Un fotogramma del film La presa di Roma, Alberini & Santoni 1905
Sulla vita e l’opera di Filoteo Alberini sono stati riversati fiumi d’inchiostro, ma di tutta la sua opera cinematografica è visibile soltanto un film. L’accesso ai materiali delle cineteche è un’impresa quasi impossibile, figuriamoci chiedere una verifica a proposito di un celebre personaggio come Alberini, che garantisce glorie ed onori riservati a pochi. Quindi, per il momento, limitiamoci a pubblicare una lista di film di Filoteo Alberini basata sulle fonti scritte:
1905
Un colloquio disturbato; Ginnastica moderna; La malia dell’oro; Nell’assenza dei padroni; La presa di Roma; Storia di un Pierrot.
1906
L’albero di Natale; La confessione per telefono; Cuore e patria; La gitana; Nozze tragiche; Onore rusticano; Otello; La pila elettrica; Il pompiere di servizio; Pranzo provvidenziale; Quadri viventi; Il ratto della ciociara; Tom Butler(acrobata); Vendetta di suonatori.
1907
Un moderno Sansone; Raffaello e la Fornarina; Triste giovinezza.
Dal vero, documentari:
1904: Il banchettissimo dei giornalisti; La commemorazione del XX Settembre a Porta Pia; Il disastro di Marino nei suoi dettagli; Festa del Divino Amore; Festa del I e II reggimento granatieri; Feste di Loubet a Roma; Le feste di Marino col corteo artistico-umoristico; Inaugurazione del monumento a Goethe; Un incendio fuori porta San Sebastiano; Senigallia sulla spiaggia; Il varo della Regina Elena alla Spezia; Visita di Mascagni all’Esposizione.
1905: L’accampamento dei bersaglieri a Bracciano; Le acciaierie di Terni; L’arrivo dell’Imperatore di Germania; Commemorazione di Garibaldi al Gianicolo; Coppa del Re; Corsa alle Capannelle col Derby Reale; La festa del Divino Amore; Le feste castromenie di Marino; Funerali del generale De Sonnaz; I funerali del generale Pizzuti; Funerali della guardia assassinata; Una passeggiata al Pincio; Polo a Villa Umberto I; Posa della prima pietra delle case operaie a S. Croce in Gerusalemme; Riprese all’interno del Cinematografo Moderno; Saggi ginnastici alla società Roma; Tramvia Roma- Civitacastellana.
1906: L’arrivo di Buffalo Bill a Roma; Bagni alle acque Albule ai Bagni di Tivoli; I bagni di Ladispoli; Buffalo Bill’s Wild West; Caccia alla volpe nella campagna romana; La cascata delle Marmore presso Terni; Concorso ippico a Roma; Corsa ciclistica Roma-Napoli; Corso di fiori a Villa Umberto I; Corteo di vetturini al corso Umberto I; Il derby reale alle Capannelle; La festa dei canottieri con l’intervento del Sovrano; Funerali del principe D’Antuni; Funerali di San Marzano; Gita a Napoli: Inaugurazione degli omnibus-automobili; Inaugurazione delle case popolari; Incendio nella stearineria (fabbrica di candele Belardini-Rossi); Kermesse di beneficenza a Villa Umberto I coll’intervento della Regina; La merca del bestiame nell’agro romano; Mercato dei cocomeri; Le nozze Doria-Borromeo; Premiazione all’educatorio Savoia; La prima bandiera dei vigili romani; La regina del Mercato al Pincio; Ricevimento degli automobili con l’intervento del Re; Solenne processione della Madonna delle Grazie; Visita dei Reali di Grecia a Roma; Visita della Regina Madre e della Regina Elena alla scultrice Lola Mora
1907: Il concorso ippico di Roma; Feste di San Nicola (Bari); Una gita a Messina; Inaugurazione dell’Esposizione di Catania; Le regate sull’Aniene; Il varo della corazzata Roma alla Spezia; Il varo di un piroscafo
1908: Il disastro di Monte Celio.
1909: Esperienze del dirigibile militare 1 bis a Bracciano.
1914: La furlana (ballo).
DVD: La presa di Roma (1905) in Da la presa di Roma a Il piccolo garibaldino, Gangemi Editore 2007.
Bibliografia: Aldo Bernardini, Il cinema muto italiano 1905-1909, Biblioteca di Bianco e Nero – Centro Sperimentale di Cinematografia – Nuova Eri 1996; Aldo Bernardini, Cinema Muto Italiano – I film dal vero 1895-1914, La Cineteca del Friuli 2002.
Non è il primo film a soggetto, né il primo girato in un teatro di posa, nemmeno il primo film interpretato da attori professionisti. Al di fuori di tutto questo, La presa di Roma può vantare il primato, insieme a Cabiria di Giovanni Pastrone, del film più ricercato e discusso nella storia del cinema muto italiano.
Come tutti sanno, dei 250 metri di lunghezza dell’originale, non rimangono che pochi frammenti, una cinquantina di metri di pellicola accuratamente restaurati e presentati (finalmente) in DVD dal Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, in collaborazione con il Grande Oriente d’Italia, del quale ho già parlato in altro post qualche tempo fa.
Visto che adesso il film è disponibile per tutti, vi propongo una ricerca sulla base di questi pochi metri e qualche testimone cartaceo d’epoca: il bollettino N. 1 del Primo Stabilimento Italiano di Manifattura Cinematografica Alberini e Santoni, con l’indice dei quadri, una fotografia, ed una nota sulla produzione del film. Altre testimonianze, come locandine ed articoli sui giornali possono essere d’aiuto, ma questo bollettino, se letto attentamente, è una risorsa molto utile per una prima ricostruzione.
Cominciamo dai titoli di testa, sempre dalle pagine del bollettino, e riprendiamo la seguente indicazione: “Tutte le pellicole che escono del Primo Stabilimento Italiano di Manifattura Cinematografica Alberini e Santoni, portano impressa la nostra marca di fabbrica, depositata a norma di legge (…) Ogni titolo ha in basso, a destra e a sinistra, la nostra marca di fabbrica e sul principio di ogni pellicola vi è impresso il bollo a secco della Ditta”. Più chiaro di così…(il marchio in questione potete vederlo nel post Alberini e Santoni di questo sito). Inoltre, sempre dal bollettino, e nel caso che la copia del film si trovasse in qualche archivio fuori dall’Italia: “A richiesta dei nostri clienti possiamo eseguire i titoli delle pellicole in qualsiasi lingua”. Questo significa che tutte le copie del film, anche all’estero, dovrebbero aver conservato marchio di fabbrica, bollo a secco, ecc.
Vediamo adesso l’indice dei quadri: 1. Il parlamentare Generale Carchidio a Ponte Milvio; 2. Dal Generale Kanzler – Niente resa!; 3. Al campo dei bersaglieri – All’armi!; 4. L’ultima cannonata; 5. La breccia a Porta Pia – All’assalto!; 6. Bandiera bianca; 7 Apoteosi.
Sotto questo indice, leggiamo la nota sulla realizzazione del film: “Per eseguire questa importante cinematografia si è fatto tesoro dei più minuti particolari storici, desumendoli dai giornali e dalle cronache del tempo. Gli scenari sono stati riprodotti dal Prof. Augusto Cicognini su fotografie eseguite dal Tuminello il 21 Settembre 1870, ed altri dal vero. Il Ministero della Guerra ha gentilmente concorso a questa cinematografia accordando soldati, cavalleggeri, artiglierie, uniformi ed armi. Nulla insomma è stato trascurato perché questa ricostruzione storica riuscisse degna del patriottico soggetto e del nostro stabilimento.”
Le fotografie di Ludovico Tuminello (1824-1907), riproducenti la breccia di Porta Pia, e tutto il materiale del suo studio fotografico, compresi i negativi su vetro e su carta, furono messi all’asta pubblica nel 1903, quindi in parte dispersi. Alcuni negativi su carta, depositati al Gabinetto Fotografico Nazionale, dovrebbero essere alla Fototeca Nazionale. Altro materiale da considerare per una ricostruzione sono i bozzetti di Augusto Cicognini, nel caso, come sempre, di ritrovarli.
E le foto di scena? Che ne esista almeno una non c’è dubbio, è riprodotta sulla prima pagina del bollettino e riproduce la scena corrispondente al quadro n. 4: L’ultima cannonata. Ci risulta che per altri film, come Il terremoto in Calabria (settembre 1905), le riproduzioni fotografiche delle scene più importanti e suggestive facevano parte della pubblicità: “Per comodità di réclame per i Signori Clienti abbiamo fatto eseguire una artistica riproduzione a colori di m. 1,16 x 0,81 al prezzo di L. 0,40 la copia”.
Che fine hanno fatto tutte le copie in nitrato di La presa di Roma? Le copie del film erano ancora in vendita nel 1912, col titolo Bandiera bianca.
L’ultima pista potrebbe essere in 20 anni di arte muta – Cinemateca della produzione filmistica italiana dal 1908 al 1928, un medio metraggio ideato dal Conte Franco Mazzotti Biancinelli, realizzato da Emilio Scarpa, presentato alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia nel 1939. Non so molto sull’attività cinematografica del conte Mazzotti Biancinelli, disperso in un incidente aereo il 14 novembre 1942, e molto poco su Emilio Scarpa, che morì nel campo di concentramento di Mauthausen nel maggio 1945.
Non ho trovato nessuna copia di 20 anni d’arte muta, e quindi non so se il frammento è lo stesso frammento apparso nel quarto numero della rivista Luce, diretta da Corrado D’Errico nel 1935, che è da dove provengono i frammenti dell’attuale versione di La presa di Roma. Il sospetto che non sia lo stesso frammento si basa in un paio di testimonianze (Henry Langlois e Fausto Montesanti), ma sopratutto in una frase pubblicata nel libro-brochure del film 20 anni d’arte muta: “La presa di Roma, film che abbiamo potuto, grazie a pazienti ricerche ritrovare ed inserire”. Cosa significa? Hanno trovato una copia originale del film? E se Emilio Scarpa, nato nel 1895, fosse parente dell’esercente veneto con lo stesso cognome? L’ultima pista su questo pioniere è del 1921, non so altro, per il momento.
Per finire, ripropongo la prova che la scena finale non è un’immagine fissa (lo avevo già fatto mesi fa nella home page del sito). Da notare che a destra compaiono le perforazioni della pellicola. Il fotogramma è pubblicato nel numero dedicato al cinema della rivista Prospettive, diretta da Curzio Malaparte, data di pubblicazione 1937.
Qualche anno dopo, nel 1942, lo storico Roberto Paolella ci propone una scena che per il momento non possiamo vedere: “In esso (nella Presa di Roma) è ammirevole la rapidità con cui Cadorna, sospinto dal ritmo vertiginoso delle riprese, va incontro al Re che gli porge calorosamente la mano; quei pochi metri di pellicola sono un capolavoro di bontà e simpatia umana. Ricordo che una volta la pellicola si strappò proprio in quel punto, e il Re rimase a lungo con la mano in quella di Cadorna, suscitando applausi a non finire. Surrealismo avanti lettera, si direbbe.” E così, ecco un altra testimonianza che l’Apoteosi non è un quadro fisso…
Detto tutto questo, e per quel che mi riguarda, questa è una ricerca in corso. Sono sicura che il film verrà finalmente ritrovato.
Inaugurazione Monumento a Vittorio Emanuele II, 1911
“Quattro operatori della Cines hanno ripreso tutta intera la cerimonia dell’inaugurazione del Monumento a Vittorio Emanuele II avvenuta a Roma il 4 maggio 1911. Questa terminò alle ore 11 del mattino ed alle ore 16 la Cines consegnava al Cinematografo Moderno del cav. Filoteo Alberini la prima copia del film di oltre duecento metri, copia che veniva immediatamente proiettata al pubblico e la sera stessa partivano per tutta Italia un considerevole numero di copie di guisa che Firenze, Milano, Torino, Bologna, Genova hanno potuto proiettare il film il lunedì a mezzogiorno, cioè la mattina seguente alla Cerimonia.”
Per un archivio cinematografico
Dai secoli giunge la voce de’ momenti storici più importanti, sotto forma di rozzi documenti e di pietre, avanzo di opere grandiose di remote civiltà sotto forma di capolavori letterari ed artistici che sfidano le età, resteranno ancora per secoli testimoni della potenza umana.
E scolpiti nel marmo o ingialliti in deposito, ma privi di ogni vitalità che possa far conoscere da un semplice gesto uno dei lati della psiche, si presentano i grandi pensatori, guerrieri, benefattori o delinquenti il cui nome la storia registra.
Il nostro secolo che appena adolescente, ha già compiuto rivoluzione scientifica tale da potersi ritenere quale il vincitore in civiltà dei precedenti, tramanderà ai posteri memoria ancor più indelebile.
Non solo l’enorme produzione teoretica in ogni campo della scienza, non solo gli studi profondi in fisico matematica, le cui applicazioni seguono meravigliose, e quelli sociali che predeterminano l’emancipazione da ogni schiavitù; non solo i monumenti al genio collettivo o individuale nostra gente ed a mezzo del sottile disco la parola fascinatrice e profonda di creatori e sommi maestri.
Il secolo ventesimo lascerà che i posteri vedano, in azione, possibilmente tutto quanto di memorabile verrà compiuto dalla nostra generazione, ed abbiamo così un’idea precisa dell’ambiente in cui viviamo; che per quanto magistralmente descritto dallo storico non potrà ottenere efficacia rappresentativa migliore di quella della fotografia animata.
(…)
Noi proponiamo che per iniziativa privata, e meglio se dello Stato, si formi un archivio cinematografico, che raccolga films riproducenti dal vero tutto quanto è palpito di vita moderna d’interesse collettivo.
Venga formata una commissione tecnica per la scelta delle films, animata da criteri severissimi ed inizi l’istituzione da noi proposta, di carattere storico, artistico, morale.
Ripetiamo è lo Stato che dovrebbe assumerne l’iniziativa, e condurla con criterio spartano.
L’Italia celebra il cinquantenario del suo risorgimento a nazione, ed in Roma son convenuti d’ogni parte per l’inaugurazione dell’altare della patria, le rappresentanze popolari: comunale, civile, militare d’Italia tutta.
In Roma eterna si confusero le provincie d’Italia. Ebbene! S’inizi la raccolta nell’archivio cinematografico con la film riproducente l’indimenticabile apoteosi ed avanti, sempre avanti, con l’augurio che presto l’archivio, per liete e feconde manifestazioni civili, divenga circo d’onore. Erasmo Contreras(Cinema, 20 giugno 1911)
L’Archivio Cinematografico di Stato
L’idea lanciata dal Direttore dell’Archivio di Stato in Roma
Per la ricerca di alcuni documenti storici che dovevo consultare, ebbi la fortunata occasione di conoscere il commendatore Ernesto Ovidi, il colto dottore che sovrintende con sapienza e con delicato tatto, all’Archivio di Stato in Roma e all’Archivio del Regno.
Le cure profonde ed assidue dell’ufficio, i lunghi studi, i consigli che i molti frequentatori dell’Archivio gli domandano e che lo costringono ad un lavoro assiduo, snervante, faticosissimo, non fiaccano per nulla la sua fibra eccezionale, ed egli trova modo di tenersi perfettamente al corrente delle nuove creazioni della scienza e dell’arte: le moderne invenzioni lo attraggono, lo seducono; le segue con amore, con slancio quasi giovanile.
La conversazione sulle ricerche alle quali ero per accingermi, terminava: la parola del commendatore Ovidi m’era stata preziosa di consigli, di suggerimenti, di citazioni e, per colmo di cortesia, egli mi offrì alcuni suoi appunti riguardanti l’oggetto dei miei studi, ma ricordandosi di non averli in ufficio, mi promise di farmeli recapitare.
— Qui ci deve essere il suo indirizzo — disse, guardando la mia carta da visita: ma poiché i suoi occhi si furono posati sul piccolo cartoncino Bristol che declinava il mio nome e la mia qualità di direttore artistico cinematografico, sorrise, la sua fisionomia prese un aspetto di viva curiosità, e…
— Lei s’occupa di cinematografia? — mi domandò.
— Da sette anni — risposi alzandomi.
— Segga, segga ancora un momento. Sappia che io reputo la cinematografia degna di figurare fra le scoperte più grandi del secolo, e che ai progressi giganteschi compiuti da quest’arte ancora bambina, mi interesso moltissimo. Conosco un po’ la macchina presa-vedute, e bisogna convenire che si rimane ammirati dalla semplicità dei mezzi adottati per riuscire a fissare sopra una tenue striscia di celluloide le infinite stasi del movimento! Non ho potuto ancora vedere né uno stabilimento, né un teatro cinematografico; ma credo che la lavorazione di una pellicola, dalla presa della negativa, fino alla completa montatura della positiva, debba formare curioso oggetto di studio, non è vero?
— Certo, signor commendatore — risposi.
E la nostra conversazione s’avviò, vivace, alle spese delle dissolvenze, sovraimpressioni, contromarce, operatori, attori, operai, imbibizioni, viraggi, con tale esuberanza e con tale profonda cognizione da parte del mio illustre interlocutore, che, quantunque, modestia a parte, in cinematografia io mi senta molto più forte che in archivistica, mi domandai quale di noi’ due fosse il tecnico.
— L’invenzione, oltremodo geniale— aggiunse l’egregio dottore — è da considerarsi non soltanto dal lato industriale, ma assai più dai punti di vista della pratica utilità che ne deriva alle masse, e da quello della coltura. Il popolo, meravigliato, vede oggi al cinematografo, quello che accade nelle Indie, nel Giappone, nell’Africa; vede lo svolgimento di una vita completamente dissimile da quella alla quale è abituato; prende cognizione di industrie nuove, di attività, di energie a lui completamente sconosciute. E per i ragazzi quale mezzo di più facile ritentiva!
Quando, per mezzo del cinematografo, essi avranno veduto i principali monumenti, le strade più belle, gli edifici più importanti di ogni singola città, come sarà per loro più facile ricordarne i nomi!!! La storia e la geografia insegnate ai ragazzi per mezzo della cinematografia, darebbero risultati splendidi, non crede ?
— Altro che! Fui fra i primi ad applaudire Brescia, la forte, che sta lottando strenuamente per ottenere dal ministero della pubblica istruzione, l’introduzione nelle scuole del cinematografo, come mezzo pratico di insegnamento. Ma al solito il ministero…
— E crede lei — interruppe diplomaticamente il commendatore Ovidi, — che senza le meravigliose cinematografi o delle sventure toccate ai nostri fratelli di Sicilia e di Calabria, palpitanti di strazianti verità, che gli occhi dei popoli potevano vagliare e che toccarono gli animi più di qualunque articolo di cronista, per caldo e vivace che fosse, crede lei che le liste di sottoscrizione avrebbero raccolto i capitali enormi che con slancio di fraterna carità giunsero ai vari comitati? No, di certo! E se servigi così utili sono regi a noi dalle cronache cinematografiche, penso che per i nostri posteri dovrebbe essere di grande ausilio una specie di storia cinematografica… Vede, — proseguì egli — se si ponesse mente con serietà di intenti, all’importanza della cinematografia, a quest’ora si avrebbero degli operatori da presa-vedute, governativi: ogni momento storico della nostra vita nazionale, opportunamente fatto cinematografare dallo Stato, e ben conservato, formerebbe un fondo storico importantissimo, fra cento o centocinquanta anni…
— Ma ci vorrebbe, allora — interruppi…
— La sezione cinematografica negli Archivi di Stato. E perché no? Non s’accorge di quale importanza sarebbero fra un secolo, cinematografie di tal genere? E quale assoluta documentazione storica per fedeltà d’ambiente e di costumi.fra cento anni… Vedere… Vedere muovere sullo schermo Re, Regine, Imperatori, soldati, dignitari, popoli di tempi passati, rivestiti di abbigliamenti completamente in disuso, compiere cerimonie ufficiali, quali parate, inaugurazioni di monumenti, guerre, battaglie con i mezzi dei quali si disponeva… cento anni fa!…
Francamente, mi dica — proseguì — non le piacerebbe di veder muovere Napoleone I? Immagini dunque, che lo stesso suo interesse dovranno avere i nostri tardi nipoti un giorno, per quello che avviene oggi sotto i nostri occhi!
— L’idea è veramente grande, commendatore, e spero che, quando i tecnici avranno trovato un supporto più stabile e più duraturo del celluloide, non ne venga tardata di troppe l’attuazione.
— Ed io mi auguro che il merito di aver apportato un così grande vantaggio nella fabbricazione della pellicola, spetti ad un italiano!
— Accompagno l’augurio con i voti più fervidi dell’animo mio e, spero che ella, commendatore, sia il primo ad impartire gli ordini necessari affinché una parte di questi locali, per suo merito, già trasformati così signorilmente in sede dell’Archivio, venga adibita ad uso dell’Archivio cinematografico di Stato.
E mi accomiatai. Emmeci (La Vita Cinematografica, 20 ottobre 1911)
N.d.c. Dall’aprile 1910 il Consiglio comunale di Bruxelles fondò presso il suo archivio una collezione di pellicole cinematografiche.