La battaglia del Vesuvio sotto La Mole

Teatri della Film Artistica Gloria
Teatri della Film Artistica Gloria a Via Quittengo 39, Torino 1913

Nel post di qualche giorno fa, avevo lasciato a Mario Caserini raccontando a A. A. Cavallaro, direttore della Vita Cinematografica, della sua nuova casa di produzione: La Film Artistica Gloria.

Qualche settimana dopo, sempre per questa rivista, un redattore anonimo (sicuramente lo stesso Cavallaro) si reca in visita agli stabilimenti di Via Quittengo 39 in Torino:

Le nostre brevi frasi, pubblicate nel numero precedente di questa Rivista, ci hanno procurato una valanga di corrispondenza, con la quale ci si chiedono maggiori schiarimenti. Questo è avvenuto per il buon nome che gode in arte il bravo signor Mario Caserini, ed anche perchè notissimo il proprietario del Cinema della Borsa, sig. Domenico Cazzulino, vecchio ed esperto cinematografista, socio amministratore della nuova Società, nella quale si ripongono le migliori speranze.
Noi vogliamo usare cortesia a coloro che c’interessarono, scrivendoci, e per meglio rispondere alle innumeri domande ci siamo personalmente recati in Via Quittengo per una fugace visita alla nuova Fabbrica, dove incontrammo il sig. Caserini che gentilmente ci accompagnò, e si compiacque accordandoci tutte le spiegazioni, delle quali abbisognavamo.
I primi lavori, già rivelano la potenza intellettiva e finanziaria di questa Società, perchè – iniziati da tempo relativamente brevissimo – già permettono di rilevare i vari reparti sapientemente disposti, e coordinati con maestria sorprendente ed impareggiabile, anzi la cura dei minimi dettagli procura sorpresa e gratissimo piacere.

L’ articolo, come la precedente intervista a Caserini, sono sicuramente a pagamento, e fanno parte dello “sfoggio di réclame veramente americano” come ricorderà anni dopo Arrigo Frusta, per il lancio della nuova casa di produzione.

In realtà, la casa di produzione non è stata ancora costituita legalmente.

Il 30 gennaio 1913, Domenico Cazzulino, a nome di Giulio Aicardo Bollati Nobili proprietario del terreno e i fabbricati di Via Quittengo 39, presenta la richiesta al Comune di Torino per la costruzione “nell’interno del cortile del fabbricato di sua proprietà”, di un teatro di posa “in ferro e vetri destinato alla fabbricazione di films”.(1)

La società in accomandita semplice Film Artistica Gloria si costituisce legalmente il 20 aprile 1913, capitale sociale lire 260.000, interamente versato in contanti e diviso in 52 carature di lire 5000 ciascuna. I soci sono 14, tra cui Domenico Cazzulino (socio accomandatario e gerente con firma e rappresentanza della società), Mario Caserini, l’operatore Angelo Scalenghe, e Giulio Aicardo Bollati Nobili, proprietario di terreno e fabbricati a Via Quittengo. La durata prevista della società è di 25 anni. (1)

Non è la prima volta che la costituzione di una casa di produzione avviene “dopo” il lancio pubblicitario, sicuramente esistevano accordi privati precedenti alla richiesta di costruzione nel terreno di Via Quittengo, e la pubblicità previa alla costituzione serviva per attirare nuovi soci e nuovi capitali.

Teatri della Film Artistica Gloria a Via Quittengo 39, Torino
Teatri della Film Artistica Gloria a Via Quittengo 39, Torino 1913

Nel mese di febbraio, mentre a Via Quittengo si danno gli ultimi ritocchi allo stabilimento, Mario Caserini pubblicizza la formazione dell’elenco artistico in una lettera indirizzata al fedele A. A. Cavallaro, riportata dalla solita Vita Cinematografica:

Carissimo amico,
Voglia scusarmi se non posso, ed in parte non desidero darle tutte le notizie che ella mi chiede… lavoro, e spero di riuscire presto bene, ecco tutto. Del resto fra poco voi giornalisti e critici, potrete vedere e giudicare.
Una cosa però mi piace farle conoscere: Vittorio Rossi Pianelli, l’attore valoroso che a fianco della Duse, di Emanuel e dalla Reiter, ha percorso i principali teatri d’Italia e dell’estero, e che da tre anni, con onorevole studio si è dedicato all’arte nostra, seriamente, ha accettato la mia proposta di venire a far parte del personale artistico della Gloria, col ruolo di primo attore.
Questa scrittura mi pone vicino, oltre che l’eccellente attore cinematografico, anche l’amico carissimo porrà termine alle chiacchiere, ai pettegolezzi, ed alle cianate che con gran copia vennero riportate a lui ed a me per far si che la buona antica nostra amicizia venisse troncata. Oggi egli viene a lavorare a fianco mio, sotto la mia direzione: ne sono lieto e orgoglioso.
Per il resto dei miei artisti… scusi, caro amico, ma ne parleremo in una prossima volta.
Affettuosamente Suo
Mario Caserini Direttore generale de La Film Artistica Gloria
Torino, 10 febbraio 1913

Tra marzo e aprile 1913, a Vittorio Rossi Pianelli si aggiungono “Mario Bonnard e Camillo De Riso che lasciano la Società Ambrosio per passare alla Gloria”, e le sorelle “Letizia e Isabella Quaranta, dopo la chiusura della Torino Film pure alla Gloria. Ottimo acquisto della Gloria il pittore Maglioli, che lascia la Centauro.” (Eco Film, 15 aprile 1913)

Dopo la costituzione della società, nel numero del 30 aprile 1913 di La Vita Cinematografica, compare la pubblicità dei primi film della Gloria:

Il Treno degli Spettri, spettacolosa azione drammatica in tre atti dell’avv. Luigi Sonnazzi (circa 1000 m.); Florette e Patapon, grande riduzione cinematografica della commedia brillantissima in tre atti di Hennequin e Veber (circa 1000 metri), ambedue i lavori sono posti sotto la tutela dei diritti d’Autore, in preparazione: Gli Ultimi Giorni di Pompei, grande lavoro storico in 3000 metri.

Molto bene, se non fosse perché nello stesso numero, pagine 65 a 67, e pagina 71, la Società Anonima Ambrosio, distribuzione Barattolo, annuncia che a maggio sarà disponibile il titolo Gli Ultimi Giorni di Pompei.

Nessuna delle due case parla del romanzo omonimo (1834) di Edward Bulwer Lytton, ma è più che evidente che si tratta proprio di quello, un titolo che la Società Ambrosio aveva portato al successo nel 1908 in una versione in 366 metri, adesso invece ci vuole il lungometraggio: 2000, 3000 metri.

La “mania” per i film a lungometraggio di ambiente romano era scattata dopo che il Quo Vadis? prodotto dalla Cines aveva raggiunto 200.000 lire in un asta pubblica a Londra.

Ma lo scoppio delle ostilità prende una brutta piega dopo il 15 aprile 1913, quando la Società Anonima Ambrosio inizia una causa contro Mario Caserini “perchè nella sua réclame la Gloria pubblica che il sig. Caserini ha precedentemente fatto parte della Casa Ambrosio, presso la quale ha messo in scena certi nominati lavori” (réclame sul numero del 28 febbraio della Vita Cinematografica).

Evidentemente tutto fa pensare a qualche retroscena, visto l’accordo amichevole con il quale Caserini aveva lasciato l’Ambrosio nel dicembre 1912.

Quindici giorni dopo, il 30 aprile 1913, la Società Anonima Ambrosio firma un contratto con la Photo-Drama Company di Chicago, diretta da George Kleine, per la produzione del film Gli Ultimi Giorni di Pompei, compromettendosi a fornire due negativi del film pronti non più tardi del 1° settembre 1913. Secondo questo contratto, i due negativi saranno gli unici negativi di ciascuna delle scene del film, e questi negativi diventeranno di esclusiva e definitiva proprietà della Photo-Drama Company, nonché i diritti di sfruttamento per il mondo intero. La Società Anonima Ambrosio si compromette a non realizzare mai più nessuna altra versione di Gli Ultimi Giorni di Pompei. Compenso lire 250.000.
Il contratto è firmato da Mario A. Stevani, presidente della Photo-Drama Company, e Alfredo Gandolfi, amministratore e direttore della Società Anonima Ambrosio, e accenna ad un accordo previo, forse una corrispondenza privata. (2)
segue…
Note: (1) Franco Prono, Le fabbriche della fantasticheria – Atti di nascita del cinema a Torino, testo & immagine 1997; (2) Dai documenti nell’archivio George Kleine: Un Americain à la Conquete de l’Italie; Dossier di Paolo Cherchi Usai, pubblicato in Archives, n. 26/27 nov. Dec. 1989.

Ricerca di Cabiria versione 1914

Lettera intestata Cinematografica Verdaguer a Pastrone e Sciamengo nel 1926

Sono trascorsi ormai più di tre anni dal progetto Cabiria & Cabiriaal quale ho avuto l’onore di collaborare — promosso dal Museo Nazionale del Cinema di Torino – Fondazione Maria Adriana Prolo, un progetto di ricerca e restauro intorno alle due versioni del mitico Cabiria, quella muta del 1914, e quella sonorizzata del 1931. Come sanno tutti quelli che seguono con attenzione le avventure di questo mitico colosso del cinema italiano, restano ancora da risolvere alcuni misteri, sopratutto per quel che riguarda la versione originale del 1914. In poche parole, non è stata ritrovata ancora una copia originale di questa versione, una copia completa. Sembra facile, vista la popolarità del film e la quantità di copie distribuite in tutto il mondo, ma che fine abbiano fatto queste copie resta un mistero. La leggenda (sempre la leggenda) vuole che Giovanni Pastrone abbia controllato con molta cura destino e vicende di tutte le copie del film, fin dalle prime proiezioni in Italia e all’estero, in un primo momento per evitare che nessuno riuscisse a rubare i segreti “tecnici”, utilizzo del carrello, ecc. Vi ricordate la storia di David W. Griffith e la copia “sfuggita” al controllo di Pastrone con la scusa di un incendio? Sicuramente c’è qualcosa di vero, lo stesso Griffith riconobbe a più riprese l’influenza di Cabiria, e non soltanto nel suo cinema, ma nell’industria cinematografica nordamericana in generale, e a questo punto bisognerebbe fare i conti anche con il Quo Vadis? firmato Enrico Guazzoni, presentato negli Stati Uniti da George Kleine un anno prima di Cabiria, ma non è questo il discorso. Torniamo a le copie di Cabiria, versione del 1914 e la prima domanda è: quante copie per la distribuzione negli Stati Uniti? Sicuramente sarà sopravvissuto qualche documento ma… non sono accessibili e sono a molti chilometri dalle mie possibilità. Rimangono altre strade. Una di queste è la stampa dell’epoca.

Gli storici poveri ma testardi come me riescono a fare miracoli con pochi mezzi. Sono riuscita a ritrovare un articolo molto esauriente sull’argomento. Eccolo:

By the time this appears, Cabiria probably will have passed from the Knickerbocker Theatre, New York, where it opened on June 1st, to a theatre a few blocks farther up Broadway. In its new quarters, Werba and Luescher expect Gabriele D’Annunzio’s first photoplay (but not bis last, if rumor speaks the truth) to spend the autumn and some of the winter months. Meanwhile, twenty other copies of this extraordinary picture are going the circuit of every city and town worth mentioning in the United States and Canada, whereas Europe is liberally supplied with Cabirias and South America and Australia are booked. Eighty prints is a conservative estimate of the number now in circulation.

As often happens when a reputation has a monetary value, the name of the man actually responsible for the picture — and it is the pictuie in this instance, not the story, one remembers — is seldom mentioned. Written by Gabriele D’Annunzio sounds very impressive, while Produced by Director Pastrone, of the Itala Film Company, Torino, Italy, conveys nothing in particular. Yet Pastrone is the real creator of Cabiria, as the author no doubt would be the first to admit. D’Annunzio prepared the story in a sketchy fashion and left its development to Pastrone, a truly great director, who for some ten years has been making pictures for the Itala Company. The Fall of Troy, first shown in the United States in 1910, and now recognized as a sort of film classic, is one of Pastrone’s works. He may not possess greater genius than some of his fellow producers, but at any rate he seems more advanced and there is no quibbling about the size of his expense account.

American manufacturers might have purchased D’Annunzio’s script, but they would not have turned out Cabiria.
They haven’t the facilities, the expert factory workmen, or, apparently, the patience. Two years has been given as the time expended in production, and, broadly speaking, considering preparatory details, that is correct. The actual making of the scenes, however, was begun in January, 1913, and completed in March, 1914. All of the interiors, many of magnificent proportions, such as the Tempio of Moloch, were built in the Itala studio.

Audiences leave the theatre with a somewhat vague sense of the story, but deeply moved by the beauty of stupendous photographic effects, and feeling that they have witnessed something historically correct.

Pastrone’s passion for accuracy of detail accounts for the well-high perfect illusion, generally lacking when our producers attempt a classic theme. For instance, he insisted that a number of his principal characters grow beards, believing an ordinary makeup to be imperfectly deceptive. And for the role of the giant slave, Maciste, he chose a Herculean dock laborer, because of a physique no Italian actor could equal.
Several months of severe training transformed the laborer into an actor so ideal for the part that he became the most memorable figure in the production. D’Annunzio probably conceived Maciste as a subordinate character, but Pastrone, either accidentally or by intention, made him the chief human interest in the picture.

Theatregoers see plenty of competent acting, but supermen physically are a novelty. This is a striking example of the value of getting precisely the right player when it would be simpler to accept another passably suitable. Without the exceptional Maciste, the appeal of Cabiria would be appreciably lessened.

If rumor is correct, D’Annunzio and Pastrone are collaborating on another mammoth spectacle to be offered as a suitable successor to Cabiria.

Ecco fatto, numero di copie, lunga distribuzione… e di regalo che tutte le lodi sono per “Pastrone’s passion for accuracy of detail accounts for the well-high perfect illusion”. Niente male.
Per quel che riguarda la distribuzione in Europa sono ancora alla ricerca di documentazione, ma posso dimostrare che nel 1926 il distributore spagnolo Cinematografica Verdaguer con sede centrale a Barcellona conservava due copie dell’originale di Cabiria “dimenticate” all’accurato controllo di Pastrone. E’ soltanto un piccolo esempio (e una prova che Giovanni Pastrone ed il socio Carlo Sciamengo conservavano la proprietà e i diritti di sfruttamento del film). Ce ne sono altri, alcuni in archivio, altri in “lavorazione”.

Pochi giorni fa ho recuperato vari nitrati in perfette condizioni degli anni ’10. Non vedo perché dovrei accettare la scomparsa di Cabiria, versione 1914, e non lo farò.

Uno dei nitrati ritrovati

Marcantonio e Cleopatra – Cines 1913

marco antonio e cleopatra
Da sinistra a destra: Amleto Novelli, Gianna Terribili Gonzales, Bruto Castellani

Messa in scena: Enrico Guazzoni, soggetto ispirato alla tragedia Antony and Cleopatra (1607) di William Shakespeare, alle Vite di Plutarco e al poema Cleopatra di Pietro Cossa.
Interpreti principali: Gianna Terribili Gonzales (Cleopatra), Amleto Novelli (Marco Antonio); Ignazio Lupi (Ottaviano), Elsa Lenar (Ottavia), Matilde di Marzio (la schiava Agar).

Ecco un film ritrovato tanto tempo fa, non restaurato, e visibile in un DVD made in USA: Antony and Cleopatra, Grapevine Video 2007.

Si tratta di una copia dell’edizione americana distribuita da George Kleine in USA, didascalie inglesi, 74 minuti.

Non è male, ma l’originale doveva essere molto meglio, mancano – per esempio – i viraggi, che in un film come questo sono fondamentali Vediamo cosa pensava la stampa dell’epoca:

Il superbo lavoro ideato e compiuto dall’egregio pittore sig. Guazzoni dopo il grande successo, indimenticabile e senza confronti, ottenuto dal suo Quo Vadis? Se non ha conseguito lo stesso esito teatrale che è stato forse il solo miraggio dei dirigenti della Cines, segna però un nuovo e gigantesco passo innanzi nel campo della Cinematografia e per merito del pittore Guazzoni artista delle varie e complesse vedute, segna una magnifica espressione d’arte, risultato da uno studio coscenzioso e saldo di costumi e di decorazioni e di ricostruzione da trasportare lo spettatore all’entusiasmo facendogli passare dinanzi vivi e palpitanti, e quadri ed episodi di un epoca meravigliosa, con quella magnificenza e fastosità quali soltanto una fervida fantasia poteva immaginare.” (…) La fotografia eccellente, lascia desiderare in qualche interno nel quale le luci non sono sempre ben distribuite. Buonissimi, anzi alcuni meravigliosi per lo splendido effetto, sono i viraggi, gli effetti di marina, di tramonto e di notte, degno di lode è dunque anche il valente operatore signor Bona che con tanta preziosità ha arricchito fotograficamente ogni quadro.(…) Innumerevoli sono i quadri degni di essere ricordati. Di un effetto fantastico quello della marcia notturna delle truppe Romane lungo la spiaggia. Bellissimi i quadri dei trionfi di Ottaviano a Roma e quelli di Antonio e Cleopatra in Egitto. Suggestivo oltremodo il quadro della fuga del popolo dalla città devastata in fiamme. Di bell’effetto architettonico l’altro del Senato e l’aula senatoria dallo stile severo ed imponente. Per il difficile lavoro di messa in scena, degli edifizi degli atrii e delle scene tutte merita lode speciale l’egregio scenografo capo signor Lombardo che alle doti tecniche aggiunge virtù intrinseca d’artista. Fedeli i costumi, le armi, gli attrezzi e i mobili. Ogni particolare, salvo poche eccezioni, è curato in questo soggetto con scrupolosa attenzione. Di buon effetto è poi la scena dei coccodrilli ai quali viene gettata Hagar; l’impressione che questo quadro fa al pubblico è grandissima, e sarebbe riuscita pure impressionantissima la scena nella quale Cleopatra prova sui suoi schiavi i diversi veleni per studiare le rispettive morti, se le parti degli schiavi fossero state sostenute da buoni attori..” V. O. Vice Guerzoni (La Cine Fono, Napoli 13 dicembre 1913)