Cinematografo Moderno

Programma straordinario dato in occasione della Grande festa per il primo compleanno

INTRODUZIONE

Si er popolo de Russia s’arivorta,
si la frotta der Bartico s’incaja
a noi de questo qui non ce n’importa!
stamo bene in Itaja!

Si lo Zare ar quartiere de l’inverno
invece de Tripoffe e Vardimiro
ciavea ‘r Cinematofrego Moderno,
nun faceva un suspiro!

E adesso, speciarmente, c’è da vede
‘no spettacolo mòstre, assai svariato,
che chi lo gode manco nun ce crede!
Ciarimane incantato!

PARTE PRIMA

La corrida dei tori, a colori, eseguita dal vero espressamente dal nostro corrispondente in Ispagna. – Novità.

Tu vedi in d’un teatro li spagnoli
che cor pugnale e cor un panno rosso
fanno la caccia ar toro e, soli, soli,
je vanno incontro e addosso!

Er toro te sbudella, poi, un cavallo
e seguita infrocito a dà cornate!…
ma un torido l’afferma e, callo, callo
je dà du’ cortellate!

PARTE SECONDA

Passaggio di truppe giapponesi in marcia verso Porto Arturo dopo la resa. – Unica cinematografia che sia stata ripresa dal vero. – Novità.

Vedi li Giapponesi propio veri
che armati de fucile e cor tammuro
sverti più peggio de’ li berzajeri
cureno a Port’Arturo!

PARTE TERZA

Pierrot e la Luna, a colori. – Novità.

E poi c’è ‘na scenetta d’un pajàccio
che p’èsse stato a fa ‘na serenata
sotto la su’ regazza, poveraccio,
ce pia ‘na tortorata.

Però, c’è ‘na magnifica sorpresa!
Dar cielo, de lontano viè la luna
che se spalanca e drento c’è distesa
‘na giovinetta bruna.

Quella è la su’ regazza. In d’un momento
ecco pajaccio accosto a ‘la sua cara…
E pe’ mostraie quanto lui è cuntento
je sona la chitara.

PARTE QUARTA

L’ubriaco e il lampione. – Novità.

Doppo viè ‘n omo su ‘la cinquantina
che s’è presa ‘na toppa a comugnone,
ma poi je s’arimpone la benzina
attaccato al lampione!

PARTE QUINTA

Scherzo pirotecnico, a colori. – Novità.

E, come pe’ finale, tra li giochi
tu vedi puro tutti li scherzetti
che fanno a ‘la girandola li fochi
co’ certi girelletti.

CONCLUSIONE

Insomma, a ‘sti spettacoli ce vedi,
tra la folla, le moniche e li frati
e ‘nsinenta li preti stanno in piedi
accanto a ‘li sordati.

Er vanto è tutto de ‘la Direzione,
ir quale nun tralassa proprio gnente
pe’ dà ‘ste belle arippresentazione
e divertì la gente!

E er fatto è questo qui: specie Alberini,
‘nsieme cor sor Paciucci e cor sor Lenti
nun guardeno da spende li quadrini,
pe’ fa’ tutti cuntenti!

Ciànno sudato co’ l’Autorità,
pe’ convincèlli e dije: Ma sapete?
La robba la volemo arigalà!
‘Mbè?! Ce lo permettete?

MARCO TUJO CICERONE

Roma, 1905

Una scena dipinta su carta

La breccia di porta Pia (La presa di Roma, Alberini e Santoni 1905)
La Breccia di Porta Pia (La presa di Roma, Alberini e Santoni 1905)

Manifattura di pellicole per cinematografi. Si rende noto che in Roma, via Torino 96, fu impiantato dalla ditta Alberini e Santoni l’esercizio di una industria nuova per l’Italia, quella cioè della manifattura di soggetti o films cinematografici. Auguriamo alla medesima il migliore successo.
(Bullettino della Società Fotografica di Firenze, ottobre 1905)

Roma, settembre 1933. Due giovani volenterosi, Filoteo Alberini e Dante Santoni si misero all’opera e nel settembre 1905 inaugurarono il Primo Stabilimento italiano di manifattura cinematografica. La costruzione sorgeva, come ancora la si vede oggi, a pochi metri fuori Porta San Giovanni, allora zona totalmente priva di palazzi. Sul fronte e dopo una cancellata sorgeva una elegante palazzina per uso di uffici, dalla quale, a tergo, si allungava una grande serra a vetri costituente propriamente la sala o teatro di posa ed infine un’altra palazzina per uso dei diversi rami di lavorazione: stampa dei positivi, montaggi, preparazione dei titoli, magazzini, vestiario, sartoria, attrezzeria, ecc. ecc. Nel sottosuolo vasti ambienti corredati di grandi vasche per lo sviluppo e lavaggio dei negativi e dei positivi. In complesso uno stabilimento fornito da tutto il necessario occorrente ad una continua e buona produzione.

Dopo l’avvenuta inaugurazione, annunziata e commentata benignamente dalla stampa romana, pervenne alla direzione, a mezzo di un Comitato, organizzato per celebrare il 35° anniversario dell’entrata degli italiani a Roma, la proposta di eseguire una cinematografia nella quale dovevano figurare, per sommi capi, le varie fasi che precedettero l’azione finale della Breccia di Porta Pia. La Direzione dello stabilimento aderì con slancio, e subito si mise all’opera.

Il Ministero della Guerra fu largo nella concessione di armi e vestiario. Molte fotografie del Tuminello, il quale, come è noto, era il fotografo che seguiva le truppe italiane, furono di base per gli scenari; ed una di queste al celebre scenografo Cicognani servì per ricostruire in modo magistrale il panorama della Breccia. Una scena dipinta su carta, intagliata convenientemente lunga circa cento metri e piazzata nell’attiguo terreno dello stabilimento. L’effetto dell’ultima cannonata che provocò la breccia, il passaggio dei valorosi bersaglieri guidati dall’eroico maggiore Pagliari e la sua immatura fine, formavano, si può dire, una azione realistica ed impressionante.

In pochi giorni la Presa di Roma fu ultimata. La sera del XX settembre 1905, questo primo lavoro cinematografico italiano fu sottoposto al giudizio del pubblico. Il successo fu veramente clamoroso e la proiezione del film si dovette ripetere molte volte per dar soddisfazione alla fiumana del pubblico che fin dalle prime ore di notte seguitava ad affluire nella storica piazza. Il successivo 21 settembre, contemporaneamente  ai cinematografi di Roma anche le altre città italiane fu proiettata e tenne il cartello per molte settimane consecutive. Ancora fino a qualche anno fa, in occasione di quella ricorrenza, molti cinematografi d’Italia ripresentavano la fortunata pellicola.

Il terremoto in Calabria 1905

Dal film Terremoto in Calabria 1905
Dal film Terremoto in Calabria 1905

Alle 2,45 della notte tra il 7 e l’8 di settembre del 1905 una violentissima scossa di terremoto, durata 40 secondi, porta la distruzione e il lutto nelle Calabrie, specialmente nella provincia di Catanzaro. Un gran numero di paesi è completamente distrutto: danni enormi sopratutto a Monteleone e nei dintorni: 609 morti, 2880 feriti. Il terremoto reca gravi danni anche a Messina, a Reggio Calabria, alle Lipari, a Stromboli.

Sarà questo uno dei primi disastri del secolo scorso ampiamente documentati dal cinema italiano, ma potrebbe essere una delle prime collaborazioni tra i pionieri (del cinema) di Roma e Torino.

Secondo il volume di Aldo Bernardini (Il cinema muto italiano – I film “dal vero” 1895-1914), i film di produzione italiana sul terremoto del 1905 sono due: Il terremoto in Calabria (Alberini e Santoni), e Vedute ed episodi del terremoto in Calabria (Arturo Ambrosio).

Il primo venne presentato al Cinema Moderno di Roma dal 29 settembre 1905, con spettacoli a beneficio dei terremotati; l’8 ottobre si annunciava l’ultima speciale proiezione della pellicola, “per soddisfare il desiderio di molti operai che, per essere occupati nei giorni feriali, non hanno potuto vederle”. Bernardini aggiunge che “filmati sul terremoto, girati da altre Case, erano però stati presentati a Roma fin dal 2 settembre”, cosa abbastanza improbabile tenendo conto delle date.

Il Bollettino n. 2 dell’Alberini e Santoni presenta il film come una serie di episodi ripresi dal vero sui luoghi del disastro, riprese cinematografiche delle rovine di S. Onofrio, Mileto, Calabrò, Monteleone, Zammarò, Piscopio, ecc: “opera di nostro inviato speciale – danno una esatta idea dei luoghi maggiormente colpiti dall’immane sventura e perciò costituiscono un documento di vero e grande interesse”. Già, ma chi era questo “inviato speciale”?

Maria Antonia Colace in braccio al tenente Tricomi, dal film Terremoto in Calabria 1905
Dal film Terremoto in Calabria

Una delle scene più emozionanti, a giudicare dalle recensioni sulla stampa, è il salvataggio della bambina Maria Antonia Colace, opera del tenente del genio Ing. Tricomi, dopo oltre 96 ore di seppellimento sotto le macerie.

Questa scena, secondo il catalogo Gaumont gennaio 1906, compare anche nella serie “dal vero” Tremblement de terre en Italie, lunghezza 172 metri, riprese di Arturo Ambrosio.

Si tratta delle stesse riprese? O meglio, l’inviato speciale della ditta Alberini e Santoni è l’operatore di Arturo Ambrosio sono la stessa persona, e cioè Roberto Omegna?

Alberini e Santoni distribuivano film di altre case di produzione. Per esempio, nel bollettino n. 4 il titolo in copertina è Ingresso trionfale dell’Ammiraglio Togo a Tokio che, per ovvi motivi, non è stato girato dal operatore ufficiale della ditta, vale a dire da Filoteo Alberini. Inoltre, vorrei ricordare che Filoteo Alberini, ai tempi del terremoto, preparava l’importante prima visione di La presa di Roma per il 35° anniversario del 20 settembre 1870.

Ritornando al volume di Bernardini, il titolo di produzione Ambrosio è il “n. 1 della lista Vitrotti (dove non risulta indicato il metraggio), veniva venduto al prezzo complessivo di 12 lire, e venne proiettato al Cinematofono di Torino nel settembre 1905 e presentato da Ambrosio alla Società fotografica torinese il 10 novembre (assieme a Manovre degli alpini al colle della Ranzola)”.

Se il film di Alberini e Santoni, 200 metri di lunghezza, costa 400 lire, non mi sembra che il film Ambrosio possa costare 12 lire “prezzo complessivo”.

La storia delle 12 lire (forse) appartiene ad una intervista di Mario Verdone a Roberto Omegna (Cinema, 15 dicembre 1948): “Dopo il film sul paesaggio piemontese girai il terremoto di Reggio e La inondazione del Po (1905), che vendetti subito a dodici lire”.

Dal film Terremoto in Calabria 1905
Dal film Terremoto in Calabria 1905

Nella stessa intervista, ricordando i suoi primi passi nel cinema e la collaborazione con Arturo Ambrosio racconta alcuni dettagli molto interessanti: “Frequentavo il suo negozio fotografico, dove mi rifornivo di lastre. Un giorno (eravamo nel 1904) gli feci la proposta di fornirmi trenta o quarantamila lire di capitale per comprare a Parigi un apparecchio Urban con rulli di cinquanta metri. Ambrosio acconsentì e potei, in tal modo, girare subito un primo film dal vero: giochi di nubi, paesaggi piemontesi, in poche parole, la storia di uno che va in giro per vedere le vallate. E potei descrivere il paesaggio del Piemonte. Poi fu la volta delle Disgrazie di un ubriaco, di metri 150, film a soggetto con gli attori del teatro piemontese: il Vaser e la Milone erano i protagonisti. Il film portava didascalie in lingua e lo realizzai in un teatro a tende alla Barriera di Nizza. Avevo appena iniziata la produzione che cominciai a vendere i miei film tanto al metro: lire 3,50, e anche 4,50. E andavano a ruba”.

Un apparecchio Urban con rulli di cinquanta metri, film di 150 metri… impossibile! Ancora Bernardini, in una nota relativa al film Ambrosio-Omegna, scrive che: “risulta decisamente inattendibile l’affermazione di M. A. Prolo (Storia del cinema muto italiano, p. 21) che il film fosse “di più di cento metri, cioè in quattro bobine”.

E perché no? A pagina 21 della sua Storia del cinema muto italiano, Maria Adriana Prolo prende come riferimento (nota 13 del Capitolo I) un articolo di E. Ceretti (in realtà l’articolo Il pioniere Omegna è firmato da Fernando Cerchio) pubblicato nella rivista Cinema il 25 aprile 1940:  “Omegna, in quanto a metraggio, era abbondante: i suoi film raggiungevano i 300, i 500 metri, addirittura i 700, veri metraggi pazzia. Non per nulla Omegna aveva cominciato la sua carriera con una trovata di maggiorazione dei metraggi. Poco più di un anno dopo l’inizio della sua attività con i dal vero, nel 1905-1906 l’Ambrosio cominciò la realizzazione di brevi film a soggetto. (…) La Casa eseguiva allora tre riprese buone per ogni inquadratura dei propri film, così da ottenere due negativi originali: uno di essi veniva conservato come riserva, uno serviva per la stampa delle copie destinate all’Italia ed ai paesi europei, l’altro era inviato in America”.

Dopo tutto questo, naturalmente, la cosa più importante è ritrovare il film, magari i due film, che sono sicura “qualcuno” ha salvato… Del pioniere Omegna racconterò in altro post.