Rivoluzione cinematografica 1925

Pubblicità Universal stagione 1925-1926
Pubblicità Universal stagione 1925-1926: Ogni settimana un film

Negli ambienti cinematografici italiani circola la voce che le principali Case straniere di produzione, specialmente americane, intendano impiantare le loro succursali in Italia, per sfruttare direttamente i loro films, senza più passare sotto le forche caudine dei monopolizzatori e dei noleggiatori locali. Qualcuna di queste Case sembra che abbia già organizzato gli uffici e che non aspetti se non la stagione propizia per iniziare il proprio lavoro; altre, invece, sembra che stiano formando importanti combinazioni con Case italiane; e le une e le altre si dice che non vogliono più dare in vendita o a noleggio fisso i loro films, ma che vogliono sfruttarli direttamente nei cinematografi col sistema della percentuale sugli incassi. Si parla, anzi, di percentuali che raggiungono persino il settanta per cento, come si parla di esperimenti che sono stati fatti con alcuni films e che hanno dato risultati superiori ad ogni previsione, raggiungendo e talvolta superando nelle prime visioni le somme che i noleggiatori avevano esibito per le rispettive zone, ed i monopolisti per l’Italia.

Bisogna convenire che questi bravi stranieri sono più furbi di noi! Almeno nel fare i loro affari. Prima hanno invaso il Paese coi films, favoriti dalla solerte iniziativa degli importatori ingordi che speculavano senza misura; ora, tagliando i viveri a costoro, hanno pensato che è meglio attendarsi addirittura in questo magnifico e tenero campo di conquista, così che sul collo della disgraziata nostra cinematografia da oggi in poi premerà il duro tallone del barbaro di oltre Alpe e di oltre mare!

È il colpo di grazia, qualunque cosa pensino e dicano coloro che sono facili ad illudersi, perchè il buffo ed il grottesco, in tanta tragedia, è che vi sono parecchi che credono che la calata delle Case straniere in Italia preluda al risveglio e alla rinascita della nostra industria. Buona gente che siamo! O non è stato da cinque o sei anni in qua, tutto un gioco subdolo, tutta un’obliqua politica per rovinare la nostra industria e fiaccare in tutti i modi le nostre energie a vantaggio della industria straniera? Che cosa si è fatto, prima per evitare, poi per fronteggiare, la concorrenza e la crisi? Si è forse cercato di emulare i prodotti stranieri, migliorando e rinnovando gli elementi artistici e gli stabilimenti di produzione? Nulla, da una parte abbiamo avuto gli esaltatori ad oltranza della produzione straniera, dall’altra un gruppo di industriali che giocava a chi produceva peggio! E la produzione fu così scadente, che non si può non pensare che sia stata fatta deliberatamente.

Non bisogna farsi delle illusioni. Non bisogna credere che saranno gli stranieri che faranno risorgere la cinematografia in Italia. L’industria in Italia non può risorgere se non per iniziativa nostra. Le Case straniere che piantano qui le loro tende, potranno eventualmente — se si dedicheranno anche alla produzione — sollevare la crisi di disoccupazione del personale artistico e tecnico — sollievo transitorio ed inefficace — ma non avranno nessuna convenienza a dar nuova vita all’industria, che potrà, in un prossimo o lontano domani, diventare una concorrente temibile e fastidiosa. Non è più possibile credere alla tenerezza degli stranieri per noi ! Tutto si risolverà in una nuova forma di sfruttamento, non meno disastroso, se pur più nobile e più onesto di quello esercitato dagli importatori. Più nobile e più onesto perché non esercitato da italiani contro l’industria italiana.

Per la rinascita dell’industria filmica italiana non resta che una sola speranza: che si spezzi finalmente ogni gioco monopolistico. Il sistema che vogliono adottare le Case americane, e sopratutto il loro diretto intervento, togliendo, si può dire, la base sulla quale gli attuali monopolizzatori fondano la loro forza e il loro impero, ne determinerà il crollo o ne scuoterà la potenza.

Per quale ragione, negli ultimi anni, chi può poteva ancora produrre, vi abbia rinunziato, e per quali ragioni non si riuscisse più a vendere un metro di pellicola italiana neppure in Italia, o si riuscisse a vendere con grande stento ed a prezzi avvilenti, in condizioni sempre da scoraggiare e frustare ogni iniziativa, oramai è risaputo e noi stessi ne abbiamo fatto argomento di discussioni.

La diminuzione, pertanto, della oppressione trustistica o la trasformazione delle stesse organizzazioni detentrici dei cinematografi, sbocchi naturali della produzione e base essenziale, di vita per l’industria, rovesciando il presente stato di cose, renderà indubbiamente possibile una maggior libertà d’azione e il sorgere di nuove iniziative, lascerà, almeno, qualche maggior garanzia ai produttori di poter commerciare e vendere in libera concorrenza i loro prodotti senza dover cozzare, e cadere dinanzi a barriere insormontabili.

Ma per risolvere veramente ed efficacemente la crisi, non c’è che una via: seguire l’esempio americano. È un fatto inoppugnabile che lo sfruttamento diretto della produzione nei cinematografi può dare vantaggi incalcolabili. Quando si pensi che taluni films in un solo locale di prima visione hanno raggiunto una media giornaliera superiore alle diecimila lire e che hanno dato delle percentuali dalle quaranta alle cinquantamila lire al produttore o all’importatore; e quando si tenga conto che i locali di prima visione in Italia, i quali possono dare risultati simili, oltrepassano la decina, si vede subito quale beneficio può realizzare lo sfruttamento diretto dì un film; può rimborsare quasi il totale costo di produzione con le sole prime visioni nei locali o nei centri principali. Se poi si aggiunge il profitto che ne può derivare dalle se conde visioni, proporzionalmente redditizie, e dalle prime visioni nei locali delle più importanti città di provincia, che sono abbastanza numerosi, oltre che dei passaggi di minore importanza, si capisce che non solo il film può realizzare l’intero costo di produzione, ma può anche offrire un legittimo congruo guadagno. Ma questo guadagno, purtroppo, è stato assorbito dai monopolisti, dai noleggiatori, da tutti quei parassiti attraverso a cui il film è passato, avanti di pervenire al suo sbocco naturale, il cinematografo. E tanto bene lo hanno capito gli americani, che non vogliono più, come si disse, vendere i loro films, ma vogliono darli a percentuale, sicuri di realizzare un guadagno superiore di due terzi da quello oggi ricavato.

Orbene, se è possibile agli stranieri ottenere questo, perché non possiamo farlo noi? Ben vengano essi coi loro lavori che meritano la nostra attenzione, perché sarebbe idiota da parte nostra rinunciare a conoscere quanto di buono e di bello si produce all’estero, ma non si creino condizioni di favore.

Lo sfruttamento diretto, a percentuale, scaricando la intera spesa o, nella peggiore ipotesi, una gran parte della spesa di fabbricazione del negativo, potrà permetterci di praticare prezzi che ne facilitino la vendita all’estero, dove la vendita non si effettuerà più come l’unica indispensabile risorsa, ma come un superfluo e sarà regolata dalla necessità di far conoscere laggiù i nostri prodotti.

Dal momento che siamo, a quanto pare, alla vigilia di radicali riforme, e che si nota un certo risveglio, non ancora nel campo della produzione, ma tra coloro che potrebbero darvi un nuovo impulso — uomini di grande iniziativa e di sicura competenza — ci sembra opportuno richiamare la loro attenzione e l’attenzione del Governo sull’indirizzo da tenere per risolvere la crisi cinematografica.
(Il Corriere Cinematografico, 20 giugno 1925)
(Cinema muto italiano storia di una crisi 7)

La battaglia del Vesuvio sotto La Mole 3

Pubblicità Ultimi giorni di Pompei, Francia 1913
Pubblicità Ultimi Giorni di Pompei, Francia 1913

Ambrosio fa causa alla Pasquali (ed al suo distributore Gustavo Lombardo) per usurpazione di titolo e concorrenza sleale… e la perde con sentenza del 9 ottobre perché “il romanzo è caduto in pubblico dominio e la riproduzione di un titolo generico non costituisce reato di contraffazione”.

La guerra cinematografica per la conquista del Vesuvio si scatena: la Gloria di Caserini minaccia con Nydia la cieca ovvero La Distruzione di Pompei, riduzione di Luigi Marchesi, e Nerone (altro film che Ambrosio considera di sua proprietà per aver girato una versione corta nel 1909), mentre Pasquali e Ambrosio preparano “due” Promessi Sposi, minacciando cause l’uno all’altro tramite la stampa.

Agosto 1913. Escono contemporaneamente: Gli Ultimi Giorni di Pompei (Ambrosio) e Jone – Gli ultimi giorni di Pompei (Pasquali).

Improvvisamente Mario Caserini si ammala:

Era corsa la voce, in questi giorni, che il signor Mario Caserini, Direttore generale de la Film Artistica Gloria fosse stato colto da grave malore. Tale notizia ha messa in allarmi i moltissimi amici ed ammiratori del Caserini, ma fortunatamente possiamo rassicurarli, poichè non si tratta che di una lieve parési facciale, causata da raffredore trascurato, e che scomparirà mercè una energica e breve cura ed un assoluto riposo per pochi giorni.

Nell’ottobre 1913 La Film Artistica Gloria gira alcune riprese molto pubblicizzate nell’Arena di Verona per due film: Nerone e Gli Ultimi Giorni di Pompei. Gli aiuti di Caserini per le riprese sono Emilio Petacci, Alberto Degli Abbati e Giuseppe De Liguoro.

La concorrenza fra le case di produzione torinesi per le “monumentali ricostruzioni romane” sembra non avere fine. Nei primi mesi del 1914 l’Itala Film presenta Cabiria, che Giovanni Pastrone è riuscito a girare nel frattempo nel (quasi) massimo segreto, Ambrosio contrattacca con La Distruzione di Cartagine (diventato poi Delenda Carthago!). Pasquali non è da meno e propone il suo Spartaco. A loro si aggiunge La Film Artistica Gloria e Mario Caserini, che hanno finalmente rinunciato a Nydia la cieca ovvero La distruzione di Pompei. Il materiale girato e le scenografie vengono riciclati per Nerone e Agrippina, “colossal” in dieci parti e 2000 metri.

Finisce così la battaglia del Vesuvio. In altre parole, Mario Caserini non è il regista di Gli Ultimi Giorni di Pompei, come riportato ancora in molte fonti, semplicemente perché il “suo” Ultimi Giorni di Pompei non è mai uscito.

Per i trionfi della Gloria, Caserini, Borelli e Bonnard alla prossima.

La battaglia del Vesuvio sotto La Mole 2

Domenico Cazzulino, gerente della Film Artistica Gloria
Domenico Cazzulino 1913

Maggio 1913. Mario Caserini annuncia che ha stabilito un contratto con Lyda Borelli e, con sprezzo del pericolo, insiste con Gli Ultimi Giorni di Pompei:

… che la Film Artistica Gloria vuole presentare al pubblico come il saggio più genuino della potenzialità artistica, del culto estetico, dell’intendimento storico coi quali questa casa vuol proseguire il suo compito. La messa in scena di questo poderoso e geniale lavoro, in cui le evocazioni più suggestive di bellezza si alternano con visioni impressionanti di orrore, ha dato modo a Mario Caserini di dimostrare ancora una volta la sua abilità insuperabile. (…) Nè il cozzo delle difficoltà imponenti, né gli ostacoli, né le rivalità tendenti a frammentarsi dinanzi all’esecuzione di tutto un progetto d’arte e d’ideale, hanno potuto arrestare il Caserini. Di tutto egli ha saputo trionfare; il pubblico giudicherà.

Da questo testo, firmato D. M., sembra che il film sia pronto per la distribuzione.

Effettivamente la distribuzione c’è. Il 17 maggio 1913 Domenico Cazzulino ed il distributore Alfonso De Giglio dichiarano di voler costituire la società in accomandita semplice A. De Giglio e C. Gloria, avendo come oggetto la vendita e lo sfruttamento in tutto il mondo della produzione cinematografica della Film Artistica Gloria.

Anche la Società Ambrosio è pronta. In data 9 giugno su Mario Caserini e Gli Ultimi Giorni di Pompei precipita una nuova causa, questa volta per usurpazione di titolo e concorrenza sleale.

Mentre il vulcano cinematografico sotto La Mole Antonelliana comincia a dare i primi segni di eruzione imminente, il distributore tedesco Robert Glombeck visita Torino per trattare con lo stabilimento della Gloria.

Dopo questa visita, Domenico Cazzulino, gerente della Gloria, invia una lettera aperta alla stampa cinematografica:

Siamo informati che a Berlino, come altrove, si afferma nel mondo cinematografico che la nostra Casa non ha ancora iniziato la film Gli Ultimi Giorni di Pompei e che non pubblicherà mai questa pellicola. Se questo può essere il desiderio di qualcuno, non risponde però alla verità.
La preghiamo quindi voler smentire tali voci, create da interessati, i quali ricorrono anche a questo sistema per impedire la pubblicazione della film in parola; la nostra Casa invece, per eseguire questo grandioso lavoro, non risparmia nè studi, nè fatiche, nè tempo, e nè spese, pur di arrivare ad una perfezione finora mai raggiunta.
Le saremo grati se vorrà dare pubblicità alla presente sull’autorevole sua Rivista.
Coi nostri vivi ringraziamenti e col massimo ossequio ci professiamo.
Torino, 12 giugno 1913.

Altre notizie sulla stampa periodica, e non esclusivamente cinematografica, insistono che il film è pronto per la distribuzione:

La nuova società per la fabbricazione delle films Gloria, la quale in via Quittengo, 39, Torino, ha un grandioso teatro di posa, ha pronta una meravigliosa film storica: Gli Ultimi Giorni di Pompei, desunta dal popolare romanzo di Bulwer, e sceneggiata dal bravo attore Mario Caserini. A riprodurre la spettacolosa azione storica vi concorsero più di mille comparse, trenta leoni e 50 cavalli. Raccomandiamo vivamente ai dirigenti Cinema, questa pellicola di indiscutibile superiorità. Concessionario esclusivo il sig. A. De Giglio.
Oltre la già accennata, l’azione drammatica: Il treno degli spettri, dell’avv. Luigi Sonnazzi e Florette e Patapon dalla nota pochade di Hennequin e Weber.

La polemica intorno alle due versioni di Gli Ultimi Giorni di Pompei arriva in altri paesi. Dalla Francia, in perfetto stile boomerang, ritorna in Italia attraverso La Cine Fono:

Vienna 22 luglio 1913
Direzione del Courrier Cinématographique – Parigi
Il Courrier Cinématographique n. 28 (12 luglio 1913) pubblica un comunicato relativo alla causa Ambrosio-Gloria. Vi si prendono caldamente le parti della Casa Gloria della quale si difende e si approva il modo d’agire. Io spero, non pertanto, Signore, che nella vostra imparzialità vorrete aprirmi le colonne del vostro giornale a proposito di quest’affare, malgrado la divergenza d’opinioni che esiste fra l’autore dell’articolo in questione e me.
Non vi è certamente niente a ridire sull’annunzio che il Caserini fa, a titolo di referenza, di aver fatto parte delle case Ambrosio e Cines nelle quali egli è stato. Non vi è niente da obbiettare a che gli annunzi dei titoli d’opere da lui create, messe in scena e dirette mentre era al servizio di quelle case, ma sempre che non risultasse vero o fosse senza fondamento ch’egli avesse fatte queste creazioni, o che la parte che vi prese è quasi nulla, o molto secondaria, come si può egli adornare delle penne del pavone e mettere nei suoi annunzi il nome di queste opere?
Significa mettere delle tronfie apparenze al servizio di una rèclame sleale. E’ anche della seconda questione il sapere se il Caserini ha legalmente il diritto di rappresentare al cinematografo il romanzo di Bulwer. E’ evidente che chiunque può farlo, dal momento che quest’opera non è più, da lungo tempo, sotto la protezione della legge dei diritti d’autore. Ma è ben altra cosa quando si tratta d’un impiegato che, abbandonando la sua Casa, si mette subito, dopo essere uscito, a scovare negli archivi per appropriarsi le idee ed i piani contrariamente a tutti i principi di equità; essendo stabilito sopratutto che nella sua antica casa egli ha conosciuto le idee ed i piani e che è soltanto là ch’egli poteva apprenderli. Vi è, pertanto, nella letteratura mondiale un’enorme quantità di grandi opere dello stesso Bulwer come Phelan, L’ultimo dei Baroni, che son libere. Perchè non le ha scelte al luogo di Pompei e Nerone vale a dire due opere che egli sa che la sua antica Casa ha in vista e delle quali ha già cominciata la pubblicità con il più grande successo da qualche anno sotto forma di films a corto metraggio, ma in un genere classico che potevano da tutti i punti di vista servir di modello?
La nuova Casa Gloria non ha dunque che approfittare d’un successo assicurato nella rèclame della Ambrosio della quale ne diminuisce la riuscita togliendone il vantaggio della pubblicità già fatta. Essa non farà che togliere le castagne dal fuoco e coronarsi del lauro meritato da altri. Tutti coloro che scrivono sanno bene di quale qualifica sono chiamati quelli che non esitano ad appropriarsi delle idee altrui. Nessuno può approvare questo modo di procedere ed in prima linea l’onorevole membro della stampa che è l’editore del Courrier Cinématographique.
Vi prego di gradire, Signore, i miei omaggi più rispettosi.
Alexandre Ortony

Nel mese di agosto del 1913, sul vulcano di Gli ultimi giorni di Pompei spunta a sorpresa un terzo cratere: la Pasquali Film ha pronta la sua versione: Jone ovvero Gli ultimi giorni di Pompei.

Scosse di terremoto arrivano a Chicago, sede della Photo-Drama Company, capitanata da George Kleine dove si prendono provvedimenti: bisogna registrare il titolo Gli Ultimi Giorni di Pompei in tutte le lingue e per tutti i paesi.

Esempio francese: M. Aubert a l’honneur de prévenir MM. Les Exploitants qu’il s’est réservé les droits exclusifs de Vente, Location, Exploitation, Exhibition en France, Belgique, Hollande et leurs Colonies, Suisse et Belgique du film intitolé:
Les Derniers Jours de Pompéï, tiré du Roman de Si Edward Bulwer Lytton
Cette priorité est légalement consacrée par le dépôt fait spus les Nos 2939 et 2939bis conformément aux lois en vigueur sur la propriété littéraire et artistique, qui permettent de pursuivre rigoureusement tout contrefacteur.
Il ne saurait donc trop mettre MM. Les Exploitants en garde contre les ennuis auxquels ils s’exposent en acceptant les propositions de la contre façon.

M. Aubert avvertenza
Avvertenza di M. Aubert (Le Courrier Cinématographique)

Esempio inglese: La Pompei Film Coy (società specialmente costituita per il commercio della film Gli ultimi giorni di Pompei), tenendo in considerazione il fatto che vi sono parecchie films con questo nome ed argomento, ha deciso di cambiare il titolo Ultimi giorni di Pompei in La caduta di Pompei. Ciò per evitare le confusioni che rendono tutto l’affare dei Pompei a Londra una torre di Babele.

In mezzo a tutto questo una breve notizia informa che:

Le prime parti dell’Itala Film accompagnate da tutto lo stato maggiore di questa importante Casa si recheranno nell’entrante settimana in Algeria per eseguirvi col sussidio dei luoghi e delle persone di quei paesi una importantissima film di lungometraggio.

Ecco la tanto ricercata data delle riprese in Algeria di Cabiria!

segue ancora…