Francesca Bertini

Artistes et techniciens de la Caesar Film, au centre Francesca Bertini

Artistes et techniciens de la Caesar Film, au centre Francesca Bertini

Paris, juin 1916

Si l’on veut bien s’en remettre au jugement du public, Mme. Francesca Bertini est actuellement l’étoile la plus haut cotée du firmament cinématographique.

Ainsi, dans un concours organisée récemment en Argentine, les spectateurs firent cette machiavélique distinction entre Mme. Robinne et Mme. Bertini: « La première est la Beauté, la seconde est l’Art! ». De même, le dernier numéro d’une publication romaine, Le Tirso, en nous donnant les résultats d’un referendum fait en Italie sur les acteurs, actrices, directeurs artistiques, etc., nous apprend que Francesca Bertini arrive en tête avec trois mille quatre cent vingt et un suffrages.

Les étapes artistiques de Mme. Bertini furent si rapides, sa fortune de cinématographiste si prodigieuse que nous ne trouvons, dans l’histoire du théâtre, aucun point de comparaison possible.

Si l’on ne savait trop combien de savants, d’inventeurs, de novateurs, d’humanitaires ont été conspués et même lapidés avant d’être déifiés, on pourrait s’étonner d’apprendre que le théâtre n’ait pas su apprécier la grande artiste dont il constate, avec effarement, la gloire rivale et victorieuse. En effect, les débuts sur la scène de Francesca Bertini restèrent inaperçus. On ne souffla ni l’applaudit celle qui devait bientôt faire emboucher toutes les trompettes de la Renommée et susciter de vraies batailles entre adorateurs et détracteurs.

S’il est un succès bien mérité, c’est assurément celui de la populaire élève de Gustavo Serena, directeur de la Compagnie formée par l’avocat Giuseppe Barattolo.

Cette Compagnie comprend des acteurs de grand talent, tels que Camillo de Riso, Giuseppe de Liguoro, Carlo Benetti, Alfredo de Antoni, Paolo Gambardella, Carlo Arseni, Alfredo Cruicchi et Polidor; des actrices réputées: Olga Benetti, Léa Giunchi, Calabresi, Cipriani, Fanny Ferrari, etc.

Eh bien, sans Bertini, cette groupe modèle ne serait pas adéquate, manquerait de cohésion, de solidité. Le théâtre de la Caesar Film peut être comparé à une somptueuse chapelle dont tous les artistes seraient les prestigieux et vivants soutiens et dont la Bertini, placée au sommet, formerait la clé de voûte.

Pareille à ses sœurs, les étoiles, qui ne font aucun choix parmi les mortels et distribuent à tous, avec égalité, leur lumière bientôt bi-millenarie, la créatrice de Morphine, La Perle du Cinéma, Nelly, la Gigolette, Odette, Fedora, et de cent autres films, n’est pas une femme de talent, mais bien de talents.

Intelligente, laborieuse, active et douée d’une volonté robuste que ne rebutèrent ni les fatigues, ni les déboires, ella a su gravir l’abrupt sentier qui mène au paradis de la popularité sans rien laisser de sa gente et svelte personne aux ronces du chemin.

Comédien parfaite, tragédienne à un point tel qu’elle a de plus le secret des fées chorégraphiques les plus difficiles et, à cet égard, pourrait presque rivaliser avec la danseuse Pavlova, cette danseuse russe dont les chevilles sont assurés pour la somme d’un million.

Physiquement, Mme. Francesca Bertini est une des plus précieuses fleurs animées de ce grand jardin des Hesperides que est l’Italie. Jouant avec aisance de son masque si joli, auquel elle a su faire prendre une mobilité extrême, cette artiste semble avoir été spécialement crée pour le cinématographe à chaque situation duquel elle s’incorpore, comme la robe du caméléon se colore aux nuances des choses environnantes.

Ses longs cheveux aux ondes moirées couronnent un haut front de penseuse; ses yeux, miroirs d’une âme sans cesse en mouvement, savent déverser tour à tour de petites lueurs innocentes et des éclairs olympiens; son buste idéalement moulé par la nature même, — car Francesca Bertini aborre les modernes carcans qu’on nommait autrefois fascia mammillaris — sait garder la raideur majestueuse ou se plier en félines contorsions.

Elle est étrange, elle est unique et l’on peut dire sans se tromper qui si quelqu’un l’égale un jour, dans la multiplicité de ses métamorphoses, il parait impossible qu’on la puisse dépasser jamais.

Telle est Mme. Francesca Bertini qu’il faut — comme Naples — aller voir au cinéma avant mourir.

Paul Féval fils
(Cinéma)

Pubblicato in Cronologia 1916, Personaggi | Contrassegnato

Il Kinetografo Alberini

Disegni illustrativi del Kinetografo Alberini

Disegni illustrativi del Kinetografo Alberini

Secondo i disegni che accompagnano il brevetto “l’apparecchio fotografico a ripetizione che ha per titolo Kinetografo Alberini” è una cassetta di legno, che porta all’interno tutti i meccanismi per l’avanzamento intermittente della pellicola e per il movimento dell’otturatore. In uno chassis mobile, posto all’interno della cassetta davanti ad un finestrino quadrato di esposizione, avviene lo svolgersi e l’avvolgersi dall’alto in basso della pellicola; l’avanzamento di questa è dato dal suo passaggio tra due cilindri, tenuti tra loro in pressione da una molla. L’otturatore è costituito da una paratoia, che si alza e si abbassa come una ghigliottina, davanti al finestrino di esposizione; la paratoia porta una fessura, che viene chiusa o lasciata aperta da una valvola. I movimenti della pellicola e dell’otturatore sono generati da una manovella, sporgente da una parete esterna della cassetta, che agisce su un sistema di moltiplicazione. L’asse di questo sistema è unito con un cilindro che porta un eccentrico (disco circolare, girevole attorno ad un asse). Ad ogni mezzo giro dell’asse, il cilindro fa spostare di un certa quantità la pellicola, e per l’altro mezzo giro la pellicola resta immobile; contemporaneamente in un giro del cilindro, l’eccentrico fa salire ed abbassare l’otturatore. Così si hanno tante esposizioni fotografiche per quante volte si compiono alternativamente i seguenti movimenti:
1) spostamento della pellicola e sollevamento dell’otturatore a valvola chiusa;
2) immobilità della pellicola ed abbassamento dell’otturatore a valvola aperta.
Il Kinetografo Alberini realizza 1000 esposizioni al minuto, corrispondenti praticamente a 16 fotogrammi al secondo.

Come prescritto dalle leggi, per ottenere un Attestato di Privativa Industriale era necessario presentare una documentazione che doveva comprendere, tra l’altro, disegni e una descrizione del brevetto. La documentazione esistente presso l’archivio degli Attestati Italiani di Privativa Industriale stabilisce inequivocabilmente l’atto di costruzione della prima macchina da presa italiana. In un articolo pubblicato sul quotidiano romano La Tribuna (1° febbraio 1923), Filoteo Alberini cita l’anno 1894, ma non il mese in cui iniziò a ideare e costruire il suo Kinetografo, quindi non si sa se i due mesi “di paziente lavoro” da lui menzionati appartengono al 1894 oppure alle ultime settimane del 1894 e le prime del 1895. Ciò è molto importante per datare con certezza il primo film girato da un italiano, in quanto, allestita la macchina da presa, veniva di conseguenza che per collaudare il funzionamento Alberini girasse una prova, probabilmente una veduta di Firenze. Con questa “prova” inizia la storia della produzione cinematografica italiana.

Sicuramente furono girati altri filmati, apportate modifiche e messe a punto fino a che la macchina non risultò perfettamente funzionante. Nel 1895, dopo gli ultimi ritocchi, Alberini presentò la richiesta per ottenere l’Attestato di Privativa Industriale l’11 novembre 1895. La richiesta fu accolta il 21 dicembre 1895, con validità per un anno a datare dal 31 dicembre.

Pochi mesi dopo, nel febbraio del 1896, il fotografo Francesco Felicetti (che da lì a poco diventerà rappresentante dei Lumière in Italia per il Centro-Sud), nel corso di un suo viaggio a Parigi, parla con grande entusiasmo dell’apparecchio chrono-photographique di Alberini alla ditta Clément & Gilmer, fabbricanti di apparecchiature ottiche (macchine fotografiche, lanterne magiche, ecc.). Senza molte esitazioni, M. Clément in persona arriva in Italia e firma un contratto per la cessione del brevetto di Alberini per la Francia, l’Inghilterra e la Germania, portando con sé di ritorno a Parigi una copia del Kinetografo. È da supporre che in questa occasione Alberini abbia fatto vedere a M. Clément il funzionamento pratico dell’apparecchio riprendendo qualche veduta.

Secondo la storiografia cinematografica il Kinetografo ebbe una vita effimera e fu pochissimo sfruttato. Pare che l’unico filmato di cui si ha notizia sia stato S.A.R. il Principe di Napoli e la Principessa Elena visitano il Battistero di S. Giovanni di Firenze. La notizia è data, molti anni dopo, dal quotidiano La Tribuna dell’8 giugno 1914.

Del Kinetografo Alberini si è molto parlato nelle storie del cinema senza che nessuno, al momento di scrivere questo post, possa confermare se è sopravvissuta qualche copia della macchina e dei primi film girati a Firenze.

Come sempre, aspettiamo fiduciosi, non si sa mai…

Pubblicato in archivio in penombra, Cronologia 1895, Tecnica | Contrassegnato , ,

Situazione del cinema italiano negli Stati Uniti

Giugno 1916

Un produttore di films in qualunque paese egli lavori, non deve accontentarsi di limitare la vendita delle sue pellicole al « dolce loco nativo ». Il vero modo di fare affari impone di estendersi nel mondo intero ad esporre i propri lavori.

Può la Cabiria essere proiettata nelle 3500 città degli Stati Uniti, tutte abbastanza importanti, sì da garantire la rappresentazione nel grande Teatro o Teatro d’opera in dette città? È molto dubbio se il dieci per cento di queste città abbiano avute le proiezioni di detta film? Si potrebbe approssimativamente aggiungere che il cinque per cento è il numero da escludere mentre è incredibile che una pellicola, che ottenne l’applauso ed il successo più completi nelle città capitali sia così scarsamente esibita nelle città di provincia in generale.

Ciò che è avvenuto in America possiamo, senza esitazione, dire che si è verificato nel mondo intero l’Italia eccettuata.

Lo scrivente è d’opinione che la vera e futura industria delle films deve essere trattata da un gruppo di abili e potenti personalità il qual gruppo abbia da estendere le sue operazioni al mondo intero e direttamente.

Il produttore deve rimanere alla Direzione, ed i capitalisti finanziari dovrebbero seguirlo. La qualità della pellicola è la cosa essenziale. Per qualità non intendo soltanto la fotografia ma bensì la bellezza dei soggetti ed il valore dal lato artistico.

L’Italia primeggia già come qualità ed in arte. Ora deve darsi alla ricerca, di ciò che è necessario per conquistare i mercati del mondo con soggetti appunto d’interesse mondiale, cioè che possono essere egualmente interessanti, comprensibili ad ogni genere di persone ed a tutte le nazioni.

Le più potenti Banche in America furono celatamente interessate nell’industria delle films americane per anni ed anni. La prima Società che si formò per la produzione di films in America era formata ed è tuttora costituita da un buon numero di banchieri. Queste persone, unite ad altre, egualmente potenti nel campo cinematografico, furono quelle che diressero la formazione del grande « Trust » o monopolio di films nel 1908. Agivano apparentemente persone conosciutissime nel campo cinematografico; ma effettivamente chi agiva in appoggio erano i banchieri.

Per i miei lettori, che non siano famigliari al sistema verrò alla pratica: brevemente dicendo che detto Monopolio controlla del tutto le rappresentazioni delle films le più artistiche eseguite in America, proibendo la proiezione di qualsiasi altra pellicola in qualunque teatro dell’America intera che non sia autorizzato dalla Società in questione. Ogni teatro deve pagare al Monopolio una tassa di dieci lire per settimana. Ogni produttore pagava pure una tassa su una certa quantità di pellicole fatte.

Ogni fabbricante di macchine projettrici pagava una tassa od imposta per ogni macchina venduta. In breve tempo il Monopolio ottenne il controllo di tutti gli scambi mediante Uffici diramati in tutta la nazione, e ciò si ottenne con una spesa minima. In meno di un anno si assicurarono così tutti gli scambi necessari ad eccezione di uno: quello della città di New York.

Non staremo ad enumerare come il Governo degli Stati Uniti s’intromise nell’affare, procedendo all0 scioglimento del Trust, e dichiarando il mercato libero a tutti, come al presente è. Parimenti favorì la concorrenza di modo ché ora ogni esercente fa magri affari.
Tuttavia il Monopolio non fu escluso del tutto dalla cerchia degli affari stessi, massime in questi tre ultimi anni, dandogli in tal modo agio di stabilire tutti i piani necessari per la formazione di un altra combinazione, che riuscirà certo più potente, più duratura della prima.

L’unica preoccupazione è la certezza che più di un gruppo di banchieri è informato dei grandi futuri profitti derivanti dal commercio delle films ed ognuno di questi gruppi si è munito e premunito di quanto era necessario per la finale riuscita. Queste celate lotte di concorrenza hanno fermentato durante questi tre ultimi anni e si trovano ora al punto culminante. In tal modo, tra breve, la situazione sarà differente da quella attuale, specialmente col favorire l’importazione delle pellicole estere le più artistiche.

Permettete ora di narrarvi brevemente la storia del passato.

Quando il citato Monopolio incominciò il controllo, il produttore estero si trovò escluso dal mercato americano ad eccezione dell’Eclipse di Parigi e della Cines di Roma ambedue rappresentate da George Kleine di Chicago. Nessun altra Casa produttrice estera fu introdotta sul mercato americano.

Abbiamo tralasciato di citare la Gaumont di Parigi, la quale fu per qualche tempo rappresentata sempre a mezzo di George Kleine; ma poi gli successe l’Eclipse della stessa Parigi. Tutte le più importanti produttrici di films erano comprese nella intesa del Monopolio e le poche escluse non erano abbastanza potenti da offrire un programma adeguato. A questo punto le Case americane escluse dal Trust, cercarono di provvedersi di pellicole dall’Europa onde stabilire un programma di concorrenza. Per ragioni non mai ben spiegate la persona che doveva recarsi in Europa quale intermediario del Commercio suddetto, mutò di avviso all’ultimo momento ed il gruppo ostile ai Monopolio dovette dichiarare il fallimento.

Circa un anno dopo, i cosiddetti Indipendenti si unirono ad altre persone d’Europa aventi rappresentanze in America, a scambio reciproco di produzione e così, si continuò per un pezzo. Ma disgraziatamente non regnava l’unione e la cosa fallì dopo quasi un anno e mezzo di vita. Il campo allora si divise in tre differenti partiti, e nel tempo stesso il Governo americano incominciò pure ad intervenire nell’affare; e la presente disordinata situazione ne è il risultato.

Ben presto la storia si ripeterà nuovamente, la Lega dei nuovi banchieri controlla di già gli scambi, nonché i produttori. In campo è non un gruppo solo di banchieri, ma due. Quando la cosa sarà sistemata, troveremo, probabilmente, due gruppi di capitalisti, apertamente in lotta fra di loro. Uno certamente avrà il possesso di tutti i teatri, nei quali saranno rappresentate le sue pellicole, e possibilmente, seguendo ambedue i gruppi detta tattica, si impoveriranno i teatri esclusi dalla lega in questione.

Senza curarmi del come sarà considerata la cosa, certo vi saranno sul mercato dei teatri che abbisogneranno grandemente di pellicole. La Lega indubbiamente sarà in possesso delle migliori Case, e nessun teatro in conseguenza potrà rendersi alieno dl rappresentare films scadenti. Perché dunque i produttori italiani non traggono partito da questo stato di cose, e non si preparano ad intervenire a tempo debito e nel giusto modo? Un solo produttore, sebbene importante, non può con successo competere: deve avere aiuto; in altri termini: bisogna associarsi con altri produttori.

W. E. Heal

Pubblicato in Cronologia 1916, Produzione, Testi | Contrassegnato

Il Teatro del Silenzio (5)

Il freddo schermo, che con tanta esattezza riproduce la grazia, e la bellezza fisica, ha fatto sorgere un nuovo genere d’amore: l’amore a distanza.

Quante dichiarazioni ricevono le nostre belle attrici; e che calore, che enfasi, negli ignoti innamorati.

Uno straniero si è informato presso un giornale cinematografico se… Pina Menichelli era… sposabile. Ma si è sentito rispondere con dolore che… arrivava in ritardo…

E ad un concorso indetto per stabilire quale sia l’attore cinematografico più apprezzato, una signora molto romantica ha risposto:

« Do il voto a Bonnard, il fidanzato ideale della mia anima ».

Ed un’altra, certo più positiva, ha detto, come in un grido: « Ah denti atroci del conte! ».

Più strano sembrerà, per quanto sia vero, che una autentica dama russa abbia attraversato i confini per venire ad accertarsi “de visu” se il sorriso abbagliante di Alberto Capozzi sia tale e quale come sullo schermo… E se n’è tornata al sua paese con una più profonda nostalgia nei chiari occhi pensosi.

Ma può capitare ben diversamente ad un generico primario. L’attore noto Vitale De Stefano che copre spesso questo ruolo (quello che si potrebbe dire il “tiranno”, trovandosi una sera in un cinematografo, mentre si proiettava un film dove egli aveva una orrida parte, credette opportuno squagliarsi prima che il salone s’illuminasse. I diversi apprezzamenti dei vicini lo avevano ridotto a questa misura di prudenza.

« Mascalzone! » aveva detto una bionda con voce commossa, vedendolo maltrattare un bimbo, ed un omone gigantesco aveva soggiunto: « Gli è che bisogna nascere delinquenti per fare certe parti. Ce l’avessi fra le mani io… starebbe fresco ».

Ma il caso più comico è capitato ultimamente ad un attore travagliato ahimè! da diversi, e svariati debiti.

La posta un giorno gli recapitò un biglietto:

« H. N. — calzolaio ».

E a tergo:

« Egregio Signore. L’ho vista ieri sera al cinematografo. Con gesto nobile, magnanimo, presso l’entrata di una villa, Ella ha porto una misera manciata d’oro. Ma dunque perché lei non si ricorda del suo umile, devoto H. N.?

Ammontare calzature fornite L. 175 »

Graziosa, vero, ed autenticissima, sapete!

Ma nel cortile dello stabilimento si sta preparando l’automobile. Si parte. Si va in montagna a fare delle scene. Soliti strilli generali, fischi dal metteur en scène, richiami in ogni dialetto, in ogni lingua, ma finalmente tutti sono pronti; si ristabilisce la calma; si parte. E l’automobile passa inosservata in mezzo alla città — che ormai ha fatto l’abitudine a ciò. A Torino abbiamo più di una dozzina di Case cinematografiche che lavorano continuamente, e capita ad ogni momento di vedere automobili cariche di attori in parrucca bianca vestiti alla Goldoniana, o vestiti e armati… quali autentici malandrini. Napoli, Milano, Roma, Firenze, Catania. Dappertutto il cinematografo impera, e dà pane a centinaia di attori e di operai. L’Italia è la culla dell’arte — ed anche questa nuova forma ed espressione artistica ha trovato che era comodo svilupparsi dove oltre all’ingegno del popolo, c’è la ricchezza del paesaggio. Quale altra terra al mondo può offrire dei punti di vista incantevoli, quali la nostra bella Italia? Da noi ogni paesaggio è un quadro.

Ma ai primordi del cinematografo le automobili che passavano trasportando della gente così stranamente vestita, erano oggetto di viva curiosità. Quanti aneddoti si potrebbero raccontare in proposito!

Anni or sono, in giornata di gran festa della chiesa, con relativa processione religiosa, una troupe lavorava a Varazze per conto di una nota Casa di Milano.

Di buon mattino le strade del delizioso paesetto balneare erano gremite di cavalieri del cinquecento su cavalli bardati. In una portantina una bionda Madonna ascoltava il canto d’un menestrello che l’accompagnava col liuto. Una tribù di zingari doveva rapire la bella… Sapete come è finito tutto ciò? Con la scomunica accumulativa da parte del parroco…

Una gaffe colossale fecero due guardie di questura a Torino. Si girava una comica: Il protettore degli animali ed egli veniva accompagnato il questura da una folla danneggiata dalla sua pietosa mania. Naturalmente urla, mosse comiche delle finte guardie, e confusione generale. Ed ecco che passano due autentici questurini… Vedono che una lavandaia somministrava un sonoro ceffone ad una guardia troppo galante, e accorrono in aiuto del collega. Succede un pandemonio. A scena finita, col gratuito intervento di due questurini, tutti i comici, dànno una solenne risata. Come restano le guardie, ve lo figurate! Tanto male che per darsi un contegno vogliono condurre in questura qualcuno degli attori. E commettono così una nuova e più grossolana gaffe controllata questa volta dal regio Commissario.

Ad ogni modo dove arrivano “quelli del cinematografo” è una festa. A Varazze nobili e industriali ricchissimi si sono prestati a fare la comparsa. E con quanto interesse e con che serietà…

E in un paesetto del Piemonte c’è un vecchio marchese che fa portare sul luogo del bivacco degli artisti (perché quando si lavora in montagna o lontano dall’abitato si è costretti a far colazione all’aperto) dei vini prelibati, siede… per terra alla loro mensa improvvisata, e mangia con appetito; gaio, felice, tra quella gioventù che lavora e si diverte. E dice: « Il cinematografo m’ha tolto dal groppo venti anni ».

Certo che i comici sono gente molto allegra e simpatica.

Ma ora non sono più allegri… Come tutti i figli della nostra bella Italia risentono la tristezza della guerra: tutti hanno qualche persona cara nel pericolo, se non altro i colleghi stessi.

E i comici fra di loro s’aiutano quando possono, e si amano sempre. C’è poi un altro motivo che rattrista in questa epoca i comici cinematografici, ed è la terribile crisi che s’è abbattuta sul cinematografo causa la guerra.

Addio paghe favolose; offerte pazze delle Case, che si disputavano a colpi… di biglietti da mille un attore noto! Oggi bisogna per avere una scrittura raccomandarsi, e pregare e… adattarsi a uno stipendio che spesso non è che la terza parte di quanto si percepiva un anno fa. Perciò ore nei corridoi dei camerini non si canta, non si ride più come una volta; si sa che buona parte delle Case hanno chiuso da tempo in causa della scarsità della vendita; si pensa alla possibilità di nuove chiusure, alla difficoltà anche per gli attori noti di poter ottenere una scrittura: si fanno i conti sullo stipendio, ridotto ai minimi termini e il cuore manda un sospiro. Si sogna la fine della guerra, il ritorno dei compagni assenti e… dei lauti guadagni.

Lina Poretto De Stefano 

Pubblicato in Cronologia 1916, Testi | Contrassegnato

Il Teatro del Silenzio (4)

Tempio del film Cabiria in costruzione

Il tempio di Moloch nel film Cabiria “da far concorrenza alla Mole Antonelliana”

Ma ecco che in un angolo del teatro si sta eseguendo una scena a trucco. Quante volte il pubblico capisce che ciò che vede non è naturale, pensa che ci debba essere l’aiuto del trucco, ma non può capire come sia stato eseguito.

Ad esempio, spesso, e in special modo nelle scene comiche, si vede un attore che da terra salta su un muro altissimo, cosa impossibile, anche al più esperto saltatore. In ciò il trucco consiste nel far eseguire all’attore il salto invece che da terra sul muro, dal muro a terra, colle spalle voltate verso la macchina da presa, che gira al contrario. Naturalmente, dopo eseguita l’operazione di stampa e sviluppo, e attaccata la scena nel senso giusto, si ottiene l’effetto del salto al rovescio.

Altro trucco comune: Le automobili che corrono in modo vertiginoso, i cavalli che vanno a un galoppo impossibile.

Per poter capire il trucco bisogna sapere che la macchina da presa fa 32 fotogrammi ogni giro di manovella, e cioè presso a poco ogni minuto secondo.

Se un’automobile viene cinematografata colla solita regola ne risulta la vera velocità; se invece si prendono solo 14-15 fotogrammi ogni giro di manovella, si ottiene che si hanno molto meno fotografie di ogni movimento. Perciò questo trucco si eseguisce imponendo alla macchina da presa una minore velocità in modo da fare un numero di fotogrammi molto minore del consueto. Ne risulta che passando sullo schermo si ha l’idea della corsa vertiginosa. In queste scene stesse assistono degli attori, e vediamo che essi hanno i movimenti d’una lentezza regolari; questo si ottiene facendoli muovere e gestire molto lentamente.

Avete mai visto le scarpe allacciarsi da sole, i piatti lavarsi senza l’aiuto della domestica addormentata? Questo trucco fa venire i capelli grigi a chi lo fa. Spiegandone uno, capirete tutti quelli dello stesso genere. Anziché cinematografare come al solito, continuamente, si fa un solo fotogramma alla volta. Ad esempio, per la scarpa che si infila da sola: Mentre l’operatore sta alla macchina da presa, un aiutante allaccia la scarpa — prima infila la fettuccia in un occhiello, si leva, l’operatore fa un fotogramma, poi chiude l’obiettivo della macchina, l’aiutante infila un altro occhiello, si leva di nuovo, nuova fotografia della nuova posizione del laccio, e così fino ad operazione finita. Proiettato sullo schermo si ha l’idea che la scarpa si sia infilata da sola.

E vi spiegherò in ultimo il trucco dell’eruzione dell’Etna in Cabiria. Chi l’ha visto, compresi i conoscitori, sono rimasti stupefatti, tanto era vera quell’eruzione e la fuga della gente, sotto la pioggia di cenere e lapilli.

Questo fu fatto mediante sovrimpressione, fotografando cioè due azione sullo stesso negativo.

L’Etna era piccolissimo, alto forse un metro e mezzo, costruito in muratura. Nell’interno c’era il materiale da ardere e far eruttare dal cratere al momento della scena. Eseguite pure in muratura, ma queste in proporzioni più grandi, le falde del monte, si cinematografò prima la fuga della popolazione giù dalle falde, piazzando la macchina molto lontana dalla scena dell’azione, in modo che i personaggi risultassero piccolissimi, poi sempre sullo stesso negativo, non ancora sviluppato, si impressionò l’Etna in eruzione, ma avendo cura che le falde prima cinematografate restassero veramente ai piedi del monte. Operazioni queste naturalmente difficilissime, ma che se sono bene eseguite rendono l’idea esatta di ciò che si vuol far vedere e non è.

E l’incendio delle navi romane? Ma qui voi mi dite basta. No, non ve lo spiegherò, vi dirò solo che fu eseguito con dei giocattoli, in una catinella… o quasi. Cosa sorprendente vero? Ma qualche volta il trucco è eseguito male, e allora fa una pena vedere la povera barchetta da un soldo muoversi e ballare nelle… agitate onde del catino.

Ma ora temo che voi dobbiate credere che tutto sia in cinematografia basato sulla economia della barchetta — no — per carità. Cabiria ha costato circa un milione — e il tempio di Molock era di tali proporzioni da far concorrenza alla Mole Antonelliana.

Segue…

Pubblicato in Cronologia 1916, Testi | Contrassegnato