Amleto (Hamlet) Novelli, André Habay, Soava Gallone in Avatar (1916)
A trade show unusual interest will take place at the West End Cinema on Thursday next, when Unicorn Films Ltd., will screen their first big exclusive, “Avatar,” founded on the novel of the same name by the famous french writer, Gautier. “Avatar,” a Cines production featuring Hamlet Novelli, of Quo Vadis? fame, is now being shown a the Vaudeville Theatre, Paris, where, according to our Paris correspondent, it is booked for a run of some months. Unlike most of the films in which Signor Novelli has been featured, it is of moderate length (four reels), and this should commend it to exhibitors who do not care for the speculation involved in booking an exceptionally long subject.
The Unicorn Film Co. expect great things from the film, which has already met with an enthusiastic reception in Rome, Paris, and Madrid. The well-known french dramatic critic, Émile Bergerat, devoted over two columns of the Figaro to an appreciative review, and many other newspapers, which do not usually touch on film matters, have been equally prodigal of their space in dealing with Avatar. Until we have seen the film we must reserve our judgment, but we shall look forward to the trade show with curiosity.
(The Kinematograph and Lantern Weekly in La Cinematografia Italiana ed Estera, 15 luglio 1916)
More about this film in italian and french (the review of Émile Bergerat) here: Avatar 1916
Francesca Bertini e Amleto Novelli, La Rosa di Tebe 1912
Messa in scena: Enrico Guazzoni
Interpreti principali: Francesca Bertini (Selime, la rosa di Tebe), Amleto Novelli (Efrain), Ignazio Lupi (Ramsete).
Lunghezza metri 574
Film scomparso.
Argomento:
Il re Ramsete sente vantare le bellezze di Selime, detta la rosa di Tebe. Incuriosito, si traveste e si reca a vederla: ne rimane ammaliato e la fa rapire e condurre ai propri palazzi, innamorandosi perdutamente. Scongiuri, preghiere sono vane al cuore di Selime, che ama Efraim, il pastore; il quale, furente di gelosia, attenta alla vita del re e vien messo in prigione. Ora Selime è arbitra delle sorti di Efraim; si conceda ed il pastore sarà libero. Ma Selime rifiuta sdegnosamente e Ramsete perde ogni speranza di amore. Allora ordina che il pastore colga la rosa di Tebe e le nozze avvengono con grande solennità. Chiamati gli sposi alla reggia, vien consegnato a Selime un cofanetto da parte del Re: è il regalo di nozze. Efraim l’apre e vi trova uno stile lordo di sangue: è l’arma con cui Ramsete si è trapassato il cuore…
Recensione:
I dramma storici ritornano di moda e la Cines in questo genere di lavori ha sempre ottenuto il plauso incondizionato della critica e successo entusiastico del pubblico.
La moda ha voluto che per qualche tempo la casa romana tralasciasse il genere che è suo onore e suo vanto; ma ora che la parentesi dei lavori moderni è per chiudersi per volontà dello stesso pubblico che l’aprì, auguriamoci che la casa romana non indugi più oltre e riprenda a fabbricare il suo genere nel quale poche case soltanto la possono contrastare il primato.
Ciò noi pensavamo poche sere or sono assistendo alla rappresentazione della Rosa di Tebe, il forte dramma di Re Ramsete, ora soltanto comparso sul panno bianco dei cinematografi di Napoli, ma già lusinghiermente accolto in altre città d’Italia.
Rosa di Tebe ha tutte le qualità del dramma: passioni violente che si sprigionano da nature eccezionali, delicati sentimenti eternamente in contrasto con forti passioni e poi un esteriorità pomposa, impressionante che da al contenuto maggiore allettamento e maggior forza, aggiungendovi bellezza e colore.
La novella è bella: Un Re egizio Ramsete vede la pastorella Rosa di Tebe e se ne innamora e la fa rapire ; ma invano ne spera amore, poiché ella ama Efrain, il pastore bello e selvatico col quale ella ha passato deliziosamente ore lietissime d’ amore tra i campi. Re Ramsete questo amore non può cancellare dall’animo della vergine egizia e si sacrifica, egli che tanto 1′ama, permettendo che ella sposi il giovine pastore. Nel giorno delle nozze però egli si uccide ed ai due sposi dona il pugnale col quale si è colpito.
Quanta bellezza in questa lieve novella o quanta delicatezza e quanto sentimento nel Re egizio e quanta forza nella giovine vergine, che pure colmata di onori e di ricchezze dal suo regale amante, puro accontentata in ogni cosa, non dimentica il suo Efrain che per lei sospira e per lei attenta alla vita del Re, che violentemente gliela tolse.
Interpreti del lavoro sono stati la Bertini, il Lupi e se non erro il Bracci (Amleto Novelli n.d.c.). Questi ultimi pur rendendo bene la parte loro affidata non hanno recitato con l’usata vigoria, ma la Bertini ha fatto della sua parte una vera creazione, rivelandosi attrice intelligente e fortissima. Specie nella scena con Re Ramsete noi abbiamo notato le doti di questa artista impareggiabile alla quale si va schiudendo un brillante avvenire, che potrà essere veramente radioso se la brava, attrice continuerà a mettere sempre lo stesso studio e lo stesso impegno messo in qualche scena di questo lavoro.
La messa in scena nel suo sfarzo ha rivelato troppo le artificiosità del cartone, in ispecie nella scena gran luce ove la crespe del falso e dello sbiadito appaiono con maggior risalto.
Rosa di Tebe ha, dunque, pregi non comuni di bellezza e noi ne siamo lieti perché col trionfo di questo lavoro trionfa anche l’industria italiana nel nome, di una tra le più accreditate nostre case.
Di questo film, presentato nella sezione Silents Italian Style del 6th Pordenone Silent Film Festival, 27 Sept. – 3 Oct. 1987, non posso dirvi se è stato ritrovato dove e come. Sconosciuto l’autore del soggetto e la messa in scena. Principali interpreti: Amleto Novelli e Lea Giunchi.
L’argomento, secondo una locandina d’epoca è questo:
Il giovane Enrico Naldi è nella più nera miseria; una sera, deciso a farla finita, sta per gettarsi da un ponte, quando scorge un uomo privo di vita. E’ Salviati, un cassiere di banca, morto per un colpo apoplettico; Enrico, frugando nelle tasche, gli trova addosso una forte somma di denaro, se ne appropria, poi getta il corpo nel fiume.
Diventato ricco, comincia una nuova vita. Ma l’ombra di Salviati lo perseguita. Quando viene a sapere che Salviati, il cui corpo non è stato ritrovato, è considerato un ladro, che sua moglie è morta e figlia messa sul lastrico, decide di restituire la somma rubata e di espiare la sua colpa, ma non vi riesce.
L’ombra di Salviati continua a ossessionarlo, fino a spingerlo ad un nuovo tentativo di suicidio. Mentre sta per compiere il gesto folle, intravede un ladro che si avvicina alla sua cassaforte, gli si scaglia contro, ma è sempre un’allucinazione. Così, agitandosi, Enrico cadde dalla finestra, ma la caduta non è mortale. Il curato suo amico e la figlia di Salviati, lo salvano e gli accordano il perdono. Finalmente Enrico troverà la sua pace.
Bene, questa è la storia del film secondo la descrizione d’epoca. Che fine ha fatto la copia ritrovata?