Come si gira un film nel 1909

Il Tirso, settembre 1909. Molti fra i frequentatori dei cinematografi si sono certamente chiesti con curiosità come si preparino le films cinematografiche, specie nelle scene che si svolgono all’aperto, talvolta per le vie stesse di una città. Lo spettacolo è veramente interessante peccato che non vi si possa assistere con la stessa facilità con cui poi si assiste alla sua riproduzione! Riteniamo perciò di far cosa grata ai lettori pubblicando qualche impressione che un nostro collaboratore c’invia dopo aver presenziato all’allestimento di alcune rappresentazioni preparate dalla nuova Film d’arte Italiana.

Siamo in una atelier soffocante. In un salotto elegantissimo, improvvisato in un angolo, si svolge la famosa scena della Signora dalle Camelie in casa di Olimpia. Margherita è Vittoria Lepanto; Armando, Alberto Nipoti, Varville, Dante Capelli, intorno a loro, una folla di personaggi minori, La Zanchi, Alessandro Marchetti, Antonio Spano, ed altri tutti nomi ben noti in arte. Fra le dame, due eleganti acquisti del palcoscenico: la Pasta e la Cicogna.

S’incomincia. Non si accordano che novanta secondi per l’esecuzione di una scena: Ugo Falena e Alfredo Campioni impartiscono ordini, con la rapidità di due coreografi. Margherita supplica Armando, Armando chiama fremente gli invitati, getta sulla faccia di Margherita i danari vinti al gioco. Tutto ciò che nel teatro si è svolto in un ora, nel minuscolo spazio ha avuto la durata di un attimo. Gli attori sostenuti dai brevi suggerimenti dei Direttori : «Attention! Figure! Face! Marguerite! Armand!» sono stati abilissimi. Essi stentano quasi, tuttavia, a credere alla riuscita del quadro. Questo è invece riuscito ottimamente.

«Al Bois de Boulogne!» Gli attori cambiano toletta, montano sulle automobili, si recano ai Giardini Margherita…. in Bologna. È la scena dell’incontro di Margherita con Armando, al Bosco. Passano vetture elegantissime su cui sono sdraiate in abiti invernali — siamo di Luglio — le più ricche signore…. della società parigina. Ecco Margherita che invita nella sua vettura Armando e la sfilata delle vetture continua. I rari passanti si fermano stupiti, credendo quasi di sognare, ad osservare tanto insolito movimento, cosi in contrasto con la canicola che arde dattorno. A un tratto s’ode un diverbio. È il Duca (Campioni) che litiga con i cocchieri. Meraviglioso nella sua pelliccia e nella barba posticcia che gli scende fino al petto, ha dimenticato di essere… duca.

La carrozza di Margherita si ferma a… rue d’Antin. Margherita e Armando discendono, vanno per accomiatarsi, ma un signore l’autentico padrone della casa, passa tra di loro… E’ un grido d’indignazione. Il mal capitato è accolto dai peggiori titoli ; «animale, cretino, bestia!» E’ un coro di male parole che esce dalle bocche esasperate dei direttori e degli operatori. Il poveretto crede di essere capitato in mezzo ad una masnada di pazzi, e fugge come… un medesimo.

Vittoria Lepanto in Carmen (Film d'Arte Italiana 1909)
Vittoria Lepanto in Carmen (Film d’Arte Italiana 1909)

Non credo che Vergato abbia brillato per tanta animazione come nei giorni della riproduzione di Carmen. Neanche alle elezioni dell’on.. Rava! Quando, una mattina, per tempo, i buoni abitanti di Vergato hanno visto comparire sulla piazza, fieri nei loro cavalli, un buon nerbo di dragoni spagnoli, hanno crollato la testa dicendo: «Questo governo non pensa che a cambiare le uniforme dei soldati!» Ma quando hanno veduto traversare il magnifico corteo della Corrida non sono stati più sulle mosse: le scuole si sono chiuse, gli impiegati hanno scioperato e la prefettura ha dovuto, molto gentilmente, inviare i carabinieri col loro tenente per prestare omaggio a Escamillo (Annibale Ninchi) che incedeva scintillante di oro tra una folla meravigliosa di toreros, espada, alguaciles, banderilleros, ciulas. Aggiungete il sole trionfante che illuminava la scena, dandole una nota straordinaria di verità e convenite che il buon pubblico di Vergato aveva di che rallegrarsi.

«Attention!» i quadri incominciano e si susseguono. Eccoci in un piccolo mercato di Cordova, improvvisato in una viuzza: nulla di più spagnuolo! Carmen ascolta le dolci parole di Escamillo. Eccoci dinanzi alla caserma: Micaela (Marchetti) supplica José. Eccoci nell’interno della fabbrica: Carmen ferisce una compagna. Eccoci infine nel Guadalquivir: le sigaraie prendono il bagno nell’ora dell’Angelus: è la riproduzione del quadro che ha sedotto con tanto fascino la fantasia scintillante di Merimèe.

E tra un quadro e l’altro, fughe di automobili da un punto all’altro del paese, galoppo di Picadores e di dragoni, un continuo sbucare dalle fratte di contrabbandieri armati fino ai denti che attendono il loro turno, un mescolarsi tra la folla variopinta.

Da un tabaccaio trovo l’attore Tellini in abito da eremita, gravato da parecchie ore dal peso di una barba fluente, che bestemmia come un turco perchè non trova toscani che tirino.

Eccoci a Venezia. Jago e Rodrigo muovono in gondola, di fronte al palazzo dogale, per tramare contro Otello. Passa d’accosto una barca di popolani che guardano sorpresi; uno di essi più sapiente, però, la ragione della strana mascherata: «i xe spagnoli venudi pei funerali de Don Carlos». La gondola si ferma dinanzi al Gran Canal Hotel: una lancia a vapore aspetta. Ecco Otello (Ferruccio Garavaglia), magnifico di armi e di atteggiamento. È in compagnia di Falena (oh caducità degli umani rancori!) Un paggetto lo segue, porta in mano un anfora. e un veleno? No! È la cioccolata che deve servire ad Otello per imbrunire di tempo in tempo la sua moresca signoria. Ecco Desdemona (Vittoria Lepanto scintillante di gioielli) ecco il Doge, Brabanzio, le dame… Sulla terrazza dell’Hotel una folla di signori prende fotografie istantanee…

Andiamo a Cipro… cioè a Sant’Elena. Da un vapore scendono un centinaio di attori : Ciprotti, dame, ufficiali, soldati, dignitari, gondolieri, trombettieri, araldi, ciurme, mossulmani. La nave di Otello è ancorata: gli attori prendono i loro posti. Otello scende dalla improvvisata galea, tende al ciclo le sue braccia nere e bacia Desdemona, tra gli urrah della folla e i sorrisi di compiacimento delle molte signore che, reduci dal Lido, hanno sostato nelle loro gondole a godere lo strano spettacolo.

E ancora due scene; la riproduzione del famoso quadro di Celentano. «Il consiglio dei dieci che si reca in Senato» e la film comica, protagonista Teresa Mariani. Nulla di più delizioso che assistere alle pose della mirabile attrice: quanta prontezza, quanta efficacia, quanta comica malizia!

Chi sa che a qualcuno che ha assistito a queste rappresentazioni non sia venuto in mente come all’inventore nel monologo di Ermete Novelli, di creare una nuova forma d’arte… la Pantomina?
Spectator

Amore senza stima alle Giornate di Pordenone 2009

Ho aspettato a scrivere il pezzo dedicato a Francesca Bertini e le Giornate del Cinema Muto 2009 perché fino a pochi giorni fa le informazioni sui film della Bertini presentati a Pordenone erano incomplete. Si sapeva, dal sito delle Giornate, che i film da presentare erano tre, ma uno in particolare ha cambiato titolo e data più volte. Ieri (finalmente), ho letto la presentazione dei tre film nel sito del Centro Sperimentale – Cineteca Nazionale.

Il primo è Amore senza stima, produzione Celio Film Roma 1912; il secondo Mariute, produzione Bertini Film per Caesar Film (senza Roma) 1918; ed il terzo Marion artista di caffè-concerto, produzione Bertini Film – UCI, questa volta sì, Roma 1920.

Per rispetto verso tutte le cineteche, biblioteche e amici che in questi anni mi hanno aiutato nelle ricerche su Francesca Bertini, ed in vista del progetto per il centenario della prima apparizione sullo schermo di Francesca Bertini nel 2010, vorrei chiarire un paio di aspetti che direttamente mi riguardano.

Il film Amore senza stima, recuperato e restaurato dalla Cineteca Nazionale “dopo 97 anni” e presentato la prossima settimana a Pordenone sarà una novità per certi archivisti, ma non per me.

Questo titolo compare a pagina 13 del catalogo N. 1 – Cinema Muto, senza data (intorno al 1950), pubblicato dal Centro Sperimentale di Cinematografia, Roma, a cura del Conservatore Fausto Montesanti: Amore senza stima (B. Negroni, con F. Bertini; Celio Film, 1914); e nei cataloghi di distribuzione culturale editi dalla Unione Italiana Circoli del Cinema, per esempio nell’edizione 1991-1992, il film Amore senza stima, Cines 1914 è a pagina 127.

Nel volume Il cinema muto italiano 1913, prima parte (Bianco e Nero, Roma: CSC – Nuova Eri Edizioni Rai 1994), a cura di Aldo Bernardini e Vittorio Martinelli, a pagina 86 si legge che La bufera, produzione Celio Film, Roma 1913 “Uscito sugli schermi prima dell’istituzione della censura, il film non ottene il nulla osta richiesto dalla Celio agli inizi del 1914. Tenuto in deposito per alcuni anni, uscì nuovamente nel 1918, con il titolo Amore senza stima, sulla scia del successo dei film interpretati dalla protagonista.”

Da questi dati sono partita per le mie ricerche. Nel non molto lontano 2003, ne discutevo con Vittorio Martinelli a Bologna, in occasione della retrospettiva dedicata a Francesca Bertini dalla Cineteca di Bologna – Il cinema ritrovato. Un paio di anni fa, ho ritrovato finalmente e per puro caso la soluzione dell’enigma.

Nel frattempo, avevo segnalato l’esistenza di questo film nell’archivio della Cineteca Nazionale di Roma a Irela Nuñez del Pozo, e questo perché nel volume Francesca Bertini, a cura di Gianfranco Mingozzi, con una filmografia di Vittorio Martinelli (Le Mani – Cineteca di Bologna 2003), il film La bufera – Amore senza stima non compare nell’elenco dei film preservati-restaurati (pagina 207). Irela prese buona nota di tutto, ma da quel momento in poi cominciarono per me le difficoltà per avere accesso ai materiali di questo film, con le più svariate scuse da parte sua, mentre io “dovevo” aiutare lei nelle ricerche con i materiali del mio archivio. La cosa è andata avanti così per circa due anni.

In questo tempo, come dicevo sopra, altri archivi, biblioteche, Cineteca Nazionale inclusa, e per questo voglio ringraziare Franca Farina e Mario Musumeci, mi hanno aperto generosamente le porte. Ma l’Amore senza stima è rimasto per me off-limits.

Dalla nota al saggio Film salvati e da salvare alla Cineteca Nazionale, Irela Nuñez del Pozo, con la collaborazione di Franca Farina (Non solo dive – Pioniere del Cinema Italiano, Cineteca di Bologna 2008; nota 10, pagina 191), si capisce che uno dei possibili titoli in ballo per Amore senza stima era L’Avvoltoio, primo lungometraggio della Celio Film, e si capisce (anche) che io ho fatto partecipe Irela delle mie ricerche… e dei materiali della mia “collezione” come la chiama lei. Collezione e ricerche sono disponibili sul web in questo sito ed in quello della Lost Films.

Tutto questo, specialmente il contegno incomprensibile di una persona che ho aiutato in molte occasioni, mi addolora molto, ma fa parte di una strana bramosia di “apparire” ad ogni costo. Un, come dire, amore senza stima verso le pellicole che alcune di queste persone proclamano di volere “salvare”.

Chiudo lo sfogo senza commentare il contenuto della pagina dedicata ai film della Bertini presentati a Pordenone, mi riservo di farlo dopo la visione.

Qualche domanda: Come fate a sapere che il film è stato distribuito nel 1923 e non nel 1918, come afferma Martinelli? Perché dovrebbe essere L’avvoltoio e non, per esempio, L’arrivista? Dov’è il visto di censura di Amore senza stima nel 1918 o nel 1923 ?

(Dedicato a chi mi fa sparire il sito da domenica scorsa)

I film di Francesca Bertini, ovvero non solo Assunta

Che il nome di Francesca Bertini sia molto popolare a quasi cento anni della sua prima apparizione sullo schermo, non posso metterlo in dubbio. Ma la cosa mi sorprende molto perché fuori delle solite cartoline e di qualche pubblicazione, della sua filmografia sono disponibili due titoli: Assunta Spina e Re Lear, più il documentario di Gianfranco Mingozzi L’ultima diva. Dettaglio interessante e curioso: le VHS e i DVD sono stati editati all’estero.

Qualcuno (molti) pensano che della filmografia di Francesca Bertini siano sopravvissuti pochi film. Invece sono stati ritrovati quasi la metà, e restaurati almeno una trentina. Restaurati in Italia ed all’estero, i film di Francesca Bertini, come molti altri dei suoi colleghi italiani ai tempi del cinema muto, dormono il sogno eterno nei caveau delle cineteche da dove escono ogni tanto in occasione di festival e manifestazioni varie.

Alcuni fortunati siamo riusciti a vedere molti di questi film, e quindi possiamo parlare (tra di noi) delle interpretazioni di Francesca Bertini.

La cosa mi sembra molto elitista ed ingiusta nei confronti della Bertini. Elena Vitiello, alias Francesca Bertini, nata a Firenze nel 1892, morta a Roma nel 1985, non voleva essere dimenticata “dal pubblico” e, mentre era in vita, dedicò molti anni e molti sforzi a perpetuare il suo mito, anche quando ormai era una anziana signora in gravi difficoltà economiche. Si diede da fare come poche per ritrovare i suoi film, per promuovergli, partecipando fin dagli anni ’50 nell’onda di revival del cinema muto sulla scia di Sunset Bulevard. Se Francesca fosse sopravvissuta sarebbe più che felice con tutti questi ritrovamenti, molto di più sapendo delle facilità per mettere questi film a disposizione delle nuove generazioni.

Cosa aspettiamo?

Nel frattempo, sperando di trovare un mecenate (non è una questioni di soldi) per questa causa del patrimonio cinematografico ritrovato, restaurato e invisibile, l’unica cosa che posso fare e promuovere Francesca Bertini anche su YouTube…