Tag: senza fissa dimora

Ricerca del Hitchcock perduto

Ritorno sul tema film scomparsi… Come si fa rintracciare un film “perduto”? Buona domanda… vediamo un po’.

Uno dei film più ricercati “most wanted” di Alfred Hitchcock è il (famoso) The Mountain Eagle (1926).

Non risulta che il film sia stato distribuito in Italia, forse. Ma ho trovato le tracce in Spagna.

Listino Internacional Films
Listino Internacional Films

Ricordo ai lettori del blog la ricerca dei personaggi “senza fissa dimora” (vedi il tag nel blog). Visto che lo scorso anno ero a Barcelona, e che nel film c’è l’operatore italiano Gaetano Ventimiglia, ho cominciato la ricerca da questo listino che vedete sopra: El águila de la montaña, interpreti Nita Naldi, John Hamilton, distribuzione Internacional Films – Barcelona.  Seguendo questa pista ho trovato molte cose interessanti. Per esempio: chi c’era (c’erano) dietro la Internacional Films? Risposta:  Eduardo Fius e Joaquin Figols. Eduardo Fius, operatore cinematografico passato alla distribuzione di film, è morto nel 1929. Nessuna traccia della famiglia. Joaquin Figols, agente di film in stock, è andato avanti qualche anno, poi… niente.

Unica speranza: una parte dei film distribuiti dalla Internacional Films, tra cui La Rata de París (The Rat, 1926), produzione Gainsborough Pictures, interpretato da Ivor Novello, sono stati distribuiti in 16 mm.

In una rivista per cineamatori degli anni ’60, un lettore parla del film di Hitchcock, pardon di Nita Naldi “inolvidable pareja de Valentino”…

Per adesso è tutto quello che posso raccontare: buona caccia! (Sicuro che lo troviamo)

Francesco Bonfigli pioniere italiano ed egiziano

Programma Cinema Empire, Port Said 1922
Programma del Cinema Empire, Port Said 1922

« Un giorno Gabriele d’Annunzio scrisse delle meravigliose parole per quei forti coloni che emigrando dalla patria forse troppo povera, si recano nelle terre lontane ove la ricchezza ambita si ammassa quotidianamente con un rude lavoro ed è da questi italiani usata largamente a dar lustro e decoro alla patria lontana. Queste parole noi vorremmo oggi ripetere per Francesco Bonfigli, ma nelle nostre mani la prosa smagliante di Gabriele d’Annunzio impallidisce e si sforma per cui ci limitiamo a rivolgere un modesto ma vibrante saluto al valente cinematografista che oltre ad essere stato un pioniere della nostra industria ha saputo all’estero far vivamente apprezzare l’ingegno e l’attività italiana.

Il Bonfigli incominciò in Italia la sua magnifica ascesa. A Livorno ebbe l’audacia, nel 1902, di riprodurre le prime films di Lumiere, dodici metri al massimo, che riproducevano il viaggio dei Reali d’Italia a Parigi. Dopo, portando dei genialissimi perfezionamenti tecnici, fotografici e artistici al cinematografo, dette dei magnifici spettacoli alla Sala Umberto I di Roma, ottenendone un tale successo da meritarsi l’iscrizione nell’albo d’oro degli uomini illustri.

Nello stesso anno, in seguito alla morte di suo zio, Monsignor Gaudenzio Bonfigli, Arcivescovo di Alessandria, egli si recò in Egitto, dove la sua indomabile attività trovò il campo più fertile ed il successo più sicuro.

Il Cinema Radium, di cui il Bonfigli fu l’ideatore ed è il proprietario, è una delle più complete eleganti, ricche sale di proiezione, nelle quali si riversa il gran pubblico cosmopolita della metropoli egiziana. Nello stesso tempo il cav. Bonfigli ha impiantato una grande casa di edizione di films. La sua produzione ha completamente conquistato i mercati stranieri ed è apprezzatissima per una tecnica ultra moderna dovuta alla genialità di quest’uomo meraviglioso. Ora Francesco Bonfigli è venuto a passare qualche mese in Italia. La cinematografia italiana in tutti i suoi migliori esponenti dovrebbe rendergli onore. Di uomini simili ne abbiamo molto bisogno specie in questo periodo di crisi che si supera soltanto con l’intenso lavoro e con larghezza di vedute. Nel salutare questo magnifico italiano ci auguriamo ch’egli abbia a consacrare un po’ della sua mirabile attività anche nel proprio paese.»

Di Francesco Bonfigli, casa di produzione (ripresa di attualità cinematografiche), commercio film e Cinema Radium (Rue Borsach 20, El Cairo), non ho molte notizie, ma considero che il suo contributo sia molto importante. So che ha mantenuto buoni rapporti, con alcune case francesi ed inglesi. Non so che fine abbia fatto, la sua famiglia, ecc.

Altre notizie su questo pioniere? Scrivetemi.

Roberto Basilici un italiano nell’ombra

Roberto Basilici, figurino per il Faust di Murnau, 1926
Roberto Basilici, figurino per il Faust di Murnau, 1926

Questo post era programmato da qualche tempo, Roberto Basilici è uno dei personaggi della serie “senza fissa dimora”, ma non ero sicura se dovevo pubblicare qualche indizio sulla ricerca, prima di riuscire a pubblicare il libro. Ho cambiato idea.

L’opera di questo italiano nel cinema muto europeo è (quasi) completamente sconosciuta, ignorata e dispersa, ed è un vero peccato. L’unica informazione affidabile è questo pdf nel sito internet Casa dei Basilici. Complimenti per la ricerca al curatore Paolo Basilici.

Ecco un primo assaggio della mia ricerca sul lavoro di Basilici nel cinema:

Nella penombra il direttore di scena e l’operatore; nell’ombra completa l’architetto, il bozzettista, lo scenografo.

Basilici, è uno di questi uomini modesti che vivono nell’ombra cinematografica. Eppure è infinitamente più meritevole di luce di tanti altri, appunto perché artista in sua manifestazione.

Chissà quanti avranno detto, ammirando il Faust realizzato dal celebre inscenatore di Aurora, Murnau : — Che film magnifico! Che costruzioni meravigliose, e che splendidi costumi! Non c’è che dire, questi tedeschi sono veramente insuperabili…! Nessuno avrà pensato che in un film di pretta concezione tedesca, interpretato da un grande artista tedesco come Jannings, impostato con criteri dell’ultra-teutonica UFA, un italiano fosse stato chiamato a collaborare con la sua genialità creatrice alla realizzazione di un cosi grande capolavoro. Eppure Murnau sapeva il fatto suo, più di tanti direttoroni di marca nostrana che imperano ormai a Berlino.

Basilici non è solamente un pittore scenografico, non è solo il bozzettista filmico o il figurinista di tale o tal altra epoca. Egli è sopra tutto un formidabile ispiratore per chi deve realizzare il film, è un aiuto preziosissimo per la sua vasta cultura artistica, per la profonda conoscenza storica delle epoche e degli ambienti in cui qualunque azione si svolge.

Ha collaborato in un numero stragrande di film, lavorando a Hollywood, a New-Jersey, a Parigi, a Roma, a Vienna, a Berlino; ha inscenato un numero infinito di opere nel Nord e nel Sud-America, in Italia e in Francia; i migliori teatri di Spagna e d’Inghilterra se lo disputarono per parecchi anni e nell’immediato anteguerra fece più di una stagione all’Imperiale di Pietroburgo.

Ma la passione lo riportò suo malgrado verso lo schermo, verso la film che diventa arte appunto perché tutte le arti vi sono fuse con armonia et sans emportement, come argutamente fa osservare Dekobra. Ed eccolo inscenare per conto di una grande Casa berlinese Due uomini, in una mirabile scena del quale film seppe riprodurre con una sbalorditiva realtà di particolari la Cappella Sistina, dipingendo falsi arazzi, riproducendo quadri e decorazioni, mobili e addobbi ; « piazzando » personaggi e dignitari con occhio esperto, da artista sempre. Recentemente in Nozze di Rivoluzione, il magnifico film della « Terra », interpretato da Diomira Jacobini, non fu solamente il bozzettista coscienzioso, ma fu sopratutto il prezioso consigliere dell’inscenatore. E si deve appunto a questa sua partecipazioni se questo film, fatto completamente in Germania, si presenta invece in una ambientazione caratteristicamente francese.

In ogni film dove il Basilici è stato chiamato si nota la personalità spiccatissima di questo artefice modesto. I suoi scenari sono improntati di buon gusto e di genialità, i personaggi da lui descritti con vigorosi tratti, presentano attraverso i costumi da lui creati, il carattere drammatico che l’azione richiede; in una piega di panneggio, in un finto « gobelin », in un oggetto qualunque posato su di un mobile, s’intuisce l’appassionata e continua assistenza dell’artista.

E bene che in questo momento di preparazione e di organizzazione per la rinascita del film italiano, sia ricordalo questo valoroso rappresentante della nostra terra, perché si possa contare sul suo nome nel fecondo domani.

L’autore dell’articolo è un certo Fabian, cinque mesi dopo, come ho appreso dal sito Casa Basilici, Roberto moriva a Berlino vittima di un cancro alla gola, era nato a Roma nel 1882.