Categoria: Guest Post

The 846th opinion

Mi dispiace moltissimo…. grazie di tutto Luke!

The Bioscope

Roundhay Garden Scene

Years ago, when I first discovered films, and I started to absorb all the information that I could from guides and reference books, I came across the Sight and Soundten-yearly lists of the greatest films ever made, as voted for by an august group of film critics. There was a sense of awe at titles I had yet to see, such as Citizen Kane, Bicycles Thieves, Ugetsu Monogatari or Battleship Potemkin, and fascination at how changing tastes brought new films into favour and old certainties fall away with each decade’s new choices.

In 1982 I eagerly devoured what was the fourth to be held, where Citizen Kane retained its top place (I had seen it by then and respected it deeply), followed by La Règle du jeu, Seven Samurai, Singin’ in the Rain, and so on. I naturally thought…

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E Muto Fu viaggio attraverso il cinema muto per condividere una passione

kinoglaz
kinoglaz

Il cinema muto è una miniera di sorprese, un rifugio dove ogni gesto ed ogni movenza vengono ad assumere un significato. L’amore per il linguaggio del corpo, per la recitazione, più che per gli effetti speciali computerizzati l’ho maturato verso la fine del liceo, quando mi sono appassionato degli horror anni ’30 e ’40. La gestualità e la recitazione, diventavano essenziali per provocare la paura nello spettatore. Da lì il passo verso il muto è stato breve. Anche se i primi approcci non furono molto positivi, nel corso del tempo ho iniziato ad apprezzare sempre più i tempi e lo stile di recitazione del cinema muto. Così tra un esame universitario e l’altro ho iniziato a vedere film muti per distendermi da una giornata di studio. E Muto Fu nasce proprio da questa esigenza. Grazie al sostegno e all’apporto della mia ragazza, che mi ha aiutato a mettere in atto le tante idee che tendo a lasciare in sospeso, ho pensato di creare un piccolo spazio su cui condividere la mia passione per il cinema muto. Nel giro di poco tempo ho notato come tendessi ad indirizzarmi verso alcuni filoni in particolare: il cinema horror americano di Lon Chaney e Browning, i classici tedeschi e la sterminata produzione francese, tra i serial e i capolavori di Marcel L’Herbier. Nel corso di questi pochi mesi di vita, ho cercato costantemente di migliorare il mio stile, limitandomi, non essendo affatto uno specialista, a semplici recensioni dei film che ho visto. Ma i progetti per il futuro sono tanti e spero con il tempo di migliorare ulteriormente. A ventidue anni c’è tempo per crescere ed imparare…

La passione nasce però da lontano, quando avevo circa otto anni, quando mia madre tornò a casa con una copia di “The kid” di Chaplin. Ma non è stato certo questo il primo approccio, anche se il primissimo è stato addirittura traumatico. Ho il vago ricordo di mia madre, grande appassionata di Giovanna D’Arco, nell’atto di guardare “La passion de Jeanne d’Arc” di Dreyer. La musica, le immagini, l’espressività mi spaventarono talmente tanto che ebbi gli incubi per mesi, forse anni. Il film mi ha colpito così tanto che ancora oggi non riesco a vedere quelle immagini.

Escluso Chaplin penso di non aver visto muti per tantissimo tempo. Con passare degli anni iniziai però a sviluppare una passione per i film degli anni ’30 e ’40, in particolare Horror, una passione tanto grande da spingermi a vedere i grandi film da cui tutto era partito. Il primo approccio, ancora una volta, non fu molto positivo. Acquistai un’edizione scadente di Nosferatu e lo guardai incapace di comprenderlo, alla ricerca della voce dei personaggi più che della ricchezza di quel capolavoro. Ma questa visione mi aveva certamente lasciato una traccia indelebile, un via per avvicinarmi definitivamente al cinema muto. Nel giro di poco tempo vidi i grandi classici tedeschi come “Il gabinetto del Dottor Caligari” o “Il gabinetto delle figure di cera” rimanendone come fulminato. Ma, forse stranamente, fu un altro film a far scattare definitivamente la scintilla: “Greed“ di Von Stroheim.

Solo a Luglio di questo anno, mentre guardavo l’ennesimo muto della sessione d’esame, mi venne in mente di creare un piccolo spazio dove poter condividere la mia passione. Ancora una volta questi film mi offrivano l’opportunità di uscire dalla routine dello studio ma in maniera diversa, più partecipata.

Iniziai creando “Muto Sorriso” e scrivendo, in maniera ancora incerta e noiosamente prolissa, la recensione di “The Man Who Laughs”. Cambiai il nome in “Senza Voce”, ma sentivo che mancava qualcosa per dare vita al mio piccolo spazio. Alla fine venne l’illuminazione. La luce non poteva certo venire da me, ma dalla mia ragazza che mi ha spesso aiutato a mettere in atto le tante idee che tendo a lasciare in sospeso: durante un fitto scambio di sms in cui si alternavano i nomi più disparati mi propose “E Muto Fu”. Neanche il tempo di confermarle che mi piaceva che cambiai definitivamente il nome al mio blog. Così ho iniziato a dedicarmi al mio piccolo spazio, sempre alla ricerca di qualche miglioramento, sempre con la stessa voglia di condividere con tutti la mia passione. Nel giro di poco tempo mi sono indirizzato verso film magari meno noti in Italia, con particolare attenzione verso la Francia e la Bretagna (su cui ho intenzione di concentrarmi nei prossimi mesi). Ma ovviamente non potevo tralasciare la mia prima passione con i grandi film Horror di Browning e Lon Chaney. Nei prossimi mesi la mia attenzione si sposterà infine su un’altra zona a me cara ma meno battuta, quella dei film cechi e russi, alternandoli ovviamente con recensioni di film più classici che rivedo sempre volentieri. Ringrazio tutti coloro che vorranno intraprendere questo viaggio nel cinema muto insieme a me, e sempreinpenombra per questa splendida opportunità.

E Muto Fu, dicembre 2011