Proposta per una cineteca

Il cinematografo è uno strumento potentissimo di diffusione della cultura e di educazione, sia per l’eccezionale buon mercato de’ suoi spettacoli, sia per la maggiore impressione che producono la rapidità dell’azione e l’espressione mimica: la figura vale molto più che non le parole; ed è accertato, infatti, che il fanciullo impara a conoscere una pianta od un fiore od un animale meglio se li veda, sia pure una sola volta, che se il maestro s’indugi a descrivere più volte e con molte parole i caratteri e le proprietà.

Ha poi un grande valore documentario il cinematografo. Se questa macchina fosse esistita già parecchi secoli addietro, oggi sarebbero inutili discussioni e ricerche, le quali spesso allontanano dalla verità piuttosto che avvicinare; ed avrebbe impedito che i fatti subissero deformazioni per opera degli storici, il cui giudizio dipende strettamente dal proprio temperamento e dalle proprie passioni e deve basarsi sempre su documenti o leggende o testimonianze che subiscono interpretazioni diverse e maggiori alterazioni.

Ma, ciò che non ha dato a noi darà alle nuove generazioni: a queste darà il documento esatto dei nostri costumi, della nostra civiltà, della nostra storia.

Ed a proposito, anzi, mi piace riferirvi ciò che io volevo proporre, or è molto tempo, al Ministero dell’Ip (Istruzione Pubblica) e che con la vostra autorità potreste validamente propugnare: che, cioè, nelle maggiori biblioteche nazionali istituiscano delle collezioni di films storiche, nelle quali vengano ritratti gli avvenimenti più importanti, politici e sociali, della nostra vita nazionale e che si ottengano sia a mezzo di personale speciale che requisendo le migliori del genere offerte dalle case produttrici.

Si faciliterebbe, senza dubbio, agli storici venturi il loro compito: e quel che più importa, si eviterebbe che la nostra storia venisse malamente conosciuta, come è avvenuto per quella delle epoche anteriori alla nostra.

intervista a Giuseppe Pagliara, direttore della rivista teatrale Maschera (Lux, giugno 1909)

Tesori della George Eastman House online

L’archivio della George Eastman House, che conserva quasi 28.000 titoli di film del 1894 ad oggi, ha deciso di creare una vetrina online per mostrare alcuni dei “tesori” nascosti.

I film sono gratis e senza restrizioni. Per il momento i titoli non sono molti ma “continueremo ad aggiungere titoli, visitateci spesso”. Senz’altro.

La collezione merita, parola di “ritrovati, restaurati, invisibili”.

Per quel che riguarda il cinema italiano due “rarità”: Thais, di Anton Giulio Bragaglia, e The Movie Actór, che italiano non è, ma l’ interpretete è Farfariello, Eduardo Migliaccio, nato a Cava dei Tirreni il 15 aprile 1880. Visitate il suo sito internet, per sapere di più.

A proposito del film di Farfariello, e di altri film sonori, io non sento l’audio.

E voi?

Grazie alla George Eastman Houseper questo bel regalo, e buone visioni a tutti!

Al tempo del cinema muto

Cabiria, Itala Film 1914
Cabiria, Itala Film 1914. Primo a sinistra, Emile Vardannes che interpreta Batto, il papà di Cabiria (fotobusta originale del film Archivio In Penombra)

« … gli attori non recitavano mai una frase che fosse coerente all’azione. Bastava che muovessero le labbra per fare vedere che parlavano. Mi ricordo di una bella scena d’amore tra non rammento più che attore e la Costamagna, forse la prima stella del firmamento sorgente allora. Lui in ginocchio, di fronte a lei, coi gesti dimostrava la più grande passione. Lei lo respingeva disdegnosa. Ecco il dialogo:

Lui (comprimendosi il cuore con le due mani): Ah, che male di stomaco. Bisogna che cambi trattoria. Quell’oste e un vero avvelenatore.

Lei (tendendo le mani come per respingerlo): Adesso sto fresca. Ho sentito che mi si è sganciata la sottana… non oso voltarmi.

Lui (sempre più appassionato): Se vuoi sospendiamo e ti fai puntare uno spillo…

Lei (ancor più disdegnosa): Non fa niente, ora è finita. Chiama la sarta.

Lui (in un ultimo urlo d’amore):

Carolina, Carolinaa! La Costamagna perde la sottanaaa!

E il pubblico poi, a teatro, piangeva per tanto amore infelice.

Ma poi si dovette cominciare a recitare sul serio, in seguito a questo fatto:

Lavorava, allora, a Torino, all’Itala Film un simpaticissimo attore francese, un certo Vardannes, caratterista di valore che, in una certa pellicola di costume medioevale, doveva rappresentare la parte di un ispirato predicatore delle crociate. La scena avveniva nella navata di una cattedrale, ampia, solenne. I cavalieri crociati in ginocchio vedono passare il santo sacerdote: Vardannes. Egli, col capo coperto da una parrucca a lunga chioma incede solenne, sale sul pergamo e con aria ispirata comincia la sua invocazione:

— Quel figlio d’un cane di Larousse (un altro attore francese della stessa compagnia) ieri sera mi ha sbancato all’ecarté. Adesso devo chieder un anticipo all’ingegnere Sciamengo. Poi voglio la rivincita. E. tu, Del Ponte, verrai ad assistere a questa partita. Mi è arrivato il vino nuovo. Sentirete che roba e mia moglie vi farà una zuppa inglese da leccarsi le dita…

E via di questo passo, anche un po’ peggio, perché il buon Vardannes amava i discorsi grassocci.

Senonché, pochi giorni dopo, scoppiò un piccolo scandalo. La pellicola fu proiettata in un teatro torinese, dove furono condotti ad assistervi — trattandosi dì soggetto storico e morale — i ragazzi sordo-muti, i quali, abilissimi a leggere le parole del movimento delle labbra, scoppiarono, con grande meraviglia del resto del pubblico, in una risata.

Inutile dire che Vardannes fu pregato di attenersi, nelle sue parlate, al carattere della scena in via di rappresentazione.»

Quello di Hollywood
(Cinema Illustrazione, 15 ottobre 1930)

Congratulazioni a Jean Dujardin, protagonista di The Artist, per il premio al Festival de Cannes. Grazie a Pedro Almodovar per aver dichiarato che avrebbe voluto girare muto ed in bianco e nero La piel que habito, anche questo premiato a Cannes. Chi lo sa, magari siamo in pieno “rinascimento”… del cinema muto, naturalmente.