La battaglia del Vesuvio sotto La Mole 2

Domenico Cazzulino, gerente della Film Artistica Gloria
Domenico Cazzulino 1913

Maggio 1913. Mario Caserini annuncia che ha stabilito un contratto con Lyda Borelli e, con sprezzo del pericolo, insiste con Gli Ultimi Giorni di Pompei:

… che la Film Artistica Gloria vuole presentare al pubblico come il saggio più genuino della potenzialità artistica, del culto estetico, dell’intendimento storico coi quali questa casa vuol proseguire il suo compito. La messa in scena di questo poderoso e geniale lavoro, in cui le evocazioni più suggestive di bellezza si alternano con visioni impressionanti di orrore, ha dato modo a Mario Caserini di dimostrare ancora una volta la sua abilità insuperabile. (…) Nè il cozzo delle difficoltà imponenti, né gli ostacoli, né le rivalità tendenti a frammentarsi dinanzi all’esecuzione di tutto un progetto d’arte e d’ideale, hanno potuto arrestare il Caserini. Di tutto egli ha saputo trionfare; il pubblico giudicherà.

Da questo testo, firmato D. M., sembra che il film sia pronto per la distribuzione.

Effettivamente la distribuzione c’è. Il 17 maggio 1913 Domenico Cazzulino ed il distributore Alfonso De Giglio dichiarano di voler costituire la società in accomandita semplice A. De Giglio e C. Gloria, avendo come oggetto la vendita e lo sfruttamento in tutto il mondo della produzione cinematografica della Film Artistica Gloria.

Anche la Società Ambrosio è pronta. In data 9 giugno su Mario Caserini e Gli Ultimi Giorni di Pompei precipita una nuova causa, questa volta per usurpazione di titolo e concorrenza sleale.

Mentre il vulcano cinematografico sotto La Mole Antonelliana comincia a dare i primi segni di eruzione imminente, il distributore tedesco Robert Glombeck visita Torino per trattare con lo stabilimento della Gloria.

Dopo questa visita, Domenico Cazzulino, gerente della Gloria, invia una lettera aperta alla stampa cinematografica:

Siamo informati che a Berlino, come altrove, si afferma nel mondo cinematografico che la nostra Casa non ha ancora iniziato la film Gli Ultimi Giorni di Pompei e che non pubblicherà mai questa pellicola. Se questo può essere il desiderio di qualcuno, non risponde però alla verità.
La preghiamo quindi voler smentire tali voci, create da interessati, i quali ricorrono anche a questo sistema per impedire la pubblicazione della film in parola; la nostra Casa invece, per eseguire questo grandioso lavoro, non risparmia nè studi, nè fatiche, nè tempo, e nè spese, pur di arrivare ad una perfezione finora mai raggiunta.
Le saremo grati se vorrà dare pubblicità alla presente sull’autorevole sua Rivista.
Coi nostri vivi ringraziamenti e col massimo ossequio ci professiamo.
Torino, 12 giugno 1913.

Altre notizie sulla stampa periodica, e non esclusivamente cinematografica, insistono che il film è pronto per la distribuzione:

La nuova società per la fabbricazione delle films Gloria, la quale in via Quittengo, 39, Torino, ha un grandioso teatro di posa, ha pronta una meravigliosa film storica: Gli Ultimi Giorni di Pompei, desunta dal popolare romanzo di Bulwer, e sceneggiata dal bravo attore Mario Caserini. A riprodurre la spettacolosa azione storica vi concorsero più di mille comparse, trenta leoni e 50 cavalli. Raccomandiamo vivamente ai dirigenti Cinema, questa pellicola di indiscutibile superiorità. Concessionario esclusivo il sig. A. De Giglio.
Oltre la già accennata, l’azione drammatica: Il treno degli spettri, dell’avv. Luigi Sonnazzi e Florette e Patapon dalla nota pochade di Hennequin e Weber.

La polemica intorno alle due versioni di Gli Ultimi Giorni di Pompei arriva in altri paesi. Dalla Francia, in perfetto stile boomerang, ritorna in Italia attraverso La Cine Fono:

Vienna 22 luglio 1913
Direzione del Courrier Cinématographique – Parigi
Il Courrier Cinématographique n. 28 (12 luglio 1913) pubblica un comunicato relativo alla causa Ambrosio-Gloria. Vi si prendono caldamente le parti della Casa Gloria della quale si difende e si approva il modo d’agire. Io spero, non pertanto, Signore, che nella vostra imparzialità vorrete aprirmi le colonne del vostro giornale a proposito di quest’affare, malgrado la divergenza d’opinioni che esiste fra l’autore dell’articolo in questione e me.
Non vi è certamente niente a ridire sull’annunzio che il Caserini fa, a titolo di referenza, di aver fatto parte delle case Ambrosio e Cines nelle quali egli è stato. Non vi è niente da obbiettare a che gli annunzi dei titoli d’opere da lui create, messe in scena e dirette mentre era al servizio di quelle case, ma sempre che non risultasse vero o fosse senza fondamento ch’egli avesse fatte queste creazioni, o che la parte che vi prese è quasi nulla, o molto secondaria, come si può egli adornare delle penne del pavone e mettere nei suoi annunzi il nome di queste opere?
Significa mettere delle tronfie apparenze al servizio di una rèclame sleale. E’ anche della seconda questione il sapere se il Caserini ha legalmente il diritto di rappresentare al cinematografo il romanzo di Bulwer. E’ evidente che chiunque può farlo, dal momento che quest’opera non è più, da lungo tempo, sotto la protezione della legge dei diritti d’autore. Ma è ben altra cosa quando si tratta d’un impiegato che, abbandonando la sua Casa, si mette subito, dopo essere uscito, a scovare negli archivi per appropriarsi le idee ed i piani contrariamente a tutti i principi di equità; essendo stabilito sopratutto che nella sua antica casa egli ha conosciuto le idee ed i piani e che è soltanto là ch’egli poteva apprenderli. Vi è, pertanto, nella letteratura mondiale un’enorme quantità di grandi opere dello stesso Bulwer come Phelan, L’ultimo dei Baroni, che son libere. Perchè non le ha scelte al luogo di Pompei e Nerone vale a dire due opere che egli sa che la sua antica Casa ha in vista e delle quali ha già cominciata la pubblicità con il più grande successo da qualche anno sotto forma di films a corto metraggio, ma in un genere classico che potevano da tutti i punti di vista servir di modello?
La nuova Casa Gloria non ha dunque che approfittare d’un successo assicurato nella rèclame della Ambrosio della quale ne diminuisce la riuscita togliendone il vantaggio della pubblicità già fatta. Essa non farà che togliere le castagne dal fuoco e coronarsi del lauro meritato da altri. Tutti coloro che scrivono sanno bene di quale qualifica sono chiamati quelli che non esitano ad appropriarsi delle idee altrui. Nessuno può approvare questo modo di procedere ed in prima linea l’onorevole membro della stampa che è l’editore del Courrier Cinématographique.
Vi prego di gradire, Signore, i miei omaggi più rispettosi.
Alexandre Ortony

Nel mese di agosto del 1913, sul vulcano di Gli ultimi giorni di Pompei spunta a sorpresa un terzo cratere: la Pasquali Film ha pronta la sua versione: Jone ovvero Gli ultimi giorni di Pompei.

Scosse di terremoto arrivano a Chicago, sede della Photo-Drama Company, capitanata da George Kleine dove si prendono provvedimenti: bisogna registrare il titolo Gli Ultimi Giorni di Pompei in tutte le lingue e per tutti i paesi.

Esempio francese: M. Aubert a l’honneur de prévenir MM. Les Exploitants qu’il s’est réservé les droits exclusifs de Vente, Location, Exploitation, Exhibition en France, Belgique, Hollande et leurs Colonies, Suisse et Belgique du film intitolé:
Les Derniers Jours de Pompéï, tiré du Roman de Si Edward Bulwer Lytton
Cette priorité est légalement consacrée par le dépôt fait spus les Nos 2939 et 2939bis conformément aux lois en vigueur sur la propriété littéraire et artistique, qui permettent de pursuivre rigoureusement tout contrefacteur.
Il ne saurait donc trop mettre MM. Les Exploitants en garde contre les ennuis auxquels ils s’exposent en acceptant les propositions de la contre façon.

M. Aubert avvertenza
Avvertenza di M. Aubert (Le Courrier Cinématographique)

Esempio inglese: La Pompei Film Coy (società specialmente costituita per il commercio della film Gli ultimi giorni di Pompei), tenendo in considerazione il fatto che vi sono parecchie films con questo nome ed argomento, ha deciso di cambiare il titolo Ultimi giorni di Pompei in La caduta di Pompei. Ciò per evitare le confusioni che rendono tutto l’affare dei Pompei a Londra una torre di Babele.

In mezzo a tutto questo una breve notizia informa che:

Le prime parti dell’Itala Film accompagnate da tutto lo stato maggiore di questa importante Casa si recheranno nell’entrante settimana in Algeria per eseguirvi col sussidio dei luoghi e delle persone di quei paesi una importantissima film di lungometraggio.

Ecco la tanto ricercata data delle riprese in Algeria di Cabiria!

segue ancora…

Alberto Capozzi alle Giornate del Cinema Muto di Pordenone

Alberto Capozzi
Alberto Capozzi

Il pioniere Alberto Capozzi, uno dei divi più quotati del cinema muto italiano comparirà sugli schermi delle Giornate del Cinema Muto 28 edizione che si celebrano a Pordenone dal 3 al 10 ottobre 2009. Credo si tratti di due “ritrovamenti”, e cioè, due film scomparsi della lunga carriera di questo attore-regista-sceneggiatore italiano. Il primo, in ordine di tempo è L’ostaggio, film Ambrosio del 1909. Il secondo, che ho molta curiosità di vedere (il perché lo racconterò più avanti, dopo aver visto il film), è Eine Versunkene Welt (Die Tragödie eines verschollenen Fürstensohnes) una produzione austriaca del 1922, regista e sceneggiatore Alexander Korda. In Italia il titolo del film era S.A. Il principe rosso. Come ho detto, ne riparlerò.

Alberto Angelo Capozzi, pioniere del cinema, nasce a Genova l’otto luglio 1886, da Pietro, armatore, e da Emanuela Causa. Trascorre l’infanzia a Sestri Ponente, e per volere di suo padre frequenta un Seminario, ma non sembra molto convinto della sua imposta vocazione.

Intanto scopre l’esistenza delle filodrammatiche, come tanti altri hanno fatto prima e dopo di lui. Comincia a recitare, s’innamora di quello strano mestiere, e pretende che se ne innamorino anche i suoi genitori. A sedici anni, riesce a ottenere una scrittura dal capocomico Novelli Vidali, e gli sembra d’aver raggiunto il paradiso. Comunica la notizia al padre, il quale non la commenta neppure; ma, da uomo avveduto, va dal capocomico e manda a monte la scrittura ed il futuro sui palcoscenici del figlio.

Ma Alberto non si rassegna e così, a diciassette anni entra in una compagnia drammatica diretta da un certo Musella, che lascia ben presto per la più prestigiosa Talli-Borelli.

Un giorno, leggendo le offerte di scrittura sul giornale teatrale Il piccolo Faust gli salta agli occhi il seguente annunzio: «Cercasi primo attore cinematografico ».

Siamo nel 1909, l’epoca in cui i primi attori si cercavano a mezzo d’inserzioni. Capozzi scrive immediatamente ad Ambrosio, l’uomo dell’inserzione, e riceve l’invito a presentarsi, a Torino. Arturo Ambrosio lo riceve insieme a Luigi Maggi, direttore artistico della casa, e gli fanno provare una morte molto tragica; a quell’epoca, il provino non era ancora nato, i registi andavano a occhio.

Finita la prova, mentre Alberto sta ricomponendosi i capelli, e mettendosi a posto la cravatta, Maggi e Ambrosio, appartati in un angolo, discutono sottovoce. Alla fine, Ambrosio s’avvicina all’attore:

— Mi sembra che possiate andare; se volete lavorare con noi, vi offro un contratto a trecento lire al mese.

Alberto accetta con evidente entusiasmo, e pochi giorni dopo interpreta il suo primo film, intitolato Spergiura; fa la parte di un ussaro, il quale viene murato in una camera, e diventa lo scheletro di un ussaro, e dopo Spergiura, Alberto gira un’infinità di film.

Ambrosio sembra soddisfatto, gli porta lo stipendio prima a cinquecento, poi a ottocento lire al mese. Nel 1910, la Pasquali Film si accaparra Alberto, a milleduecento lire al mese. Gli studenti fermano Capozzi per strada: — Ma è vero che guadagnate milleduecento lire al mese?

E quel volto, quel nome, diventano celebri in tutto il mondo. In America, in Francia, in Russia, in Polonia, in Africa, Alberto Capozzi celebre divo cinematografico, ha milioni di fedeli ammiratori e di ammiratrici spasimanti. I suoi film rendono cifre pazze, coi guadagni di uno solo fra essi, La rosa rossa, produzione 1912, Ernesto Maria Pasquali si costruisce i nuovi stabilimenti. E Alberto ignora tutto questo, non sa d’essere celebre; vive a Torino, dove tutti lo conoscono, ma è facile a quei tempi essere conosciuto da tutti a Torino. Riceve centinaia di lettere di ammiratori che non legge, ma le passa a Nino Oxilia, il quale risponde alle migliori.

Intanto Gaumont lo chiama a Parigi e gli offre un contratto per sessantamila Iire all’anno. Sessantamila; Capozzi lo guarda intontito, convinto d’aver a che fare con un pazzo.

— Ma, prima vorrei vedere…

— Come volete; io vi dò il contratto firmato: quando vi deciderete lo firmerete anche voi, e Capozzi ritorna a Torino, con il meraviglioso pezzo di carta in tasca. Non crede a quella cifra, ma vuol parlarne con Pasquali.

— Sai, sono stato a Parigi, da Gaumont. Quello è pazzo, mi ha offerto sessantamila lire all’anno… guarda qui il contratto…

Pasquali tace, tormentandosi le labbra, come è sua abitudine quando pensa intensamente. Si alza, ficca le mani in tasca,

— Senti, se è per questo, sessantamila lire te le dò io.

Accidenti, è impazzito anche Pasquali. Capozzi crede di sognare, ma invece si tratta di realtà realissima. E continua a lavorare per quella cifra, considerandosi un uomo favorito dagli dei.

Intanto scoppia la guerra. Il vecchio Chiarella offre a Capozzi di formargli una compagnia drammatica per l’America del Sud. La compagnia parte con un contratto di tre mesi, ed ha tanto successo che rimane oltre oceano un anno. In Argentina tutti conoscono Capozzi, lo aspettano folle di persone con le musiche. A Santos, dal piroscafo, Capozzi vede quell’immensità di gente, e le fanfare, le bandiere. Sa che sul piroscafo c’è l’arcivescovo nuovo che viene a prendere in consegna la diocesi, e crede che i festeggiamenti siano per lui.

— Che bella soddisfazione deve essere per l’arcivescovo sentirsi ricevuto con tanto entusiasmo, — dice Alberto al proprio segretario. E subito dopo sente centinaia di voci che scandiscono il suo nome, giunge a bordo una delegazione che gli presenta gli omaggi della folla.

Capozzi approfitta del suo successo, per fare intensa propaganda italiana. Dopo un anno, torna in Italia, lavora di nuovo per Ambrosio, realizzando il celebre Fiacre numero 13, quindi passa alla Sascha Film, di Vienna, con Alexander Korda, interpreta parecchi film. Quando torna in Italia, il cinema è in crisi; Alberto entra in compagnia drammatica con Tatiana Pawlova, che segna il debutto sul palcoscenico “professionale” di Vittorio De Sica, poi con Irma Gramatica e Alda Borelli. La Paramount lo invita a Parigi per fare un film, ci va e ne fa dieci. Poi Korda lo porta a Londra, lì Alberto avrebbe potuto lavorare molto, ma l’atmosfera politica si fa tesa, sempre più tesa e torna in Italia, poco prima della guerra.

Lavora nel cinema fino al 1943, muore a Roma il 17 marzo 1945.

Di Capozzi e Alexander Korda riparlerò dopo aver visto Eine Versunkene Welt, ovvero S. A. Il principe rosso.