Giovanna Shore – Britannia Film 1911

Giovanna Shore (Jane Shore), Britannia Film 1911
Giovanna Shore (Jane Shore), Britannia Film 1911

Scene drammatiche della storia d’Inghilterra.

Protagonista Miss Florence Barker.

È questa una suggestiva pagina della storia d’Inghilterra, la quale dimostra chiaramente come i favori largiti dai monarchi suscitino sovente delle perturbazioni, dei tormenti, nei cuori degli umili.

Giovanna Shore, moglie di un gioielliere, viene notata da re Edoardo IV, che la eleva al grado di dama d’onore. Il povero marito continua, nell’ombra, il suo mestiere d’artista, mentre sua moglie assurge ai più alti onori.

Ma avviene che il re muore improvvisamente e Giovanna Shore vede i suoi ammiratori di poco prima divenire i suoi nemici acerrimi. Il duca di Gloster la perseguita per ottenere i suoi favori, ma siccome ella si rifiuta recisamente, egli l’accusa di stregoneria al letto del re morente. Trascinata davanti ai tribunali ecclesiastici, Giovanna è scomunicata e gettata in preda alla plebe assetata di sangue, che ne fa strazio…

Prima versione cinematografica della storia di Jane Shore, metri 375 circa, distribuito in Italia dalla Pathé (dicembre 1911).

La crisi, la banca, le masse, e il Re della Cinematografia

Il figlio di Madame Sans-Gêne, Tiber Film 1921, messa in scena di Baldassarre Negroni
Il figlio di Madame Sans-Gêne, Tiber Film 1921, messa in scena di Baldassarre Negroni, al Cinema Modernissimo e al Teatro Quattro Fontane, dicembre 1921

Dicembre 1921

L’agitazione dei cinematografisti.

Domenica 4 corr. ebbe luogo al Teatro Trianon il secondo comizio di tutti gli aderenti alle varie organizzazioni cinematografiste romane.
Il comizio riuscì imponentissimo per il numero degli intervenuti e per la discussione ordinata ed elevatissima che si svolse a tutela dei vitalissimi interessi generali di tutte le classi dei Lavoratori del Cinematografo.
Infine venne votato all’unanimità e con entusiastiche acclamazioni il seguente ordine del giorno:
« L’Assemblea di tutti i lavoratori intellettuali e manuali del film;
Constatando con il più vivo compiacimento l’affermazione raggiunta presso l’opinione pubblica e il Governo attraverso la solenne dignitosa manifestazione del 26 novembre c. a.;
Constatando con soddisfazione come l’accettazione da parte del Governo e del Consiglio Superiore delle Industrie Cinematografiche della discussione di un ordine del giorno presentato dalla F. A. C. I. e dalle organizzazioni implica un riconoscimento di fatto delle organizzazioni stesse, riconoscimento consacrato, del resto, nel 1. articolo del medesimo ordine del giorno;
Deplorando peraltro la interruzione delle riunioni del Consiglio Superiore delle Industrie Cinematografiche avvenuta subito dopo le prime deliberazioni concrete, interruzione inopportuna nella tragica crisi di disoccupazione;
Ritenendo che ogni formale promessa non potrà avere la sua concreta attuazione se non sotto la pressione delle organizzazioni maggiormente interessate alla soluzione della crisi;
Delibera di continuare e intensificare la propria azione indipendente, dovunque e comunque sarà necessaria, perché al più presto si raggiungano le vittorie materiali, e ne dà mandato al Comitato di agitazione;
Decide di demandare al Comitato stesso la nomina di un Direttorio Segreto di Azione cui l’Assemblea dà ampio mandato di poteri, impegnandosi all’assoluta e rigorosa disciplina per l’impiego di tutti i mezzi legali e federali ».

La Banca Italiana di Sconto chiude i suoi sportelli. Grande panico nell’ambiente cinematografico.

Roma, 7 dicembre 1921. Col concordato di questi giorni, la Banca Italiana di Sconto, intesa come organizzazione libera e indipendente, è passata a miglior vita.
Per le mani degli stessi necrofori per cui è passato il cadavere bancario, passeranno tutte le imprese che dalla Sconto traevano vita. Con l’Ansaldo e con gli altri figli incestuosi dei superuomini di Piazza in Lucina, passeranno la gran parte delle imprese cinematografiche italiane.
È soltanto adesso che incomincia, per la cinematografia nostra, la crisi: la vera, e non quella creata ad arte dagli industriali in fregola di nuovi aumenti di capitale.
La crisi — vera — in cui entra oggi la cinematografia d’Italia, può esser paragonata a quella che si verifica in un’osteria quando si cambia il proprietario.
Il nuovo venuto vuol vedere tutto e rendersi conto di tutto, e per intanto ferma tutto affiggendo sulle porte un telone provvisorio con la scritta: “Prossima apertura”.

L’avv. Barattolo bastonato da un operatore cinematografico.

Roma, 10 dicembre 1921. Oggi, verso le 13,30, l’avv. Giuseppe Barattolo, consigliere delegato dell’Unione Cinematografica Italiana, uscendo dagli uffici di piazza dell’Esedra, è stato fermato da un individuo dimessamente vestito che lo ha apostrofato intimandogli di trovargli lavoro. L’avv. Barattolo gli ha risposto che per il momento, trovandosi l’industria cinematografica in crisi, non aveva lavoro per nessuno. Lo sconosciuto allora si è slanciato contro il Barattolo, percuotendolo al viso con pugni e bastonate.
Mentre alcuni passanti soccorrevano l’aggredito, alcune guardie regie arrestavano l’aggressore accompagnandolo all’ufficio di P. S. del Viminale, dove il vice commissario Pasarini lo ha identificato per l’operatore cinematografico Giovanni Del Gaudio, di anni 20, da Napoli, abitante in via Raffaele Cadorna 13. L’avv. Barattolo è stato dichiarato guaribile in 15 giorni.

L’azione violenta del Del Gaudio va unanimemente deplorata. Essa però purtroppo è l’esponente dello stato di animo delle masse, che se hanno delle colpe, non devono essere illuse, né aizzate… E preferiamo non aggiungere altro, augurando al comm. Barattolo — che da notizie dirette sappiamo già quasi guarito — una completa prontissima guarigione.

Il Re della Cinematografia.

Pasquale Parisi, carissimo amico nostro e scrittore di grande talento, volle un giorno farci l’onore d’inviarci un suo articolo, intitolato appunto Il Re della Cinematografia. Parisi enunciava tutte le cause del fallimento che presto avrebbe dovuto colpirci e che in effetti ci colpì: le donne erano le padrone, gli uomini perdevano la testa per un paio di mutandine ecc. ecc., e dava la colpa di tutto questo erotico ruzzare al Re della Cinematografia che proponeva di detronizzare. E concludeva: Chi sia il Re della Cinematografia lo dirò un’altra volta.
Non ha più scritto, ma i lettori compresero bene e ricordano ancora. Il Re della Cinematografia è quell’affare che spinge l’uomo a coricarsi con la donna e rende forte la donna che vuole sfruttare l’uomo. È Priapo, dio formidabile a cui i Greci ebbero il buon gusto di elevare dei monumenti.
Orbene che cosa mai combinano alcuni quotidiani fra i quali anche qualcuno molto amico di Barattolo? Lo gratificano del titolo di Re della Cinematografia credendo di fargli un complimento, e non dubitiamo nemmeno che gli fanno atroce ingiuria.
Un po’ di colpa però va anche all’avvocato che troppo spesso si fa portare agli onori della cronaca.
(A proposito. Quando leggemmo che il Del Gaudio era stato tenuto al fonte battesimale dal buon papà del commendatore, sospettavamo che ci doveva essere un trucco. L’avvocato s’è fatto dare quattro sganassoni per fare la vittima della F. A. C. I.; così pensammo. Invece, appurando appurando, abbiamo saputo una storia meravigliosa che comincia da una cava di tufo, che prima era dei Del Gaudio, che continua con la medesima cava che fu imbarattolata da un altro proprietario, e di tante altre cose spassose a sentirsi e che finiscono con le ficozze dell’altro giorno).
E francamente c’è dispiaciuto di sapere un Re della Cinematografia così malmenato, tanto più che si sa che i Re della Cinematografia, presi con dolcezza, finiscono con l’ammosciarsi mentre invece i colpi, le spinte ecc. li fanno diventar più ritti che mai…

Le triomphe de la vedette masculine sur l’écran américain

Rudolph Valentino, Monsieur Beaucaire (1924)
Rudolph Valentino, Monsieur Beaucaire (1924)

Paris, décembre 1924. Il fut un temps, pas très éloigné de nous, où les Américains lorsqu’ils lançaient un film, faisaient de gros efforts de publicité, pour attirer l’attention du public sur la ou les vedettes féminines qui interprétaient ce film. On ne négligeait aucun détail pour satisfaire notre curiosité. Nous connaissons bien longtemps avant la projection de l’œuvre, tout ce qui concernait la vie privée des vedettes. Du moins, nous donnait-on l’illusion que nous étions mis au courant de tout, nous savions que la vedette possédait deux chiens, un perroquet, une magnifique collection de tabatières ou bien de chinoiseries. On se chargeait de nous initier aux goûts de l’intéressée en musique, en littérature, en peinture.

La vie conjugale des stars ne paraissait avoir aucun secret pour nous et nous étions introduits jusque dans le cabinet de toilette de ces dames.

Il y a, depuis quelque temps, un changement dans ces coutumes. Vous pouvez feuilleter les copieuses revues américaines consacrées à l’art muet et vous êtes obligé de constater qu’on se préoccupe beaucoup moins maintenant des femmes artistes. Au contraire, vous lisez d’interminables articles consacrés aux interprètes masculins. Ne cherchons pas à comprendre la raison mystérieuse de ce changement subit. D’aucuns allègent que l’âme américaine s’est modifiée et que les Américaines sont très désireuses de connaître en détail la vie de leurs artistes favoris. Il y a peut-être quelque chose de vrai dans cette affirmation, car il est à présumer que les cinématographistes américains qui sont d’excellents hommes d’affaires, ne négligent pour présenter leurs films dans les meilleures conditions. Il est un fait, c’est que les cinématographistes des États-Unis ne « jouent plus la femme », mais bien l’homme!

La vedette de leurs films est presque toujours un représentant du sexe laid, alors qu’il y a quelques mois encore, la grande vedette appartenait immanquablement au sexe faible.

Il est curieux de faire cette constatation à l’heure où le féminisme triomphe dans certains pays et notamment en Angleterre où la Chambre des communes possède des « députées » et où le gouvernement compte parmi ses membres une « ministresse ».

Les Américains voudraient-ils faire machine en arrière et songeraient-ils à s’affirmer ainsi les adversaires du féminisme? Il ne fait pas s’empresser de conclure, mais passons en revue, si vous le voulez bien, les grands vedettes masculines que l’écran américain a révélées depuis deux o trois ans et en particulier ces derniers mois.

La petite Mary Osborne, qui cependant connut une notoriété mondiale, ne fut pas lancée à grand renfort de publicité comme le charmant petit Jackie Coogan, et beaucoup d’observateurs assurent qu’il faut voir là précisément la preuve que la vedette masculine triomphe indubitablement en Amérique. Voyez quelle différence avec la publicité de la toute mignonne Baby Peggy. Certes, cette délicieuse petite artiste est appréciée par tous les Américains. Mais ils ne lui vouent pas cette sympathie qu’ils accordent si généreusement à Jackie. A New-York comme à Washington, aussi bien qu’à Chicago, Jackie Coogan est le héros du jour. On vend sa photo en épingle de cravatte, ou bien encastrée dans des portefeuilles. Les chemisiers ont adopté les faux-cols Jackie Coogan et, comble de la popularité! les coiffeurs coupent les chevaux aux enfants à la Jackie. Voilà les « Enfants d’Édouard » détrônés!

Charlie Chaplin a vu ces derniers mois sa popularité quelque peu diminuer, uniquement parce que sa production personnelle s’est ralentie. Il ne faudrait pas en conclure que Charlot a cessé de plaire. Il est certainement l’un des favoris du jour. Toutes les fois qu’un film de lui est édité, c’est la ruée du public vers les cinémas. Les cinéphiles américains ne se lassent pas d’apprendre de nouveaux détails — si c’est possible — sur l’existence du grand comique. On suivit avec curiosité son évolution artistique, on s’intéressa à ses méthodes de mise en scène, et l’on se passiona, lorsque le bruit de ses fiançailles avec Pola Negri courut. La fameuse vedette polonaise qui se figurait ingénument attirer seule, à ce moment, la sympathie des amateurs de ciné, se trompait. Le public ne voyait en cette aventure que son Charlot.

Un autre artiste comique qui connaît également la grande faveur, est Harold Lloyd. Il s’entend  d’ailleurs merveilleusement à soigner sa publicité. On sait tout de luit nous pourrions dire avec quelque chance de ne pas commettre une erreur, le nombre de ses chaussettes, de ses cravates et la couleur de ses pyjamas.

Les cinéphiles américains son encore plus curieux sous ce rapport que les cinéphiles français. Ils tiennent à être renseignés minutieusement et vous ne pouvez ouvrir une gazette cinématographique américaine, sans y trouver la taille exacte d’Harold Lloyd, son poids exact et la composition exacte de sa bibliothèque. Les jeunes gens qui sont affligés de myopie, se croiraient déshonorés, s’ils ne portaient pas des lunettes « Harold ».

Jack Holt, l’homme au grand front, qui cependant incarne en général des héros assez antipathiques, est un homme du jour. Un film où il joue est appelé au gros succès et les metteurs en scène le présentent au public comme la vedette. Un artiste de la Fox, John Gilbert, qui n’est pas encore très connu en France, est un grand favori de l’heure présente.

Citons encore Gaston Glass, John Barrymore et Lewis Stone. Les Français qui ont admiré Folies de Femmes et ont apprécié le jeu merveilleux d’Eric Stroheim  s’étonneront peut-être d’apprendre que cet artiste est, sans aucun doute, un des interprètes les plus populaires des États-Unis. Vous ne pouvez faire un pas dans n’importe quelle cité américaine, sans trouver sa photographie, non seulement dans les libraires, mais encore dans les boutiques où l’on vend de la lingerie, de la parfumerie. Eric Stroheim reçoit d’ailleurs un courrier formidable, provenant du monde entier. Ce n’est pas flatteur pour notre époque, puisque cela semble démontrer que les femmes n’ont que de la sympathie pour un artiste qui personnifie le type de la brute.

Ajoutons cependant, en guise de compensation que Rudolph Valentino qui personnifie au contraire le beau garçon aimable et plein d’attraits, bat tous les records de lettres reçues. Convenez que c’est tout de même assez normal. Si l’on admet que les femmes écrivent à des artistes, il est plus logique qu’elles adressent leurs missives à un homme comme le fameux jeune premier qui est assez séduisant.

Aux États-Unis, Valentino a toujours soin de se faire accompagner par des amis, voire même par des agents de police, lorsqu’il se rend au théâtre. Il est sollicité par une foule de femmes jeunes et vieilles, de donner sa photo ou simplement des autographes. Il ne compte plus les fois où son auto fut poussée à bras par des cohortes d’admiratrices. Les Américains qui nous reprochent si souvent d’être le peuple le plus léger du monde, supporteront bien que nous nous moquions un peu de cet enthousiasme. Il y a des artistes populaires en France, nous ne sachons pas qu’ils aient été contraints de se faire précéder d’une compagnie de la garde républicaine, pour se rendre au café. N’est-ce pas Aimé Simon-Girard, Léon Mathot, Armand Tallier, Romuald Joubé, Jean Dehelly?

Tom Mix, Buck Jones, William Hart comptent leurs admiratrices par milliers, et lorsque leur nom se détache en lettres de feu sur le fronton d’un cinéma américain, vous pouvez être sûrs que le public vient de toutes parts pour les applaudir.

On se rappelle qu’il fut un temps où William Hart paraissait devoir abandonner le cinéma. Son nom cependant n’était pas oublié. On parla pendant des mois et des mois de sa vie conjugale, on affirma qu’il était sur le point de divorcer. Les gens qui se disaient très renseignés, assuraient qu’il allait épouser une de ses anciennes partenaires. Puis, on parla d’autre chose, lorsqu’on apprit que sa femme venait de mettre au monde un fils. Les bruits de divorce s’évanouirent aussi vite qu’ils s’étaient formés. Tout le monde sut que le ménage de William Hart était le meilleur ménage et, passant d’un extrême à l’autre, on le donna en exemple aux époux en mal de divorce. Ce fut presque du délire, quand on sut que William Hart s’adonnait de nouveau au ciné.

Un homme qui fait la fortune des impresarios, est Lon Chaney, cet extraordinaire artiste qui change si facilement de physionomie et qui est un as du maquillage. Il ne se doutait pas, il y a quelques années, alors qu’il jouait des rôles de cinquième plan et restait ignoré, qu’il attendrait une telle renommée. Il est aujourd’hui connu dans le monde entier, et son nom est synonyme de succès. Les femmes qui jouent à ses côtés ne sont quelquefois même pas mentionnées à l’écran. Encore un triomphe de la vedette masculine!

Dans le même ordre d’idées, Douglas Fairbanks éclipse tout à fait ses partenaires femmes. C’est vraiment le monde renversé et bien de vedettes féminines américaines soupirent en constatant le fait.

Wallace Beery qui figura dans tant de films, devient maintenant une grande vedette de l’écran. Il triomphe dans Richard Cœur de Lion, qui a suivi da belle création de Robin des Bois où il ne fut pas déplacé à côte de Douglas Fairbanks.

Tous les héros des films d’aventures connaissent la gloire sans partage. Tels sont Eddie Polo, Richard DixJohn Barrymore depuis le Docteur Jekyll est l’un des artistes les plus en vogue des États-Unis. N’oublions pas aussi Théodore Kosloff, dont la distinction et le jeu ont tant d’admirateurs. Cette énumération est au surplus bien incomplète. Il faudrait citer encore des douzaines d’artistes américains. Chose digne d’être signalée, ces artistes ne sont pas tous très jolis garçons, cela signifierait-il que les Américains ne veulent rendre hommage qu’au talent des interprètes, sans s’occuper de leur physique? Il serait hasardeux de tirer cette conclusion. Nous pensons simplement qu’il s’est trouvé aux États-Unis d’excellents artistes de l’écran et, qu’ayant particulièrement plu au public, ils ont été désignés comme vedettes par la force même de leur talent. Qu’une pléiade d’artistes-femmes surgisse soudain et nous assisterons, an Amérique, à un effort de publicité en leur faveur et il ne faudra pas crier alors au triomphe radical et définitif du féminisme.

Jean Frick
(Mon Ciné)