Ultimi arrivi: La damina di porcellana, Karenne Film 1917

Alberto Capozzi, Diana Karenne, Damina di porcellana 1917
Alberto Capozzi, Diana Karenne, Damina di porcellana 1917

La storia: Un poeta, passando dinanzi ad un negozio d’antiquariato, viene attratto da una stupenda “damina di porcellana” in grandezza naturale; la acquista e se la porta nel suo studio. Il grazioso bibelot, al contatto poetico si risveglia. Ma si trova ben presto di fronte a un’altra “damina” in carne ed ossa, l’amica del poeta. Costei è una donna ardente come la lava di un vulcano e non gradisce l’intrusione. E chi si trova tra i due fuochi è proprio il candido poeta. Ma la damina di porcellana ha anche molto buon senso e saprà non solo salvarlo delle ire funeste della spodestata amica, ma farsi sempre maggior spazio nel cuore del suo Pigmalione.

Ecco la descrizione del film da un volantino pubblicitario. Secondo voi, si parla del mito di Pigmalione? Invece, secondo la stampa dell’epoca: “Questa Damina di porcellana è figlia degenere e bastarda di quel Bug, l’uomo d’argilla (Der Golem, 1914, di Henrik Galeen; n.d.r.), che oltre al torto di essere tedesco (ricordarsi che siamo nel 1918; n.d.r.), ha anche sulla coscienza una generazione di aborti, fra i quali Il Fauno, di Febo Mari, è il capostipite.”

Fermi così, parte di questa “recensione”, del 1918, potete leggerla nel volume Il cinema muto italiano 1917, Vittorio Martinelli (Bianco e Nero 1991).

Secondo questo volume, la produzione sarebbe Novissima Film (visto che c’è Emidio De Medio!), invece è una produzione Karenne Film, soggetto dalla commedia di Giuseppe Adami, sceneggiatura e regia di Diana Karenne, Edizioni Cav. Emidio Di Medio (distribuzione).

Allora, abbiamo un film prodotto dalla Karenne Film in più, ma…secondo voi, leggendo la descrizione del soggetto: ispirato a Pigmalione o Der Golem?

Dal Christus a Maria di Magdala, intervista con Fausto Salvatori

Maria di Magdala (1918)
Maria di Magdala (1919)

Mentre componevo il Christus dissi al barone Alberto Fassini, geniale direttore della Cines, la mia intenzione di compiere altre due rappresentazioni storiche affini, e cioè la Salomé e la Maria di Magdala. Ma, compiuto il Christus e raffigurata la Fabiola, io non pensavo ancora ad affrontare la nuova fatica, allorchè il marchese Capece Minutolo di Bugnano, che alle gravi preoccuazioni della politica unisce le cure più artisticamente illuminate per la direzione della Medusa Film, si rivolse a me, proponendomi il soggetto che io stesso già vagheggiavo. Egli sapeva che questo genere di studi e di rievocazioni era stato tra i miei preferiti, che mi ero ad esso sempre dedicato con l’intento di trasformare la visione biblica ed evangelica in una visione drammatica di sensibilità moderna, pure rispettando sempre i concetti e le forme dei testi; si credette quindi sicuro, il di Bugnano, che io avrei saputo e voluto accogliere la sua proposta.

Mi sono infatti accinto all’opera con vero entusiasmo, evocando le visioni di Egitto e di Palestina; memorie care che mi accompagnarono durante la composizione del Christus. In questa grata rievocazione è balzata dal mio sentimento la nuova visione evangelica ad un tratto; ed ho voluto costruirla come un mistero del ‘400, dove le varie scene erano sentite e rappresentate per mezzo della parola e per mezzo della musica, così qui ho voluto sentire e rappresentare per mezzo del gesto e dei grandi affreschi che improvvisamente sono vissuti nella mia mente, che io ho veduti con glo occhi dell’anima in una chiarezza abbacinante, e che mi propongo di far rivivere sopra lo schermo.

Nessuna storia poteva esser più intensamente umana, fra quelle narrate dagli Evangeli, di quella di Maria di Magdala. E’ la donna che dal peccato risorge verso la purificazione, è il dramma intimo di una vita che si risolve in una magnifica affermazione di sentimento  e di verità. Io intendo di rappresentare la cortigiana in quel periodo della vita sua che corre da quando per la prima volta ha incontrato il Cristo Redentore, fino alla sua morte; e per la sua morte intendo valermi di tutti i fattori che mi possano offrire le leggende medioevali e sopratutto la Leggenda dorata.

Il fiacre n. 13 – Ambrosio 1917

Il fiacre n. 13 Ambrosio 1917
Alberto Capozzi, Il fiacre n. 13 Ambrosio 1917

Messa in scena di Alberto A. Capozzi, Gero Zambuto
Soggeto da Le Fiacre n. 13 (1881) di Xavier de Montépin, riduzione per il cinema di Giuseppe Paolo Pacchierotti
Operatore: Giovanni Vitrotti
Interpreti: Alberto A. Capozzi (l’apache Gian Giovedì), Elena Makowska (Berta Varny), Gigetta Morano, Fernanda Negri Pouguet, Cesare Gani Carini, Vasco Creti, Diana Karenne.
Produzione Soc. An. Ambrosio, Torino 1916-1917, 5700 metri.

Film in quattro episodi: 1° Il delitto al Ponte de Neuilly (vietato dalla censura, mai uscito in Italia); 2° Gian Giovedì; 3° La figlia del ghigliottinato; 4° Giustizia!

Il duca Giorgio de Latour-Vaudier, che ha dissipato tutti i suoi averi nelle sale di gioco, diventa, istigato dalla sua amante Berta Varny, un pericoloso delinquente.

Assieme a Berta e l’apache Gian Giovedì, decide di eliminare suo fratello, il duca di Latour, ed il suo bambino. Ma, al momento dell’esecuzione, Gian Giovedì, che cela sotto l’aspetto rude un cuore generoso, invece di uccidere il piccolo, lo nasconde in un fiacre: Il fiacre n° 13.

Giorgio e Berta godranno a lungo il frutto della loro infamia, ma verrà il momento in cui la Nemesi vendicatrice si abbaterà su di loro, che hanno accumulato delitti su delitti: Berta si toglierà la vita, Giorgio diventerà pazzo: il bambino nascosto nel fiacre n° 13, ormai divenuto un uomo, ritornerà in possesso delle ricchezze usurpategli.

Restaurato dalla Fondazione Cineteca ItalianaCineteca di Bologna, l’ultimo episodio fu presentato nel festival del Cinema Ritrovato 2001.