Il mio nome è Louis Feuillade, faccio il regista

Louis Feuillade
Louis Feuillade

Il pubblico domanda delle opere che parlino per noi, non delle frasi che parlino delle nostre opere. Ricordando l’accoglienza ultra benevola che il pubblico ha fatto a Judex e a Barrabas, la gratitudine m’impone di dire qualche cosa.

Eccomi quindi con la penna in mano, curvo sulla tavola del mio laboratorio ove sono posate ventisei bobine di film, ventisei dischi neri e lucenti uno sull’altro che pare attendano l’arrivo del discobolo che li deve lanciare nella pista. Sono fatti di materia preziosa nella quale sono amalgamati degli elementi venuti da tutte le parti del mondo: canfora di Formosa, nitrato di Chili, cotone di dovunque, innominabili prodotti chimici elaborati nelle formidabili officine coronate da fumaioli ciclopici. Un calcolatore potrebbe dirvi che vi è là dieci chilometri di film, con un totale di 520.000 immagini, e che ciò rappresenta una somma considerevole. Ed io potrei dirvi quanti mesi di lavoro ciò mi costa, quale pazienza, quali lotte contro gli uomini e contro gli elementi. Ora tutto ciò di fronte al giudizio del pubblico rappresenta zero. La sola cosa che conta è sapere se da questa massa di film si desti un principessa addormentata, che un mago risveglierà fra poco sotto il raggio della lampada meravigliosa, voglio dire una bella storia. Ecco il punto essenziale, la storia, il racconto, la finzione, il sogno, il resto non è che materia. Così la cosa più vecchia del mondo, che è la favola assoggetta ai suoi immortali capricci le più moderne invenzioni; le scoperte più prodigiose in luogo di sostituirla nello spirito umano, non servono che a ringiovanirla.

Louis Feuillade (19 febbraio 1873 – 25 febbraio 1925)

Louis Feuillade

Maître des lions et des vampires
Maître des lions et des vampires – Louis Feuillade, Francis Lacassin (Pierre Bordas & fils 1995)

Feuillade was a Southerner, and the secret of his work must be sought in his childhood, in a village cradled in the vineyards halfway between Montpellier and the shores of the Mediterranean. Louis Jean Feuillade was the fifth child of Marie Avesque and Barthélémy Feuillade, born at Lunel on February 19th, 1873, in a house in the Place de la République (see the house on Google Maps) whose façade still bears the inscription of his father’s profession: Commissionaire en vins (wine merchant). Quite early on he displayed the characteristic features of his countrymen – the singsong accent, the easy-going nature, the passion for bullfighting, the merciless wit, the sudden bursts of noisy, hermless and quickly-appeased anger. In adolescence, his own personality began to emerge over these characteristics in a liking for practical jokes and a taste for poetry, which he declaimed in cafés to applause from his friends. And instinct for the theatrical sent him up on stage during local festivities to reveal an irresistible gift for comedy.

Francis Lacassin

L’oro che arde di Alfred Machin – Hollandsche Film 1912

L'oro che arde 1912
L'oro che arde, Hollandsche Film 1912

Cento anni fa, il 16 febbraio 1912, usciva nelle sale di cinema italiane L’oro che arde, una produzione Hollandsche Film : “un dramma straordinario e poderoso per grandiosità rappresentativa, una vera tragedia del mare, fremente di orrore, interpretata dal grande tragico olandese Bouwmeester”.

La trama è questa: Un vecchio armatore, avaro e senza scrupoli, possiede un battello, una vecchia carcassa, che assicura per 10 mila lire in caso perdita.

Poi arruola un vecchio lupo di mare alcolizzato, promettendogli 1000 lire se saprà far colare a fondo la vecchia barca, e un giovane mozzo, il quale è all’oscuro della macchinazione avvenuta fra i due.

Il veliero parte e, in alto mare, il mozzo scopre tutto: allora il vecchio marinaio pensa che è giunto il momento d’agire, sbarazzandosi dell’incomodo testimone.

A notte alta attacca il fuoco al battello, mentre il mozzo sta riposandosi giù nella stiva. Il giovane, sentendosi soffocare dal fumo, cerca una via di scampo, ma tutte le porte sono chiuse. Con la forza della disperazione riesce a forzare una e, in piena notte, appare sulla tolda come una torcia ardente. Preso fra i due elementi, il fuoco e l’acqua, il giovane precipita in mare e sparisce.

Il vecchio assassino riesce a toccar terra e prendere possesso del premio promessogli dall’armatore, ma tormentato dai rimorsi beve di continuo cercando di stordirsi. Davanti a lui, sempre più chiara e precisa, si delinea la visione terrificante del delitto da lui commesso sino a che, in un attacco di delirium tremens, chiude gli occhi per sempre.

Dicono le cronache del tempo che il film, 515 metri, diviso in due parti, ebbe molto successo. Sopratutto le scene dell’incendio della nave e la torcia vivente, il giovane mozzo, interpretato dal coraggioso Paul Sablon:

Au moment du tournage du film, on s’aperçut que personne n’était disposé à attraper un classique chaud et froid en se faisant incendier d’abord et en se jetant ensuite à l’eau per une température glacée (on était alors en décembre). J’offris au metteur en scène de jouer ce rôle assez périlleux. On prépara le bateau dans lequel on versa cent litres d’essence, cinquante litres de goudron, et dont on remplit la cale de paille. Moi, j’avais un costume huilé de marin pesant douze kilos. Je me fis entourer de bandes de toile à sac, on me trempa dans le pétrole, et, à un signal donné par le metteur en scène, on alluma la mèche. Des flammes gigantesques jaillirent dans ce véritable entrepôt de combustibles: le feu, la fumée m’etouffant, je parcourus le bateau d’un bout à l’autre en véritable torche vivante: n’y tenant plus, je sautai enfin par-dessus bord. L’eau était au-dessous de zéro, et de plus la mer était démontée; à demi paralysé par le froid, j’eus fort à faire pour vaincre les éléments. Il était extrêmement difficile à la barque de sauvetage de s’approcher de moi, et ce ne fut qu’après une attente de plus d’un quart d’heure, qui me parut durer plusieurs siècles, que je pus être repêché. Il était temps: engourdi, gêne par les lourds vêtements, j’allais couler. Le lendemain, le bateau fut réparé et je recommençai la scène du feu. Tout le village de Volondam (cette scène se passait en Hollande) assistait de la digue è cet étonnant spectacle. Les femmes pleuraient sous leur petit bonnet pointu, les hommes, debout dans leurs larges braies attachées par des reijksdals d’argent, secouaient la tête, les pêcheurs me prédisaient que j’y laisserais ma peau. Malgré tous ces avertissements, je flambai par deux fois sans accident. Mais tout de même, je n’oublierai pas de longtemps L’or qui brule.