Il progetto Turconi

mare
un fotogramma qualsiasi…

Quando ero piccola collezionavo fotogrammi di film. Grazie all’amicizia dei miei genitori con il proprietario di alcune sale di cinema, avevo un accesso privilegiato alle cabine di proiezione. Molti di quei fotogrammi appartenevano a film che non potevo vedere, in ragione della mia giovane età, ma faceva lo stesso perchè era una gioia vedere queste immagini proiettate nella parete di camera mia (avevo costruito un rudimentale proiettore di diapositive con una scatola di scarpe). Andai avanti collezionando pezzi di pellicola per molti anni. I fotogrammi erano sempre scarti, fine di un rullo, rottura della pellicola, ecc.

Con questo retroscena alle spalle, e la passione per il cinema muto che mi ritrovo, ho seguito le vicende dei 23.491 fotogrammi dell’archivio Turconi con grande interesse. Un paio di anni fa ho potuto assistere alla presentazione del progetto alle Giornate del Cinema Muto, e adesso l’archivio è finalmente online. Complimenti a tutti per il lavoro, ma…

Se dico quello che penso probabilmente finirò per chiudermi tutte le porte nell’ambiente degli storici del cinema, archivi, cineteche, ecc. Soltanto un ragionamento, appoggiandomi in quello che ha pubblicato l’eccellente The Bioscope:

What one senses, however, is that a great many of these films have been identified by the BFI National Archive, which had the advantage of cataloguing from entire films (or rather films entire except for a few frames missing). How much work has been done to marry up the two collections? The website does not say. How wonderful it would be if there could be a bringing together of clips, data, catalogue records and films into a single online resource. It’s the sort of project that forward-thinking educationalist Joseph Joye would take today if he could. Let’s hope that the Turconi Project is a first step towards something even greater.

Il ragionamento è questo: Io credo che tutti questi fotogrammi dovrebbero ritornare alle copie, si dovrebbe reintegrare le copie. Non capisco, sarebbe meglio dire che non condivido, i motivi per non averlo fatto tanti anni fa, quando il National Film Archive acquisì il fondo Joye.

Scatenato l’Inferno di Dante a Valparaíso


Trailer del Festival Internacional di Valparaíso. Dal canale Vimeo di Kachucho

Viaggia molto questo cinema muto italiano. Questa volta, l’Inferno (1911) – restaurato – di Dante è arrivato in Paradiso: Festival Internacional de Cine Recobrado, 24 – 29 ottobre 2011 a Valparaíso (Chile).

Ma la grande notizia di questo festival, secondo me, è la presentazione del restauro di Phantom (1922) di F.W. Murnau. Nuova copia ritrovata nella Cineteca Nacional di Chile:

Con motivo del Día Mundial del Patrimonio Audiovisual, la Cineteca Nacional del Centro Cultural Palacio La Moneda exhibe, durante una semana, estrenos de restauraciones realizadas, las películas rescatadas de Aldo Francia, películas de archivos latinoamericanos y un ciclo de Jacques Tati. La actividad principal es el estreno del clásico alemán Phantom, de 1922, el 26 de octubre, con musicalización en vivo.

Se volete vedere qualche fotogramma di questa nuova copia ritrovata e restaurata, ecco il link.

L’accompagnamento musicale di questo restauro di Phantom è a carico di Günter Buchwald, guardate l’intervista a proposito della musica di The Circus alle Giornate del Cinema Muto di Pordenone 2011.

Buona visione ancora!

Maciste all’inferno 1925 al cinema Le Balzac di Parigi

maciste all'inferno
Barbariccia, Principe delle Tenebre  (Franz Sala)

Il prossimo 18 ottobre, i fortunati spettatori del cinema Le Balzac (Cinéma independant art et essai aux Champs Elysées) potranno assistere ad una proiezione di Maciste all’inferno (1925) cortesia della Lobster Films:

“Maciste aux enfers, peplum réalisé par Guido Brignone en 1925, sera présenté en ciné-concert mardi 18 octobre à 20h30. Le film sera accompagné par les quinze musiciens de l’Ensemble Unikum Swak, dirigé par Mauro Coceano. Tarif normal : 12 euros – Réduit : 10 euros. A ne pas manquer !”(dal sito del cinema Le Balzac)

Due o tre cose a proposito di questo film.

La storia: Strumento inconsapevole del Male, Giorgio seduce Graziella, una semplice ingenua creatura, la trascina all’errore e l’abbandona col suo piccolo nato. Il dott. Nox, incarnazione terrena di Barbariccia, il Principe delle Tenebre, coadiuvato dai diavoli, con incantesimi muove le fila del Destino di coloro che egli ha destinato a divenir sua preda. Contro di lui si erge Maciste, il gigante buono, il difensore dei deboli e degli oppressi, il persecutore dei malvagi. Ma la sua forza erculea non basta a lottare contro la oscura potenza delle tenebre ed egli tenta invano di sottrarre agli artigli del Dèmone coloro che ama. Precipitato nell’Inferno, tramutato in dèmone per incantesimo di Proserpina, la moglie di Plutone, il Re delle Tenebre, viene salvato dalle preghiere di un bimbo nella notte di Natale, come narra l’antica leggenda. Così il Male è sconfitto ed attraverso la purezza di una preghiera trionfano il Bene, l’Amore, la Giustizia.

L’opinione della critica dell’epoca, in questo caso del quotidiano milanese L’Ambrosiano:

Maciste all’inferno si stacca dai soliti films a cui il cinematografo ci ha abituato da un pezzo e che nel loro contenuto si assomigliano l’uno all’altro come la proverbiale goccia d’acqua. Non appartiene, insomma, a quella categoria di dramma passionale del vecchio stampo, artificioso, convenzionale e stucchevole, già esaurientemente sfruttato e rimesso in onore dal cinematografo: non appartiene neppure ai genere dei films di avventura creati per farci assistere alle più inverosimili, assurde peripezie sensazionali e dove ogni più comune senso di logica viene calpestato a tal segno che l’effetto sensazionale talvolta si risolve in un effetto esilarante, si tratta, invece, di un film in cui si riscontrano un non comune intendimento d’arte e una genialità di fantasie insolite.

C’è in verità, nella trama sulla quale si svolge questo lavoro e che ci trasporta in un mondo fantastico, ultraterreno, lasciandoci nello stesso tempo vivere sulla terra, un soffio di poesia, una vena di sottile umorismo e una coordinata logica delle vicende, che non si può far a meno di essere favorevolmente sorpresi e di divertirsi. Si può quindi riconoscere al cinematografo possibilità artistiche, quando esso sia trattato con sani intendimenti. Maciste all’inferno si ispira e ci fa assistere all’eterna lotta del Male contro il Bene, dei malvagi contro i buoni, del peccato contro le virtù; ma poiché il Bene finisce col trionfare sul Male e la virtù è riconosciuta e giustizia resa ai buoni, mentre i malvagi pagano il fio delle loro malefatte, il film, ha un suo contenuto altamente morale e serve a quella che pur dovrebbe essere la funzione del cinematografo, di educare l’animo dello spettatore al Bene attraverso una dilettevole finzione artistica. Ma la lotta del Male contro il Bene, nel Maciste all’inferno, si complica di elementi soprannaturali, in quanto, parallelamente, al dramma umano e terreno, entrano in campo le incarnazioni eterne del Male, i Demoni. E la rievocazione del mondo infernale, fatta seguendo la tradizione classica dantesca e svariando attraverso alla visione che dell’Inferno ebbe la scuola romantica tedesca, senza per altro trascurare non meno importanti elementi dell’Averno Pagano: sicché si può dire che in un insieme armonioso si riassumono e si intessono in un’unica forma tutti gli aspetti che ebbe l’Inferno attraverso i secoli e attraverso l’Arte.

La presentazione del film sul sito del cinema Le Balzac riprende ancora una volta le famose dichiarazioni di Federico Fellini, io vi propongo una testimonianza dove non mancano le tinte neorealistiche, quella di Sergio Amidei:

Mi sono avvicinato al cinema come comparsa. Nel 1924, trovandomi a Torino e, come tutti gli studenti allora, avendo pochissimi soldi, incontrai in una minuscola trattoria un certo Azzolin, un veneto che faceva il fotografo, il quale mi offrì di andare a fare la comparsa in Maciste all’inferno, di Brignone. E così, una bella mattina, mi son trovato in mezzo a una folla di miserabili. Mi hanno fatto spogliare nudo, mi hanno messo una specie di sottanina di pelo di capra con una coda fatta a mollo, mi hanno cacciato in testa una parrucca da diavolo, poi mi hanno dipinto con la terra d’ombra, e la birra, m’hanno dato una lancia, una forca, m’hanno sbattuto in mezzo agli altri. Un freddo a Torino, erano i primi di novembre. Per ripararci ci davano dei cappotti da militare, sporchi fetenti. E io quasi piangevo, giuravo mai più, mai più, mai più. Poi la sera ci hanno dato della vasellina per struccarci, dell’alcool, e 40 lire, che allora erano molte. E dunque ci son tornato il giorno dopo, poi ancora un altro giorno, poi un altro giorno ancora, e poi una mattina m’è venuta un’idea. Ho preso un secchio dove c’era la terra d’ombra e la birra, e ho cominciato a dipingere gli altri. E mi piaceva molto quel signore con una cacciatora di velluto, una lobbia nera, un paio di pantaloni a quadretti, che era Guido Brignone. Così ho cominciato a far l’aiuto-regista. Così sono entrato nel cinema, io.
(intervista di Francesco Savio a Sergio Amidei, Cinecittà anni trenta, Bulzoni 1979)

Da uno sceneggiatore si può aspettare qualsiasi invenzione, ma in questo caso Amidei in persona confermò tutto a questa che scrive. Provate a cercarlo tra i diavoli.

Buona fortuna, con la ricerca, e… Buona visione!