Alberto Capozzi parla della cinematografia italiana

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Torino, giugno 1915. L’arte cinematografica si trova, come l’industria, in un periodo di crisi, non per le stesse cause, indubbiamente, ma perché i gusti del pubblico, anzi dei nostri pubblici, che si evolvono, si elevano e si orientano verso rappresentazioni più logiche, più reali, più artistiche di quelle che ebbero maggior successo negli ultimi tempi.

Io credo che le avventure, i drammi polizieschi e soggetti simili, abbiano fatto il loro tempo e che tornino in onore dei drammi sentimentali e passionali, ma non nella forma primitiva di prima, bensì inquadrati in scene decorose ed in armonia col soggetto. Nel passato la sceneggiatura ricorreva a trucchi ingenui che urtavano il buon gusto, oggi invece occorrono ambienti veri e reali in tutti i minimi particolari e la sceneggiatura di un film può oggi contribuire notevolmente tanto al successo quanto al viceversa. Essa deve integrare l’azione degli attori, ma non deve soverchiarla con gli sfarzi eccessivi.

Perché l’interpretazione del dramma passionale risulti efficace, è necessario non solo lo studio psicologico del personaggio che l’attore deve rappresentare, ma altresì quello degli altri personaggi, onde mettersi in perfetta armonia con essi; ed è perciò che nei miei film io cerco che anche gli altri attori interpretino le loro parti come io le sento. Solo da questo intimo affiatamento si può ottenere il massimo dei risultati e cioè la fedele e reale esteriorizzazione dei diversi sentimenti.

Con questi intendimenti e con questi mezzi, è possibile non solo comporre lavori passionali e sentimentali, ma si può anche, e con speranza di successo, affrontare la grave prova del dramma psicologico. Questa è la forma di arte che più mi attira, perché è la più elevata e perché in essa io vedo le maggiori difficoltà da superare e da esse io mi sento irresistibilmente attratto. Io sento che potrei dare una perfetta interpretazione artistica a riduzioni cinematografiche di lavori di carattere psicologico e confido di potere in un avvenire non lontano, dedicare tutta la mia attività artistica a simili lavori e realizzare così un mio sogno ed un miglioramento della nostra arte. La letteratura, come il teatro drammatico offrono a noi una ricchissima fonte di soggetti irti di difficoltà di interpretazione, è vero, ma che avvieranno la Cinematografia verso un sicuro indirizzo artistico, che contribuirà a raffinare il sentimento delle nostre folle e renderà possibile ad esse la conoscenza di tante opere d’arte, che ora le sono ignote, perché il teatro è ancora chiuso per esse.  La Cinematografia non potrà sostituirsi al teatro, ma potrà essere invece la volgarizzatrice delle forme più elevate del teatro stesso.

Allora sì che noi potremo dare tutti noi stessi all’interpretazione delle nostri parti, mentre oggi dobbiamo, per necessità industriali, assoggettarci a degli acrobatismi che non hanno che una troppo lontana parentela con l’arte: il pubblico nord-americano desidera i film d’avventure? Ebbene in questo principio d’anno  ho dovuto per ben tre volte, col vento e con la neve, fare dei salti nelle poco tiepide acque del Po, scendere e salire dai treni in corsa…

Comprendo che l’America è un ottimo mercato per i nostri film e che dobbiamo soddisfare i gusti di quel pubblico per non perderlo, ma come conciliare tutti questi diversi desideri?

Il pubblico russo ama una certa libertà di costumi, morali e materiali, altri preferisce e si commuove al delitto e all’adulterio, mentre la censura italiana, e con ragione, vieta l’uno e l’altro. Due miei film, La valanga di fuoco e la Mano di fiamma, che hanno ottenuto all’estero il più lusinghiero dei successi, sono stati vietati in Italia, perché in uno vi era l’uccisione volontaria di un fratello e nell’altra io rappresentavo un apache, ha giudicato la Censura, con tanta fedeltà di espressione, da rendere troppo simpatica e quasi seducente la figura di questo malvivente.

È possibile  continuare in questa incertezza?

In attesa di tempi migliori, io credo intanto che la produzione di film italiana, visto la quasi impossibilità di trovare soggetti che contentino tutti, dovrà scegliere, fra i diversi pubblici quello che più risponde al temperamento dei propri artisti e comporre film di unico stile: così gli attori specializzandosi ciascuno nel proprio stile, riusciranno più facilmente a migliorarsi e la produzione acquisterà indubbiamente un maggiore valore.

Intanto però noi dobbiamo e possiamo farlo, mirare a elevare il gusto del nostro pubblico ed a lato del dramma sensazionale che alimenta la sua curiosità morbosa, dobbiamo dargli rappresentazioni più civili, e meno brutali, che tocchino il sentimento e non agitino le sue passioni.

A questa missione sociale molto possiamo contribuire noi artisti che godiamo le simpatie delle folle, noi possiamo per la fiducia che esse hanno in noi, per la stima di cui ci circondano, per il fascino e la suggestione che esercitiamo su di esse, attirarle quasi insensibilmente e loro malgrado, su un’altra via e orientare il loro gusto verso rappresentazioni più elevate e più morali.

La Casa Ambrosio già da tempo ha fatto di questi tentativi, che hanno avuto un lusinghiero successo ed io mi auguro che tutta l’industria italiana ci segua; così essa potrà avere il primato non solo per le sue qualità artistiche, ma anche per la missione sociale che potrà compiere.

Alberto Capozzi
(La Tribuna, giugno 1915)

Si gira a Pisa e dintorni La Gorgona di Sem Benelli

La Gorgona (Ambrosio 1914)
La Gorgona (Ambrosio 1914)

Settembre 1914. Pisa è destata dal suo sonno quasi millenario per cimentare i suoi figli in quelle imprese che la resero un tempo potente e gloriosa. E l’esercito fiorentino mandato da Marcello Fiquinaldo, è presso lungo l’Arno e si è accampato presso Castagnolo, in Coltano, per proteggere e difendere la città mentre il popolo pisano sarà lungi, sulle agili galee, onde conquistare le isole Baleari e liberare il mare latino dalle scorrerie dei pirati.

In pieno secolo ventesimo, mentre milioni di uomini in un formidabile e terribile cozzo si distruggono a vicenda, arrossando di sangue il corso dei fiumi, facendo dalle più insigni opere d’arte dei cumuli fumanti di macerie, coprendo il suolo di una immane distesa di cadaveri, noi riviviamo un attimo di storia di altri tempi, quando la civiltà, l’umanità, il progresso non avevano raggiunto quella raffinata crudeltà che oggi ci fa tremare di sgomento e di terrore. Dobbiamo essere grati di questo spettacolo, nuovo e infinitamente interessante, alla Casa Ambrosio di Torino, che nella riduzione del poema eroico di Sem Benelli, La Gorgona, per il teatro cinematografico, ha prescelto Pisa ed i suoi dintorni come campo aperto per la ricostruzione fedele degli episodi più belli del forte lavoro del poeta toscano.

Mille persone, fra marinai, cavalieri, frombolieri, vessilliferi, nobili pisani, scopini, donne e vecchi del popolo lavorano da alcuni giorni sotto la direzione del signor Mario Caserini, a dare vita a questa grandiosa cinematografia che è destinata, per la sua ricchezza a prendere il primo posto fra le grandi pellicole storiche che sono state in questi ultimi anni lanciate sul mercato cinematografico.

A Castagnolo, per due giorni di seguito, sono state fatte numerose scene di una intensa drammaticità, alle quali hanno preso parte i principali artisti che sono stati espressamente scritturati per questa cinematografia: la signora Maddalena Celiat, una attrice francese bruna, bella, intelligente che sostituisce degnamente Tina di Lorenzo; Cesare Zocchi; il Ninchi, interprete dei più valorosi lavori del Benelli; il Fossadio ed altri. A Castagnolo era stato ricostruito il campo dei fiorentini fra gl’intercolunni alti dei pini: cosicché le scene, nello sfondo meraviglioso della natura, appariranno sulla cinematografia, meravigliose.

L’altro ieri, sulle mura pisane e nell’interno del Cimitero Monumentale, altre scene furono eseguite dagli artisti. E finalmente, ieri mattina, dinanzi ad una folla enorme, che le guardie ed i carabinieri non trattenevano, fu fatta la scena della benedizione dell’arcivescovo di Pisa alle truppe partenti. Dalle tre porte centrali della Cattedrale, in solenne corteo, mentre il popolo… dell’epoca nel suo pittoresco costume gremiva la piazza ed i cavalieri mal trattenevano i numerosi cavalli scalpitanti, uscì il corteo imponente. Prima i frombolieri, poi i soldati, dopo i trombettieri, gli anziani, i nobili. Quindi sotto il baldacchino l’arcivescovo col corteggio religioso, infine la Gorgona e le vergini. Per ultimo il popolo, coi vessilliferi delle due città: Pisa e Firenze. La scena fu ripetuta tre volte e vivamente applaudita dal pubblico che vi assisteva.

Domani gli artisti e le masse riposeranno.

Mercoledì, fra i Bufalotti e Marina di Pisa, si svolgeranno gli ultimi quadri. E saranno bellissimi. Il primo da farsi è questo: la partenza delle galee pisane per le Baleari, con la benedizione alle ciurme. Il secondo: il ritorno dei pisani vincitori dalle Baleari. Per queste due scene sono state fatte a Pisa delle galee numerose.

Ai primi di ottobre La Gorgona sarà pronta e lanciata sui mercati di tutto il mondo a fare rivivere l’antica gloria di Pisa.
(Il Telegrafo, Livorno)

La Gorgona (Ambrosio 1914)
La Gorgona (Ambrosio 1914)

Cinegiornale 10-30 ottobre 1913

L'attacco del leopardo, fotogrammi del film "Il Mistero di Jack Hilton" Savoia 1913
L’attacco del leopardo, fotogrammi dell’incidente mentre si gira “Il mistero di Jack Hilton”

Come direbbe Eleuterio Rodolfi: storie vecchie e fatti nuovi.

Torino, 13 ottobre. I Promessi Sposi, produzione Ambrosio in prima visione al Teatro Chiarella.
L’edizione restaurata di questa versione del romanzo di Alessandro Manzoni è stata presentata poche settimane fa alle Giornate del Cinema Muto di Pordenone 32a edizione. In attesa di vedere questo restauro in DVD, ecco a voi alcune immagini del film in questo informatissimo post di European Film Star Postcards (in inglese). Si tratta della serie di 20 cartoline edita dagli Stabilimenti Alterocca – Terni. Scheda del film, recensioni e molto altro nel sito: Enciclopedia del cinema in Piemonte 

Altre cinematografie di produzione italiana — come direbbe un cronista dell’epoca — presentate a Torino dal 10 al 30 ottobre 1913 sono: La lampada della nonna (Ambrosio), copia conservata presso: Deutsche Kinemathek (Berlin); BFI – National Film and Television Archive (London); Ma l’amor mio non muore! (Film Artistica Gloria), recentemente restaurato dalla Fondazione Cineteca di Bologna e dal Museo Nazionale del Cinema di Torino. DVD – booklet disponibile presso il cinestore della Cineteca di Bologna ; La morte civile, seconda versione cinematografica italiana dal dramma omonimo di Paolo Giacometti, messa in scena di Ubaldo Maria del Colle, interpreti principali Adriana Costamagna, Dillo Lombardi e Mario Roncoroni, produzione Savoia Film, della quale non ho informazioni sulla reperibilità di (possibili) copie sopravvissute.

A proposito della Savoia Film e Adriana Costamagna, giusto in quei giorni del 1913 . . .

«Adriana Costamagna, prima attrice della Savoia Film, vittima di un doloroso incidente. La scena drammatica è successa nell’interno del serraglio della troupe Nouma-Hawa. La Costamagna, con alcuni suoi compagni, il 18 corr. mese, nel pomeriggio, per rappresentare più dal vero l’azione, fu fatta entrare in una gabbia ove c’era un leopardo lasciato libero per dare più illusione alla scena che si doveva eseguire. Sino ad un certo punto l’animale rimase docile, ma verso la fine della scena spiccò un salto e si gettò sulla Costamagna dandole una tremenda zampata al volto, e si diede quindi a graffiarla in tutto il corpo. Il domatore signor Pipel, con coraggio e prontezza di spirito veramente encomiabile, si precipitò sulla belva, e dopo una breve lotta, riuscì, afferrandolo per il collo, a strapparlo dalla vittima.

Una vera scena di orrore, di spavento, di spasimo per tutti gli astanti!!!

La povera Costamagna fu trovata in uno stato di compassionevole. Il volto orribilmente squarciato, il corpo sanguinante. Il domatore ferito ad una coscia. Entrambi furono portati all’ospedale di S. Giovanni.»

Questo “incidente sul lavoro” mentre si girava Il mistero di Jack Hilton costò all’attrice “lunghe cure e costosi interventi”. Pier Antonio Gariazzo, fondatore e direttore artistico  della Savoia Film, fece pubblicare sui giornali che tutti gli introiti del film sarebbero stati devoluti per sostenere le spese mediche. Miracolosamente, la carriera artistica di Adriana Costamagna riprese dopo alcuni mesi per scomparire definitivamente nel 1919, dallo schermo, naturalmente.