Location

By the way, do you know what cinema stars mean by the word “location”? If you do or don’t you’ll be interested to read Mary Pickford’s definition:

You start at six o’clock in the morning, you ride miles. The wind blows. Your make-up is spoiled, your hair disarranged. The road is rough. You have a puncture. It is either February or July. If it is February, you are working on a summer story and clad in the thinnest and flimsiest lawn or linen, and the cold bites to the marrow of your bones. If it is July, you are working on a winter story and, consequently, bundled in furs and woollens in the broiling sun. After working hard all morning, you pause for lunch. The bread is cut thick and the coffee is cold, but you eat, anyway. Then you work all afternoon and the ride home after dark, glad it is over. Next day you discover you have to go back because the scenes you took were not satisfactory and, therefore, must be shot over. That is location!

Buster e l’alluvione


dal canale di hermankatnip su YouTube

L’idea originale del mio soggetto era un’alluvione. Ma il mio cosiddetto produttore era Joe Schenck, che in quell’epoca era il produttore di Norma Talmadge, Costanze Talmadge e di me stesso, poi diventò presidente della United Artists. La società si chiamava Buster Keaton Productions Inc. In teoria, Schenck era il mio produttore, ma non sapeva mai niente, né di quando né di cosa stessi girando…

Capita che il distributore pubblicitario Steamboat Bill va da Schenck e gli dice: “Keaton non può girare la sequenza dell’alluvione perché abbiamo tutti gli anni delle alluvioni e troppa gente perde la vita. E’ troppo doloroso metterla sul ridere”. Allora Schenck mi disse: “Non puoi fare fare l’alluvione”. Gli risposi: “Strano, perché Chaplin durante la Grande Guerra fece un film chiamato Shoulder Arms, che fu il più grande successo di cassetta di quell’epoca. E’ impossibile pensare a un cataclisma peggiore della Grande Guerra: ebbene, Chaplin fece con quello il suo più grande film comico”. Schenck disse: “Oh, ma è un’altra cosa”. Non so perché fosse un’altra cosa. Allora gli domandai se andava bene che io facessi un ciclone: e lui fu d’accordo, disse che era meglio. Ora, lui non lo sapeva, ma negli Stati Uniti i cicloni e gli uragani fanno un numero di vittime quattro volte superiori alle alluvioni. Tutto stava bene visto che non lo sapeva, e così andai avanti coi miei collaboratori e feci il ciclone.

Buster Keaton (Mario Soldati, Appunti del servizio stampa n. 45, Maestri del cinema in tv: Buster Keaton, Rai, Roma 1972)

Charles Chaplin: Cosa penso del film sonoro

«Sono ormai due anni che il cinema parlato impera negli Stati Uniti e che si è infiltrato in tutto il mondo. Pertanto ora possiamo stabilire il punto con piena conoscenza di causa. Ebbene l’opposizione contro il “film parlato” non è mai stata tanto forte come in questo momento!

Io sono stato sempre contrario al “film parlato” e tutto ciò che voi potrete dire contro di esso non eguaglierà mai il mio “silenzio” che di sicuro è più elocuente della mia voce. Poichè se io preferisco una eccellente produzione teatrale ad un buon “film parlato”, considero senz’altro il “film muto” superiore ad ambedue.

Viene mossa questa obiezione: gli attori, durante la loro azione scenica, muovono la bocca, pertanto non c’è alcuna ragione che essi tacciano. Ora il cinema è un’arte plastica che viene espressa essenzialmente attraverso le immagini, invece la ragione d’essere del teatro è la parola. Queste due arti hanno le loro origini ben distinte e differenti l’una dall’altra. Il “film parlato” come ora viene concepito subirà un giorno non molto lontano una crisi di cui le cause principali risiedono nella barriera delle lingue che l’industria stessa si è imposta. La mimica è una lingua compresa in tutto il mondo: una breve didascalia sottolinea l’azione. Questo è tutto. I miei films sono compressi dai cinesi come dagli africani, dai francesi, dai tedeschi.

Personalmente io credo che i miei films riporteranno un più grande successo di prima perchè io solo in mezzo a tanto cataclisma ho conservato il mio sangue freddo restando “muto”. In due anni ho ricevuto da ogni parte del mondo migliaia di lettere che mi pregano di continuare nei miei “films muti”; poichè vi è fede io non mancherò a quello che credo essere mio dovere. Vi sono sicuramente nel mondo da venticinque a trenta milioni di persone che amano il “film muto”. Ammettendo che questa massa di spettatori voglia vedere una sola volta i miei films, nessun film sonoro potrà competere con i miei films muti.»

Charles Chaplin, 1930