Entretien avec Louis Lumière

Louis Lumière et Georges Sadoul à Bandol, septembre 1946

Pour diverses raisons, j’avais gardé dans mes archives le texte de cette interview, qui est ainsi restée dix-huit ans inédite, et qui me semble importante. Cf. également mon livre sur Louis Lumière, qui doit paraître incessamment aux Editions Seghers.
La publication de ce texte coïncide donc avec le centième anniversaire de la naissance de Louis Lumière, le 5 octobre 1864.

à Bandol, le 24 septembre 1946

Le chauffeur est venu me prendre à la gare de Bandol. Il me conduit à la Ville Lumière, située sur une petite éminence, à l’est de la localité. On m’introduit dans un salon meublé de bronzes d’art monumentaux: femmes nues, génies ailés, guerriers mourants, etc., offerts à M. Lumière par son personnel et diverses sociétés savantes. Une petite fille joue sur la terrasse.

Louis Lumière fait son entrée. Il est grand, voûté, gras, les joues tombantes, les oreilles pointues et exceptionnellement longues, comme celles d’un Bouddha. Il porte une paire de lunettes spéciales dont un des verres est remplacé par une plaque de métal noir percée d’un trou en son centre. Il a été opéré l’année précédente de la cataracte. Malgré ses 82 ans, il est exceptionnellement vif et alerte. Il ne se fatiguera jamais au cours de notre très long entretien, restera toujours présent et prêt à la risposte. Mais quand il fait quelques pas, il s’essouffle facilement, il souffre du cœur. C’est pourquoi il a fait aménager un ascenseur pour descendre à ses laboratoires situés en sous-sol de la terrasse. C’est par cet ascenseur que nous allons poursuivre notre entretien dans des laboratoires où règne l’ordre le plus parfait. Je ne prends des notes que quelques minutes après le début de notre entretien.

Nous avons commencé par parler de la parole qui lui est généralement attribuée, et qu’il aurait dite à Méliès lors de la première représentation du Grand Café: « Le cinéma n’a aucun avenir », phrase souvent répétée et déformé. A ce sujet, Louis Lumière me tend avec indignation une coupure de presse. Il est abonné à l’Argus, il lit avec assiduité les coupures qui lui sont adressées.

Louis Lumière. — Je n’assistais pas à la première représentation du Grand Café. J’étais resté à Lyon. Si la phrase « Le cinéma n’a aucun avenir » a été prononcée, a été dite ce jour 28 décembre 1895 à Méliès, elle l’a été par mon père, Antoine Lumière. Ce qui est vrai pour ma part, c’est que je ne croyais pas qu’on puisse retenir l’attention pendant des heures par le cinématographe.

Georges Sadoul
(Entretien avec Louis Lumière à Bandol, le 24 septembre 1946, Cahiers du Cinéma, Octobre 1964)

Prime visioni Roma: Sole

Sole di Alessandro Blasetti 1929

(Augustus – al Cinema Moderno e Corso)

Roma, novembre 1929
L’Ente Nazionale per la Cinematografia non poteva iniziare meglio ia presentazione delle sue esclusività: realizzato in Italia da italiani, «Sole» ha dimostrato chiaramente che da noi si può fare del buon cinematografo, anche senza quella tale larghezza di mezzi, ritenuta finora indispensabile alla creazione di opere memorabili e significative.
Già molto s’è parlato di questo lavoro e per non correre il rischio di ripetere cose già dette, mi limiterò ad esporre la mia opinione personale: francamente «Sole», oltre che piacermi, mi ha meravigliato; mi sono tornate alla memoria alcune parole di un molto criticato discorso di Bontempelli: («….la rinascita non può esser compiuta che dai nullatenenti, dagli incompetenti…») e mai come adesso le ho trovate giuste e vere.

Se questo gruppo di giovani dell’«Augustus» si fosse presentato ad una delle poche case italiane manifestando la sua intenzione di lavorare, sarebbe stato respinto come tanti altri che, ingenuamente, mandano fotografie e copioni: invece solo nella sua passione ha trovato incoraggiamento, aiuto, ispirazione.

Fin dalle prime scene il film afferra e interessa: l’obiettivo osserva e studia i volti rudi ed espressivi degli uomini della palude, li cerca nelle loro bettole, nelle loro case, ritrae del loro animo gli impulsi buoni o cattivi.

Da tutti, indistintamente, coloro che prendono parte all’azione, Alessandro Blasetti ha ottenuto il massimo rendimento, così che mai come qui abbiamo visto degli attori nuovi lavorare in modo così perfetto.

Se si accettuano Vasco Creti e Marcello Spada, interpreti ottimi di due importanti ruoli, tutti gli altri hanno debuttato in questo film; eccone i nomi: Dria Paola, Anna Vinci, Lia Bosco, Vittorio Vaser, Rolando Costantino, Armando Baldaccini, Sante Bonaldo, Rinaldo Rinaldi; quest’ultimo ha curato lodevolmente il «maquillage» degli artisti.

Il soggetto è di Aldo Vergano, la scenografia di Gastone Medin, del quale abbiamo ammirato dei caratteristici interni e dei riusciti «esterni in studio».

Bellissima la fotografia di Giuseppe Caracciolo.

Con la consueta competenza, i Maestri De Risi e Steccanella hanno preparato un suggestivo commento musicale e vocale.

La grande folla accorsa i primi giorni fa prevedere molte repliche.

Alberto Albertazzi

Cinematografo Moderno

Programma straordinario dato in occasione della Grande festa per il primo compleanno

INTRODUZIONE

Si er popolo de Russia s’arivorta,
si la frotta der Bartico s’incaja
a noi de questo qui non ce n’importa!
stamo bene in Itaja!

Si lo Zare ar quartiere de l’inverno
invece de Tripoffe e Vardimiro
ciavea ‘r Cinematofrego Moderno,
nun faceva un suspiro!

E adesso, speciarmente, c’è da vede
‘no spettacolo mòstre, assai svariato,
che chi lo gode manco nun ce crede!
Ciarimane incantato!

PARTE PRIMA

La corrida dei tori, a colori, eseguita dal vero espressamente dal nostro corrispondente in Ispagna. – Novità.

Tu vedi in d’un teatro li spagnoli
che cor pugnale e cor un panno rosso
fanno la caccia ar toro e, soli, soli,
je vanno incontro e addosso!

Er toro te sbudella, poi, un cavallo
e seguita infrocito a dà cornate!…
ma un torido l’afferma e, callo, callo
je dà du’ cortellate!

PARTE SECONDA

Passaggio di truppe giapponesi in marcia verso Porto Arturo dopo la resa. – Unica cinematografia che sia stata ripresa dal vero. – Novità.

Vedi li Giapponesi propio veri
che armati de fucile e cor tammuro
sverti più peggio de’ li berzajeri
cureno a Port’Arturo!

PARTE TERZA

Pierrot e la Luna, a colori. – Novità.

E poi c’è ‘na scenetta d’un pajàccio
che p’èsse stato a fa ‘na serenata
sotto la su’ regazza, poveraccio,
ce pia ‘na tortorata.

Però, c’è ‘na magnifica sorpresa!
Dar cielo, de lontano viè la luna
che se spalanca e drento c’è distesa
‘na giovinetta bruna.

Quella è la su’ regazza. In d’un momento
ecco pajaccio accosto a ‘la sua cara…
E pe’ mostraie quanto lui è cuntento
je sona la chitara.

PARTE QUARTA

L’ubriaco e il lampione. – Novità.

Doppo viè ‘n omo su ‘la cinquantina
che s’è presa ‘na toppa a comugnone,
ma poi je s’arimpone la benzina
attaccato al lampione!

PARTE QUINTA

Scherzo pirotecnico, a colori. – Novità.

E, come pe’ finale, tra li giochi
tu vedi puro tutti li scherzetti
che fanno a ‘la girandola li fochi
co’ certi girelletti.

CONCLUSIONE

Insomma, a ‘sti spettacoli ce vedi,
tra la folla, le moniche e li frati
e ‘nsinenta li preti stanno in piedi
accanto a ‘li sordati.

Er vanto è tutto de ‘la Direzione,
ir quale nun tralassa proprio gnente
pe’ dà ‘ste belle arippresentazione
e divertì la gente!

E er fatto è questo qui: specie Alberini,
‘nsieme cor sor Paciucci e cor sor Lenti
nun guardeno da spende li quadrini,
pe’ fa’ tutti cuntenti!

Ciànno sudato co’ l’Autorità,
pe’ convincèlli e dije: Ma sapete?
La robba la volemo arigalà!
‘Mbè?! Ce lo permettete?

MARCO TUJO CICERONE

Roma, 1905