Categoria: Festival

Naufraghi! Terra Film AG 1927

Maria Jacobini in una scena del film
Maria Jacobini in una scena del film

Non è certo un film che si possa vedere con piacere proprio ora che il caldo si fa sentire con una certa intensità: ha tutti i difetti delle produzioni germaniche, con ben pochi pregi. La vicenda si impernia su di uno spunto già altre volte sfruttato: la creduta morte in un naufragio di una donna, fuggita dal tetto coniugale, fa sì che il marito si risposi, e si trovi, qualche anno dopo, accusato di bigamia dalla prima moglie che ritorna: « Bigamia » è infatti il titolo originale del film, al quale è stato sostituito quello un po’ vago di « Naufraghi », che non si sa bene se debba essere accettato in senso morale o materiale.

Ci sono, sì, delle scene di naufragio, ma per la maggior parte sono state prese, così come sono, dal « Transatlantico » di Righelli; chiunque abbia visto questo film potrà sincerarsene personalmente.

Il lavoro è condotto con molta lentezza e con una logica « sui generis »: la fine soddisfa, nonostante la sua teatralità.

Generalmente buona la fotografia; direttore artistico: Jaap Speyer.

Maria Jacobini ha saputo eccellere in una parte ingrata: ballerina di locali di quart’ordine prima, misero rottame umano poi, è apparsa sempre sincera e commovente, sacrificando non poco della sua bellezza con vero spirito di artista.

La hanno efficacemente contornata Heinrich George, Anita Dorris, Ernest Verebes (sic. Ernö).

In conclusione questi ottimi attori avrebbero dovuto lavorare in qualche cosa di meglio e di più digeribile.

Alberto Albertazzi
(Il Corriere Cinematografico, Torino 22 giugno 1929)

Premesso che il titolo originale, Bigamia, è assai più felice di quello italiano in quanto racchiude e sintetizza il perno del dramma, tanto più, poi, che i naufraghi (plurale; maschile o collettivo) della vicenda si riducono ad una naufraga (singolare; femminile), premesso, ripeto, tutto ciò, possiamo senz’altro affermare essere, questo, un film di medio calibro, particolarissimamente tedesco, e, conseguentemente, della mentalità di quanti lo concepirono ed inscenarono, abbastanza riuscito.

Gli americani, è noto, non guardan troppo per il sottile nella concezione dei loro lavori. Situazioni convenute, colpi di scena tirati con i denti. Ma, perbacco!, anche i tedeschi non scherzano. Provare per credere. E provare, nel caso nostro, equivale a vedere questo film.

Si assiste, in Naufraghi, ad alcuni colpi di scena fantastici per ingenuità e per inverosimiglianza. Ricordare, a questo proposito, la comparsa del fanciullo nell’aula del tribunale. Citiamo questo, non perché esso sia il solo, ma perché per primo presentatosi nella mente.

La storia vuol essere tragica, e lo è; vuol essere triste, e vi riesce. Ripetiamo: il film è la sestessenza della tedescheria.

Ne volete un’idea? Pensate a La morte civile al rovescio. Invertiti, cioè, i sessi ed esasperate le situazioni.

Si dirà: ma è assolutamente indispensabile al cinematografo, oggi, tal sorta di soggetti? Mah!…

Maria Jacobini, supremamente veritiera e toccante nelle ultime scene (le più consone, forse, al suo temperamento) è stata, nelle altre, falsa voluta artificiosa, come sempre. Non sempre a posto, il George; insignificante, la Dorris.

Perfetta, la cernita degli attori, fisicamente aderentissimi, tutti, ai rispettivi ruoli. La tecnica e la messinscena meritano il 5/10. Generalmente buona, la fotografia.

Raul Quattrocchi
(Kines, Roma 23 giugno 1929)

Naufraghi! (Bigamie) sarà proiettato nel prossimo Nederlands Film Festival

Ingeborg Holm – Victor Sjöström (1913)

Ingeborg Holm secondo mutosorriso, visto al Cinema Ritrovato 2013

E Muto Fu

Victor Sjöström con Ingeborg Holm rappresenta la toccante storia di una donna caduta in disgrazia e privata dei suoi figli. La sceneggiatura scritta da Nils Krok, autore dell’opera da cui il film si ispira, e sistemata dallo stesso regista, risulta decisamente ben costruita e racconta con estrema delicatezza la disperazione di una moglie e di una madre affettuosa costretta da un destino avverso a perdere tutto: felicità e dignità di vivere. Per un ruolo tanto difficile venne scelta Hilda Borgström, attrice già affermata in teatro ma che muoveva i suoi primi passi sul grande schermo.

Ingeborg Holm perde il marito e vede fallire la sua drogheria nel giro di poco tempo. Si ritrova così a dover vivere in una casa dei poveri assieme ai suoi tre figli. Nel giro di poco tempo, però, questi le vengono tolti e sono affidati a delle famiglie più agiate. Ingeborg Holm passa…

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Toute la Mémoire du Monde quarta giornata

La sala Langlois prima della conferenza
La sala Langlois prima della conferenza

Come raccontavo nell’ultimo post dedicato a questo festival, la giornata del 30 novembre iniziò con la conferenza di Paolo Cherchi Usai: Lindgren Manifesto, 8a puntata: Preludio alla fondazione di un museo dell’immagine numerica.

Vedo che il sito della Cinémathèque Française non ha caricato il video, un vero peccato.

In seguito e senza spostarci dalla sala Henri Langlois, abbiamo assistito alla tavola rotonda, in partenariato con la FIAF: Quale etica per il restauro dei film nel 2012?

Al dibattito sono intervenuti Paolo Cherchi Usai (Georges Eastman House), Thomas Christensen (Danish Film Institute), Béatrice de Pastre (Archives françaises du film du CNC), Bryony Dixon (British Film Institute), Gian Luca Farinelli (Fondazione Cineteca di Bologna), Laurent Manoni (Cinémathèque Française), moderatore Christophe Dupin (FIAF).

Quasi tutti erano d’accordo in considerare le possibilità che offre il digitale. Quasi tutti tranne Paolo Cherchi Usai, che già nel corso della sua conferenza-manifesto di pochi minuti prima aveva esposto dubbi e  perplessità nei confronti del futuro digitale, e riaffermò la sua intenzione di fare “nulla, il meno possibile” sui film in archivio, altrimenti si continuerà a “produrre mostri”.

Gian Luca Farinelli dopo essersi dichiarato favorevole alla preservazione più che al restauro, ricordò a tutti che il pubblico è diventato molto esigente, per esempio sua figlia di otto anni non ama le righe dei vecchi film, quindi i vecchi restauri vanno sicuramente rifatti.

Che dire? A Cherchi Usai disposto (adesso) a fare il meno possibile, di mantenere questo impegno e non promuovere nessun restauro per evitare certi “mostri”. A Farinelli, di mettersi d’accordo con se stesso.

Se mi capita una copia nitrato della prima versione di Cabiria in buone condizioni, la seppellirò dove nessuno di voi due potrà trovarla.

Lo stesso giorno alle 19,30 abbiamo potuto assistere allo spettacolo del Phono-Cinéma-Théâtre 1900, presentato da Manuela Padoan (Gaumont) e Laurent Mannoni che rimarrà nella mia memoria per sempre, grazie!