Giovanni Cini, Lyda Borelli, André Habay in una scena girata a Villa d’Este (Tivoli), estate 1914
Nel 1956 lo studioso Antonio Chiattone dona una copia del film virata, e in parte colorata a mano, alla Cineteca Italiana di Milano.
Restaurato e presentato alle Giornate del Cinema Muto di Pordenone 1985 (copia nitrato in bianco e nero), quindi al primo Festival Ciné-Mémoire nel 1991 (a colori “ricostruiti”), ritrasmesso dal canale di televisione italiano +1 (in bianco e nero)… ritrovata altra copia a colori nella Cinémathèque Suisse, restaurato di nuovo e presentato al Cinema Ritrovato di Bologna nel 1996:
« Per chi ama il cinema muto questa proiezione ha un fascino particolare. Da anni ci si interrogava su dove potesse essere finita la famosa copia colorata di Rapsodia satanica. Il rinvenimento è all’altezza delle aspettative, perché la complessità cromatica della copia aggiunge nuovo fascino a quella che probabilmente è l’opera più perfetta del cinema muto italiano » (Dal programma del Cinema Ritrovato, Bologna 1996)
Ritrasmesso nel 2007 dalla televisione culturale franco-tedesca ARTE, copia in bianco e nero… a spasso per numerosi festival e rassegne in tutto il mondo la copia a colori…
Se è vero che Rapsodia satanica è diventato uno dei titoli “mitici” del cinema muto italiano, propongo una bella edizione in DVD/HD per poterselo vedere tranquillamente a casa tutte le volte che vuoi, come possono fare i fans di Murnau con Nosferatu… a chi bisogna chiederlo?
Ci sarebbe molto da raccontare a proposito di questo film, della sua realizzazione, ecc, e a questo proposito ho pubblicato un piccolo dossier (in cinque capitoli) in questo sito (seguite il tag Rapsodia satanica 1915.
Nota: Giovanni Cini non è il marito di Lyda Borelli, il cognome del marito di Lyda Borelli è Cini, ma il nome è Vittorio.
Lyda Borelli in Rapsodia satanica, copertina del N.Y. Dramatic Mirror, settembre 1914
MARZO 1915
Recite della compagnia Fert a Verona: “la compagnia Fert tiene ora il teatro Ristori, con molta fortuna e successo. Il nome di Novelli e della Borelli, è una etichetta di efficacia grandissima per una compagnia drammatica, che è poi composta di elementi di primissimo ordine come il Baghetti, il Bertramo, il Calò, la Novelli, la Rossetti. Ogni spettacolo è montato con vigili cure, anche nei particolari della messa in scena veramente superba. La Borelli è seralmente fatta segno a vive dimostrazioni di simpatia con i suoi degni compagni ed il pubblico non dimentica, negli applausi, il Novelli. La compagnia iniziò la breve stagione con Divorziamo; poi diede Il ridicolo, di Ferrari; ieri sera Salomè con due sciocche farse, e questa sera Goldoni e le sue 16 commedie. Il teatro e sempre esaurito e Federico Rovato è di ottimo umore. Sfido io! … Navigando col vento in poppa… (La scena di prosa, 13 marzo 1915)
Rapsodia satanica
La Tribuna pubblica un lungo articolo del suo critico teatrale Mario Corsi, su Rapsodia satanica il film della Cines, musicato da Mascagni, e ne dice tutto il bene possibile. Noi siamo lieti di questa sintomatica intromissione della stampa quotidiana nella nostra arte: fino a ieri non erano apparsi sulle gazzette che articoli a pagamento mascherati da false sigle; è questa la prima volta che compare un articolo di libera critica su un quotidiano.
Stralciamo il brano più interessante : « Forse domani gli esteti del melodramma musicale grideranno al sacrilegio: scagneranno la loro dialettica contro l’arte applicata al cinematografo, all’ industria… Ma a noi non pare che possa parlarsi d’industria nuda e cruda, là dove un poeta e commediografo come Fausto M. Martini ha fornito un poemetto pieno d’intensità lirica e drammatica: un compositore come l’autore di Cavalleria rusticana, ha profuso il suo canto musicale, un’attrice come Lyda Borelli ha offerto la potenza della sua mimica, ed animatore, iscenatore della poetica vicenda drammatica è stato un artista raffinato come Nino Oxilia, il noto commediografo di Addio giovinezza, di Zingara e di La donna e lo specchio.
In questa Rapsodia satanica l’Oxilia ha raggiunto veramente degli effetti artistici nuovissimi. Egli ha tagliato le sue scene come quadri pittorici: quadri che hanno una vita e una composizione loro propria».
E dopo avere ancora esaltata l’intensa, magnifica interpretazione di Lyda Borelli, conclude dicendo che Nino Oxilia ha così dimostrato quanto un artista di grandissimo ingegno come egli è, abbia potuto « trarre da una materia non ancora raffinata, da un vocabolario di figure ancora incompleto e monocorde. E l’artista ci ha provato che non c’è lingua la più semplice e la più rozza che non possa avere il suo poeta; non c’è creta la più aspra al pollice, la meno malleabile e plastica in cui non si possa infondere un soffio di arte ». (La Vita Cinematografica, 30 marzo 1915)
André Habay, il primo attore della Celio che sin dall’agosto scorso era accorso in Francia a compiere il suo dovere di soldato, è presentemente a Roma. (La Vita Cinematografica, 30 marzo 1915)
APRILE 1915
Esce sugli schermi Fior di male, soggetto e messa in scena di Nino Oxilia.
Stagione al Carignano di Torino della compagnia Fert, La donna nuda e la Salomè tra i lavori.
Le nozze dei Centauri
“Lyda Borelli fu stupendamente bella sotto le vesti di Stefania. I costumi mirabili di Caramba diedero evidenza al flessuoso concerto delle linee del suo corpo, mentre lo sguardo ammaliava sotto la calura delle chiome bionde. E nella persona e nel volto e nella voce, fu una Stefania insostituibile.”
Spettacolo scenari di Bini su bozzetti del pittore Montedoro.
La poesia delle vesti
Le vittorie della eleganza, i trionfi della bellezza, le conquiste dell’arte, non bastano più al desiderio di Lyda Borelli. Oggi vuol mietere nuovi allori scrivendo.
E ha scritto una prefazione a un libro di Mario Carli, intitolato Retroscena. Il quale Mario Carli ha dedicato alla sua volta il libro «alla divinità di Lyda Borelli, per gratitudine di poeta, perché essa ci ha rivelato una poesia che ignoravamo — la poesia delle vesti — e ci è apparsa come il prodotto tragico e vittorioso di un secolare lavorio di selezione e di raffinamento, perché ella è, insomma, la nostra modernità, la donna del nostro tempo».
La Borelli, nella sua prefazione, fa sapere che il romanzo del signor Mario Carli le ha prodotto una strana impressione, quella di riscontrare nell’autore « una sensibilità — o meglio delle sensazioni — di carattere quasi femminile», e afferma che si sente perfettamente d’accordo con Carli nel ritenere le vesti, le eleganze femminili, tutto infine il fantastico e complicato, ed affascinante mondo che è la guardaroba di una donna, materia e motivo di poesia.
Già, illustre e bella amica, la poesia del mannequin!
La compagnia Fert, da Venezia parte alla volta di Torino. (La scena di prosa, 30 aprile 1915)
MAGGIO 1915
24 maggio 1915 l’Italia dichiara guerra all’Austria.
Lyda Borelli e la Cines. La Cines ha ultimato, in questi giorni, la riduzione cinematografica di Bosco sacro, protagonista la Borelli la quale però è rimasta così poco soddisfatta di… se stessa da sentirsi indotta a proibire la proiezione della pellicola.
La gentile attrice compenserebbe la Cines con l’esecuzione gratuita di un altro lavoro.
Sotto la bandiera nemica. E’ questo il titolo di un bel lungometraggio di palpitante attualità che la Cines ha pressoché condotto a termine, autore e maestro di scena il valoroso Oxilia. Della film non mancano che due scene per l’esecuzione delle quali la Cines attende il nulla osta della Prefettura. (La Cinematografia Italiana ed Estera, 30 maggio 1915)
Programma Rapsodia satanica 1915
GIUGNO 1915
La Cines ha chiuso provvisoriamente dopo aver licenziato tutti i suoi scritturati. Sembra però che voglia richiamare alcuni di essi per l’esecuzione di qualche lavoro di attualità.
Il barone Alberto Fassini è stato, a sua domanda, richiamato a prestare servizio militare nella marina con il grado di tenente di vascello. In luogo del barone Fassini, è stato assunto il Signor Carlo Amato. (La Cinematografia Italiana ed Estera, 15 giugno 1915)
SETTEMBRE 1915
La Cines ridurrà per il cinema La Falena di Henri Bataille e la Marcia nuziale, interprete la Borelli.
OTTOBRE 1915
Esce sugli schermi Papà, messa in scena di Nino Oxilia.
DICEMBRE 1915
Escono sugli schermi Ananke ed il Il sottomarino n. 27, messi in scena da Nino Oxilia.
GENNAIO 1916
Lyda Borelli per l’anello di guerra. Cedendo ad un cortese invito rivoltole dal pittore cav. Enrico Guazzoni a nome dell’Associazione fra i Romani, Lyda Borelli ha concesso di posare in una breve film per presentare ai frequentatori del cinematografo l’anello di guerra che tanto fervore ha incontrato in tutta Italia. (La Cinematografia Italiana ed Estera, 30 gennaio 1916)
Alla Cines si è posto fine a Odio che ride, a cui ha tenuto mano con la sua nota perizia Nino Oxilia.
André Habay, il reputato attore francese così noto nell’arte cinematografica italiana, per essere stato il primo attore delle films della BorelliLa Falena e Rapsodia satanica, è intento a preparare, nel teatro della Parioli Film, un cinedramma passionale a sensation. (Apollon, marzo 1916)
MAGGIO 1916
Esce sugli schermi Amica, messa in scena di Enrico Guazzoni, musica di Mascagni.
LUGLIO 1917
“Tre anni fa — quando si cercavano tutti i mezzi per rendere il cinematografo meno muto di quanto sostanzialmente fosse (il fonografo era maggiormente, ma invano, presso d’assalto) — la Cines pensò di contribuire all’elevazione intellettuale dell’opera cinematografica, con saggi di arte-cinema-lirica nuovissimi, concepiti e condotti con intendimenti di seria ricerca.
Furono così annunziate tre opere e cioè il Christus di Fausto Salvatori, che abbiamo visti, la Rapsodia satanica di Alfa e Fausto Maria Martini, apparsa ier l’altro al pubblico della vasta sala dell’Augusteo, e il Garibaldi, di Enrico Ferri, che doveva musicare anche Mascagni e che poi abortì perché si racconta che il maestro fosse sdegnato di non incontrare nella visione eroica dell’ex socialista furibondo un viso di donna.” (Il Cinema Illustrato, 7 luglio 1917)
SETTEMBRE 1917
Esce sugli schermi L’uomo in frack: “Soggetto e messa in scena di Nino Oxilia; l’ultimo lavoro cinematografico di colui che fu il primo degli scrittori italiani a dedicarsi alla cinematografia e che la fede più viva ripose in questa nuova manifestazione d’arte”. (La Cine Fono, 31 gennaio 1918)
Pina Menichelli, Tigre reale (1916), manifesto di Metlicovitz
Oggi, mercoledì 12 ago 2009 alle ore 21:00, nel corso del Festival Internazionale del cinema muto musicato dal vivo (Strade del Cinema) si proietterà Tigre reale (Itala Film 1916) musicato dal vivo, appunto, da Gavino Murgia, Antonello Salis, Paolo Angeli.
Un bel evento da non perdere se siete in Aosta e dintorni.
Se invece, come me, siete a molti chilometri di distanza non vi resta che aspettare la prima occasione che capiti per andare a vedere questo film.
Copie ritrovate e restaurate di questo film presso la Cineteca Nazionale (Roma); Museo Nazionale del Cinema (Torino); Nederlands Filmmuseum (Amsterdam).
Proiettato nel 1993 al Festival Internazionale Cinema Giovani, in una copia colorata e restaurata dal Museo Nazionale del Cinema di Torino in collaborazione con la Cineteca del Comune di Bologna, è ritornato spesso sugli schermi in Italia ed all’estero, ma niente edizione DVD o trasmissione televisiva.
Il soggetto, tratto dal romanzo di Giovanni Verga, fu acquistato dall’Itala Film di Torino nel 1912 e venne realizzato soltanto quattro anni dopo, nel 1916. Sembra che alla riduzione cinematografica collaborasse lo stesso Verga, mentre Giovanni Pastrone, alias Piero Fosco “vigilò la esecuzione” della messa in scena, operatori Segundo de Chomón e Giovanni Tomatis.
Per il lancio del film, come nel caso D’Annunzio/Cabiria, la pubblicità insisteva in ricordare il nome prestigioso di Giovanni Verga, ma non dimenticava Pina Menichelli reduce del grande successo commerciale de Il Fuoco, successo che venne un po’ a meno dopo l’intervento della censura. Meno male che Pastrone era uno che non si perdeva d’animo facilmente perché i film di Pina Menichelli incontrarono spesso seri problemi di censura. Dopo Il Fuoco, Tigre reale, La colpa (primo titolo di Gemma di Sant’Eremo), e Meche d’or trovarono molte difficoltà con la venerabile istituzione. In una lettera inedita di Pastrone del 21 marzo 1917 si legge: “le due pellicole Colpa e Meche d’or dormono sempre il sonno del giusto nel limbo dei Santi Padri, attendendo la venuta del Messia sotto forma di una resipiscenza della Censura, per risorgere a nuova vita” (I giorni di Cabiria, Museo Nazionale del Cinema 1997).
Ma cosa avevano di così sconvolgente questi film? Nel caso di Tigre reale i tagli di censura riportati da Vittorio Martinelli sono: « Nella parte sesta, in una delle ultime didascalie, sopprimere le parole: “Sul suo corpo passarono soffi di colvulsione spaventosa, si che le misere ossa par che scricchiolassero”, nonché le scene che precedono e susseguono detta didascalia e precisamente quelle nelle quali si vede Natka contorcersi tra le braccia di Giorgio » (Vittorio Martinelli, Il cinema muto italiano 1916, Bianco e Nero-Nuova Eri 1992).
Nel fascicolo I giorni di Cabiria citato sopra si racconta dei due finali di Tigre reale. L’adozione di un finale alternativo per le copie destinate all’esportazione era una pratica diffusa. Nel finale della copia italiana, Giorgio La Ferlita (Alberto Nepoti), sposa Erminia (Valentina Frascaroli) e ha un figlio, mentre la contessa Natka (Pina Menichelli) muore in solitudine dopo un ultimo appuntamento con Giorgio.
Nel finale per l’esportazione, che sui quaderni di descrizione delle parti conservati nell’archivio del Museo del Cinema di Torino viene definito “speciale inglese”, Giorgio non sposa Erminia. Natka chiede un ultimo appuntamento a Giorgio. Durante l’incontro presso l’hotel dell’Odeon, scoppia un incendio. Natka e Giorgio vengono chiusi a chiave nella camera dal marito della contessa. I due riescono a salvarsi, mentre il marito geloso viene dato in pasto alle fiamme dai capricci di questo finale alternativo.
A questo punto bisognerebbe parlare della fedeltà al romanzo di Verga, ma vorrei raccomandare la lettura del romanzo, che è disponibile gratis su internet.
Magari anche il film fosse disponibile per tutti… senza che per questo si dovesse fare a meno dalle proiezioni musicate dal vivo.