Tag: Cineteca di Bologna

Jone, ovvero gli ultimi giorni di Pompei – Pasquali e C. 1913

jone, ovvero gli ultimi giorni di pompei
Jone, ovvero gli ultimi giorni di Pompei (1913)

Nella foto, Maria Gandini e Cristina Ruspoli in una scena di Jone, ovvero gli ultimi giorni di Pompei, versione della Pasquali e C. dal romanzo de Bulwer-Lytton The Las Days of Pompei, realizzata (e uscita) lo stesso anno che la seconda versione della Società Ambrosio.

Esiste una copia restaurata dalla Cineteca di Bologna.

L’altra metà del cielo, muto, cinematografico e non solo dive…

Non solo dive, volume pubblicato dalla Cineteca di Bologna
Non solo dive, volume pubblicato dalla Cineteca di Bologna

È uscito in questi giorni il volume Non solo dive: pioniere del cinema italiano (Ed. Cineteca di Bologna 2008), a cura di Monica Dall’Asta, dove si studia un tema piuttosto inconsueto nella storiografia del cinema italiano e cioè: il contributo delle donne fuori dal solito schema del divismo cinematografico, come vuole il titolo — molto indovinato — del Convegno omonimo celebrato a Bologna dal 14 al 16 dicembre 2007. Ho detto nella storiografia del cinema italiano in generale, e senza limiti di tempo, che nel caso del Convegno di Bologna erano ristretti al periodo cinema muto. Ma lasciamo per il momento ogni polemica su storici e storiografia, per ricordare, con parole di Monica Dall’Asta, le basi e gli obiettivi del Convegno:

Non solo dive…ma anche registe, produttrici, sceneggiatrici, montatrici, comiche e atlete dall’impareggiabile verve: sebbene l’immagine tradizionale delle donne attive del cinema muto italiano sia per lo più legata a quella eclatante delle poche, grandi dive del periodo, la presenza femminile sui set degli anni Dieci e Venti fu in realtà molto più ampia e variegata. Come in altri paesi, infatti, anche in Italia durante il periodo muto il numero delle donne impegnate nella produzione cinematografica in ruoli tecnici, creativi e manageriali risulta decisamente più elevato che nei decenni successivi.(…) Di queste donne e del loro lavoro oggi si è persa la memoria, al punto che perfino i loro nomi suonano in molti casi del tutto misteriosi. Ricostruire le loro biografie e ridare visibilità alle loro opere è un compito affascinante, che ci può permettere di guardare la storia del cinema italiano da un’altra prospettiva, più aderente alla realtà sociale e culturale e alle sue contraddizioni.

Un compito affascinante, come scrive Dall’Asta, risolto in parte dalla pubblicazione di questo volume, che è soltanto il primo passo verso una ricerca più approfondita. Le informazioni inedite emerse fin dalle prime ricerche restituiscono molti nomi ‘sperduti nel buio’ (per restare in argomento muto e cinematografico) e confermano pienamente il sospetto che il ruolo delle pioniere del cinema italiano, dive comprese, sia tutto da studiare. A questo proposito vorrei segnalare il saggio della stessa Monica Dall’Asta dedicato a Francesca Bertini (una passione condivisa), dove si analizzano alcune questioni intorno al ruolo di una delle massime rappresentanti del divismo italiano, direi di tutti i tempi, ed il contributo alla realizzazione dei suoi film. Una ‘primadonna’ difficile, secondo le più conosciute e ripetute testimonianze, che rappresenta secondo Monica Dall’Asta un: “Simbolo quanto mai persistente di femminilità e insieme esempio straordinario di donna autorevole e intraprendente, Francesca Bertini costituisce per la storiografia femminista una vera sfida”.

I contributi all’interno del volume, dopo la prefazione di Simona Lembi, Assessora alla Cultura e alle Pari Opportunità della Provincia di Bologna, e l’introduzione di Monica Dall’Asta, sono divisi in sette parti.

Nella prima: Storia delle donne e storia del cinema, Jane M. Gaines si domanda — e ci domanda — se esse sono noi? Il nostro lavoro sulle donne al lavoro nell’industria cinematografica muta; Christine Gledhill propone come esempio l’esperienza britannica; Elda Guerra offre una panoramica sul movimento delle donne tra Otto e Novecento come affermazione di una nuova soggettività.

La parte seconda è dedicata allo studio di alcune figure chiave nella ricerca Non solo dive: Cristina Jandelli, Diana Karenne: La più intelligente di tutte; Monica Dall’Asta, Francesca Bertini, attrice e regista: Il singolare multiplo; Elena Dagrada,  La tentazione del silenzio, Eleonora Duse e Cenere; Roberta Gandolfi, le ‘donne nuove’ del teatro italiano, fra tradizione e riforma, emancipazione e modernismo; Valeria Palumbo, Vipera: vita e mito di Anna Fougez; Elena Mosconi, dive-antidive: Elettra Raggio e Astrea.

Interamente dedicata a Elvira Notari, la terza parte del volume vede i contributi di Giuliana Bruno e Vittorio Martinelli.

I film salvati e da salvare, parte quarta, vengono esaminati da Marianna De Sanctis e Céline Pozzi, che hanno curato il restauro del film ‘A santanotte di Elvira Notari; da Micaela Veronesi: Una donna vuol ‘rifare il mondo’, Umanità di Elvira Giallanella; Irela Nuñez, in collaborazione con Franca Farina, che propongono film salvati e da salvare alla Cineteca Nazionale di Roma.

Della città di Torino e le sue pioniere, parte quinta, scrivono Alberto Friedemann: Imprenditoria femminile nel cinema torinese; Ester de Miro d’Ayeta: Cucire nastri di celluloide. L’oscuro iter di montatrice di Esterina Zuccarone, ‘operaia’ a Torino; Donata Pesenti Campagnoni che propone un profilo di Maria Adriana Prolo.

Nella parte sesta: Non solo spettatrici, Gina Annunziata, il cinematografo e Matilde Serao; Luca Mazzei ed il cinema descritto dalle donne fra il 1898 e 1916; Silvio Alovisio: La spettatrice muta. Il pubblico cinematografico femminile nell’Italia del primo Novecento.

Ancora donne, questa volta oltre le formule di genere, nella parte settima, dove Claudia Gianetto racconta di Gigetta Morano, una forza irresistibile; Stella Dagna e le donne all’ombra del gigante, ovvero le comprimarie della serie Maciste; per finire con Maria Elena D’Amelio che analizza le belle e dannate, donne di potere nel cinema storico-mitologico italiano.

In appendice: Le protagoniste, appunti bio-filmografici su Elvira Notari, Francesca Bertini, Eleonora Duse, Diana Karenne, Giulia Rizzotto, Gemma Bellincioni, Elettra Raggio, Bianca Virginia Camagni, Daisy Sylvan, Diana D’Amore, Fabienne Fabrèges, Elvira Giallanella, Mary Cléo Tarlarini, Bianca Maria Guidetti Conti, Elsa Tornielli, Vera Sylva, Letizia Quaranta, Maria Roasio, Semele Temofila Bertolina, Aloisia Gallesio, Adriana Costamagna, Lydianne, Paula Grey, Berta Nelson, Frieda Klug, Lydia De Liguoro, Renée de Liot, Nelly Carrère, Lina Ferraris, Ofelia Colautti, Suzanne De Canalis, Matilde Serao, Grazia Deledda, Annie Vivanti, Maria Melato, Irma Gramatica, Maria Jacobini, Anna Fougez, Vera D’Angara, Lea Giunchi, Gigetta Morano, Valentina Frascaroli. Nilde Baracchi, Astrea, Piera Bouvier, Henriette Bonard, Emile Sannon, Gisa-Liana Doria, Fede Sedino, Ethel Joyce, LMicainda Albertini, Esterina Zuccarone, Anna Vertua Gentile, a cura di Monca Dall’Asta in collaborazione con Teresa Antolin (questa che scrive), Angelita Fiore, Alberto Friedemann e Micaela Veronesi. Sempre questa che scrive, può testimoniare che il primo elenco di pioniere è provvisorio perché, nel corso di ulteriori ricerche, sono stati ritrovati altri nomi ed altre tracce. Un lavoro in corso, dunque, ed in attesa di ulteriori sviluppi.

Vorrei aggiungere che la prima ricerca ha restituito un notevole apparato iconografico che illustra il volume, con molte immagini assolutamente inedite uscite dal Fondo Martinelli alla Cineteca di Bologna, la Cineteca Nazionale di Roma, Museo Nazionale del Cinema di Torino-Fondazione Maria Adriana Prolo, e del più modesto Archivio In Penombra.

Pubblicato con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività CulturaliDirezione Generale per il Cinema, dell’Assessorato alla Cultura e Pari Opportunità della Provincia di Bologna e dell’Università di Bologna, il progetto Non solo dive: pioniere del cinema italiano è promosso dall’Associazione Orlando, dal Dipartimento di Musica e SpettacoloUniversità di Bologna, dalla Cineteca di Bologna, e dal Centro di documentazione, ricerca e iniziativa delle donne della città di Bologna, in collaborazione con il Centro Sperimentale di CinematografiaCineteca Nazionale di Roma, UniBoCultura, Associazione italiana per le Ricerche di Storia del Cinema, Circola nel cinema Alice Guy, Women’s Film History International, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna.

Sole di Alessandro Blasetti: Ipotesi per un riconoscimento

Fotogramma del film Sole di Alessandro Blasetti, Secondo Tempo
Fotogramma del film Sole di Alessandro Blasetti, Secondo Tempo

Oggi a Bologna, “Il Cinema Ritrovato” rende omaggio ad Alessandro Blasetti, in occasione dell’anniversario della sua nascita, il 3 luglio 1900. Ho letto con sorpresa che “si presenterà una ricostruzione (a cura di Alfredo Baldi, Riccardo Redi e Michela Zegna, con la collaborazione di Anna Fiaccarini, Vittorio Martinelli e Donatella Trono) di Sole (1929), opera prima di Alessandro Blasetti, film considerato perduto dal 1943. I risultati raggiunti dalle nuove ricerche promosse dalla Cineteca di Bologna, saranno presentati al pubblico in un montaggio che rappresenta una prima ipotesi di ricomposizione dei materiali sopravvissuti. A questi frammenti conservati dalla Cineteca Nazionale, si aggiungono ora gli inediti fotogrammi originali e una selezione di foto di scena che ricostruiscono la trama del film”. Sono queste le parole testuali della nota per la stampa, e francamente questo è troppo. Se non fosse per il retroscena più che penoso di questa storia che sto per raccontare, la cosa mi farebbe sorridere.

Altri fotogrammi dal film Sole di Alessandro Blasetti
Altri fotogrammi dal film Sole di Alessandro Blasetti

Per la verità, sapevo già di questa ricostruzione, ma credevo ingenuamente che qualcuno si sarebbe messo in contatto con me, visto che otto anni fa, in occasione del centenario di Alessandro Blasetti, avevo proposto questo stesso progetto a Vittorio Boarini, come sicuramente lui, allora direttore della cineteca bolognese ricorderà. Vittorio Boarini si era dimostrato subito disponibile, e poche settimane dopo avevo pronto il dossier (conservo ancora il CD con la ricostruzione del film, fotografie di Bragaglia e fotogrammi del film, testi presi dalla sceneggiatura originale, ecc., la lettera di autorizzazione di Mara Blasetti per lavorare nel progetto, intestata a me, come richiesto da Boarini, che voleva essere sicuro di non avere nessun problema di diritti, e la corrispondente ricevuta). Avevo trovato i fotogrammi del film mentre preparavo i materiali per il centenario di Blasetti e sono rimasta molto sorpresa (e molto felice) anch’io per questo fortunato ritrovamento che permetteva di ricostruire un film molto importante nella storia del cinema italiano prima del sonoro. Nelle mie intenzioni, e in quelle di Mara Blasetti e Vittorio Boarini, c’era la ricerca dei tre film considerati perduti di Blasetti: Sole, L’impiegata di papà ed Il caso Haller.

Altri fotogrammi ancora del film Sole di Alessandro Blasetti
Altri fotogrammi ancora del film Sole di Alessandro Blasetti

Naturalmente avevamo pensato, io e Mara Blasetti, di chiedere la collaborazione delle cineteche affiliate alla Fiaf tramite la Cineteca di Bologna, per il ritrovamento di questi film, ed era questo lo scopo del dossier, meticolosamente preparato da me sui film blasettiani. Naturalmente feci altre ricerche, per esempio, ritrovare quando ed in quali circostanze questi film erano stati proiettati in pubblico per l’ultima volta. E nel caso di Sole, scoprì che contrariamente a quanto affermavano certi testi, il film non era sparito, non era l’unica copia esistente, ed il negativo non era stato distrutto, le ragioni per le quali il film non s’era più visto, erano altre…

Alcuni mesi dopo, cercando di coinvolgere altri studiosi italiani in questo progetto, il primo nome — da me proposto — fu Riccardo Redi, autore del volume Sole, edito dal Centro Sperimentale di Cinematografia nel 1985. Al signor Redi le fu inviata, tramite Armando Giuffrida, nel corso del festival di Pordenone del 2000, una parte dei documenti relativi alla casa di produzione Augustus, produttrice di Sole. Passata qualche settimana, il signor Redi si mise in contatto con Mara Blasetti facendo la seguente proposta: tutto bene per un nuovo volume sul film Sole, a cura di Adriano Aprà e Riccardo Redi, ma senza la mia collaborazione. Davanti a questa proposta, Mara Blasetti contrastò che: visto che i nuovi documenti (e non soltanto i fotogrammi del film o le fotografie, ma l’intera documentazione sull’Augustus; lettere, contratti, corrispondenza varia) era un mio ritrovamento (nel senso che avevo ritrovato cose che Redi stesso nel suo volume su Sole non aveva mai riportato), era giusto che io prendessi parte a questa pubblicazione (Ringrazio ancora una volta Mara Blasetti per questo generoso gesto nei miei confronti). E così, del volume non se ne parlò mai più… ma non finisce lì perché pochi mesi dopo ricevo una telefonata da Vittorio Martinelli che mi chiede di convincere Mara Blasetti a cedere i fotogrammi, le fotografie e tutta la documentazione del film Sole per un progetto di ricostruzione (costo 20.000.000 di lire), come lui, Martinelli, aveva fatto con Non c’è resurrezione senza morte. Io dissi di sì, va bene, purché si faccia, va bene lo stesso. Ma non se ne fece niente, perché a pagare questo progetto doveva essere il Comitato Alessandro Blasetti per il Centenario. Dopodiché, io stessa rinunciai a continuare ad occuparmi di Blasetti, volontariamente e senza aver preso una lira per il mio contributo (c’erano ancora le lire), anzi, mettendole di tasca mia, per circa un anno… La storia, come molte altre storie legate alle ricerche cinematografiche sono troppo malinconiche per essere raccontate, e comunque, non mi sembra questa la sede. Basti dire che non mi sono trovata in sintonia con Ernesto Nicosia, segretario del Comitato Blasetti il quale pretese che io cedessi la biografia di Blasetti da me compilata per il volume del centenario ad una sua amica “che doveva farsi un nome”, ma non era solo questo, a parte i miei scritti, il signor Nicosia e le sue manovre, diciamo che non mi garbabano affatto perché in gioco c’era non soltanto la storia del cinema ma i miei dati fiscali. E basta così. Credo ricordare che questo signore non garbasse nemmeno a Gian Luca Farinelli, stando a quanto lui stesso mi disse nel corso di una telefonata.

E così, in questi otto anni, mi sono occupata di storia del cinema e ho collaborato, come sempre molto generosamente, come credo ricorderanno alcuni amici di Torino e Roma, a tanti progetti di cinema, MA NON SONO MAI INTERVENUTA in nessuna delle diverse iniziative intorno a Blasetti, e nemmeno dietro alle ripetute richieste di Mara, sono tornata indietro su questa mia decisione.

Ma questa mancanza di etica professionale da parte di una istituzione (e dei suoi rappresentanti) verso una persona che pochi mesi fà ha collaborato ad una delle sue iniziative è inaccettabile.

Insieme a questo post, tre immagini del film Sole, secondo tempo. Come prova, prima prova di quanto detto sopra. A seguire, nei prossimi giorni, altre.

Un consiglio: prima di fare le cose di nascosto, pensate che fortunatamente esiste internet…