Questo film è stato trovato nel sottotetto di una casa di campagna vicino a San Pietroburgo, Russia. E ‘stato consegnato al Gosfilmofond.
(Dal sito Lost Films)
Bene, io credo che il film sia questo:
L’onore del casato – Ambrosio 1912
Il conte Gastone de Foix trascorre la sua vita fra l’affetto della figlia Miranda, ch’egli adora perché vede in essa scolpiti tutti i caratteri fieri della sua stirpe, e l’amore della seconda moglie Francesca, giovine e bella. Il conte è uomo d’educazione, di sentimenti, di modi cavallereschi e veramente nobili. L’onore sta sulla cima di tutti i suoi pensieri: la sua fede è di conservare senza macchia lo stemma glorioso dei padri. Miranda è fidanzata a un giovine, ch’essa ama con tutta la passione del generoso suo sangue: Roberto. L’avvenire sorride alla fanciulla nel più roseo lume.
L’onore del casato – Ambrosio 1912
Ma un’orribile e involontaria scoperta la precipita dal vertice d’ogni felicità all’abisso di tutti i dolori. La matrigna, ch’essa aveva sempre creduta degna di suo padre, lo tradisce invece e ama un giovine gentiluomo: Paolo. Lo strazio, il ribrezzo, il disfacimento morale di Miranda sono inenarrabili. Essa sente l’innocenza sua contaminata, l’onore della famiglia calpestato e uno spasimo per avventura più forte: lo spavento che il padre possa avvedersi, possa conoscere la macchia del suo onore, la rovina della sua felicità. Ora essa, Miranda, la fanciulla generosa, compirà un atto eroico. Romperà il legame indegno, infrangerà il vincolo del disonore, affronterà Paolo e lo indurrà a rinunziare alla relazione.
E il nobile gesto di Miranda sarebbe coronato da successo se il conte Gastone non scoprisse che sua figlia si è recata segretamente in casa di Paolo.
L’onore del casato – Ambrosio 1912
Egli vuole sapere e Miranda, per non svelare il suo segreto, per salvare l’avvenire del padre, mentisce e confessa che ama Paolo. Poiché così è, lo sposerà. E Miranda accetta il sacrifizio spaventevole, rinuncia al suo vero amore, sopporta le maledizioni di Roberto, si dispone a stringere un nodo di sangue con l’amante della sua matrigna, con l’essere aborrito che ha distrutta la sua felicità.
A questo punto le sofferenze della povera fanciulla sono cosi strazianti, che il cuore della matrigna ha un palpito. Essa obbligherà Paolo, in nome del loro antico amore, a rompere la promessa di matrimonio.
L’onore del casato – Ambrosio 1912
Paolo, in un momento di disperata generosità, si uccide.
E Miranda, fattasi buona sorella e pietosa amica della matrigna, l’accompagna a cospargere di fiori la salma di colui che colla morte espiò i suoi falli, salvò l’onore di una casa e assicurò, forse, la felicità della fanciulla.
Il film, Lungometraggio della Serie Oro è uscito in Italia in settembre 1912.
Altro titolo per la categoria di “film scomparsi” da ricercare. Innanzitutto mettiamo a posto qualche dato.
L’apostolo, è una produzione Ambrosio del 1916, in 4 parti e 1200 metri (secondo la pubblicità), 1180 secondo il visto di censura.
Messa in scena di Gero Zambuto, dalla tragedia in tre atti L’apôtre, di Paul Hyacinthe Loyson (Théâtre de l’Odeon Paris, 3 maggio 1911).
Interpreti: Gabriel Moreau (Henri Baudouin), Umberto Mozzato (Octave Baudouin), Elena Makowska (Clotilde Baudouin).
Secondo il volume Il cinema muto 1916, di Vittorio Martinelli, edizioni Bianco e Nero 1992, il soggetto è “da un lavoro di Charles Loyson”, fondatore della Chiesa Gallicana (ma questo il volume Il cinema muto 1916 non lo dice), che è in realtà il padre di Paul Hyacinthe, autore della tragedia L’apôtre, in versione italiana: L’apostolo.
Per quel che riguarda i nomi dei personaggi, di sicuro il cognome è: Baudouin, non Baudoin, (sempre Il cinema muto italiano 1916). Non posso essere sicura dei nomi Henri, Octave, Clotilde. Sicuramente la risposta è nell’edizione italiana della tragedia, versione di Corrado Tumiati, prefazione di Renato Simoni, pubblicata nelle edizioni Treves, Milano 1912.
La versione cinematografica, a giudicare dalle fotografie, sembra un po’ diversa dall’originale teatrale, sopratutto le scene nella Camera dei Deputati. Per il resto bisogna aspettare il ritrovamento del film. Credo che si tratti di un film molto interessante per tanti motivi, quindi lasciamo stare la critica pubblicata nel citato volume di Bianco e Nero e ritroviamolo
Se qualcuno vuole conoscere l’argomento di L’apostolo versione teatrale, nel sito Internet Archive troverà (gratis) le versioni inglese e francese della tragedia di Paul Hyacinthe Loyson.
Il mio ulteriore contributo alla ricerca di questo film è questo slideshow, per fermare le immagini passate sopra il mouse, comparirano i controlli:
Di Mario Caserini, nato a Roma il 26 febbraio 1874, ho raccontato il debutto nel cinema (nel cinematografo) interpretando il ruolo di Pochinet nella Storia di un Pierrot, produzione Alberini e Santoni 1905. Prima di questo debutto, Caserini aveva lavorato per il teatro di prosa come pittore e decoratore, e dal 1899 come attore e direttore di compagnie drammatiche. Dopo il ruolo di Pochinet, rimane a lavorare stabilmente per la ditta Alberini e Santoni, che il 1° aprile 1906 diventa Cines:
“Allora fu sentito il bisogno d’un competente, perché la nuova industria italiana potesse progredire fra incertezze minori, e fu scritturato il sig. Gastone Velle, della Pathé, uomo che alla competenza univa molta vivacità d’ingegno. Mario Caserini fu suo aiuto, e con lui collaborò pieno d’amore e d’entusiasmo, animato dalla gioia di creare. Perché allora bisognava creare, ché a guardarsi indietro, si doveva avere l’impressione di trovarsi alle calcagna un altissimo muro levigato, che segnasse il punto di partenza. Tutto era da fare, e il molto che oggi esiste e a cui si ricorre con semplicità, si deve a questi pionieri della nuovissima arte, alla loro tenacia, ai loro sforzi, alla loro perseveranza forte contro ogni disillusione.” (Veritas, La vita cinematografica, 31 dicembre 1914)
Dal 1906 al 1911, Mario Caserini lavora ininterrottamente per la Cines, e dopo un breve intervento nella Theatralia, nell’ottobre di quell’anno, lascia i teatri romani e “trasloca” all’Ambrosio di Torino in compagnia di Maria Gasperini, prima attrice della Cines, che ha sposato pochi mesi prima.
Tra la fine dell’undici e la fine del dodici, Caserini realizza una buona quantità di lavori “storici” per la Serie Oro dell’Ambrosio, tutti ben riusciti e accolti dal pubblico, come ricorda Arrigo Frusta, soggettista storico dell’Ambrosio: “Ma, alla fine del 1912, ecco che, appena dopo un anno, il provetto metteur-en-scène rompe il contratto che lo lega all’Ambrosio ancora per tre anni, e annunzia con uno sfoggio di réclame veramente americano la nascita d’una nuova grande casa di produzione: la Gloria Film di cui sarebbe il direttore generale” (Bianco e Nero, n. 10-11 1960)
La Film Artistica Gloria si presenta alla stampa nel mese di gennaio 1913 in una intervista di A. A. Cavallaro, direttore della rivista La vita cinematografica, in questi termini:
– E’ strano, disse subito Caserini, che Lei, proprio Lei, mi domandi notizie della mia fabbrica!
– Perché?
– Mah!… E non deve essere Lei uno dei miei soci futuri? Almeno così affermano i mille bene informati che pullulano sui nostri mercati!…
E quel sorriso bonario, ma ironico, ch’è una delle caratteristiche del Caserini, gli illuminò d’un subito la larga faccia.
– Lasciamo gli scherzi, riprese poco dopo l’intervistato, lasciamo gli scherzi, carissimo socio… in mente degli altri, e veniamo al buono. Mi ero prefisso di non dire nulla, assolutamente nulla, né del mio programma, né dei miei soci, né su tutto quanto può riguardare la costituzione della nuova Azienda, appunto perché era troppa, in molti, la smania di sapere…
– Ma…
– Ma a tanto intercessor nulla si niega!… Come perché io venni a Torino, nessuno meglio di Lei lo sa. Dalla Cines, ove da otto anni prestavo l’opera mia, chiamato a Torino a far parte della Società Anonima Ambrosio, accettai con entusiasmo, io, che, per l’intelligenza del cav. Arturo Ambrosio, avevo, ed ho, più che rispetto, venerazione. Venni il 15 novembre 1911, con un contratto di un anno, che fu poi modificato in un altro di tre anni e tre mesi, migliorandone assai le condizioni…; ero contento e lavorai con passione e con attaccamento; ma al mio temperamento esuberante, non bastava esser parte, per quanto interessantissima, di una macchina; desideravo diventare la forza motrice. Nove anni di studio e di esperienza, i miei lavori messi in scena esclusivamente e solamente da me, la conoscenza perfetta di tutti gli ingranaggi complicati, della nostra industria, me ne davano, in parte, il diritto. Trovai dei soci, ed allora chiesi ed otteni lo scioglimento del contratto con l’Ambrosio. Con dispiacere mi sono staccato dal mio capo fabbrica; con dolore ho lasciato i miei compagni di lavoro, ma volevo, così come voglio, seguire la mia strada. Il cav. Ambrosio comprese tutta l’importanza del passo che stavo per fare e, a malincuore (sono sue parole) mi accordò lo scioglimento del contratto.
– Allora è proprio vero ch’è lei che ha domandato lo scioglimento degli impegni presi?
– E come no? E’ cosa sulla quale si potrà malignare, forse, ma non dubitare; del resto eccole la lettera originale che la Società Ambrosio mi ha scritta quando si trattò di rompere il mio contratto: ne pigli copia, la prego, e la pubblichi pure.
Ecco, infatti, la lettera:
Torino, 6 dicembre 1912
Sig. Mario Caserini
In merito al desiderio manifestatoci di abbandonare il nostro Stabilimento, col 15 dicembre, entro la quale data si presume possa essere ultimata la film La vita di Dante, per evitare controversie, abbiamo deciso di non sollevare difficoltà per anticipata risoluzione degli accordi convenuti con Lei e con la sua Signora, il 1° gennaio 1912, e che dovevano aver vigore sino al 31 marzo 1915.
Tanto le comunichiamo per suo buon governo, e la presente vien fatta in duplice copia, di cui una da Lei e dalla sua Signora controfirmata in segno di benestare, e da noi ritirata per nostro scarico e liberazione.
Distintamente La salutiamo.
Per la Società Anonima Ambrosio – L’amministratore direttore
Firmato: Ambrosio.
– Come vede, proseguì Caserini, devo essere molto grato alla liberalità del cav. Ambrosio.
– Sta bene, ma della Gloria?…
– Eh! Bendetti giornalisti, non vi si può mai portare fuori della strada che vi siete prefissi!… Ebbene, la Gloria sarà una Società in accomandita semplice; il gerente ne sarà il sig. Domenico Cazzulino, l’accorto cinematografista, l’intelligente proprietario del Cinematografo della Borsa in Torino, e dietro di lui un gruppo di altri tre capitalisti, chiari e simpatici torinesi.
– Il capitale?…
– Il capitale non è ancora stabilito. Per ora abbiamo acquistato il terreno (3600 metri quadrati) in via Quittengo n. 39, una delle traverse di via Bologna: abbiamo ordinato la costruzione del teatro di posa, in ferro e vetri, di 25 metri per 15, e con pareti da potersi aprire completamente da due lati; siamo dietro a comperare macchine ed a montare lo stabilimento, nel quale non produrremo che negativi, non volendo assolutamente stampare neppure un metro di positivo. Delle trattative in corso mi consentono di dire che, forse, chi stamperà, per conto nostro, i negativi nostri, con la marca di fabbrica, saranno le officine Biak, di proprietà dell’ing. Pouchain, a Lione; officine montate meravigliosamente e costruite col sono scopo di stampare positivi per conto di terzi; officine che saranno dirette da un tecnico, già della Casa Lumière, che io ho visto lavorare per un mese, incidentalmente alla Cines di Roma, e del quale sono entusiasta. Tutto questo mi ripromette una stampa di primissimo ordine, da stare a livello con le migliori produzioni fotografiche attualmente in commercio, senza il gravissimo grattacapo di una grande officina da sorvegliare, poché tutta la mia attività potrò, così, dedicare alla produzione dei negativi. Quando tutto lo stabilimento sarà ordinato, quando tutto il materiale sia a posto, alla vigilia cioè di funzionare, vedremo quale dovrà essere il capitale della nostra Società.
– Misura molto prudente e molto accorta. Se non sono indiscreto, a quale genere di produzione si atterrà?
– Non è facile stabilirlo a priori, data la instabilità del mercato. Certo che, con la collaborazione di forti ingegni per la compilazione dei soggetti; con l’ausilio di attori intelligenti e volonterosi, non mi staccherò dal motto impresso nella mia marca di fabbrica Ars vera lex. Questo è il mio programma: Fare bene artisticamente.
– E gli artisti?…
– Ah! Ora basta. Dippiù, per ora, non posso dirle.
– Non vuole?!
– Non posso!
E l’abituale sorriso tornò a spuntargli sulle labbra… mi offrì un eccellente sigaro d’Avana e… cambiò discorso. Capii che sarebbe stato più facile far parlare la montagna, e lo seguii nella nuova conversazione.
Trattasi, in Caserini, di temperamento speciale: quest’uomo sa volere, e sa riuscire… Cazzulino, dal canto suo, è intelligente e prudente amministratore…; certo non tutte le case concorrenti vedranno con piacere o con serenità la nascita della nuova fabbrica.
Noi aspettiamo fiduciossisimi: auguriamo, intanto, gloria alla Gloria.» segue…