuvres bien françaises. Elle a renoncé à ces projets, et, prochainement , avec la délicieuse Denise Lejeay elle tournera le Cachet Rouge, d’Alfred de Vigny, et, peut-être, une œuvre des plus célèbres de Guy de Maupassant.
Mme Germaine Dulac est un beau tempérament d’artiste, dont les futures réalisations cinégraphiques ne peuvent qu’amplifier le prestige de cet art synthétique, dont les rythmes visuels et l’harmonie des nuances ont une si grande affinité avec la polyphonie orchestrale.
Enfin ce qu’il faut retenir de l’exemple donné par Mme Germaine Dulac, c’est que les femmes sont remarquablement douées pour réaliser des œuvres à l’écran. Qu’on ne l’oublie pas! l’éducation de la femme se fait surtout par la vision; elle sait mieux que l’homme noter d’un simple regard le battement de la vie. Elle distingue plus vite le mouvement qui déplace les lignes, en accord ainsi avec Baudelaire qui, croyons-nous, eût été un des fervents du septième art!
Elle est capable d’éviter des fautes de goût dans le costume, dans l’ameublement qui ne sont pas perçues par nous; tel détail de tenue qui ne nous frappe pas choque immédiatement une femme. Voilà pourquoi la femme qui est artiste, intelligente, sensible, peut se distinguer dans la carrière cinématographique. Mais la tentative exige des forces et des qualités de premier ordre; ce qui nous fait craindre que là, comme dans le ciel, il y aura beaucoup d’appelées et peu d’élues.

V. Guillaume Danvers
(Ciné-Miroir, 15-08-1923)