Categoria: Cronologia 1905

Una scena dipinta su carta

La breccia di porta Pia (La presa di Roma, Alberini e Santoni 1905)
La Breccia di Porta Pia (La presa di Roma, Alberini e Santoni 1905)

Manifattura di pellicole per cinematografi. Si rende noto che in Roma, via Torino 96, fu impiantato dalla ditta Alberini e Santoni l’esercizio di una industria nuova per l’Italia, quella cioè della manifattura di soggetti o films cinematografici. Auguriamo alla medesima il migliore successo.
(Bullettino della Società Fotografica di Firenze, ottobre 1905)

Roma, settembre 1933. Due giovani volenterosi, Filoteo Alberini e Dante Santoni si misero all’opera e nel settembre 1905 inaugurarono il Primo Stabilimento italiano di manifattura cinematografica. La costruzione sorgeva, come ancora la si vede oggi, a pochi metri fuori Porta San Giovanni, allora zona totalmente priva di palazzi. Sul fronte e dopo una cancellata sorgeva una elegante palazzina per uso di uffici, dalla quale, a tergo, si allungava una grande serra a vetri costituente propriamente la sala o teatro di posa ed infine un’altra palazzina per uso dei diversi rami di lavorazione: stampa dei positivi, montaggi, preparazione dei titoli, magazzini, vestiario, sartoria, attrezzeria, ecc. ecc. Nel sottosuolo vasti ambienti corredati di grandi vasche per lo sviluppo e lavaggio dei negativi e dei positivi. In complesso uno stabilimento fornito da tutto il necessario occorrente ad una continua e buona produzione.

Dopo l’avvenuta inaugurazione, annunziata e commentata benignamente dalla stampa romana, pervenne alla direzione, a mezzo di un Comitato, organizzato per celebrare il 35° anniversario dell’entrata degli italiani a Roma, la proposta di eseguire una cinematografia nella quale dovevano figurare, per sommi capi, le varie fasi che precedettero l’azione finale della Breccia di Porta Pia. La Direzione dello stabilimento aderì con slancio, e subito si mise all’opera.

Il Ministero della Guerra fu largo nella concessione di armi e vestiario. Molte fotografie del Tuminello, il quale, come è noto, era il fotografo che seguiva le truppe italiane, furono di base per gli scenari; ed una di queste al celebre scenografo Cicognani servì per ricostruire in modo magistrale il panorama della Breccia. Una scena dipinta su carta, intagliata convenientemente lunga circa cento metri e piazzata nell’attiguo terreno dello stabilimento. L’effetto dell’ultima cannonata che provocò la breccia, il passaggio dei valorosi bersaglieri guidati dall’eroico maggiore Pagliari e la sua immatura fine, formavano, si può dire, una azione realistica ed impressionante.

In pochi giorni la Presa di Roma fu ultimata. La sera del XX settembre 1905, questo primo lavoro cinematografico italiano fu sottoposto al giudizio del pubblico. Il successo fu veramente clamoroso e la proiezione del film si dovette ripetere molte volte per dar soddisfazione alla fiumana del pubblico che fin dalle prime ore di notte seguitava ad affluire nella storica piazza. Il successivo 21 settembre, contemporaneamente  ai cinematografi di Roma anche le altre città italiane fu proiettata e tenne il cartello per molte settimane consecutive. Ancora fino a qualche anno fa, in occasione di quella ricorrenza, molti cinematografi d’Italia ripresentavano la fortunata pellicola.

Il terremoto in Calabria 1905

Dal film Terremoto in Calabria 1905
Dal film Terremoto in Calabria 1905

Alle 2,45 della notte tra il 7 e l’8 di settembre del 1905 una violentissima scossa di terremoto, durata 40 secondi, porta la distruzione e il lutto nelle Calabrie, specialmente nella provincia di Catanzaro. Un gran numero di paesi è completamente distrutto: danni enormi sopratutto a Monteleone e nei dintorni: 609 morti, 2880 feriti. Il terremoto reca gravi danni anche a Messina, a Reggio Calabria, alle Lipari, a Stromboli.

Sarà questo uno dei primi disastri del secolo scorso ampiamente documentati dal cinema italiano, ma potrebbe essere una delle prime collaborazioni tra i pionieri (del cinema) di Roma e Torino.

Secondo il volume di Aldo Bernardini (Il cinema muto italiano – I film “dal vero” 1895-1914), i film di produzione italiana sul terremoto del 1905 sono due: Il terremoto in Calabria (Alberini e Santoni), e Vedute ed episodi del terremoto in Calabria (Arturo Ambrosio).

Il primo venne presentato al Cinema Moderno di Roma dal 29 settembre 1905, con spettacoli a beneficio dei terremotati; l’8 ottobre si annunciava l’ultima speciale proiezione della pellicola, “per soddisfare il desiderio di molti operai che, per essere occupati nei giorni feriali, non hanno potuto vederle”. Bernardini aggiunge che “filmati sul terremoto, girati da altre Case, erano però stati presentati a Roma fin dal 2 settembre”, cosa abbastanza improbabile tenendo conto delle date.

Il Bollettino n. 2 dell’Alberini e Santoni presenta il film come una serie di episodi ripresi dal vero sui luoghi del disastro, riprese cinematografiche delle rovine di S. Onofrio, Mileto, Calabrò, Monteleone, Zammarò, Piscopio, ecc: “opera di nostro inviato speciale – danno una esatta idea dei luoghi maggiormente colpiti dall’immane sventura e perciò costituiscono un documento di vero e grande interesse”. Già, ma chi era questo “inviato speciale”?

Maria Antonia Colace in braccio al tenente Tricomi, dal film Terremoto in Calabria 1905
Dal film Terremoto in Calabria

Una delle scene più emozionanti, a giudicare dalle recensioni sulla stampa, è il salvataggio della bambina Maria Antonia Colace, opera del tenente del genio Ing. Tricomi, dopo oltre 96 ore di seppellimento sotto le macerie.

Questa scena, secondo il catalogo Gaumont gennaio 1906, compare anche nella serie “dal vero” Tremblement de terre en Italie, lunghezza 172 metri, riprese di Arturo Ambrosio.

Si tratta delle stesse riprese? O meglio, l’inviato speciale della ditta Alberini e Santoni è l’operatore di Arturo Ambrosio sono la stessa persona, e cioè Roberto Omegna?

Alberini e Santoni distribuivano film di altre case di produzione. Per esempio, nel bollettino n. 4 il titolo in copertina è Ingresso trionfale dell’Ammiraglio Togo a Tokio che, per ovvi motivi, non è stato girato dal operatore ufficiale della ditta, vale a dire da Filoteo Alberini. Inoltre, vorrei ricordare che Filoteo Alberini, ai tempi del terremoto, preparava l’importante prima visione di La presa di Roma per il 35° anniversario del 20 settembre 1870.

Ritornando al volume di Bernardini, il titolo di produzione Ambrosio è il “n. 1 della lista Vitrotti (dove non risulta indicato il metraggio), veniva venduto al prezzo complessivo di 12 lire, e venne proiettato al Cinematofono di Torino nel settembre 1905 e presentato da Ambrosio alla Società fotografica torinese il 10 novembre (assieme a Manovre degli alpini al colle della Ranzola)”.

Se il film di Alberini e Santoni, 200 metri di lunghezza, costa 400 lire, non mi sembra che il film Ambrosio possa costare 12 lire “prezzo complessivo”.

La storia delle 12 lire (forse) appartiene ad una intervista di Mario Verdone a Roberto Omegna (Cinema, 15 dicembre 1948): “Dopo il film sul paesaggio piemontese girai il terremoto di Reggio e La inondazione del Po (1905), che vendetti subito a dodici lire”.

Dal film Terremoto in Calabria 1905
Dal film Terremoto in Calabria 1905

Nella stessa intervista, ricordando i suoi primi passi nel cinema e la collaborazione con Arturo Ambrosio racconta alcuni dettagli molto interessanti: “Frequentavo il suo negozio fotografico, dove mi rifornivo di lastre. Un giorno (eravamo nel 1904) gli feci la proposta di fornirmi trenta o quarantamila lire di capitale per comprare a Parigi un apparecchio Urban con rulli di cinquanta metri. Ambrosio acconsentì e potei, in tal modo, girare subito un primo film dal vero: giochi di nubi, paesaggi piemontesi, in poche parole, la storia di uno che va in giro per vedere le vallate. E potei descrivere il paesaggio del Piemonte. Poi fu la volta delle Disgrazie di un ubriaco, di metri 150, film a soggetto con gli attori del teatro piemontese: il Vaser e la Milone erano i protagonisti. Il film portava didascalie in lingua e lo realizzai in un teatro a tende alla Barriera di Nizza. Avevo appena iniziata la produzione che cominciai a vendere i miei film tanto al metro: lire 3,50, e anche 4,50. E andavano a ruba”.

Un apparecchio Urban con rulli di cinquanta metri, film di 150 metri… impossibile! Ancora Bernardini, in una nota relativa al film Ambrosio-Omegna, scrive che: “risulta decisamente inattendibile l’affermazione di M. A. Prolo (Storia del cinema muto italiano, p. 21) che il film fosse “di più di cento metri, cioè in quattro bobine”.

E perché no? A pagina 21 della sua Storia del cinema muto italiano, Maria Adriana Prolo prende come riferimento (nota 13 del Capitolo I) un articolo di E. Ceretti (in realtà l’articolo Il pioniere Omegna è firmato da Fernando Cerchio) pubblicato nella rivista Cinema il 25 aprile 1940:  “Omegna, in quanto a metraggio, era abbondante: i suoi film raggiungevano i 300, i 500 metri, addirittura i 700, veri metraggi pazzia. Non per nulla Omegna aveva cominciato la sua carriera con una trovata di maggiorazione dei metraggi. Poco più di un anno dopo l’inizio della sua attività con i dal vero, nel 1905-1906 l’Ambrosio cominciò la realizzazione di brevi film a soggetto. (…) La Casa eseguiva allora tre riprese buone per ogni inquadratura dei propri film, così da ottenere due negativi originali: uno di essi veniva conservato come riserva, uno serviva per la stampa delle copie destinate all’Italia ed ai paesi europei, l’altro era inviato in America”.

Dopo tutto questo, naturalmente, la cosa più importante è ritrovare il film, magari i due film, che sono sicura “qualcuno” ha salvato… Del pioniere Omegna racconterò in altro post.

Alla ricerca di La presa di Roma (Alberini e Santoni 1905)

fotogramma di La presa di Roma 1905
fotogramma di La presa di Roma 1905

Non è il primo film a soggetto, né il primo girato in un teatro di posa, nemmeno il primo film interpretato da attori professionisti. Al di fuori di tutto questo, La presa di Roma può vantare il primato, insieme a Cabiria di Giovanni Pastrone, del film più ricercato e discusso nella storia del cinema muto italiano.

Come tutti sanno, dei 250 metri di lunghezza dell’originale, non rimangono che pochi frammenti, una cinquantina di metri di pellicola accuratamente restaurati e presentati (finalmente) in DVD dal Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, in collaborazione con il Grande Oriente d’Italia, del quale ho già parlato in altro post qualche tempo fa.

Visto che adesso il film è disponibile per tutti, vi propongo una ricerca sulla base di questi pochi metri e qualche testimone cartaceo d’epoca: il bollettino N. 1 del Primo Stabilimento Italiano di Manifattura Cinematografica Alberini e Santoni, con l’indice dei quadri, una fotografia, ed una nota sulla produzione del film. Altre testimonianze, come locandine ed articoli sui giornali possono essere d’aiuto, ma questo bollettino, se letto attentamente, è una risorsa molto utile per una prima ricostruzione.

Cominciamo dai titoli di testa, sempre dalle pagine del bollettino, e riprendiamo la seguente indicazione: “Tutte le pellicole che escono del Primo Stabilimento Italiano di Manifattura Cinematografica Alberini e Santoni, portano impressa la nostra marca di fabbrica, depositata a norma di legge (…) Ogni titolo ha in basso, a destra e a sinistra, la nostra marca di fabbrica e sul principio di ogni pellicola vi è impresso il bollo a secco della Ditta”. Più chiaro di così…(il marchio in questione potete vederlo nel post Alberini e Santoni di questo sito). Inoltre, sempre dal bollettino, e nel caso che la copia del film si trovasse in qualche archivio fuori dall’Italia: “A richiesta dei nostri clienti possiamo eseguire i titoli delle pellicole in qualsiasi lingua”. Questo significa che tutte le copie del film, anche all’estero, dovrebbero aver conservato marchio di fabbrica, bollo a secco, ecc.

Vediamo adesso l’indice dei quadri: 1. Il parlamentare Generale Carchidio a Ponte Milvio; 2. Dal Generale Kanzler – Niente resa!; 3. Al campo dei bersaglieri – All’armi!; 4. L’ultima cannonata; 5. La breccia a Porta Pia – All’assalto!; 6. Bandiera bianca; 7 Apoteosi.

Sotto questo indice, leggiamo la nota sulla realizzazione del film: “Per eseguire questa importante cinematografia si è fatto tesoro dei più minuti particolari storici, desumendoli dai giornali e dalle cronache del tempo. Gli scenari sono stati riprodotti dal Prof. Augusto Cicognini su fotografie eseguite dal Tuminello il 21 Settembre 1870, ed altri dal vero. Il Ministero della Guerra ha gentilmente concorso a questa cinematografia accordando soldati, cavalleggeri, artiglierie, uniformi ed armi. Nulla insomma è stato trascurato perché questa ricostruzione storica riuscisse degna del patriottico soggetto e del nostro stabilimento.”

Le fotografie di Ludovico Tuminello (1824-1907), riproducenti la breccia di Porta Pia, e tutto il materiale del suo studio fotografico, compresi i negativi su vetro e su carta, furono messi all’asta pubblica nel 1903, quindi in parte dispersi. Alcuni negativi su carta, depositati al Gabinetto Fotografico Nazionale, dovrebbero essere alla Fototeca Nazionale. Altro materiale da considerare per una ricostruzione sono i bozzetti di Augusto Cicognini, nel caso, come sempre, di ritrovarli.

E le foto di scena? Che ne esista almeno una non c’è dubbio, è riprodotta sulla prima pagina del bollettino e riproduce la scena corrispondente al quadro n. 4: L’ultima cannonata. Ci risulta che per altri film, come Il terremoto in Calabria (settembre 1905), le riproduzioni fotografiche delle scene più importanti e suggestive facevano parte della pubblicità: “Per comodità di réclame per i Signori Clienti abbiamo fatto eseguire una artistica riproduzione a colori di m. 1,16 x 0,81 al prezzo di L. 0,40 la copia”.

Che fine hanno fatto tutte le copie in nitrato di La presa di Roma? Le copie del film erano ancora in vendita nel 1912, col titolo Bandiera bianca.

L’ultima pista potrebbe essere in 20 anni di arte mutaCinemateca della produzione filmistica italiana dal 1908 al 1928, un medio metraggio ideato dal Conte Franco Mazzotti Biancinelli, realizzato da Emilio Scarpa, presentato alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia nel 1939. Non so molto sull’attività cinematografica del conte Mazzotti Biancinelli, disperso in un incidente aereo il 14 novembre 1942, e molto poco su Emilio Scarpa, che morì nel campo di concentramento di Mauthausen nel maggio 1945.

Non ho trovato nessuna copia di 20 anni d’arte muta, e quindi non so se il frammento è lo stesso frammento apparso nel quarto numero della rivista Luce, diretta da Corrado D’Errico nel 1935, che è da dove provengono i frammenti dell’attuale versione di La presa di Roma. Il sospetto che non sia lo stesso frammento si basa in un paio di testimonianze (Henry Langlois e Fausto Montesanti), ma sopratutto in una frase pubblicata nel libro-brochure del film 20 anni d’arte muta: “La presa di Roma, film che abbiamo potuto, grazie a pazienti ricerche ritrovare ed inserire”. Cosa significa? Hanno trovato una copia originale del film? E se Emilio Scarpa, nato nel 1895, fosse parente dell’esercente veneto con lo stesso cognome? L’ultima pista su questo pioniere è del 1921, non so altro, per il momento.

Per finire, ripropongo la prova che la scena finale non è un’immagine fissa (lo avevo già fatto mesi fa nella home page del sito). Da notare che a destra compaiono le perforazioni della pellicola. Il fotogramma è pubblicato nel numero dedicato al cinema della rivista Prospettive, diretta da Curzio Malaparte, data di pubblicazione 1937.

Qualche anno dopo, nel 1942, lo storico Roberto Paolella ci propone una scena che per il momento non possiamo vedere: “In esso (nella Presa di Roma) è ammirevole la rapidità con cui Cadorna, sospinto dal ritmo vertiginoso delle riprese, va incontro al Re che gli porge calorosamente la mano; quei pochi metri di pellicola sono un capolavoro di bontà e simpatia umana. Ricordo che una volta la pellicola si strappò proprio in quel punto, e il Re rimase a lungo con la mano in quella di Cadorna, suscitando applausi a non finire. Surrealismo avanti lettera, si direbbe.” E così, ecco un altra testimonianza che l’Apoteosi non è un quadro fisso…

Detto tutto questo, e per quel che mi riguarda, questa è una ricerca in corso. Sono sicura che il film verrà finalmente ritrovato.