La Film d’Arte Italiana Pathé, società per azioni, fu costituita il 2 marzo 1909, come trasformazione della succursale di vendita dei film Pathé in Italia, e seguendo l’esempio della sorella Film d’Art di Parigi, furono chiamati a lavorare per la società numerosi attori teatrali, tra i quali Ferruccio Garavaglia, Ermete Novelli, Italia Vitaliani, Cesare Dondini, Ruggero Ruggeri, Dina Galli, Amerigo Guasti, Ettore Berti, Teresa Mariani, Oreste Calabresi, ecc. E fu la casa di produzione dove debuttarono molti futuri protagonisti del cinema italiano muto come Vittoria Lepanto, Francesca Bertini, Gustavo Serena, Guido Brignone, senza dimenticare registi come Ugo Falena, Eugenio Perego, Carmine Gallone e Ubaldo Pittei.
Attiva dal 1909 al 1919, produsse 160 film e, fortunatamente, molti sono sopravvissuti. Titoli della Film d’Arte Italiana sono stati ritrovati in numerosi archivi in tutto il mondo. Dal 1992, la Cineteca di Bologna e la Cinémathèque Française stabilirono una cooperazione per restaurare 54 film.
Fuori da festival, eventi, ecc, gli unici restauri disponibili in DVD sono due: Re Lear e Shylock, interpretati da Ermete Novelli. Il restauro di Romeo e Giulietta, interpretato da Francesca Bertini e Gustavo Serena, è stato ritrasmesso dalla televisione franco-tedesca ARTE qualche anno fa.
Nella foto in alto, da sinistra a destra, Francesca Bertini, Ermete Novelli e Florido Bertini in una scena di Re Lear, Film d’Arte Italiana 1910.
Gustavo Serena, Francesca Bertini, Giuseppe De Liguoro, Camillo De Riso
Sembra che abbia abbandonato un po’ questa sezione dell’archivio nell’ultimo mese, ma non è così. Ho aperto un nuovo sito con due sezioni dedicate, rispettivamente, a Francesca Bertini e Luchino Visconti.
La sezione Francesca Bertini è il seguito delle pagine pubblicate nel sito In Penombra.
Come spiegavo nell’introduzione di queste pagine: “Il percorso biografico è organizzato attraverso le testimonianze e gli articoli sulla stampa, tutti rigorosamente originali e senza interventi da parte del curatore. Ho lasciato parlare le varie voci liberamente, cercando di offrire una panoramica dell’epoca e dell’ambiente intorno al personaggio centrale del racconto in un susseguirsi rapido, a volte simultaneo, di situazioni, di vicende’, come direbbe la stessa Bertini”. Una parte della panoramica intorno alla vita e i tempi di Elena Vitiello, alias Francesca Bertini, troverà posto nell’archivio del cinema muto, vale a dire in queste pagine.
Cominciamo subito con un argomento molto interessante: La Censura.
Il 1914, per quantità e qualità di opere realizzate, segna un momento particolarmente felice nella storia del cinema muto in Italia. Come succede spesso, c’è qualche nuvola nell’orizzonte. Una di queste nuvole è l’istituzione della censura l’anno precedente, ma il regolamento di esecuzione è del 31 maggio 1914. Dal punto di vista gubernativo, le motivazioni d’un simile provvedimento vengono presentati come una garanzia di protezione da improvvisi sequestri delle autorità locali, una patente in grado di favorire la circolazione dei film, anche di quelli già sfruttati nelle stagioni precedenti, e la definitiva promozione del film come prodotto culturale. La misura non sembra destare troppe preoccupazioni nel mondo cinematografico italiano, qualche protesta isolata e velata da certo tono ironico come questo articolo pubblicato nella Rivista Pathé del 1 giugno 1913:
“Già de tre settimane la Censura ha cominciato a funzionare a Roma e, a quanto sembra, con criteri più logici di prima quando un numero infinito di funzionari avevano la facoltà di proibire le pellicole, che, secondo il loro modo di vedere, non potevano essere esposte al pubblico, proprio come la famosa e leggendaria verità salita su dal pozzo nuda. Qualche film che al Gabinetto di Censura a Roma non fece nemmeno arricciare il naso al più feroce dei censori, era stata prima proibita perchè… il perchè è difficile, ossia è molto facile precisarlo. Si diceva che il Cinematografo era senza morale, lo gridavan tutti, persino i cani, dunque bisognava bene trovargli fuori le magagne… e si trovò infatti che delle scene comiche erano impressionanti, perchè un uomo perdeva la testa come la perdono tanti nella vita reale d’ogni giorno…
Eh! la vita… Anche col Cinematografo si aveva cominciato a dargli addosso perchè era diventato secondo alcuni corruttore, sobillatore, libero docente all’Università del vizio e del delitto e perchè mancava di morale. Ma ora la morale c’è, l’ha trovata anche l’on. Luzzatti e l’ha spiattellata bellamente sul Corriere della Sera. La morale del cinematografo è che il Fisco aveva adocchiato una nuova preda: dieci centesimi di tassa per ogni metro di pellicola cinematografica fanno millioni, che sono simpatici a tutti, specialmente a chi ne ha tanto bisogno.
Ecco la morale del cinematografo!”
Rivedendo la filmografia di Francesca Bertini per il progetto in corso di lavorazione, ho ritrovato i miei appunti di qualche anno fa a proposito dei film della Film d’Arte Italiana Pathé.
Il “qualche anno fa” sarebbe otto anni fa, quando uscì il DVD Silent Shakespeare della Milestone (adesso è disponibile anche quello del BFI) che, secondo la pubblicità, contiene due film interpretati da Francesca Bertini per la Film d’Arte Italiana Pathé nel lontano 1910: Il Mercante di Venezia e Re Lear. Questo è vero soltanto per Re Lear, perché della Bertini non c’è nessuna traccia nel Mercante di Venezia. In altre parole, l’attrice che interpreta il ruolo di Jessica non è la Bertini, come continuano a riportare molte filmografie, anche sul web.
Ma non è tutto perché il titolo del film è semplicemente Shylock, come si deduce dal manifesto originale della Film d’Arte Italiana e dalla pubblicità dell’epoca. Inoltre, fu con questo titolo che Ermete Novelli (1851-1919), uno dei grandi interpreti della scena di prosa italiana a cavallo tra l’ottocento ed il novecento, presentava al pubblico la sua personale versione del dramma shakespeariano, come racconterà anni più tardi Sergio Tofano nel volume Il teatro all’antica italiana:
Un Novelli che in Il mercante di Venezia sopprime l’ultimo atto perché il suo personaggio non vi compare: tanto che nel cartellone la tragedia perde il suo titolo originale e vi figura solo con quello di Shylock, di cui, non si può negare, era interprete di gran potenza da farsi quasi perdonare quell’arbitrio. Anzi, il primo manifesto di Novelli annunziava: SHYLOCK e, sotto, tra parentesi (DAL MERCANTE DI VENEZIA) DI GUGLIELMO SHAKESPEARE. Ma un giorno, chi sa come, per distrazione di un tipografo probabilmente, le parentesi caddero e da allora i manifesti annunziarono la tragedia in questi termini: SHYLOCK DAL MERCANTE DI VENEZIA, che facevano piuttosto pensare a una visita di cortesia del facoltoso ebreo allo sventurato Antonio.
Impagabile, come sempre, Sergio Tofano, che fece il suo debutto sulla scena di prosa proprio nella compagnia di Ermete Novelli nella stagione 1909-1910. Per tutti i suoi ammiratori, che sono molti, raccomando di vederlo nel suo debutto cinematografico proprio nel Mercante di Venezia, ovvero Shylock della Film d’Arte Italiana Pathé, incluso nel DVD Silent Shakespeare. Non mi risulta che lui abbia raccontato di questo debutto, ed è molto strano che finora (ne avevo parlato cinque anni fa con Vittorio Martinelli e, sopratutto, con Alessandro Faccioli) nessuno ci abbia fatto caso.
Comunque, una Bertini in meno, ed un Tofano in più. Come cambio non c’è male.
Dimenticavo, tanto la riduzione da Il Mercante di Venezia di William Shakespeare, come la messa in scena del film Shylock, Film d’Arte Italiana Pathé, vanno attribuite ad Ermete Novelli.
Sotto, a destra dell’immagine, potete distinguere Sergio Tofano in una scena di questo film.