Lon Chaney riformatore del sistema carcerario

Lon Chaney nel film Il capitano di Singapore, retro-copertina della rivista cinematografo, 4 settembre 1927

Lon Chaney nel film Il capitano di Singapore, quarta di copertina della rivista cinematografo, 4 settembre 1927

Il famoso attore dice che i criminali debbono essere trattati con severità intelligente

« La principale differenza tra coloro che si trovano dietro le inferriate di una prigione e noi, è questa: che cioè la sorte ci ha messi ai due lati opposti di una grande barriera morale ». Così diceva giorni fa Lon Chaney mentre nel suo camerino dello studio stava mischiando diversi colori in un barattolo onde ottenere la giusta gradazione per la truccatura del volto. Egli si preparava per una scena di « Il Serpente di Zanzibar ».
Chaney ha studiato i criminali personalmente, nel tetro carcere delle Tombs in New York, a Welfare Island, nelle Corti Notturne, ed ha conservato nella sua formidabile memoria i tipi più caratteristici per eventualmente riprodurli sullo schermo. Egli ha così aumentate le sue cognizioni di criminologia le quali gli servono di base per condurre una energica campagna per la riforma carceraria che costituisce la sua più grande passione dopo l’arte cinematografica.

« L’umana natura — continuò Chaney mischiando le variopinte creme nel vasetto — è parecchio simile a questo vaso di creme facciali che servono a truccarci il volto. Possiamo aggiungere un po’ di blu e trasformare il colore in porpora, oppure un po’ di giallo e trasformarlo in arancio; possiamo aggiungere del nero e rendere il miscuglio, più scuro, ma dopo tutto, qualsiasi cosa aggiungessimo, rimarrebbe una miscela di grasso e crema. Questa è anche la regola per la riforma del sistema carcerario. Le prigioni dovranno rimanere così come sono oggi, ma i loro regolamenti dovranno essere mutati.

« Cosa avete visto nelle carceri di Tombs a New York ? » fu chiesto a Chaney.

« Well », rispose l’attore, « ho visto quello che avrei potuto vedere nelle strade: l’umanità. Naturalmente, per la mia arte, debbo studiare i tipi, e tipi interessanti possono essere incontrati ovunque, non soltanto in prigione. La verità è questa: che quando uno va in una prigione per cercare un tipo da poter riprodurre sullo schermo, generalmente rimane deluso. Poiché il criminale dello schermo deve avere quelle caratteristiche fisiche che il pubblico grosso generalmente attribuisce al criminale, mentre invece nella maggioranza dei casi i criminali moderni non tradiscono affatto nell’aspetto esteriore la loro criminalità.

« Il giudice Louis Brodsky della Corte Municipale di New York mi ha dato interessanti informazioni e mi è stato molto utile. Sedetti delle ore con lui nella Corte Notturna e vidi sfilarci dinanzi criminali di ogni risma e colore. Il giudice Brodsky è uno dei più acuti e profondi conoscitori della natura umana che io abbia mai conosciuto. Sospesa l’udienza verso le due del mattino egli passò in rassegna per mio beneficio i principali casi della notte. Ebbene il volto più criminale, secondo la teoria popolare, era quello di un agente di un noto Ente religioso che si occupa della redenzione spirituale dei condannati. L’agente accompagnava uno dei più temibili banditi catturati dalla polizia metropolitana in quei giorni. Ebbene quest’ultimo era piccolo di statura e smilzo. Lo sguardo era intelligente e sveglio. Nessun segno fisico di degenerazione. No; l’apparenza inganna e le teorie popolari non valgono nulla. Il giudice mi narrò in breve le gesta del bandito. Roba da far rizzare i capelli in testa: di una ferocia inumana. L’agente invece era uno dei più miti, nonostante la sua straordinaria forza fisica, al servizio dell’Ente.

« Dunque il criminale tipo, quello classico delle novelle popolari, non esiste. Ed è per questo che noi attori più che sulle caratteristiche esteriori, dobbiamo basarci, nella riproduzione di tipi criminali, nell’azione sullo schermo la quale sola può dare al pubblico la sensazione precisa del tipo particolare che vogliamo interpretare ».
« Ma voi togliete i vostri tipi dalla vita, non è vero? »

« Sì, ma raramente da un tipo solo. Per esempio nel « Capitano di Singapore ». Egli era un rinnegato con un occhio solo, vivente nelle bettole dell’angiporto di Singapore. Ebbene le caratteristiche facciali di quel tipo le presi da un suonatore d’organetto di San Francisco, il quale aveva pure un occhio solo. Ma tutto il resto: abbigliamento, portamento ed aspetto esteriore lo tolsi in prestito da un proprietario di una casa di gioco in Tijuana, il quale aveva studiato per diventare Ministro Evangelico.

« Il tipo originale del film « Il trio infernale » era ospite nelle prigioni di Berkley, dove si trova l’Università di California. Il Capo di polizia August Vollmer, anche lui un profondo studioso di criminologia, mi segnalò un ladro d’albergo da lui arrestato. Costui, strano a dirsi, era un eccellente medico. Il caso del medico ladro mi suggerì l’idea fondamentale che sviluppai nel personaggio del « Professore Eco ». Incidentalmente aggiungerò che il medico in questione dopo avere scontata la grave sentenza appioppatagli si riformò ed ora è un professionista molto rispettato in una popolosa comunità della California meridionale.

« E questo è, appunto, il nocciolo della questione. Il trattare troppo bene i criminali è sbagliato. Essi debbono essere puniti severamente. Il criminale generalmente disprezza coloro che mostrano pietà verso di lui. Egli non cerca pietà e comprende pienamente la giustizia della punizione. Non ho mai incontrato un criminale punito che si sia lamentato della severità della punizione. Il loro punto di vista è che stanno ingoiando l’amara medicina che si sono meritati. Nessuno chiede pietà. Un uomo che non abbia completamente perso ogni senso di dignità umana non si abbassa a chiedere pietà. Ed anche i criminali hanno la loro dignità. Ha ragione quindi il Commissario di Polizia Warren di New York quando asserisce che i criminali debbono essere trattati con intelligente severità. Egli non promette mai agli arrestati una diminuzione di pena nel caso di confessione spontanea del delitto. Lascia loro comprendere che riceveranno in ogni caso una condanna severamente giusta. Ma dove incomincia la riforma è nel dare al criminale tutta l’opportunità possibile di riabilitarsi. È qui che il sistema correzionale dovrebbe essere un po’ modificato onde risponda alle esigenze della criminologia moderna. Il lavoro iniziato dal Commissario Warren è interessantissimo. Secondo la sua teoria molti criminali sono diventati tali per sfuggire alla monotonia della vita quotidiana. Sentivano la necessità di correre dei rischi ed il mezzo più facile era quello di darsi al banditismo. Ebbene, molti fra costoro, terminata la condanna, sono oggi diventati utili cittadini della comunità perché sono stati assegnati a lavori che possono fornire loro il rischio quotidiano di cui il loro carattere ha bisogno. Alcuni lavorano come elettricisti nelle linee ad alta tensione, ove il più lieve errore può significare la morte, altri si sono dati all’aviazione, altri ancora fanno parte del corpo di polizia nelle squadre addette ai compiti più pericolosi.

« Nessun uomo è fondamentalmente cattivo al cento per cento. Anche il più indurito criminale ha i suoi lati buoni. Occorre saperli sviluppare e coltivare. Ma mai usando pietà. Ho già detto che per la grandissima maggioranza degli uomini la pietà è offensiva: è una specie di carità morale della peggior specie.

« Parlando col Sindaco Walker ho appreso che la situazione in New York, veramente preoccupante ai primi dell’anno, è mutata per il meglio. I famosi gangsters hanno imparato finalmente a rispettare la polizia. Ma perché? Semplicemente perché sono state costituite squadre speciali, quelle del « braccio forte », che hanno ordine di trattare i criminali con metodi molto rudi. La tattica dei guanti bianchi è terminata. I criminali sanno di andar incontro ad un ricevimento a base di randellate, e ciò li fa riflettere prima di agire. Un criminale che incomincia a riflettere è già mezzo salvato. Risultato? diminuzione della delinquenza.

« Ad ogni modo a New York ho appreso molte cose che mi serviranno probabilmente in un prossimo foto-dramma che potrà avere come soggetto una razionale riforma dei metodi carcerari ».

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Fantômas 1913-2013

Retransmission sur arteliveweb et diffusion sur Arte en janvier 2014.

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Cinegiornale 10-30 ottobre 1913

L'attacco del leopardo, fotogrammi del film "Il Mistero di Jack Hilton" Savoia 1913

L’attacco del leopardo, fotogrammi dell’incidente mentre si gira “Il mistero di Jack Hilton”

Come direbbe Eleuterio Rodolfi: storie vecchie e fatti nuovi.

Torino, 13 ottobre. I Promessi Sposi, produzione Ambrosio in prima visione al Teatro Chiarella.
L’edizione restaurata di questa versione del romanzo di Alessandro Manzoni è stata presentata poche settimane fa alle Giornate del Cinema Muto di Pordenone 32a edizione. In attesa di vedere questo restauro in DVD, ecco a voi alcune immagini del film in questo informatissimo post di European Film Star Postcards (in inglese). Si tratta della serie di 20 cartoline edita dagli Stabilimenti Alterocca – Terni. Scheda del film, recensioni e molto altro nel sito: Enciclopedia del cinema in Piemonte 

Altre cinematografie di produzione italiana — come direbbe un cronista dell’epoca — presentate a Torino dal 10 al 30 ottobre 1913 sono: La lampada della nonna (Ambrosio), copia conservata presso: Deutsche Kinemathek (Berlin); BFI – National Film and Television Archive (London); Ma l’amor mio non muore! (Film Artistica Gloria), recentemente restaurato dalla Fondazione Cineteca di Bologna e dal Museo Nazionale del Cinema di Torino. DVD – booklet disponibile presso il cinestore della Cineteca di Bologna ; La morte civile, seconda versione cinematografica italiana dal dramma omonimo di Paolo Giacometti, messa in scena di Ubaldo Maria del Colle, interpreti principali Adriana Costamagna, Dillo Lombardi e Mario Roncoroni, produzione Savoia Film, della quale non ho informazioni sulla reperibilità di (possibili) copie sopravvissute.

A proposito della Savoia Film e Adriana Costamagna, giusto in quei giorni del 1913 . . .

«Adriana Costamagna, prima attrice della Savoia Film, vittima di un doloroso incidente. La scena drammatica è successa nell’interno del serraglio della troupe Nouma-Hawa. La Costamagna, con alcuni suoi compagni, il 18 corr. mese, nel pomeriggio, per rappresentare più dal vero l’azione, fu fatta entrare in una gabbia ove c’era un leopardo lasciato libero per dare più illusione alla scena che si doveva eseguire. Sino ad un certo punto l’animale rimase docile, ma verso la fine della scena spiccò un salto e si gettò sulla Costamagna dandole una tremenda zampata al volto, e si diede quindi a graffiarla in tutto il corpo. Il domatore signor Pipel, con coraggio e prontezza di spirito veramente encomiabile, si precipitò sulla belva, e dopo una breve lotta, riuscì, afferrandolo per il collo, a strapparlo dalla vittima.

Una vera scena di orrore, di spavento, di spasimo per tutti gli astanti!!!

La povera Costamagna fu trovata in uno stato di compassionevole. Il volto orribilmente squarciato, il corpo sanguinante. Il domatore ferito ad una coscia. Entrambi furono portati all’ospedale di S. Giovanni.»

Questo “incidente sul lavoro” mentre si girava Il mistero di Jack Hilton costò all’attrice “lunghe cure e costosi interventi”. Pier Antonio Gariazzo, fondatore e direttore artistico  della Savoia Film, fece pubblicare sui giornali che tutti gli introiti del film sarebbero stati devoluti per sostenere le spese mediche. Miracolosamente, la carriera artistica di Adriana Costamagna riprese dopo alcuni mesi per scomparire definitivamente nel 1919, dallo schermo, naturalmente.

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Icare 1919

Léonard de Vinci (Icare 1919)

Léonard de Vinci (Icare 1919)

Reconstitution Cinématographique en 5 parties. Métrage: 1570 mètres.

Première partie. Une Vocation

Le grand industriel Vergnaud, constructeur d’aéroplanes, ayant perdu sa femme après quelques années de mariage, a reporté toute sa tendresse sur sa fille unique, Edith, qui vient d’entrer dans sa vingtième année et dont la grâce rayonnante illumine toute la maison.

Une amie d’Edith, ayant témoigné le désir de visiter l’usine, la fille de l’industriel remarque au cours de cette visite un jeune homme en train d’étudier passionnément le mécanisme des merveilleuses machines. Ce jeune homme, Marius, délaisse volontiers le marteau et l’enclume, au grand désespoir paternel, pour se livrer è sa passion favorite: l’étude des problèmes de l’aviation.

Leur visite de l’immense ruche industrielle terminée, le hasard de la promenade conduit les deux jeunes filles au bord d’un étang. Edith d’étant penchée imprudemment pour cueillir une fleur de nénuphar, tombe dans l’étang. Aux appels désespérés de l’amie d’Edith, Marius accourt et arrive juste à temps pour sauver la jeune fille. Vergnaud veut récompenser le dévouement du jeune homme, mais celui-ci refuse l’argent qui lui est offert, objectant qu’il n’a fait que son devoir.

Quelques jours se passent, Marius hanté par la gracieuse image de celle qu’il a sauvée, vient chaque soir déposer des fleurs  sur la fenêtre d’Edith profondément émue par cet amour naissant qui n’ose s’exprimer. Avec l’aide de son amie Renée, la jeune fille persuade l’industriel de faire entrer Marius dans ses ateliers, et pour encourager une vocation qu’elle devine, elle remet au jeune homme un magnifique livre retraçant l’histoire de l’aviation.

Deuxième partie. La légende.

Pasiphae, épouse du roi de Crête, Minos, vient de remercier l’architecte grec Dédale, d’avoir sauvée Thésée, son noble amant. Une amie envieuse ayant surpris l’entretien, dévoile au roi Minos les coupables amours de sa femme. Le tyran, jaloux, se venge en faisant arrêter Dédale et son fils Icare et les condamne à expier leur crime par la solitude et la faim. Les deux hommes sont enfermés dans le fameux labyrinthe construit par Dédale lui-même. Pasiphaê, glissant inaperçue dans l’ombre complice, vient réconforter ses amis et sur la demande de Dédale promet à celui-ci de lui apporter des plumes et de la cire. Pasiphaê ayabt tenu sa promesse. Dédale se met aussitôt à confectionner des ailes pour son fils et pour lui-même. Un matin, aux premières lueurs de l’aube, les deux hommes s’étant évadés de leur prison prennent audacieusement leur vol vers la terre italique. Dédale prêche  la prudence à son fils. Il lui conseille d’éviter de raser les flots, l’eau pouvant l’alourdir, mais il lui recommande surtout de ne pas voler trop près du soleil, l’ardeur de ses rayons risquant de faire fondre la cire qui maintient les plumes de ses ailes.

Icare, avec l’insouciance et la témérité de son âge, défie le soleil et les plumes se décollant par la cire amollie, le premier homme oiseau est précipité dans la mer…

Troisième partie. De la Mythologie a l’histoire.

Léonard de Vinci, génie universel à la fois peintre, architecte et écrivain, est absorbé par une pensée dominante: la réalisation du vol humain.

Il explique à ses intimes que l’étude attentive du vol des oiseaux lui a suggéré l’idée de construire une machine à ailes mobiles dont le vol audacieux doit stupéfier l’univers, et il expose complaisamment à son auditoire les plans de l’appareil qu’il a imaginé. Les recherches de l’inventeur ne sont pas passées inaperçues au palais ducal et le duc désirant faciliter les travaux de Léonard, lui fait savoir qu’il met à sa disposition les jardins de son palais pour lui permettre d’effectuer ses expériences. Léonard s’empresse de déférer à l’invitation et expose au duc les principes de sa machine volante.

Cet appareil bien que n’ayant jamais réussi à prendre son vol, ne demeure pas moins, au même titre que l’invention du parachute due au même inventeur, la première tentative scientifique sérieuse dans la voie du progrès.

La postérité a retenue le nom du peintre de la Joconde comme celui d’un précurseur de l’aviation.

Quatrième partie. Premières tentatives empiriques.

Guidé par son bon génie, Marius poursuit son rêve merveilleux…

Dans une magnifique demeure du quinzième siècle, une noble châtelaine a convié ses amis. Une nouvelle extraordinaire vient soudain troubler la réunion: un homme, du haut d’une tour, veut imiter le vol des oiseaux. L’assemblée se précipite pour assister à cet spectacle inouï et voit maître Paul Guidotti, insuffisamment pénétré de la science du grand Leonard, se lancer témérairement dans le vide, du haut de la plus grande tour de Lucca, pour expérimenter le premier parachute.

L’appareil ayant mal fonctionné, Guidotti vient s’écraser sur le sol. La noble dame ordonne de transporter l’infortuné dans son château. Grâce  aux soins dévoués qui lui sont prodigués, Guidotti entre bientôt en convalescence. Pour le distraire, la châtelaine ordonne à son ménestrel de lui chanter la plus douce de ses chansons. Le ménestrel moqueur en profite pour railler l’imprudent, comparant sa témérité à celle du docteur Faust, dont le rêve merveilleux, suscité par Méphisto, finit de si lamentable façon. La châtelaine, irritée de ce persiflage, punit le ménestrel de son audace, tandis que le regard ému d’un des premiers héros de l’air, témoigne à la noble dame sa vive reconnaissance…

Les premières grandes expériences modernes s’inspirent des essais de Léonard de Vinci. Les patientes et fécondes recherches de Santos-Dumont et des frères Wright arrivent enfin à solutionner le problème du vol mécanique. Blériot à son tour passe la Manche. L’empire des airs est conquis par le génie de l’Homme.

Cinquième partie. En plein ciel.

La merveilleuse évocation du passé a pour conséquence de pousser irrésistiblement Marius dans la voie du progrès. Devenu successivement ingénieur et pilote, il passe ses nuits à perfectionner les travaux de ses devanciers. L’appareil, construit d’après ses plans, étant enfin au point, le jeune homme fait part à l’industriel Vergnaud et à ses camarades du projet grandiose qu’il a conçu: la traversée en avion de l’Atlantique.

Le jour du départ pour la grandiose épreuve est enfin arrivé… Des heures et des heures durant, ils vont au-dessus de la mer traîtresse, sans souci du danger… Ils arrivent enfin à New York où la rayonnante image de la Liberté salue au passage les preux de la nouvelle croisade.

Nota: Qualsiasi ulteriore notizia su questo film, distribuito in Francia dalla Société Soleil nel 1919 (produzione, regia, interpreti, ecc.) sarà molto apprezzata… grazie anticipate!

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Da oggi sul vostro schermo…

fervono i preparativi per la prossima stagione...

fervono i preparativi per la stagione…

Dopo immense fatiche, come potete vedere sopra, ecco a voi: La vita e le opere di certo Friedrich Wilhelm Plumpe, nato a Bielefeld il 28 dicembre 1888

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