Intorno a Rapsodia satanica (V)

Lyda Borelli in Rapsodia satanica, copertina del N.Y. Dramatic Mirror, settembre 1914
Lyda Borelli in Rapsodia satanica, copertina del N.Y. Dramatic Mirror, settembre 1914

MARZO 1915

Recite della compagnia Fert a Verona: “la compagnia Fert tiene ora il teatro Ristori, con molta fortuna e successo. Il nome di Novelli e della Borelli, è una etichetta di efficacia grandissima per una compagnia drammatica, che è poi composta di elementi di primissimo ordine come il Baghetti, il Bertramo, il Calò, la Novelli, la Rossetti. Ogni spettacolo è montato con vigili cure, anche nei particolari della messa in scena veramente superba. La Borelli è seralmente fatta segno a vive dimostrazioni di simpatia con i suoi degni compagni ed il pubblico non dimentica, negli applausi, il Novelli. La compagnia iniziò la breve stagione con Divorziamo; poi diede Il ridicolo, di Ferrari; ieri sera Salomè con due sciocche farse, e questa sera Goldoni e le sue 16 commedie. Il teatro e sempre esaurito e Federico Rovato è di ottimo umore. Sfido io! … Navigando col vento in poppa…
(La scena di prosa, 13 marzo 1915)

Rapsodia satanica
La Tribuna pubblica un lungo articolo del suo critico teatrale Mario Corsi, su Rapsodia satanica il film della Cines, musicato da Mascagni, e ne dice tutto il bene possibile. Noi siamo lieti di questa sintomatica intromissione della stampa quotidiana nella nostra arte: fino a ieri non erano apparsi sulle gazzette che articoli a pagamento mascherati da false sigle; è questa la prima volta che compare un articolo di libera critica su un quotidiano.

Stralciamo il brano più interessante : « Forse domani gli esteti del melodramma musicale grideranno al sacrilegio: scagneranno la loro dialettica contro l’arte applicata al cinematografo, all’ industria… Ma a noi non pare che possa parlarsi d’industria nuda e cruda, là dove un poeta e commediografo come Fausto M. Martini ha fornito un poemetto pieno d’intensità lirica e drammatica: un compositore come l’autore di Cavalleria rusticana, ha profuso il suo canto musicale, un’attrice come Lyda Borelli ha offerto la potenza della sua mimica, ed animatore, iscenatore della poetica vicenda drammatica è stato un artista raffinato come Nino Oxilia, il noto commediografo di Addio giovinezza, di Zingara e di La donna e lo specchio.

In questa Rapsodia satanica l’Oxilia ha raggiunto veramente degli effetti artistici nuovissimi. Egli ha tagliato le sue scene come quadri pittorici: quadri che hanno una vita e una composizione loro propria».

E dopo avere ancora esaltata l’intensa, magnifica interpretazione di Lyda Borelli, conclude dicendo che Nino Oxilia ha così dimostrato quanto un artista di grandissimo ingegno come egli è, abbia potuto « trarre da una materia non ancora raffinata, da un vocabolario di figure ancora incompleto e monocorde. E l’artista ci ha provato che non c’è lingua la più semplice e la più rozza che non possa avere il suo poeta; non c’è creta la più aspra al pollice, la meno malleabile e plastica in cui non si possa infondere un soffio di arte ».
(La Vita Cinematografica, 30 marzo 1915)

André Habay, il primo attore della Celio che sin dall’agosto scorso era accorso in Francia a compiere il suo dovere di soldato, è presentemente a Roma.
(La Vita Cinematografica, 30 marzo 1915)

APRILE 1915

Esce sugli schermi Fior di male, soggetto e messa in scena di Nino Oxilia.

Stagione al Carignano di Torino della compagnia Fert, La donna nuda e la Salomè tra i lavori.

Le nozze dei Centauri
Lyda Borelli fu stupendamente bella sotto le vesti di Stefania. I costumi mirabili di Caramba diedero evidenza al flessuoso concerto delle linee del suo corpo, mentre lo sguardo ammaliava sotto la calura delle chiome bionde. E nella persona e nel volto e nella voce, fu una Stefania insostituibile.”

Spettacolo scenari di Bini su bozzetti del pittore Montedoro.

La poesia delle vesti
Le vittorie della eleganza, i trionfi della bellezza, le conquiste dell’arte, non bastano più al desiderio di Lyda Borelli. Oggi vuol mietere nuovi allori scrivendo.

E ha scritto una prefazione a un libro di Mario Carli, intitolato Retroscena. Il quale Mario Carli ha dedicato alla sua volta il libro «alla divinità di Lyda Borelli, per gratitudine di poeta, perché essa ci ha rivelato una poesia che ignoravamo — la poesia delle vesti — e ci è apparsa come il prodotto tragico e vittorioso di un secolare lavorio di selezione e di raffinamento, perché ella è, insomma, la nostra modernità, la donna del nostro tempo».

La Borelli, nella sua prefazione, fa sapere che il romanzo del signor Mario Carli le ha prodotto una strana impressione, quella di riscontrare nell’autore « una sensibilità — o meglio delle sensazioni — di carattere quasi femminile», e afferma che si sente perfettamente d’accordo con Carli nel ritenere le vesti, le eleganze femminili, tutto infine il fantastico e complicato, ed affascinante mondo che è la guardaroba di una donna, materia e motivo di poesia.

Già, illustre e bella amica, la poesia del mannequin!

La compagnia Fert, da Venezia parte alla volta di Torino.
(La scena di prosa, 30 aprile 1915)

MAGGIO 1915

24 maggio 1915 l’Italia dichiara guerra all’Austria.

Lyda Borelli e la Cines. La Cines ha ultimato, in questi giorni, la riduzione cinematografica di Bosco sacro, protagonista la Borelli la quale però è rimasta così poco soddisfatta di… se stessa da sentirsi indotta a proibire la proiezione della pellicola.

La gentile attrice compenserebbe la Cines con l’esecuzione gratuita di un altro lavoro.

Sotto la bandiera nemica. E’ questo il titolo di un bel lungometraggio di palpitante attualità che la Cines ha pressoché condotto a termine, autore e maestro di scena il valoroso Oxilia. Della film non mancano che due scene per l’esecuzione delle quali la Cines attende il nulla osta della Prefettura.
(La Cinematografia Italiana ed Estera, 30 maggio 1915)

Programma Rapsodia satanica 1915
Programma Rapsodia satanica 1915

GIUGNO 1915

La Cines ha chiuso provvisoriamente dopo aver licenziato tutti i suoi scritturati. Sembra però che voglia richiamare alcuni di essi per l’esecuzione di qualche lavoro di attualità.

Il barone Alberto Fassini è stato, a sua domanda, richiamato a prestare servizio militare nella marina con il grado di tenente di vascello. In luogo del barone Fassini, è stato assunto il Signor Carlo Amato.
(La Cinematografia Italiana ed Estera, 15 giugno 1915)

SETTEMBRE 1915

La Cines ridurrà per il cinema La Falena di Henri Bataille e la Marcia nuziale, interprete la Borelli.

OTTOBRE 1915

Esce sugli schermi Papà, messa in scena di Nino Oxilia.

DICEMBRE 1915

Escono sugli schermi Ananke ed il Il sottomarino n. 27, messi in scena da Nino Oxilia.

GENNAIO 1916

Lyda Borelli per l’anello di guerra. Cedendo ad un cortese invito rivoltole dal pittore cav. Enrico Guazzoni a nome dell’Associazione fra i Romani, Lyda Borelli ha concesso di posare in una breve film per presentare ai frequentatori del cinematografo l’anello di guerra che tanto fervore ha incontrato in tutta Italia.
(La Cinematografia Italiana ed Estera, 30 gennaio 1916)

Alla Cines si è posto fine a Odio che ride, a cui ha tenuto mano con la sua nota perizia Nino Oxilia.

André Habay, il reputato attore francese così noto nell’arte cinematografica italiana, per essere stato il primo attore delle films della Borelli La Falena e Rapsodia satanica, è intento a preparare, nel teatro della Parioli Film, un cinedramma passionale a sensation.
(Apollon, marzo 1916)

MAGGIO 1916

Esce sugli schermi Amica, messa in scena di Enrico Guazzoni, musica di Mascagni.

LUGLIO  1917

“Tre anni fa — quando si cercavano tutti i mezzi per rendere il cinematografo meno muto di quanto sostanzialmente fosse (il fonografo era maggiormente, ma invano, presso d’assalto) — la Cines pensò di contribuire all’elevazione intellettuale dell’opera cinematografica, con saggi di arte-cinema-lirica nuovissimi, concepiti e condotti con intendimenti di seria ricerca.

Furono così annunziate tre opere e cioè il Christus di Fausto Salvatori, che abbiamo visti, la Rapsodia satanica di Alfa e Fausto Maria Martini, apparsa ier l’altro al pubblico della vasta sala dell’Augusteo, e il Garibaldi, di Enrico Ferri, che doveva musicare anche Mascagni e che poi abortì perché si racconta che il maestro fosse sdegnato di non incontrare nella visione eroica dell’ex socialista furibondo un viso di donna.”
(Il Cinema Illustrato, 7 luglio 1917)

SETTEMBRE 1917

Esce sugli schermi L’uomo in frack: “Soggetto e messa in scena di Nino Oxilia; l’ultimo lavoro cinematografico di colui che fu il primo degli scrittori italiani a dedicarsi alla cinematografia e che la fede più viva ripose in questa nuova manifestazione d’arte”.
(La Cine Fono, 31 gennaio 1918)

Intorno a Rapsodia satanica (IV)

GIUGNO 1914

La compagnia Piperno Borelli Gandusio inizia la sua tournée americana in Buenos Aires, Argentina.

“Un giornale cinematografico di Napoli aveva bandito un referendum sulla più bella attrice cinematografica italiana. E’ riuscita vincitrice la Bertini, con 759 voti; la Borelli ne ha raccolto 757.”
(La scena di prosa, 27 giugno 1914)

28 giugno 1914, attentato di Sarajevo.

Mascagni da le ultime disposizione per l'Aida allo Stadio Nazionale di Roma
Mascagni da le ultime disposizione per l’Aida allo Stadio Nazionale di Roma

LUGLIO 1914

Aida alla Stadio Nazionale di Roma
L’iniziativa coraggiosa dell’impresa Vaccari e del maestro Mascagni è stata coronata dal maggiore successo. (…) Il maestro Mascagni fu certamente il trionfatore della rappresentazione genialissima. La sua bacchetta direttoriale fu l’anima della divina armonia, del concertato imponente, seppe guidare e suggerire ogni sottigliezza, ogni particolare, e l’inno sonoro si alternò sapientemente con la tenue, dolce e squisita melodia verdiana.
Virgilio Favara (Il teatro illustrato 15-31 luglio 1914)

28 luglio 1914, dichiarazione di guerra dell’Austria alla Serbia. Inizio della Prima guerra mondiale.

AGOSTO 1914

Il mensile La Lettura pubblica l’articolo Attori che non parlano firmato da Nino Oxilia.

Echi dei successi della Borelli-Piperno-Gandusio
Ci giungono da Buenos Aires fasci di giornali. Qualcuno ci porta anche notizie delle dimostrazioni di schietta simpatia, per Lyda Borelli, alla sua partenza da Montevideo, dove è attesa ancora con desiderio, in Ottobre. L’attrice leggiadra e valorosa, che sa propiziarsi sempre la stampa, partendo, ha diretto a ciascuno dei cronisti teatrali — niuno ommesso — della stampa quotidiana di Montevideo, una parola di viva gratitudine. E ciò, naturalmente, ha fatto tanto piacere a quei colleghi. A qualcuno di essi, anzi, Lyda Borelli ha dato incarico di dire al pubblico che se l’avevano udita nel repertorio, diremo, commerciale della compagnia, l’avrebbero riudita, al suo ritorno, in un repertorio d’arte, in alcune delle sue parti. Figurarsi, come e quanto, tale promessa, abbia aguzzato il desiderio del pubblico di Montevideo, di riudire Lyda Borelli.

Il quale pubblico, all’ultima recita, volle rinnovare, per l’attrice, il trattamento di cortesia fattole, sere prima, per la serata di lei, accompagnandola tra grida di evviva all’albergo.
Tra i giornali, ricevuti, uno di Buenos-Aires che annunzia, per la sera, la recita della Cioccolataia, ha un fervorino che, diremo di scusa, al pubblico, e aggiunge queste testuali parole: en las otras noches de abono de esta semana, se darán obras de inmaculada blancura.

La compagnia, all’ Odeon, andò in iscena con Le Marionette, in cui la Borelli piacque molto; ma essa piacque ancora di più ne La marcia nuziale, el primer trionfo completo y decisivo, come dice La Gaceta di Buenos-Aires. E mentre l’attrice, elegantissima e brava, trionfa laggiù, il suo capocomico del venturo triennio, diffonde in Italia, tra i giornali e i teatri, un elegante paspartout con la riproduzione a colori del bel ritratto fatto due anni or sono a Lyda Borelli da uno dei nostri più geniali ritrattisti.
Eugenio Brizzi sa bene mettere in valore il suo grande acquisto.
(La scena di prosa, 7 agosto 1914)

Lyda Borelli sulla copertina della rivista El Cine, 7 novembre 1914
Lyda Borelli sulla copertina della rivista El Cine, 7 novembre 1914

NOVEMBRE 1914

Lyda Borelli se confiesa con El Cine
La escena y la cinta: La rapsodia de Mascagni : ¡Qué hable! : Desde Max a los de España… Benavente el Favorito : ¿Quién será él? : A Spezia : Los soldados del Kaiser : Un himno emocionante en alta mar…

Se abre una puerta, y aparece una hermosa mujer, con la sonrisa en la flor de sus labios. Es alta sin exageración, de andar reposado, y con ademan suelto. Sobre el nácar de su carne brillan con reflejos de oro las hebras de su cabello. La reja de sus pestañas encierra el misterio de los ojos; enigmáticos ojos que deben saber mirar con amor en trances de ternura y rencorosos, como los del tigre en acecho, cuando la trágica hora de la venganza lo requiere.
Así es lu mujer que se adelanta tendiéndome amigablemente la mano; así es Lyda Borelli.
— Perdone si le he hecho esperar,—me dice en correctisimo castellano.
— He nacido, como quien dice, en las tablas, pues toda mi familia forma una pléyade de artistas. El mio padre Napoleone, fue un gran actor dramático… El cinematógrafo en mí, es transitorio. A mi arte, el de la dramática, le tengo mucho amor para abandonarle; se pueden armonizar.
— ¿Cómo fue el dedicarse a la película?
— Primeramente, porque en el cinematógrafo hay un campo sin trillar que es el del verdadero arte. El público está cansado de tanto argumento policiaco. Esa serie de films en que intervienen ladrones de levita; en cuyo transcurso se inculcan y enseñan lecciones de pillería, tienen un sabor insano. ¿Por qué? Yo soy partidaria del drama humano, del que sea posible en la vida… Hasta ahora llevo hechas cinco películas.
— ¿Qué película hizo primero?
Pero mi amor no muere. Y a continuación: El recuerdo del otro y La mujer desnuda.
— ¿Y en la actualidad?
— La última que he creado es la titulada Rapsodia satánica.
— ¿Tardará mucho en proyectarse?
— No le puedo decir, pero supongo que sera pronto, porque solo falta el poema musical del Maestro Mascagni.
— ¿Ha sido impresionada en América?
— No señor. En Roma.
— ¿Pues no viene usted de la Argentina?
— Si señor, de Buenos Aires; pero allí no he trabajado. Varias casas pidieron permiso a la que estoy escriturada que me consintiera actuar, y ésta, lo negó.
— Luego su labor ha sido teatral.
— Unicamente. Y no crea, vuelvo muy contenta de la tournée, Figúrese que en el teatro Urquiza de Montevideo ¡me hicieron hablar! Yo creo que esta es costumbre muy americana, porque en Uruguay me sucedió lo mismo.
— ¿Qué arte de los dos que usted cultiva, le parece mas difícil?
— Pues a decir verdad, no sé, porque a mi entender son dos artes completamente distintos. Ya ve usted Max Linder; en la película de su género, es insustituible, y en cambio en el escenario no pasa de ser una vulgaridad. Sin embargo, en la cinematografía se lucha solamente con la mímica mientras que en el teatro además de esto se necesita decir bien.
— Y esto mismo ¿no puede ser una ayuda que compense las deficiencias del gesto?
—A veces en lugar de ser ayuda, es estorbo. No lo creo. El público del cinematógrafo, que todavía se puede decir es juguete de niños, suele ser sencillo e ingenuo. En cambio en el teatro, la decoración varia. Ambos artes hablan a las colectividades y hay bastante diferencia de una a otra.
— ¿Que actores de films la parecen mejor?
— Para mi todos son buenos, pero mis simpatías se las lleva Napierkowska, Robinet, Max Dearly
(¿Y de los españoles?)
— No puedo darle mi opinion, pues si bien conozco a Rosario Pino, Thuiller, Maria Guerrero y Mendoza y tengo de ellos un alto concepto, mis profecías tal vez resultasen equivocadas hablando del cinematógrafo.
— Y de los autores españoles…
— Otra pregunta que no puedo contestar y per la misma razón. He leído algo de Benavente, pero no para formular un juicio.
— Se ve que le gusta leer, estudiar…
— Esa es mi vida, en los ratos libres mi compañero es el libro.
— ¿Y quién mejor? Yo tenia noticias de que se casaba.
— No haga caso. Son rumores que por Italia corren cada dos meses. Por ahora conténtese con saber que no tengo ningún amor. ¡Con lo que me gustaría estar enamorada!
Y al decir esto Lyda eleva sus ojos misteriosos a las alturas y junta las manos como si de sus labios brotase una oración…
— Y bien. Desde aquí ¿adonde irá?
— Pues un mes al teatro Carignano de Torino. Y después quizá descanse un poco en Spezia, mi tierra.
— ¿Le gusta viajar?
— Mucho. Siempre encuentro emociones nuevas. En el vapor que me ha traído a España, en el Regina Elena, venían unos cincuenta alemanes que marchaban a incorporarse al ejército de su nación. Al llegar a Gibraltar, otro vapor inglés abordó al nuestro e hizo prisioneros a todos los súbditos del Kaiser. Era una noche en que llovía torrencialmente. Una noche, que perdurara en mis recuerdos con la misma intimidad que el día que en Toledo visité la casa del Greco.
¡Si usted hubiese visto con que serenidad y resignación, aquellos alemanes, pasaban uno a uno por entre las bayonetas de los marinos británicos!
Desde nuestra cubierta les vimos llegar con la gorra en la mano hasta la borda del buque inglés. Y cuando ya solo distinguíamos un borrón en la superficie del barco, llegó a nuestros oídos la tonada armoniosa, mezcla de salmodia y canción bélica del himno germánico que entonaban los prisioneros. En tanto, el vapor se alejaba, se alejaba… Créame señor Villán; entonces lloré, y ahora, usted lo ve, los ojos se me humedecen, Yo, que no soy ni francesa ni alemana, desde aquel momento reniego de la guerra…
He ahí lectores un corazón de mujer; ya conocéis un alma de artista; ya conocéis a Lyda Borelli.
Se hace una posse: nuestro fotógrafo senor Olalde dispara el magnesio, y un relámpago pone punto a mi grata visita.
Delfin Villán Gil (El Cine, 7 noviembre 1914)

Intorno a Rapsodia satanica (III)

MARZO 1914

La compagnia Borelli Gandusio torna a Milano
La bella avventura, commedia in 3 atti di R. De Flers e G. Caivallet, Milano Teatro Manzoni 10 marzo 1914.
“la Borelli — che fu, se ben ricordiamo, la prima deliziosa Miguette, la prima veramente e meritatamente fortunata commedia dei due pregiatissimi autori — fu una squisita Elena di Treville: e nel secondo atto, sopratutto, conferì un’illusione d’ingenua verità ad una lunga scena d’amore accortamente contenuta, ma non così rigidamente sorvegliata da non lasciare qualche spiraglio alla sua grazia un po’ morbida ed avvolgente.”
(La scena di prosa, 14 marzo 1914)

Il Barone Alfa…

Retaggio d’odio al Teatro Cines
“Ci giunge ancora in tutta la sua interezza la eco sonora del plauso che accompagnò lo splendido romanzo cinematografico del Barone Alfa a Parigi ed a Londra ed a Berlino.
Mercoledì il Teatro Cines proietterà questo vero capolavoro d’arte e di sentimento, messo in scena con sfarzo, cura e perfetta ricostruzione d’ambiente dalla Cines, e crediamo che il grande pubblico romano e la critica serena saprà unire la sua voce al coro presente di applausi che ha unito a Parigi e a Londra i nomi di Maria Carmi, Pina Menichelli, della Cines e del barone Alfa, il geniale ideatore di un grande romanzo cinematografico, fatto di sentimento, amore e passione, che si avvicendano su splendidi fondi scenici e drammatici.”
(Il Giornale d’Italia, 24 marzo)

APRILE 1914

Lyda Borelli, Nino Oxilia, successi, insuccessi…

Al Teatro Manzoni
“Varie commedie: Petite Madame, Avventura di viaggio, Bella avventura, Braccialetto, il Successo di A. Testoni: Lyda Borelli ebbe un successo personale… nel Successo, successo di curiosità e di ammirazione per le sue toilettes: veramente la complicatissima veste verde e nera del primo atto era di un buon gusto assai discutibile; ma quella bianco e argento, da sera, del secondo, era squisita (sopratutto perché… svestiva ammirevolmente la titolare), e discussa ed ammirata fu la parrucca azzurro-nera che copriva i suoi capelli biondi e che rispondeva colle calze di uguale colore, che spiccavano, in un ampia spaccatura del vestito bianco, sopra scarpette bianche: Lyda Borelli era affascinatissima.
(…)
mercoledì primo aprile, La donna allo specchio di Nino Oxilia. Il pubblico, ammonito dal precedente insuccesso torinese, non è accorso numeroso a questa novità; ma quello che c’era ha confermato il giudizio di Torino.
(…)
Ieri sera, ancora La bella avventura, e stasera Lyda Borelli si farà giudicare nella Principessa di Bagdad che, in altri tempi, ebbe due interpreti magnifiche: Eleonora Duse, e un’altra attrice, che non ebbe la fortuna pari al suo valore, Emilia Aliprandi Pieri. Lunedì sera, serata d’onore di Lyda Borelli con Trilogia di Dorina e Salome.”
(La scena di prosa, 4 aprile 1914)

La donna allo specchio di Oxilia, novità a Milano
Il torbido dramma della protagonista del Ladro del Bernstein ci torna alla mente ripensando alla commedia di Nino Oxilia: La donna allo specchio che il pubblico del nostro Manzoni ha accolta con giusta severità, la sola sera che essa ha tenuto il cartello. Il confronto non ci è dettato dal pessimo gusto del cercare le ispirazioni che potrebbero aver indotto il giovane autore alla sua nuova fatica. Forse all’ Oxilia parrà strano il richiamo. E’ così lontana infatti la semplice anima di Maria Luciani dalla tormentosa psicologia della eroina del Ladro. La piccola cortigiana della La donna allo specchio dovrebbe farci pensare invece, a una sua illustre antenata, Margherita Gautier, non fosse altro che per il sacrifìcio, che ella compie sull’altare di un amore povero, del suo lusso e del suo sfarzo! Maria è però una nipote degenere che, a meta strada, deludendo la nostra benevole aspettazione romantica, vince ogni scrupolo e, più che mai florida e bella, torna alla ricchezza e alla eleganza, ma sacrificando anche questa volta un lusso: l’amore!
Ecco: nella creatura che Oxilia ha ritratto, non rivive la dolorosa e fiera anima di Margherita e non freme la sfrenata passione dell’eroina del Bernstein. L’autore ha cercato una formula nuova e non l’ha trovata: una specie di combinazione chimica fra gli elementi del romanticismo dumasiano e quelli di un verismo sfrontato e sbarazzino, mascherato da un cinismo troppo superficiale per esser siecero e incisivo.
I contorni delle due figure principali della commedia si perdono nella non facile ricerca di questa formula.
Anche nel ritrarre il personaggio di Gino (il giovane povero che vive con Maria il breve romanzo di amore per cedere, infine, l’amante a un vecchio protettore che potrà ridonarle l’agiatezza della quale la sua frivola animuccia ha bisogno) l’Oxilia non riesce a osservare un carattere con continuità e con sicurezza di luci e di ombre.
Nel contrasto drammatico, dunque, mentre non ha convincente risalto l’elemento passionale, non trova efficace evidenza rappresentativa il dibattito realistico che induce Maria alla facile ricchezza.
E pur sembrava che ella (come la protagonista del Ladro!) spiasse con trepida angoscia nello specchio il riflesso della sua bellezza disadorna per il timore bi non apparire abbastanza seducente all’amante! (Il teatro illustrato, 1-15 aprile 1914)

Lyda Borelli 1914
Lyda Borelli nella “Donna Nuda”, programma Teatro Cines di Roma 1914

Il trionfale successo di Lyda Borelli nella Donna nuda, al Teatro Cines
“Fiumane di spettatori hanno ieri varcato il sontuoso atrio del Teatro Cines per recarsi ad assistere alla grande attesa première della Donna nuda la finissima commedia di Henry Bataille, in cui si annunciava l’interpretazione sublime di Lyda Borelli. Per quanto fosse stato aumentato il numero dei posti, per quanto molti spettatori si rassegnassero a voler rimanere in piedi, pur non ostante molti cittadini dovettero rassegnarsi e tornarsene via coartati dal fatidico: Tutto esaurito! Affisso innanzi al botteghino.
Un elogio va anche dato incondizionalmente al bravo e valente maestro Peroni per il modo sagace intelligente col quale ha saputo sincronizzare il commento orchestrale che accompagna la bellissima film.”
(Il Messaggero, 14 aprile 1914)

“Teatro Manzoni — La settimana di Pasqua ha veduto il cambiamento di compagnia su questo palcoscenico. Ma, prima di emigrare sulle più fruttifere, in questa stagione, tavole dell’Olimpia, la compagnia Gandusio-Borelli-Piperno ci ha allestito un’altra novità, quel Volere, di Guiches che già de Sanctis aveva portato altrove all’insuccesso. Questa commedia fu uno degli ultimi errori di Jules Claretie: accettata alla Comèdie Française, e quivi mediocremente applaudita, sembra lo sforzo di un autore che tenta dì non capir più niente, da sé stesso, di quanto scrive. Figuratevi, se il pubblico ha capito qualcosa! Ha riso dì ogni battuta drammatica, ed, alla fine, stanco anche della burletta, ha protestato con giusta violenza. Un altro lavoro, non altrettanto fresco, ma, forse, altrettanto nuovo per il pubblico, è stato la Principessa di Bagdad, di Dumas, che, Lyda Borelli, sotto la sapiente guida di Flavio Andò, ha esumata. Flavio Andò è stato, infatti, interprete sommo di questa farraginosa commedia, a fianco di Eleonora Duse. Lyda Borelli ha dato tutta la sua intelligente cura alla eroina, ed ha, una volta di più, dimostrato le sue qualità di appassionata e studiosa attrice, ma il pubblico, solamente curioso, non ha mai preso parte viva all’azione, ed è rimasto piuttosto freddo. La commedia, manca di quella vitalità che abolisce l’errore del tempo: vi si sentono troppo gravi i difetti della maniera, di un meccanismo artificioso che non sostiene alcuna umanità, né alcuna visione d’arte. Perciò, l’esumazione ha avuto soltanto un valore storico.
Per serata d’onore, Lyda Borelli ha scelto Salome di Oscar Wilde, una delle sue interpretazioni più suggestive e che, giustamente, essa ama e ripete ad ogni stagione; e La trilogia di Dorina, la squisita commedia di Gerolamo Rovetta, che le nostre compagnie sembrano dimenticare. Il pubblico è accorso in folla (tutto esaurito) ed ha tributato, alla valorosa attrice, tutto l’entusiasmo e tutta l’ammirazione ch’ella ha saputo, giustamente, meritarsi. Le doti singolarissime di questa giovane artista sono andate, in pochi anni, raffinandosi e rivelandosi: un paziente studio, ed una ostinata volontà, hanno fatto, di Lyda Borelli, l’attrice ch’era costume chiamare la Bellissima, un’attrice che ora si dovrebbe chiamare la Bravissima, E’, infatti, una delle poche nostre che sappiano portare nella scena una nota di signorile eleganza, e che abbiano dello stile. Padrona, sempre, di sé stessa e delle sue espressioni, ella recita assai più di riflessione che di istinto: perciò sa conservare la linea, senza abbandonarsi alla propria passionalità con pericolo, spesso, di perdere la sobrietà. Lyda Borelli, artista duttile e rappresentativa, è quella che porta sui palcoscenici italiani un po’ della recitazione francese, correggendo, cioè, il comune difetto della scuola italiana che è, quasi sempre, di strafare. Lyda Borelli, però, dovrebbe recitare maggiormente in costume. Perché non lo fa, poiché è una delle poche capaci? Ci aveva promesso una edizione di Monna Vanna. Non ha mantenuta la promessa. E perché non pensa alla Fiaccola sotto il moggio ?
La stagione di quaresima, al Manzoni, si è chiusa con Petite Madame, e La bella avventura, i due successi più legittimi, e duraturi, a somme fatte. E la biondissima Lyda ha ceduto il posto a Ermete Novelli.
(La scena di prosa, 18 aprile 1914)