Categoria: Produzione

Case di produzione

L’incendio della Cines fuori porta S. Giovanni

Pianta di Roma 1909
Pianta di Roma 1909 (archivio in penombra)

Danni rilevanti

Roma, 3 aprile 1907

Sulla via Appia Nuova, a circa un centinaio di metri dalla porta S. Giovanni, tra la trattoria di Faccia Fresca e l’osteria Onofri, si apre a destra una nuova strada alla quale non è stato dato ancora il nome.
Percorsi circa duecento metri si trova a destra un fabbricato fatto costruire un paio di anni or sono dal cav. Filoteo Alberini, e dal sig. Santoni, proprietari del Cinematografo Moderno in piazza delle Terme e del cinematografo Lumière, in via del Gesù.
Il fabbricato serviva per una industria tutta moderna, e cioè lo Stabilimento di manifattura cinematografica.
Un anno fa, e precisamente il primo aprile 1906, passò alla società italiana Cines, di cui fanno parte noti banchieri.
Il fabbricato si compone dei sotterranei e di due piani.
Nei sotterranei vi è il laboratorio dei positivi e sviluppo.
Nel piano terreno, in una grande sala, si trova il palcoscenico dove si compongono svariatissime scene che i fotografi ritraggono sulle pellicole di celluloide che dovranno poi essere proiettate nei saloni cinematografici, nei caffè-concerti, ecc.
Al piano superiore si trovano la camera del direttore, cav. Carlo Colombo, di anni 60, da Palermo, abitante in via Napoli n. 43, i laboratori con magazzini per le sarte, per la coloritura delle pellicole, e quello della riveditrice.
A sinistra del fabbricato, sulla fronte principale del quale si legge: Primo Stabilimento Italiano di Manifatture Cinematografiche, sorge un altro edificio.
Al piano terra sta il laboratorio dei meccanici, e al primo piano il laboratorio delle coloriture, e al secondo piano il magazzino vestiario.
I due edifici, in materiale, sono chiusi tutt’intorno da una cancellata.
In fondo alla nuova strada si trova l’osteria di Maria Savelli.
Nei vari laboratori lavorano circa centocinquanta operai, tra uomini e donne.
Ieri, alle 4.30 pom., il direttore del laboratorio di coloritura, sig. Emilio Poulard, si trovava nella sala di proiezioni facendo provare un nuovo lavoro, il ballo dal titolo: Fauno.
Improvvisamente un contatto elettrico appiccò il fuoco alla celluloide, e la fiammata attacco subito anche gli strumenti, le negative e le macchine che trovavansi nello stabilimento.
Gli operai che si trovavano al lavoro, diedero subito mano al salvataggio per porre al sicuro quanta più roba potevano.
Il direttore dello stabilimento cav. Colombo, che si trovava nel suo ufficio, fece avvertire telefonicamente i vigili, che accorsero con la consueta lodevole sollecitudine dalla caserma in via Genova, agli ordini del comandante cav. Fuoci, del capitano De Magistris e dei tenenti Giuliani, Olivieri, Venuti e De Paolis.
Mentre si aspettavano i pompieri, furono portati fuori un grande armadio contenente attrezzi, pellicole, ecc.; scenari, mobili, pianoforte e quanto altro si poteva senza pericolo di disgrazie.
Un’altra parte degli operai con 36 tubi estintori Minimax tentarono di spegnere l’incendio, che già aveva preso vaste proporzioni.
I vigili giunti subito con la macchina a vapore, carri di quarta classe e carro attrezzi, si misero all’opera, ma il loro lavoro diligente ed energico non riuscì però a salvare che poca parte della roba.
Andarono distrutti 250 mila metri di pellicole, varie vergini, parte colorate, quasi tutte le negative, varie macchine, una grande scansia a muro per deposito delle pellicole: rimase anche danneggiato il cielo del teatro.
Sul posto si recarono subito il cav. Adolfo Pouchain, consigliere delegato della società Cines, l’ing. Filoteo Alberini, il signor Santoni cassiere, l’ing. Gino Coari.
Accorsero pure il cav. Moccia, commissario di P. S. dell’Esquilino, con molte guardie, il maresciallo dei carabinieri Gastaldo, comandante della stagione di fuori porta S. Giovanni, con alcuni militi.
Il cav. Moccia fece chiamare un plotone del 2° granatieri, di stanza a Santa Croce in Gerusalemme, ma fu inutile la loro opera.
Il fotografo Luigi Bertini di Arnaldo, di 18 anni, romano, abitante in via di Santa Sabina n. 16, mentre si adoperava a spegnere il fuoco con il tubo Minimax, fu colpito alla fronte da una lastra di vetro.
All’ospedale di San Giovani lo giudicano guaribile in 8 giorni con riserva.
I componenti della società Cines fanno ascendere i danni a dodici mila lire, mentre il cav. Fucci, comandante dei vigili, e le altre autorità lo fanno arrivare a circa 200.000 lire.
Lo stabilimento non era assicurato, perché le società assicuratrici non fanno tali operazioni dove vi sono materie infiammabili, come la celluloide.
Sulla terrazza si trovavano dodici conigli, che si crede siano rimasti vittime del fuoco.

La floridezza della Cines

La società Cines è una delle più floride di Roma benché delle più recenti.
Alla metà di febbraio si radunò la prima assemblea degli azionisti ed il presidente sig. Ernesto Pacelli, che ormai è l’anima di tutte le imprese finanziarie di Roma, presentò il bilancio del primo esercizio.
La Cines ebbe inizi oltremodo favorevoli, giacché contemporaneamente al lavoro di organizzazione dell’impianto potè subito produrre e vendere affermandosi sui vari mercati, collocando una grande produzione e preparandosi a collocarne una molto superiore.
Così con un capitale di 400 mila lire si ebbe un utile di L. 101.579,09; utile che prudentemente non fu distribuito alle 4 mila azioni da 100 lire, che ne avrebbero avuto diritto.
Il capitale era poi stato portato ad un milione, collocando le azioni a 200 lire per modo che la Cines aveva realizzato un beneficio di 500 mila lire.
Le azioni, che come abbiamo detto, costarono all’inizio, cioè appena un anno fa, 100 lire, e pochi mesi or sono, alla nuova emissione 200, erano ieri negoziabili a 419 lire.

(Il Messaggero)

Film e progetti del primo stabilimento italiano di manifattura cinematografica

"La Malia dell'oro" Alberini e Santoni 1905
“La Malia dell’oro” Alberini e Santoni 1905

Gennaio 1906

Dal periodico L’industrie Cosmopolite (1) togliamo la presente notizia che riguarda il nostro Consocio F. Alberini:

Compiacciamoci sinceramente coi Sigg. Alberini e Santoni perché, d’ora innanzi, anche per l’arte cinematografica vedremo, ancor una volta, affermarsi l’assioma che l’Italia sa fare da sé emancipandosi, anche in tale artistica industria, dai mercati stranieri.

Il Cinematografo, divertimento dell’occhio e dello spirito, che concede, a coloro che non possono viaggiare, i vantaggi di ammirare non dimeno località lontane, episodi avvenuti ad immense distanze, situazioni inverosimili, esilaranti aneddoti, gustose scenette fantastiche, fu così perfezionato dalla Ditta Alberini e Santoni da gareggiare vantaggiosamente coi migliori stabilimenti esteri.

Questa Ditta venne fondata nel 1902 dal Sig. Filoteo Alberini inventore del Cinematografo a serie e proprietario del rinomatissimo Cinematografo Moderno di Piazza Esedra, 67, ritrovo della migliore società romana. Egli associavasi nel 1905 col Signor Dante Santoni e per dare maggior incremento all’azienda, si costruì in Via Appia Nuova, fuori Porta S. Giovanni, uno speciale Stabilimento, dotato da ricco e svariato macchinario, degli ultimi e perfezionati sistemi di riproduzioni cinematografiche, appositamente costruito in Germania e in Francia.

L’edificio ha un’area di 2000 mq., consta di vari fabbricati, e un’immensa vasca per la riproduzione di soggetti nautici.

Il fabbricato principale è a tre piani, di cui uno sotto terra per le camere oscure, in esso oltre 50 operaie procedono alla preparazione e colorazione dei Films, e questo numero verrà quanto prima raddoppiato per le ognor crescenti richieste, senza contare poi i provetti artisti che sono man mano assunti a seconda dei soggetti in lavorazione.

Il teatro di posa, tutto a vetri, è di 21 m. per 12.50; ivi sono ideate e riprodotte le varie scene costituenti  il soggetto cinematografico, segue il caseggiato per la colorazione, lungo 53 m.

Per la grandiosità dell’impianto, la razionale sua ripartizione e infine per la riconosciuta bontà delle riproduzioni, possiamo asseverare che questo è il primo unico impianto italiano di manifattura cinematografica.

La sua sede amministrativa è in Roma, Via Torino, 96, senza succursali in altre città.

Tra gli innumerevoli artistici lavori della Alberini e Santoni dobbiamo raccomandare agli ammiratori del Cinematografo la grandiosa ricostruzione storica della Presa di Roma, 20 settembre 1870, serie lunga 250 m., nella quale si è fatto tesoro dei più minimi particolari storici, desunti dai giornali e dalle cronache del tempo, con scenari riprodotti dal vero e azionati, per concessione governativa, da veri soldati delle varie armi e uniformi dell’epoca memoranda nella storia del risorgimento italiano.

Per suo sapore d’attualità meritano particolare menzione ancora: la riproduzione dei luttuosi episodi del terribile recente terremoto calabrese, serie interessante presa sul luogo e dalla lunghezza di 200 metri, e una nuovissima fèerie: La Malia dell’oro, con musica espressamente scritta dal valente maestro Bacchini, nonché una ricca serie di nuove ed esilarantissime scene comiche.

Sono in preparazione molti altri importanti soggetti con musica espressamente scritta, e dei quali, a suo tempo, daremo notizia; intanto osserviamo che questo Stabilimento cinematografico è l’unico che abbia corredato i suoi soggetti cinematografici di scelta musica espressamente scritta.

Gli acquirenti dei Films devono perciò acquistare pure lo spartito musicale per piano e, per chi lo richiede si può avere anche la partitura per orchestra.

Lo Stabilimento Alberini e Santoni, che nulla ha risparmiato per assicurarsi un brillante avvenire con l’insuperabile riuscita dei suoi Film, circondandosi dai migliori artisti, con la gran copia di soggetti nuovi, interessantissimi e la ricchezza degli scenari e costumi impiegati, si assicurerà certamente un posto preclaro fra i più rinomati congeneri, e noi, giudicando dal grande successo dei suoi primordi, affermiamo, con perfetta conoscenza di causa, che la spettabile Ditta Alberini e Santoni raggiungerà, ben presto, tutta quella massima prosperità e rinomanza che ben si merita.

Spettacoli varii Il Messaggero, Roma 1 dicembre 1905
Il Messaggero, Roma, 1 dicembre 1905

Come membri della stampa romana abbiamo il 28 ottobre 1905 assistito all’inaugurazione della nuova Sala Panoramica che l’attività fenomenale dell’egregio Signor Filoteo Alberini apriva in Via Torino, 110, 111 e 112.

Le scene bellissime e di squisito gusto artistico, ideate e dirette dal chiarissimo Prof. Baldassarre Surdi, rappresentano la Terra Santa di Palestina ove si svolse il gran dramma cristiano.

I nostri rallegramenti pertanto all’egregio Signor Filoteo Alberini, Direttore e Proprietario del Cinematografo Moderno e della Sala Panoramica, sempre primo nell’offrire al pubblico intelligente, sani e artistici spettacoli.

(Società Fotografica Italiana, Firenze – Bullettino Mensile)

(1) Periodico pubblicato a Roma.

Per l’orientamento artistico

"L'amante dell'apache" dramma sensazionale in 3 atti di Fritz Berard (Cinema, Napoli, 25 giugno 1912)
“L’amante dell’apache” dramma sensazionale in 3 atti di Fritz Berard (Cinema, Napoli, 25 giugno 1912)

Napoli, 25 giugno 1912

La vita cinematografica che non di rado apporta della considerazioni tutt’altro che ottimistiche, per la constatazione dei metodi mal adatti al suo sviluppo artistico dal punto di vista ideativo che spesso non risponde alla tecnica sempre più progredente, offre alla volte, per opera dell’avanguardia dell’industria moderna, viva soddisfazione ed incita a bene auspicare.

La tendenza a riprodurre quasi esclusivamente episodi della vita moderna e con preferenza quelli che si svolgono nell’ambiente malsano e corrotto dei gaudenti d’alta o di bassa lega; di presentare tipi patologici per atavismo o per educazione, di far trascorrere sulla bianca tela scene di adulterio, di delitti per alcolismo o per volgare sfruttamento, di ogni sorta di umana degradazione o di violenta passionalità; questa tendenza, importata  d’oltre Alpe, travisa lo scopo della Cinematografia. Lo scopo viene travisato, e quindi la Cinematografia si rende per lo meno poco accetta alla parte intellettuale degli spettatori i quali, pur comprendendo la veridicità degli episodi psicopatologici, conclude che, augustamente, la vita moderna non è tutta color fosco e che riuscirebbe gradito osservare il marcio anche per trarne insegnamento, ma ad intervallo discreto se non si voglia restar nauseati. Per le masse il raziocinio è differente poiché esse si eccitano e si appassionano ai drammi a tinte rossastre, e la Cinematografia, che non deve essere sola speculazione, si rende colpevole di agevolare ininterrottamente le passionalità per lo anormale. Se il dramma moderno si produce alle masse ad intervallo esso può riuscire d’insegnamento e ancora in essa la reazione morale tanto fruttifera di bene, ma caso contrario si crea l’abitudine nella data osservazione che non solo non produce la reazione morale ma modella l’anima popolare a prave tendenze o la rende scettica. Il che è dannoso oltre ogni dire.

Il campo ove la Cinematografia possa attingere, come ben s’incamminava prima che il gusto esotico non avesse invaso l’Arte italiana, è ben vasto, nell’epoca moderna e nella storia. Sul panno bianco si riflettano le poderose manifestazioni del suolo nostro, nell’arte, nell’industria colossale, nelle opere di civiltà, nelle esplosioni di sentimento collettivo; si riflettano gli episodi di eroico ordine di oscuri eroi e di noti, della lotta per la vita economica o politica, della vita familiare pur così ricca di sentimento. Ed al passato si guardi riandando il periodo poetico del nostro Risorgimento politico ed intellettuale, nonché lo svolgersi della vita dei popoli. Che esso riacquisti vita con i suoi martiri dell’azione e del pensiero, con i suoi innovatori che spezzarono i ceppi teocratici o dispotici, ed aprirono al popolo la via della libertà o strapparono segreto alla natura creando quegli strumenti e quelle macchine primordiali che oggi resi giganti sono la base di tutta la moderna civiltà. Il passato si svolga coi suoi costumi, le sue audacie, le civili vittorie o gloriose disfatte.

La Casa Ambrosio di Torino, che gelosamente tiene al suo primato artistico e che considera la Cinematografia non solo quale diletto, bensì quale Arte d’indole morale ed istruttiva dallo sguardo ultrapotente e dalla forza risuscitatrice e ricostruttice, ha sentito che la tendenza attuale rappresenti la decadenza. Il Direttore Cav. Ambrosio, il quale intellettuale ed infaticabile ogni energia pone a che la Ditta sempre più si affermi, ha riunito in amichevole Assemblea quanto hanno relazioni d’interesse con la Ditta che nell’esposizione internazionale di Torino tenne alto il valore della Cinematografia italiana. Ampia ed acuta di autorevoli consigli, fu la discussione che si svolse sul quesito per cui la riunione era stata indetta: Se la Cinematografia dovesse continuare nella esplicazione da noi deplorata, ovvero ritornare a quella che la sua natura indica spaziantesi nel vasto orizzonte del passato e del presente, riguardante le multiformi manifestazioni fattive o distruttrici individuali, familiari, sociali.

Il parere unanime dell’Assemblea ha determinato che si debba ritornare sulla buona via.

La Casa Ambrosio che in Nerone ed in Nozze d’Oro ha raggiunta la perfezione della Cinematografia storica, che spesso ha riprodotto maestrevolmente gli episodi più tipici della vita Medioevale ed ha messa in azione la vita moderna con veradicità dei drammi e nelle commedie, colla deliberazione presa di continuare nell’antica tendenza, addita alla Cinematografia internazionale l’errore commesso ed inizia la rinascenza dell’Arte.

Noi ci auguriamo che le Ditte italiane; vogliano sempre seguire il deliberato della Casa Ambrosio, cui rivolgiamo una sentita parola di lode. In tal modo soltanto la Cinematografia riotterrà la simpatia della classe intellettuale, dedicherà ed istruirà le masse ed ascenderà ininterrottamente.
(Cinema)

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