
Il pioniere Alberto Capozzi, uno dei divi più quotati del cinema muto italiano comparirà sugli schermi delle Giornate del Cinema Muto 28 edizione che si celebrano a Pordenone dal 3 al 10 ottobre 2009. Credo si tratti di due “ritrovamenti”, e cioè, due film scomparsi della lunga carriera di questo attore-regista-sceneggiatore italiano. Il primo, in ordine di tempo è L’ostaggio, film Ambrosio del 1909. Il secondo, che ho molta curiosità di vedere (il perché lo racconterò più avanti, dopo aver visto il film), è Eine Versunkene Welt (Die Tragödie eines verschollenen Fürstensohnes) una produzione austriaca del 1922, regista e sceneggiatore Alexander Korda. In Italia il titolo del film era S.A. Il principe rosso. Come ho detto, ne riparlerò.
Alberto Angelo Capozzi, pioniere del cinema, nasce a Genova l’otto luglio 1886, da Pietro, armatore, e da Emanuela Causa. Trascorre l’infanzia a Sestri Ponente, e per volere di suo padre frequenta un Seminario, ma non sembra molto convinto della sua imposta vocazione.
Intanto scopre l’esistenza delle filodrammatiche, come tanti altri hanno fatto prima e dopo di lui. Comincia a recitare, s’innamora di quello strano mestiere, e pretende che se ne innamorino anche i suoi genitori. A sedici anni, riesce a ottenere una scrittura dal capocomico Novelli Vidali, e gli sembra d’aver raggiunto il paradiso. Comunica la notizia al padre, il quale non la commenta neppure; ma, da uomo avveduto, va dal capocomico e manda a monte la scrittura ed il futuro sui palcoscenici del figlio.
Ma Alberto non si rassegna e così, a diciassette anni entra in una compagnia drammatica diretta da un certo Musella, che lascia ben presto per la più prestigiosa Talli-Borelli.
Un giorno, leggendo le offerte di scrittura sul giornale teatrale Il piccolo Faust gli salta agli occhi il seguente annunzio: «Cercasi primo attore cinematografico ».
Siamo nel 1909, l’epoca in cui i primi attori si cercavano a mezzo d’inserzioni. Capozzi scrive immediatamente ad Ambrosio, l’uomo dell’inserzione, e riceve l’invito a presentarsi, a Torino. Arturo Ambrosio lo riceve insieme a Luigi Maggi, direttore artistico della casa, e gli fanno provare una morte molto tragica; a quell’epoca, il provino non era ancora nato, i registi andavano a occhio.
Finita la prova, mentre Alberto sta ricomponendosi i capelli, e mettendosi a posto la cravatta, Maggi e Ambrosio, appartati in un angolo, discutono sottovoce. Alla fine, Ambrosio s’avvicina all’attore:
— Mi sembra che possiate andare; se volete lavorare con noi, vi offro un contratto a trecento lire al mese.
Alberto accetta con evidente entusiasmo, e pochi giorni dopo interpreta il suo primo film, intitolato Spergiura; fa la parte di un ussaro, il quale viene murato in una camera, e diventa lo scheletro di un ussaro, e dopo Spergiura, Alberto gira un’infinità di film.
Ambrosio sembra soddisfatto, gli porta lo stipendio prima a cinquecento, poi a ottocento lire al mese. Nel 1910, la Pasquali Film si accaparra Alberto, a milleduecento lire al mese. Gli studenti fermano Capozzi per strada: — Ma è vero che guadagnate milleduecento lire al mese?
E quel volto, quel nome, diventano celebri in tutto il mondo. In America, in Francia, in Russia, in Polonia, in Africa, Alberto Capozzi celebre divo cinematografico, ha milioni di fedeli ammiratori e di ammiratrici spasimanti. I suoi film rendono cifre pazze, coi guadagni di uno solo fra essi, La rosa rossa, produzione 1912, Ernesto Maria Pasquali si costruisce i nuovi stabilimenti. E Alberto ignora tutto questo, non sa d’essere celebre; vive a Torino, dove tutti lo conoscono, ma è facile a quei tempi essere conosciuto da tutti a Torino. Riceve centinaia di lettere di ammiratori che non legge, ma le passa a Nino Oxilia, il quale risponde alle migliori.
Intanto Gaumont lo chiama a Parigi e gli offre un contratto per sessantamila Iire all’anno. Sessantamila; Capozzi lo guarda intontito, convinto d’aver a che fare con un pazzo.
— Ma, prima vorrei vedere…
— Come volete; io vi dò il contratto firmato: quando vi deciderete lo firmerete anche voi, e Capozzi ritorna a Torino, con il meraviglioso pezzo di carta in tasca. Non crede a quella cifra, ma vuol parlarne con Pasquali.
— Sai, sono stato a Parigi, da Gaumont. Quello è pazzo, mi ha offerto sessantamila lire all’anno… guarda qui il contratto…
Pasquali tace, tormentandosi le labbra, come è sua abitudine quando pensa intensamente. Si alza, ficca le mani in tasca,
— Senti, se è per questo, sessantamila lire te le dò io.
Accidenti, è impazzito anche Pasquali. Capozzi crede di sognare, ma invece si tratta di realtà realissima. E continua a lavorare per quella cifra, considerandosi un uomo favorito dagli dei.
Intanto scoppia la guerra. Il vecchio Chiarella offre a Capozzi di formargli una compagnia drammatica per l’America del Sud. La compagnia parte con un contratto di tre mesi, ed ha tanto successo che rimane oltre oceano un anno. In Argentina tutti conoscono Capozzi, lo aspettano folle di persone con le musiche. A Santos, dal piroscafo, Capozzi vede quell’immensità di gente, e le fanfare, le bandiere. Sa che sul piroscafo c’è l’arcivescovo nuovo che viene a prendere in consegna la diocesi, e crede che i festeggiamenti siano per lui.
— Che bella soddisfazione deve essere per l’arcivescovo sentirsi ricevuto con tanto entusiasmo, — dice Alberto al proprio segretario. E subito dopo sente centinaia di voci che scandiscono il suo nome, giunge a bordo una delegazione che gli presenta gli omaggi della folla.
Capozzi approfitta del suo successo, per fare intensa propaganda italiana. Dopo un anno, torna in Italia, lavora di nuovo per Ambrosio, realizzando il celebre Fiacre numero 13, quindi passa alla Sascha Film, di Vienna, con Alexander Korda, interpreta parecchi film. Quando torna in Italia, il cinema è in crisi; Alberto entra in compagnia drammatica con Tatiana Pawlova, che segna il debutto sul palcoscenico “professionale” di Vittorio De Sica, poi con Irma Gramatica e Alda Borelli. La Paramount lo invita a Parigi per fare un film, ci va e ne fa dieci. Poi Korda lo porta a Londra, lì Alberto avrebbe potuto lavorare molto, ma l’atmosfera politica si fa tesa, sempre più tesa e torna in Italia, poco prima della guerra.
Lavora nel cinema fino al 1943, muore a Roma il 17 marzo 1945.
Di Capozzi e Alexander Korda riparlerò dopo aver visto Eine Versunkene Welt, ovvero S. A. Il principe rosso.



