La Gerusalemme liberata – Guazzoni Film 1918

L’arcangelo Gabriele incita Goffredo alla crociata.
Egli disse: Goffredo, ecco opportuna
Già la stagion chi al guerreggiar s’aspetta:
Perchè dunque frappor dimora alcuna
A liberar Gerusalem soggetta?

Alla presenza di Pier l’Eremita, Goffredo incita i principi cristiani alla Crociata:
Ora che i passi liberi e spediti,
Ora che la stagion abbiam seconda,
Che non corriamo alla città ch’è mèta
D’ogni nostra vittoria? E che più il vieta?

Il re di Tripoli invia doni e rifornimento a Goffredo:
Gran turba scese di Fedeli al piano
D’ogni età mescolata e d’ogni sesso
Portò i suoi doni al vincitor cristiano.

Tancredi svela il suo amore a Clorinda:
Il mio cor, non più mio, s’a te dispiace
Ch’egli più vive, volontario more:
E’ tuo gran tempo; e tempo è ben che trarlo
Ormai tu debba: e non debb’io vietarlo.

Erminia indossa le armi per recarsi da Tancredi ferito:
Col durissimo acciar preme ed offende
Il delicato collo, e l’aura chioma;
E la tenera man lo scudo prende
Pur troppo grave e insoportabil soma.
Così tutta di ferro intorno splende,
E in atto militar se stessa doma.

Così vince Goffredo:
Ne’ pur deposto il sanguinoso manto,
Viene al tempio con gli altri il sommo Duce
E qui l’arme sospende, e qui devoto
Il gran sepolcro adora e scioglie il voto.

Messa in scena di Enrico Guazzoni
Soggetto dal poema epico di Torquato Tasso (1581), riduzione di Enrico Guazzoni
Operatore: Alfredo Lenci
Interpreti principali: Amleto Novelli (Tancredi), Edy Darclea (Armida), Olga Benetti (Clorinda), Elena Sangro (Erminia), Beppo A. Corradi (Rinaldo), Ljubomir Stanojevick (Aladino), Eduardo Monteneve (Goffredo di Buglione), Rinaldo Rinaldi (Olindo)
Produzione Guazzoni Film 1918

Tre versioni tre del famoso poema del Tasso a carico di Enrico Guazzoni. La prima è del 1911, produzione Cines (film scomparso), la seconda, questa del 1918, la terza è 1935, produzione Capitani Film, una versione sonorizzata (con nuove scene) di questa seconda versione. Amleto Novelli interpreta il personaggio di Tancredi nelle tre versioni. Il film è stato girato negli stabilimenti della Guazzoni Film a Villa Massimo, Via G. B. Morgagni, Roma. Per certe acrobazie fotografiche, Guazzoni chiese aiuto al grande Filoteo Alberini.

Copia restaurata dalla Cineteca Nazionale di Roma, sulla base di un positivo infiammabile messo a disposizione dalla George Eastman House di Rochester. Mancano alcune scene e tutte le didascalie originali. Il metraggio, secondo il visto di censura, era di m. 1908, la lunghezza della copia attuale è m. 1473 (64 ‘ a 20 f/s).

Per liberare questo film bisogna fare una crociata? Dov’è il Goffredo di Buglione disposto a darci una mano?

Il fiacre n. 13 – Ambrosio 1917

Il fiacre n. 13 Ambrosio 1917
Alberto Capozzi, Il fiacre n. 13 Ambrosio 1917

Messa in scena di Alberto A. Capozzi, Gero Zambuto
Soggeto da Le Fiacre n. 13 (1881) di Xavier de Montépin, riduzione per il cinema di Giuseppe Paolo Pacchierotti
Operatore: Giovanni Vitrotti
Interpreti: Alberto A. Capozzi (l’apache Gian Giovedì), Elena Makowska (Berta Varny), Gigetta Morano, Fernanda Negri Pouguet, Cesare Gani Carini, Vasco Creti, Diana Karenne.
Produzione Soc. An. Ambrosio, Torino 1916-1917, 5700 metri.

Film in quattro episodi: 1° Il delitto al Ponte de Neuilly (vietato dalla censura, mai uscito in Italia); 2° Gian Giovedì; 3° La figlia del ghigliottinato; 4° Giustizia!

Il duca Giorgio de Latour-Vaudier, che ha dissipato tutti i suoi averi nelle sale di gioco, diventa, istigato dalla sua amante Berta Varny, un pericoloso delinquente.

Assieme a Berta e l’apache Gian Giovedì, decide di eliminare suo fratello, il duca di Latour, ed il suo bambino. Ma, al momento dell’esecuzione, Gian Giovedì, che cela sotto l’aspetto rude un cuore generoso, invece di uccidere il piccolo, lo nasconde in un fiacre: Il fiacre n° 13.

Giorgio e Berta godranno a lungo il frutto della loro infamia, ma verrà il momento in cui la Nemesi vendicatrice si abbaterà su di loro, che hanno accumulato delitti su delitti: Berta si toglierà la vita, Giorgio diventerà pazzo: il bambino nascosto nel fiacre n° 13, ormai divenuto un uomo, ritornerà in possesso delle ricchezze usurpategli.

Restaurato dalla Fondazione Cineteca ItalianaCineteca di Bologna, l’ultimo episodio fu presentato nel festival del Cinema Ritrovato 2002.

Ricordo di Emilio Scarpa a Venezia

20 anni di arte muta
20 anni di arte muta

Tempo fa avevo scritto in questo sito di Emilio Scarpa, regista di 20 Anni d’Arte Muta. Qualche mese fa , il Prof. Francesco Ferrari si mise in contatto per inviarmi questa biografia che a continuazione pubblichiamo:

Emilio Scarpa – Martire della Libertà

Emilio Scarpa nasce a Venezia il 23 ottobre del 1895 da una modesta famiglia molto religiosa. Da ragazzo entra nel seminario  e segue gli studi sino all’ordinazione sacerdotale. A quasi trent’anni abbandona il sacerdozio e obbligatoriamente cambia città. Va a Milano e lavora alla Franco Tosi come operaio. Entra nel movimento socialista milanese e diviene attivista sindacale. L’avvento del fascismo lo vede tenace oppositore e per le sue idee subisce più volte il carcere. La sviluppo della cinematografia in Italia suscita il suo interesse e diviene ben presto regista. Nel 1939 presenta alla Biennale di Venezia un interessante documentario su venti anni di film muto in Italia. Durante la Resistenza collabora con il Centro Clandestino Raccolta Notizie costituito dai redattori dell’AVANTI! di Milano che avrà trentaquattro caduti nella lotta partigiana. Realizza l’unica edizione dell’Avanti! clandestino di Venezia, come membro del Comitato Militare Regionale del CLN svolge un’azione di collegamento con i partigiani del Basso Piave. Per questa sua iniziativa è arrestato e portato nel campo di sterminio di Mauthausen. Nella prigionia è punto di riferimento di molti italiani che con lui condividevano la tragedia del lager. E’ trasferito a S. Aegyd il 21 febbraio del 1945 (1). Vede la fine della prigionia, ma non rientrerà in Italia perché la morte sopraggiungerà più rapida della libertà per le sue gravi condizioni fisiche. Scrive di lui il Pappalettera nel suo “ Tu passerai per il camino “ (2) : Emilio Scarpa è per noi un buon papà , vecchio socialista perseguitato dal 1922, ha patito confino, galera e sabotaggio nella sua professione di regista cinematografico. Tutto questo ha aumentato in lui la passione dell’ideale, persino qui ne parla con tale entusiasmo da riuscire a contagiarci. Da lui ho compreso finalmente chi era Matteotti, e perché i fascisti lo hanno ucciso. Emilio racconta le avventurose vicende per stampare e distribuire un giornale clandestino, l’AVANTI! Emilio Scarpa muore il 15/9/1945 lontano dall’amata sua città, Venezia, senza assaporare la tanto amata libertà.

1) Vedi lettera del Borgomastro di S. Aegyd al Pappalettera 24/6/64 – in “ Tu passerai per il camino “ Ed Mursia pag 163 – Milano 1965

2) Vedi Pappalettera “ Tu passerai per il camino “ Ed Mursia – Milano 1965 pag 44

Domani 27 gennaio a Venezia, in occasione del Giorno della Memoria, si ricorderà la figura di Emilio Scarpa, giornalista e regista.
Ringrazio di nuovo il Prof. Ferrari per la sua gentilezza.