Nino Oxilia dicembre 1915 novembre 1917

Un lunch in onore di Nino Oxilia, dicembre 1915

Roma, Dicembre 1915. Giorni sono, da Latour, alcuni ufficiali di questo 111° Reggimento di artiglieria da costa e assedio, hanno offerto un lunch d’onore a Nino Oxilia, tenente del Reggimento stesso, in occasione del suo temporaneo invio in congedo.
Il giovane e illustre metteur en scène italiano, potrà così riprendere, durante questo periodo di riposo, le sue cure di direttore artistico che tanta notorietà gli hanno procurato nel nostro campo.
Infatti il celebre inscenatore di: Sangue Bleu, di Fior di male, di Rapsodia Satanica, e di tante films mirabili, ha già ripreso il suo posto alla Cines, e già la grande Casa romana annunzia, sotto la ben nota marca della Celio Film, l’Anna Karenine, riduzione del celebre romanzo di Leone Tolstoi; riduzione che avrà per interprete Maria Jacobini, e per metteur en scène Nino Oxilia.
Bastano questi due nomi per assicurare la popolarità ed il successo della pellicola. E tutto il mondo cinematografico attende ansiosamente di ammirare la nuova interpretazione della mirabile protagonista del Cadavere vivente, Maria Jacobini, e la messa in scena dell’autore di Addio Giovinezza Nino Oxilia. E se non fosse troppa indiscrezione, diremo anche che l’attesa è tanto più viva, perché nei circoli letterari della capitale corre voce che Nino Oxilia abbia ultimato una nuova opera teatrale che sarà messa in scena in carnevale da una delle primissime compagnie di prosa italiane. Ma per ora Nino Oxilia si ostina a tenerne il segreto.
Enrico Rosso
(La Vita Cinematografica) 

Marzo 1916. Il metteur en scène della Cines, Nino Oxilia, verrà a Milano in questi giorni, insieme alla signora Jacobini, al signor Cacace e ad altri artisti, per eseguire alcune scene dell’Anna Karenina, il lavoro che prossimamente editerà la Casa di Roma. Il male è che queste scene dovrebbero essere svolte fra la neve, e che né a Milano, né nei suoi dintorni ve ne è di disponibile. Pare, quindi, che tutta la compagnia della Cines dovrà metter vela per la Val d’Aosta, dove è probabile che si trovi ancora qualche fiocco bianco.
(Cinemagraf) 

Maggio 1916. Anna Karenine di Tolstoi che doveva essere inscenata da Nino Oxilia, sarà invece messa in scena da Guazzoni. L’Oxilia, sotto le armi, temeva che con la sua chiamata il film così importante dovesse essere sospeso. Invece un altro valoroso artista è stato incaricato di inscenarlo e l’importantissimo film vedrà presto la luce.

Odio che ride messa in scena di Nino Oxilia

Giugno 1916. Maria Jacobini è stata scritturata dalla Tiber Film, la quale ha acquistato un nuovo teatro di posa: quello della Parioli Film.
Odio che ride al Teatro Cines di Roma, la messa in scena è del valente direttore Nino Oxilia.

Agosto 1916. Una delle più poetiche opere dell’autore di Piccolo mondo antico e del Santo è stata prescelta dall’ottimo direttore artistico della Cines, Carmine Gallone, per l’interpretazione della più intelligente fra le bellissime sovrane dello schermo: abbiamo nominato Lyda Borelli. Pensate cosa ci darà — dopo Avatar, Marcia nuziale e Falena — il binomio glorioso Borelli-Gallone.
(La Vita Cinematografica)

Ottobre 1916. Nino Oxilia è tornato ed abbiamo avuto il piacere di salutarlo a Roma, in un breve riposo, reduce dall’Albania e dalla Grecia, dove per conto del Ministero ha ripreso lo sbarco delle nostre truppe e l’occupazione di Argirocastro e Santi Quaranta. E’ sulle mosse di ripartire pel fronte a fissare sulla pellicola, per la storia, le gesta gloriose del nostro esercito.
Egli ci ha narrato dei splendidi stabilimenti cinematografici che possiede Atene e delle accoglienze festose che vi si fa alla produzione italiana, che è la preferita, in ispecie la Cines, l’Itala e la Tiber. Vi è uno stabilimento che proietta esclusivamente ed unicamente la produzione della Caesar. La Menichelli ha riportato un successo folle in Tigre Reale. Oxilia appena conosciuto ha fatto segno ad accoglienze oltremodo cordiali e festose.
(La Cine-Fono)

Novembre 1917. Povero Nino! L’avevo salutato poco tempo fa, un po’ stanco e invecchiato dalle vicende della guerra. Aveva fatto serenamente e con alta coscienza di soldato il suo dovere, mi parlava con tenerezza paterna dei suoi soldati e con entusiasmo decantava la vita solitaria e forte della guerra. Stava per essere promosso capitano, nel profondo del suo sguardo chiaro la grande tragedia che viviamo aveva gettato ombre  e bagliori sinistri, eppure il suo sorriso era rimasto giovanile e dolce come un tempo e l’anima tutta ancora vibrante di bei sogni azzurri, si rispecchiava nel suo volto e vincendo ogni ricordo tragico gli aveva conservato la sua mite espressione di bimbo, che Lui si compiaceva per vezzo di sottolineare!
(…)
Fu soldato per dovere e per elezione. Divenne presto ufficiale d’artiglieria, prestò servizio…
Ritornò in zona di guerra nella primavere di quest’anno. Fu destinato a un comando dove l’opera sua era assai pregiata, ma dove doveva fare servizio sedentario. Chiese volontariamente ed ottenne di andare in batteria e fu felice della sua destinazione!
Richiamato per il Teatro del Soldato (al quale prestò durante un mese l’opera sua volonterosa e geniale) esaltava e rimpiangeva durante questo intervallo la sua vita di batteria, fra i suoi soldati, i suoi sogni e i suoi libri!
Partì da Udine il 30 settembre per raggiungere il suo posto in batteria. Era felice e contento come chi va a raggiungere una meta agognata!
(…)
Che era venuto di lui? E dal fratello affettuoso, che con ansia paterna ne spiava i passi, seppi che aveva fatto bravamente il suo dovere e che si trovava nuovamente in linea colla sua batteria, prescelto per un posto d’onore per le prove date di fermezza e di coraggio!
Pareva già passato l’incubo sinistro, sembrava concesso un istante di tregua alle ansie e le migliori speranze per la Patria diletta e poi nostri amici più cari, riaprivano in noi le ali baldanzose e sicure! Sarebbe stato così dolce ridirci un giorno tutto il calvario vissuto dalle nostre anime in queste fortunose giornate e forse la sua penna di scrittore e di poeta avrebbe potuto trarne pagine degne e indimenticabili.
Ed invece una granata nemica l’ha schiacciato accanto al suo pezzo, del quale dirigeva con audace serenità il tiro malgrado l’infuriare del bombardamento nemico che da giorni sembrava accanirsi contro di lui!
I suoi soldati l’hanno religiosamente composto nel piccolo camposanto ai piedi della montagna da lui eroicamente difesa a prezzo della sua vita. Il suo comandante ne ha tessuto l’elogio con accento commovente e nobilissimo e l’ha proposto per una alta ricompensa al valore!
È morto bene, da soldato!
Ci sembrava un bimbo e si è rivelato un uomo! Lo sapevamo poeta, dobbiamo ricordarlo come eroe. Le apparenze si confondono nel suo ricordo, e simboli si sovrappongono in lui, ad accrescerci il rimpianto, a imporci l’ammirazione e la reverenza!
Dalla zona di guerra, 25 novembre 1917
Nino G. Caimi

L'uomo in frak, Cines 1917

Gennaio 1918. L’uomo in frak. Commedia moderna, brillante, sentimentale. Soggetto e messa in scena di Nino Oxilia; l’ultimo lavoro cinematografico di colui che fu il primo degli scrittori italiani a dedicarsi alla cinematografia e che la fede più viva ripose in questa nuova manifestazione d’arte.
(La Cine-Fono)

La vita cinematografica febbraio 1916

Il Giornale, Società Anonima Ambrosio 1916
“Il Giornale”, la grandiosa film che vinse il primo premio al Concorso della Associazione della Stampa Subalpina eseguita dai migliori artisti della Casa Ambrosio col concorso dei giornalisti torinesi.

Febbraio 1916

L’avv. Barattolo continua sempre più a dare alle pellicole edite — o da editare — con marca Caesar, ormai popolare ovunque, evidenti caratteri di superiorità e straordinarietà.

Ecco ora che viene annunziata una serie speciale di lavori, con protagonista Mario Bonnard: difatti abbiamo visto più volte il grande attore nella Capitale e sappiamo come le nuove interpretazioni riusciranno efficacissime e personali. La messa in scena sarà del Cav. De’ Liguoro, l’artista esimio che già, col Bonnard ad interprete, diresse: Fiori d’amore e morte, quel gioiello di due anni or sono, della Gloria.

Ma c’è ancora un’altra notizia: la Caesar ha avuto il permesso da Roberto Bracco di ridurre per il cinematografo La piccola fonte. La popolarità del capolavoro drammatico del commediografo napoletano, lascia prevedere un successo commerciale di prim’ordine; il successo artistico è già assicurato, poiché l’interprete sarà la Bertini (che Teresa!) ed il metteur en scène Giuseppe De’ Liguoro.

Le troupes di Serena, di Camillo De Riso e di Guillaume, continuano regolarmente il lavoro; il primo ha già ultimato: La cieca di Sorrento, che presto ammireremo. Ci assicurano che, oltre alla messa in scena d’una accuratezza insuperata, è notevolissima l’interpretazione; di modo che la riduzione del popolare romanzo di Mastriani, sarà uno dei prossimi grandi successi della Caesar.

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Il Cav. Augusto Jandolo, confortato dal successo di altri suoi drammi, tratti dalla nostra gloriosa storia, ovunque applauditi e suscitatori d’entusiasmo, ha ideato ed eseguito una pellicola episodica della battaglia di Palestro, 1859. Il titolo è: Altri tempi… altri eroi. Vittoria Moneta ed altri interpreti valenti ed efficaci hanno contribuito alla riuscita del lavoro, che conta scene d’imponenza mirabile, oltre che assai commoventi ed interessanti, la Real Film sarà, ancor meglio che con i due precedenti lavori, affermata da: Altri tempi… altri eroi.

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Prima d’iniziare il lavoro Petruska, di Giuseppe Adami, la nuova Casa Apollo del signor Micheli, ha ultimato Gloria di sangue. Ci dicono che sia una film eccezionale e che contribuirà ad imporre l’Apollo Film. L’interpretazione della Terribili-Gonzales è suggestiva, vigorosa, quanto mai efficace.

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Alla direzione della Brune Stelli di Roma, innanzi a un ristretto numero di pubblicisti e di artisti, Fausto M. Martini ha letto un suo nuovo lavoro cinematografico scritto appositamente per la Sig.na Gabriella Besanzoni, la nota artista della scena lirica.

L’impressione riportata dall’auditorio alla lettura del nuovo dramma, uscito dalla potente penna del letterato, è stata grandissima, e la maggiore entusiasta fu la Sig.na Besanzoni (acclamata dal pubblico romano sulle scene del Costanzi, della Scala, del Massimo) che, sedotta dall’arte muta, non sdegna di abbandonare, sia anche temporaneamente, le scene liriche per lo schermo.

Tra il commediografo ed il Sig. Armando Brunero, direttore artistico della Brune Stelli, è già corsa una completa intesa sullo svolgimento del lavoro, e, dato il nome illustre dello scrittore e la nota abilità tecnica del Brunero, siamo certo che un capolavoro, ideato e costruito con somma dignità d’arte, arricchirà il teatro cinematografico italiano.

Questa film sarà la prima della serie Besanzoni che la giovane Casa Romana editerà.

Gli onori della Casa vennero fatti, con la consueta signorilità, dal Sig. Luigi Castelli, proprietario della Brune Stelli Films.

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Con rogito del Dott. Pompeo Piceni, di Milano, venne costituita la Società in accomandita semplice Luca Comerio & C. la quale si è resa rilevataria dello Stabilimento Fotografico e Cinematografico del Cav. Luca Comerio — Via Serbelloni, 4 — e in Turro Milanese, e ne continuerà l’industria ed il commercio relativi.

La gerenza della Società è affidata ai Soci Accomandatari signori Cav. Luca Comerio, Ines Comerio-Negri, Rag. Emilio Levi.

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Si è suicidato a Firenze, con un colpo di rivoltella, il signor Tullio Marcadanti del Consorzio Pathé di quella città, e proprietario del notissimo cinematografo Garibaldi.

Le cause del suicidio devono ricercarsi — secondo la stampa locale — a dissesti finanziari.

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La Volsca Film di Velletri, che aveva temporaneamente interrotto il lavoro per il richiamo sotto le armi di quasi tutto il suo personale artistico e amministrativo, ha ricomposta la sua compagnia con elementi nuovi, fra i migliori disponibili, ed ha ripresa la sua attività alacre per mettersi in grado di rivaleggiare quanto prima colle sue concorrenti.

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È rientrato in Italia il Cav. Uff. Arturo Ambrosio, reduce dall’America del Nord. Non ho parole per dire la squisita cortesia del Cav. Ambrosio, che ha voluto ricevermi malgrado la turba innumerevoli dei visitatori, e l’enorme peso di affari che si sono accumulati nella sua assenza.

Il simpatico uomo, che del faticoso viaggio, così pieno di insidie e di pericoli, non porta sul viso tracce di stanchezza, ha avuto parole di vera ammirazione per lo sviluppo dell’industria cinematografica americana e non mi ha nascosto che la concorrenza, che di là si muoverà alla fine della guerra, non può, né deve lasciarci indifferenti!

« Senza voler discutere le qualità ed i difetti di tale produzione, è indubbio che gli americani non si stancano di creare, con mezzi geniali, un genere fatto a sé nella tecnica cinematografica, in felice connubio con dei soggetti trattati in modo del tutto nuovo e originale. È un metodo a cui in Europa non potremo naturalmente subito adattarci: la nostra anima, specialmente quella latina, si allontana assai da quella americana: le nostre idee non sono del tutto concordanti, sia per il sentire nostro speciale, sia per la diversa espressione delle passioni, che animano gli interpreti americani secondo il concetto, il desiderio del pubblico americano.

Ne viene di conseguenza che i nostri lavori non si confanno più agli occhi americani, che, assuefatti già al nuovo genere, vogliono le scene  ambientate al loro gusto.

Non è il caso di diminuirci, né di confessare che l’America sia superiore a noi: non è il caso, ripeto: gli americani ammirano senza difficoltà le nostre anime d’artisti, l’intelligente sentire che pervade ogni nostro lavoro, le superbe mises-an-scène che noi curiamo con tanto amore, i contrasti passionali che animano i nostri soggetti, la psicologia di certe situazioni, il garbo, l’eleganza di certe scene… ma ci contrappongono i loro lavori, che sono in questo momento originali e trattati in modo affatto diverso: lavori in cui le scene si susseguono con rapidità, senza inutili giuochi di fisionomia, senza lungaggini d’azione, senza superflui décors, con trovatine geniali, intercalate di quando in quando, che spezzano, se è necessario ancora, l’eventuale uniformità di qualche scena…; lavori, in conclusione, che non lasciano pensare al pubblico: gli impediscono la critica particolareggiata: non gli permettono di annoiarsi, anzi lo divertono quasi sempre, anche se l’essenza del soggetto non è del tutto nuova.

Non è il caso di parlare di guerra commerciale: un popolo come il nostro, che ha un valore di intelligenza duttile ed atta a plasmarsi sulla foggia altrui, senza mai perdere la propria aristocratica  e geniale personalità, non deve temere alcuna concorrenza: deve bensì seguire il progresso, mutandosi secondo le circostanze: uniformarsi alle novità… per riuscire ad imporsi o, quanto meno, a far sentire il suo peso sul mercato ed indurre così i concorrenti a stringere possibilmente un patto di alleanza, di reciproca tolleranza: un patto insomma vantaggioso per tutti… Ma è necessario lavorare, studiare: tenersi al corrente di quanto fanno gli altri popoli: non disperdere inutilmente le proprie forze… ed allora si riuscirà nell’intento…

La polemica per il Dante

Dante nella vita dei tempi suoi visione storica di Valentino Soldani
Brochure originale del film, Istituto di Edizioni Artistiche I.D.E.A. – Fratelli Alinari, Firenze. Tipografia L’Arte della Stampa, Succ. Landi

Roma, agosto 1920. Lettera di Valentino Soldani in risposta al senatore Benedetto Croce, ministro per l’istruzione.

Ero in giro quando fui colpito, quale istigatore a delitto, da Benedetto, filosofo per censo e ministro per filosofia, Croce.

Torno a Firenze e trovo sul Nuovo Giornale la escussione de’ testi già inoltrata. Facciamo un po’ di sosta. Decapitato dal Senatore Ministro, come un San Miniato qualunque io porto la mia testa in mano, pronto a gettarla io stesso in pasto ai cani.

La buonanima di Ferravilla ha già creato quel prodezzoso Tecoppa che fa accoppare dai frequentatori d’una bettola di Porta Ticinese il povero diavolo il quale tenta rimproverargli un’estorsione subita. E per fare accoppare il malcapitato che ha ragione, Tecoppa strepita a’ suoi colleghi d’osteria che colui: ha detto male di Garibaldi.

Se non ci fosse stato il Tecoppa ferravilliano, Benedetto Croce avrebbe avuta ‘na bbella penzata ad accusare il comitato fiorentino di voler metter Dante in cinematografo per le donne e i ragazzi.

Ma Tecoppa c’era prima e Benedetto Croce ha fatto una meschina figura e Ugo Ojetti, è tratto in errore non so da chi, né come, quando narra che una Società Cinematografica non solo non chiedeva denaro, ma ne offriva a certe condizioni.

M’importa chiarire questo fatto, anche perché, la Società in parola essendo artisticamente diretta da me, non mi capiti di essere fatto senatore per… censo e un giorno o l’altro — si sa, i Ministri cadono — non mi capiti di fare il filosofo e precedere il posto di Ministro.

Io, dunque, non offrivo denaro; ma semplicemente proponevo un po’ di collaborazione ai festeggiamenti.

Mi spiegherò con due esempi:

1° Occorreva al Comitato fiorentino fare un cartellone per bandire le onoranze in tutto il mondo?

— Ne occorrevano due, tre, dieci, anche per lanciare la film.

I premi del concorso indetto dal Comitato fiorentino potevano essere triplicati col nostro aiuto e noi avremo avuta amplia scelta per vari cartelloni, e i concorrenti avrebbero avuta maggior soddisfazione morale e pecuniaria.

2° Si parlava di feste coreografiche al cui pensiero tanti bene pensanti inorridiscono, impallidiscono e tremano?

— Noi, finito il nostro film, avremmo messo a disposizione del Comitato fiorentino, una ricostruzione di Firenze trecentesca sopra un’estensione di più che sessantamila metri quadri, migliaia di costumi esattissimi, attrezzi, strumenti, apparati, per questa parte coreografica.

La società costituita con mezzi ingenti per questa aborrita cinematografia, intendeva, solo per secondare la mia iniziativa, così a far più vasto il programma dei festeggiamenti. Altro che far cose per donne e ragazzi!

Però… però…

Adagio anche su questo.

Giorni or sono mi sono fermato in San Frediano — dico: San Frediano — ove un fitto agglomeramento di gente del popolo di quel quartiere, faceva cerchia intorno ad un uomo. E questi notissimo in Firenze ed ha ancora, nel suo modo di stare col pubblico qualcosa dell’antico cantastorie, qualcosa del rapsodo antichissimo. Egli spaccia le sue merci; ma prima parla al popolo di temi diversi; e sovente domanda agi ascoltatori stessi il tema da scegliere.

Una donna, con la prestezza delle popolane nostre chiese al rapsodo:

Dante!

E il rapsodo della piazza parlò del Poeta del Paradiso. E ne parlò con parola facile e piana, con una competenza da far pensare; senza errori di San Pietro Scheraggio, lui, non Ministro.

E disse e citò versi. E quei popolani di San Frediano — dico: San Frediano — stettero attenti e commossi, sentendo qualcosa di più puro che le maldigeste dottrine sociali volare sopra le loro teste. E comprarono moltissimi, un canto della prima Cantica che il rapsodo vendè.

Molti si compiacquero nel nome di Dante, come gli antichi, forse in nome di un Dio tutelare o di un Santo…

Ah! Quell’uomo in quel momento sopra quella folla, fece bene più, assai più di quanto non sappia farne un Ministro per censo!

Sì, lo so! Parafrasando la celebre risposta di Dante al buffone, il Ministro filosofo mi potrebbe rispondere del rapsodo:

— Perché egli è più de’ tuoi che de’ miei!…

Un momento, Eccellenza! Come filosofo potrebbe darsi che aveste ragione; ma come Ministro dell’Istruzione di un popolo, avete torto, torto marcissimo! Bisogna conoscere l’anima del popolo che si pretende ministrare; se no, se si ha dignità, si torna a casa a far il filosofo ed anche Senatore per censo.

Tanto più quando, come Ministro dell’Istruzione, dopo aver affermato ad illustri stranieri ch’essi non hanno forse mai letto Dante… si vanta come bbella penzata, degna del nome di Dante, il restauro di San Piero Scheraggio che io farò per il mio film…

Ah! se la mia ditta fosse americana un suo amministratore, certo direbbe al Ministro della Istruzione:

— Noleggiatemi pulpito vero, per mettere esso in chiesa non vera. All right! Buono per réclame! Quanto costa? Non chiedete eccessiva moneta; Italia molto indigente! Basta pochi dollari.

Grande misfortuna per Dante! anche dopo morto nascere in un paese così estremamente povero. Aoh! Grande misfortuna!

Valentino Soldani