Contro il cinematografo

Cesare Dondini
Cesare Dondini

La prima campagna della stampa italiana contro il cinematografo è del 1908, promossa dal quotidiano La Gazzetta del Popolo. In varie riprese, si criticava artisti e pubblico, considerando il cinematografo come “corruttore del sano popolo italiano”. Nel 1909-1910, la campagna fu ripresa da altri quotidiani, come il Corriere della Sera, che definì i soggetti cinematografici “romanzi per analfabeti”.

La notizia della fondazione della Film d’Arte Italiana (marzo 1909), provocò un’ulteriore alzata di scudi contro il cinema. Promotore dell’iniziativa cinematografica, per conto della Pathé Frères, era l’impresario Adolfo Re Riccardi, rappresentante per l’Italia dei diritti degli autori francesi, e presidente, sempre per l’Italia, della VELF (Vente et Location de Films). Come direttore artistico fu scelto Ugo Falena, figura di primo piano nel mondo teatrale, e come interpreti, seguendo la norma della sua sorella Film d’Art francese, alcuni fra i più quotati interpreti teatrali del momento. Quest’ultimo scatenò il finimondo e Cesare Dondini, della compagnia del Teatro Argentina di Roma, venne messo fuori dalla porta senza tanti complimenti, ecco una sua lettera pubblicata dal giornale teatrale Il Tirso:

Bologna, il 22 agosto del 1909. Caro de Benedetti, Ti sarò grato se vorrai pubblicare che il Consiglio della Compagnia Drammatica di Roma, di cui facevo parte sino a ieri, à creduto giusto e opportuno sciogliermi improvvisamente dal contratto triennale e pretendere il pagamento della penale, adducendo il motivo che essendomi io prestato a impressioni cinematografiche preparatorie (di cui l’esposizione non è ancora avvenuta né si sa quando avverrà) avevo violato i patti contrattuali. E l’articolo di scrittura del quale il Consiglio crede attingere lo strano diritto è questo: Art. 3 – L’artista non potrà, senza autorizzazione, prender parte a nessun altro spettacolo, sia pubblico che privato, come stabilisce l’art. 17 del Regolamento (Il quale art. 17 del Regolamento dice: L’artista che dovesse assentarsi ecc… ecc…, o che fosse invitato a recitare anche in luogo privato, dovrà prima chiedere il permesso ecc…) Non faccio commenti per ora sull’inusitato e grave provvedimento, né discuto lo strano giudizio; mi rivolgo subito ai tribunali per ottenere giustizia, certo che frattanto i colleghi che da vent’anni mi hanno compagno onesto, retto e vigil difensore – sia pure con deboli forze – si leveranno in una solenne protesta civile ed artistica. Ti ringrazio sicuro del favore e sono Cesare Dondini.

Ma non bisognava credere troppo nella solidarietà dei colleghi, e Dondini venne condannato a pagare la penale e tutte le spese legali due anni dopo. Dondini aveva partecipato al film Otello, interpreti principali Ferruccio Garavaglia e Vittoria Lepanto, esterni a Venezia. Questa è soltanto una mia teoria, ma può darsi che per risolvere definitivamente la questione, la Film d’Arte Italiana si rivolse nientemeno che a Ermete Novelli, una delle figure più prestigiose e popolari del teatro di prosa. Lo racconta Franco Liberati nel volume 20 anni di vita e di palcoscenico:

Ricordo eravamo col Novelli al Politeama di Napoli. L’avv. Lo Savio aveva cercato invano di convincere il grande attore; sul punto di veder perduta la partita, disse all’interprete di Papà Lebonnard:
— Dite un po’: voi avete mai veduto recitare Ermete Novelli? No, eh? Ebbene, col cinematografo lo vedrete… Vi vedrete!
Fu l’argomento ad hominem. Gli occhi dell’artista sfavillarono: a lui parve gli avessero proposto la erezione di una statua che lo riproducesse in un blocco di marmo nell’eternità, ed accettò.

Molte voci si placcarono, ma non tutte. Mario Caserini, uno dei pionieri del cinematografo, venne qualificato dalla stampa “comico mancato”, reo di aver fondato, insieme a Maria Gasperini che diventerà sua moglie nel marzo 1911, la prima Scuola d’Arte Cinematografica, con sede nella romana Galleria Sciarra. La casa di produzione per la quale lavorava allora era la Cines, che già nel 1907 aveva creato una Compagnia Stabile, diretta da Egidio Rossi, in collaborazione con Maria Gasperini. Dopo l’attacco sui giornali, Mario Caserini e le sue ragioni in favore del cinema come arte vengono accolte in una conferenza celebrata nell’Aula Magna del Collegio Romano il 2 febbraio 1910.

Shylock, 1910: il debutto di Tofano e la Bertini che non c’è

Manifesto
Manifesto

Rivedendo la filmografia di Francesca Bertini per il progetto in corso di lavorazione, ho ritrovato i miei appunti di qualche anno fa a proposito dei film della Film d’Arte Italiana Pathé.

Il “qualche anno fa” sarebbe otto anni fa, quando uscì il DVD Silent Shakespeare della Milestone (adesso è disponibile anche quello del BFI) che, secondo la pubblicità, contiene due film interpretati da Francesca Bertini per la Film d’Arte Italiana Pathé nel lontano 1910: Il Mercante di Venezia e Re Lear. Questo è vero soltanto per Re Lear, perché della Bertini non c’è nessuna traccia nel Mercante di Venezia. In altre parole, l’attrice che interpreta il ruolo di Jessica non è la Bertini, come continuano a riportare molte filmografie, anche sul web.

Ma non è tutto perché il titolo del film è semplicemente Shylock, come si deduce dal manifesto originale della Film d’Arte Italiana e dalla pubblicità dell’epoca. Inoltre, fu con questo titolo che Ermete Novelli (1851-1919), uno dei grandi interpreti della scena di prosa italiana a cavallo tra l’ottocento ed il novecento, presentava al pubblico la sua personale versione del dramma shakespeariano, come racconterà anni più tardi Sergio Tofano nel volume Il teatro all’antica italiana:

Un Novelli che in Il mercante di Venezia sopprime l’ultimo atto perché il suo personaggio non vi compare: tanto che nel cartellone la tragedia perde il suo titolo originale e vi figura solo con quello di Shylock, di cui, non si può negare, era interprete di gran potenza da farsi quasi perdonare quell’arbitrio. Anzi, il primo manifesto di Novelli annunziava: SHYLOCK e, sotto, tra parentesi (DAL MERCANTE DI VENEZIA) DI GUGLIELMO SHAKESPEARE. Ma un giorno, chi sa come, per distrazione di un tipografo probabilmente, le parentesi caddero e da allora i manifesti annunziarono la tragedia in questi termini: SHYLOCK DAL MERCANTE DI VENEZIA, che facevano piuttosto pensare a una visita di cortesia del facoltoso ebreo allo sventurato Antonio.

Impagabile, come sempre, Sergio Tofano, che fece il suo debutto sulla scena di prosa proprio nella compagnia di Ermete Novelli nella stagione 1909-1910. Per tutti i suoi ammiratori, che sono molti, raccomando di vederlo nel suo debutto cinematografico proprio nel Mercante di Venezia, ovvero Shylock della Film d’Arte Italiana Pathé, incluso nel DVD Silent Shakespeare. Non mi risulta che lui abbia raccontato di questo debutto, ed è molto strano che finora (ne avevo parlato cinque anni fa con Vittorio Martinelli e, sopratutto, con Alessandro Faccioli) nessuno ci abbia fatto caso.

Comunque, una Bertini in meno, ed un Tofano in più. Come cambio non c’è male.

Dimenticavo, tanto la riduzione da Il Mercante di Venezia di William Shakespeare, come la messa in scena del film Shylock, Film d’Arte Italiana Pathé, vanno attribuite ad Ermete Novelli.

Sotto, a destra dell’immagine, potete distinguere Sergio Tofano in una scena di questo film.

Sergio Tofano, primo a destra
Sergio Tofano, primo a destra