Seconda proposta di restauro dell’archivio in penombra.
Qualche giorno fa cercavo di spiegare ad un amico le difficoltà per portare avanti qualsiasi progetto di restauro in questo paese. Lui mi aveva portato alcuni “rari e vetusti” esemplari di pellicola, almeno questo è quello che credeva lui, e pensava che il gioco era fatto dal momento che si trattava di esemplari “rari e vetusti”. Per convincerlo delle difficoltà gli ho fatto vedere cosa è successo, cioè cosa non è successo, con il film dell’Ambrosio.
Bene, riproviamoci ancora una volta.
Anche questo dovrebbe essere un film molto interessante, visto l’interesse, addirittura internazionale, nella vita e nell’opera di Emilio Ghione. La sua prima prova di regia-sceneggiatura: Idolo infranto, produzione Celio Film 1913, interpreti: Francesca Bertini, Alberto Collo, Giacinto Gallina. Bellissima fotografia, interni ed esterni (Roma, Tivoli), di Giorgio Ricci. Da noi, la copia italiana (incompleta), all’estero copia alla cineteca dell’UNAM (Messico), altra al Netherlands Filmmuseum. Copia della copia messicana alla Cineteca di Bologna.
Siamo qui. Il nitrato è in buonissime condizioni, per il momento.
Finto storpio (Italo Pacchioni, 1896), dal canale cinetecamilano su YouTube
Il cinema è sempre in pericolo, costa troppi milioni per non essere continuamente sbranato dalle ragioni del commercio. La corruzione del cinema attraverso gli anni della sua vita è visibile ad occhio nudo per uno spettatore provvisto di memoria. Ma quel che il commercio per sue leggi fatali ha fatto di peggio è di cancellare indifferentemente le tracce di ogni buona testimonianza, di togliere di mezzo le pietre di paragone. Non tutti sanno che le opere più importanti, come le più inutili, sono distrutte in pezzi e sciolte in acido una volta terminato il periodo del loro normale e possibile sfruttamento. Non tutti sanno che veramente l’arte di Chaplin, di Griffith, di Stroheim, di Keaton è scritta sull’acqua e destinata alla sparizione perpetua. Di qui a pensare a una libreria di buon cinema, a una Cineteca che conservi i buoni film e li proietti a chi deve conoscere il cinema come si conosce la letteratura o le altre arti, il passo è breve e indispensabile. Tuttavia occorsero molti anni di fatiche e di lotte per imporre una idea tanto semplice e di pubblica utilità, occorsero i pionieri appassionati e illuminati come Mario Ferrari e come tutti quei privati grandi e piccoli che avevano affettuosamente conservato in qualche magazzino umido i rotolini dei primi film apparsi nel mondo.
Oggi le Cineteche esistono in quasi tutti i paesi. Il loro tenore di vita tuttavia è assai difficile: mentre negli Stati Uniti e in Inghilterra le sovvenzioni sono superiori ai bisogni, in Italia e in altri paesi poveri le crisi si succedono gravissime a breve distanza e minacciano di rovinare un patrimonio raro e prezioso messo insieme a prezzo di fatiche non facilmente descrivibili.
Il nostro Governo si è preoccupato di aiutare la Cineteca Italiana nella misura che era possibile e, in armonia con l’attività della Cineteca del Centro Sperimentale, continuerà ad aiutarla. Molto lavoro resta da compiere per mettere in condizione la Cineteca di avviare scambi sempre più vantaggiosi con l’estero e acquistare la possibilità di esporre un panorama pressoché completo della storia del cinema di tutte le nazioni. Questo Festival è una prova di vitalità e di necessità che tutti potranno valutare utilmente. Incomincia così attraverso lo schermo, e al di sopra della carta scritta, un continuo esame critico che tutti devono poter esercitare per la conoscenza di un’arte che è appena nata.
ALBERTO LATTUADA
Niente male questo articolo di Lattuada, molto indovinato il titolo: Scritto sull’acqua, preso in prestito dalla lapide di John Keats. Era il 1950. Dieci anni prima, i giovanissimi Alberto Lattuada e Luigi Comencini (e a loro si unirà presto il fratello di Luigi: Gianni) avevano intrapreso l’avventura di fondare una Cineteca Milanese, che a breve diventerà Cineteca Italiana.
Più di sessanta anni dopo, alla Cineteca Italiana, diventata nel frattempo Fondazione, tutto è pronto per un grande evento: l’inaugurazione del Museo Interattivo del Cinema. Il “sogno” di Lattuada che si avvera entro limiti che nel 1950 nessuno era in grado di immaginare:
Il nuovo Museo Interattivo del Cinema prosegue la vocazione pedagogica ed educativa propria del Museo del Cinema “Gianni Comencini”, che ha avuto una sede aperta al pubblico fino al 2009, rivolgendosi in particolare alle scuole e al pubblico più giovane in una forma più agile e interattiva. Infatti, accanto ad alcuni pezzi storici delle collezioni della Cineteca, il cuore pulsante del Museo saranno i percorsi interattivi e multimediali attraverso i quali i visitatori verranno accompagnati alla scoperta della storia del cinema o potranno sperimentare, agendo in prima persona, diversi aspetti, anche tecnici, della produzione cinematografica: come è fatta una macchina da presa, come si allestisce un set, come si monta un film etc. Gli allestimenti del MIC saranno tematici e cambieranno con cadenza annuale. Il primo tema proposto sarà la produzione cinematografica lombarda. I contenuti di ogni percorso avranno una forte connotazione territoriale e il discorso sul cinema sarà declinato anche secondo l’‘esperienza milanese.
Il Museo fungerà anche da centro d’informazione cinematografica: vi sarà infatti un infopoint attraverso il quale i visitatori potranno trovare informazioni sui Musei del Cinema nel mondo, la produzione e l’esercizio cinematografico in Lombardia, le Cineteche italiane ed internazionali. Il Museo comprenderà anche una sala cinematografica che permetterà di concludere con una proiezione a tema i percorsi espositivi proposti dal MIC.
Il MIC ha ottenuto da Regione Lombardia il riconoscimento come Raccolta Museale di Interesse Regionale.
Il nuovo Museo Interattivo del Cinema aprirà le porte ufficialmente il prossimo 6 di novembre, a partire dalle 14,30, con una festa di inaugurazione dove non possono mancare le proiezioni: tre film realizzati nel 1915 e ispirati ai racconti del romanzo Cuore di Edmondo di Amicis: La piccola vedetta lombarda, Il tamburino sardo e Il piccolo scrivano fiorentino. Rossella Spinosa e Alessandro Calcagnile, pianisti della formazione da camera I Solisti Lombardi accompagneranno le proiezioni. Non finisce qui. I giovanissimi musicisti del Centro Musicale Suzuki di Milano, diretti da Francesca Badalini, accompagneranno dal vivo le immagini di alcune divertenti comiche classiche. A concludere il pomeriggio “una golosa merenda per tutti”. (Addirittura!)
Gran bella festa a Milano per i piccoli, senza scontare la presenza di molti venerabili cinefili portati dalla naturale curiosità.
Tutti i dettagli su questa festa e sul Museo Interattivo del Cinema nel nuovo, fiammante, sito web.
Insieme al MIC (Museo Interattivo del Cinema), la Fondazione Cineteca Italiana ha aperto un canale su YouTube pieno di bellissime sorprese come il video che accompagna il post. Da visitare subito!
Due importanti eventi due, assolutamente da non perdere, al Cinema Odeon di Firenze – Sistema Toscana Cinema.
Silent (movie) Ghost) è uno spettacolo in due atti di cinema, musica e danza. Basato su un classico dell’horror dell’epoca del muto The cat and canary (1927), il lavoro nasce da un’idea di Mino Freda, regista e autore delle musiche. In uno stile di confine che va dalla musica elettronica a evidenti richiami classicheggianti ai lap top set e keyboards di Freda si accompagnano le percussioni e il flauto di Federico Di Maio. Intermezzi coreografici di danza contemporanea di Magda Saba s’inseriscono nel racconto filmico con un attento gioco ad incastro. Il corpo della danzatrice diventa una sorta di scenografia tridimensionale, di proiezione “umanizzata” dando vita, insieme ai video-live di Filippo Corrieri, a originali intermezzi coreografici. Spettacolo davvero unico nel suo genere, polimediale appunto, Silent (movie) Ghost riesce a coinvolgere il pubblico su più piani rappresentativi senza però alterare l’avvincente trama di questo capolavoro del “silent movie”. Firmato nel 1927, da Paul Leni, regista tedesco tra i capiscuola del cinema espressionista, il film s’impone soprattutto per l’innovazione della regia, evidente nelle numerose soggettive, nelle inquadrature dal basso e negli ardui movimenti di macchina. I sottotitoli del film sono in italiano.
Mino Freda, compositore, sound design, produttore, arrangiatore e storico dell’arte (Roma 1963). Autore di cinque produzioni discografiche e arrangiatore, produttore e compositore di musiche da film con l’etichetta CNI. Nel 2006 compone le musiche originali dell’ultimo film di Mario Monicelli Le Rose del Deserto (ed. FreeLife Company srl.). Lavora per i registi cinematografici come Francesca Garcea, Tom Finerty, Raffaello Sasson, Marco Carlucci e Massimo Fersini. Il film di quest’ultimi Totem blue ha ottenuto l’Award excellence e l”Award Accolade al Indie Film Fest in California (The Indie Fest). Ha composto musiche per programmi radiofonici e televisivi . E’ insegnante IED (Istituto Europeo del Design di Roma) al corso di Sound Design ed è titolare dello studio di produzione e post-produzione CM Studio. Domani 3 novembre, ore 21,00. Altre informazioni qui.
Il XXXIII Festival Internazionale di Cinema e Donne, venerdì 4 novembre, ore 16,00, vi propone la proiezione di Miss Dorothy (1920), musica dal vivo, su testi di compositrici del Novecento, eseguita dal Trio Xenia (pianoforte, fluto, violoncello). Introduce Cristina Jandelli (Università degli Studi di Firenze).