Jim Braddon, nipote del ricco proprietario Halsey, conta di ereditare tutta la fortuna dello zio. Ma lo zio sventa i suoi progetti con un matrimonio impreveduto, e scrive un testamento nel quale lega al nipote solo la casa ove esso è nato e la metà della sua sostanza. Improvvisamente egli muore, dopo aver prevenuto il nipote delle disposizioni che egli ha preso in suo favore.
Allora la signora Halsey, dominata dal pensiero di assicurare il suo avvenire, straccia il testamento che faceva la fortuna di Braddon.
Tutte le ricerche del documento sono vane e il povero Braddon, deluso nelle sue più dolci ambizioni, si vede costretto a licenziare per mancanza di danaro anche la sua dattilografa; la sua migliore amica.
Ma dopo qualche tempo la signora lascia imprudentemente cadere nella via i pezzi del testamento che aveva stracciato.
Il destino vuole che la piccola dattilografa li scopra e li riunisca, ricomponendo così il testamento quasi completo.
Ella lo porta trionfante al suo principale e il romanzo termina col matrimonio dei due giovani fra confusione e l’onta della colpevole signora Halsey.
Se Romolo Bachini (in arte Bacchini) fosse nato, per esempio, in Inghilterra, non avrei nessun bisogno di arrampicarmi sugli specchi per raccontarvi la sua storia. Se il signor Bacchini, compositore e pioniere del cinema italiano con tutti gli onori, fosse nato in Inghilterra avrebbe, per esempio, un posto tra le biografie del sito Who’s Who of Victorian Cinema. Ma il signor Bachini, con una sola c, è nato a Roma nel 1872, ha lavorato “per” e “nel” cinema italiano, e a nessuno sembra importare molto che fine hanno fatto i suoi “cimeli”, travolti dall’uragano che ha fatto scomparire i documenti del Museo Internazionale del Cinema e dello Spettacolo di Roma (MICS). I film, sembra, hanno trovato “ricovero” nella Cineteca Nazionale di Roma. Per rendere l’idea del valore storico di questi “cimeli” basta un piccolo accenno.
Nel volume Album del Cinema Muto Italiano N° 1, MICS 1991, il giornalista Antonio Mazza cita alcuni passaggi di un memorandum dello stesso Bachini ritrovato grazie “alla lodevole ricerca del Museo Internazionale del Cinema e dello Spettacolo”. Ecco cosa racconta il pioniere a proposito dei suoi primi passi di compositore per il cinematografo, anno 1906:
Ora è bene accennare che nella stessa epoca ebbe principio l’idea del sincronismo con la musica, ma non con i mezzi necessari studiati precedentemente in tutti i paesi, bensì nella maniera più semplice. Il commento musicale, espressamente scritto sul soggetto, veniva composto prima della messa in scena e questa veniva effettuata e ripresa durante l’esecuzione musicale. Come una buona pantomima di allora, nella sale di proiezione, l’orchestra accompagnava perfettamente non soltanto lo stato d’animo o il colorito dell’azione ma addirittura gli atteggiamenti più importanti.
Che fine ha fatto questo memorandum? Le fotografie? I documenti?
Nel prossimo post vi racconterò un’avventura di questo pioniere del cinema, testimone delle riprese di La Presa di Roma (Alberini e Santoni 1905), amico e collaboratore di Filoteo Alberini, Mario Caserini, e Augusto Turchi primo metteur en scène di una casa di produzione italiana, come già avevo raccontato qualche anno fa in uno dei primi post del sito in penombra.
Nel frattempo, godetevi alcune immagini di Romolo Bacchini nella voce di Wikipedia (versione italiana e inglese, addirittura!).
Il guardacaccia, facendo il suo giro ha rimarcato che il muro del parco è sgretolato in un angolo. Vi mette vicino una tagliola, dopo averne avvertiti i castellani.
Tranquilli sulla sicurezza partono alla sera per la caccia alla selvaggina. Un vagabondo ha visto partire i cacciatori, e crede propizio il momento per introdursi nel parco.
Rimaste sole le ragazze si mettono al piano. Un grido orribile incessante le fa trasalire. I cani abbaiano con furore. Terrorizzate, le due ragazze si dirigono verso il luogo da dove proviene l’urlo d’agonia.
Si sentono dei passi. Sono i cacciatori che ritornano. Le giovinette invocano il loro aiuto. Tutti si precipitano verso il vagabondo inanimato. Il guardacaccia lo libera, e il castellano dà ordine che sia portato e curato al castello.
Il miserabile è stato crudelmente punito del suo tentativo di furto!