Nul n’a oublié le succès remporté par La Femme en hornme, qui nous révéla la charmante Carmen Boni — dans un rôle travesti.
Une Femme en habit se rapproche assez sensiblement de ce film, dans son ensemble tout au moins.
Dans une petite ville suédoise, à Wadkoping, Kettie Nilsen suit les mêmes cours que son frère Eric et son ami Axel de Béryl. Kettie, brillante élève, aide Axel a préparer ses examens. Axel s’attache a son professeur au point de ne pouvoir se decider a partir en vacances. Pour retarder cette échéance, il a l’idée d’organiser un bal. Hélas! Kettie ne peut se procurer une toilette élégante. Ne pouvant se résoudre a jouer les Cendrillons, la jeune fille paraît au bal vêtue d’un habit appartenant a son frère. Le scendale est grand. Devant la colère paternelle, Kettie ne trouve qu’une solution: fuir.
Elle cherche refuge auprès de cousins d’Axel qui vivent loin du monde et de ses préjugés. Et, tandis que la ville potine, Axel et son amie goûtent la joie d’être seuls.
Kettie comprend que le scandale doit prendre fin, elle reprend ses vêtements féminins. Un accident étant anivé à Axel, celui-ci trouve en elle une infirmière dévouée. Elle remplit ce devoir avec tant de simplicité et de charme qu’elle obtient le pardon de la bonne dame Hyltenius, tante d’Axel, qui ramène bientôt a Wadkoping, deux fiancés heureux.
Un film suédois ne nous laisse jamais indifférent. Ce-lui-ci est particuhèrement heureux. L’action, très vivante, pleine de jeunesse, de sentiment, est menée dans un rythme alerte soutenu jusqu’à la fin du film. La mise en scène, due à Karin Swanstrom, est bonne et la technique parfaite.
De jolis extérieurs lui font un cadre séduisanl, et la technique est impeccable.
Magda Holm est à la fois primesautière, gavroche, les pires excentricités prennent, commises par elle, allures d’enfantillages, tant il y a de jeunesse dans son jeu et de pureté dans son regard. Ceci ne l’empêche pas d’avoir beaucoup de charme dans les scènes sentimentales. Ajoutons qu’elle porte a merveille l’habit — que beaucoup d’hommes portent si mal.
Une troupe d’excellents artistes l’entourent, lui donnent brillamment la réplique et l’aident a mener au succès cette comédie charmante qui a noni Une Femme en habit.
My Best Girl, in italiano Mary del mio cuore, copertina del DVD della Milestone Films
Torino, Gennaio 1928. Tre persone appartenenti al cosidetto ceto degli intellettuali discutevano un giorno Mary Pickford cercando di trovare una ragione plausibile all’ascendente incrollabile ch’essa esercita sullo spirito delle folle appassionate di cinematografia.
Una di esse spiegò: « Mary Pickford è ormai, concedetemi dirlo, un’istituzione. La sua posizione è accettata da tutti come un fatto compiuto, dal quale non si può derogare, alla guida stessa con la quale accettiamo l’eterno connubio dei fiori d’arancio col velo nuziale o la documentata menzogna della eccezionale sensibilità delle donne bionde »… Era costui un giornalista e perciò non dobbiamo far troppo conto delle sue parole. Un altro disse: « Il sogno della giovinezza eterna è sempre stato l’aspirazione più alta della coscienza femminile e la più recondita speranza del loro subcosciente. La fontana della giovinezza, dalla quale zampilla il fresco rivo che conferisce all’umanità il dono prezioso ch’è prerogativa della divinità, è stata ricercata con accanimento in ogni età. Oggi finalmente Mary Pickford riporta nel cuore femminile questa speranza, dando spettacolo della sua fresca, imperitura adolescenza »… Era costui uno scrittore abituato a scrivere parole cui forse non corrispondevano con altrettanta precisione i pensieri; anche di esse non bisogna tener troppo conto.
Il terzo era un industriale, un giovane ignaro dei bagliori crepuscolari della fine dell’ottocento; nelle sue parole bisogna quindi avere fede: « E’ questione di intelligenza ». egli disse.
Ed infatti per giudicare Mary Pickford non si può cavarsela con una frase di questo genere: « Non mi piacciono i soggetti dei suoi film » oppure « Essa ha degli occhi bellissimi » od anche « Quanti anni ha veramente ? ». L’artista continua a regnare nell’animo delle genti ad onta stessa di qualche suo film che non è stato convenientemente apprezzato, perchè? Forse per l’idolatria dei suoi numerosi ammiratori che trascina all’entusiasmo le folle ? No, la risposta è proprio quella data dal giovane industriale: è questione di intelligenza.
Mentre la stampa eleva inni a questa e a quella attrice, e decanta la passione dell’una pei romanzi, dell’altra pei bei quadri, dell’altra ancora per la squisita eleganza, per Mary Pickford non può esattamente spiegare il motivo della sua superiorità perchè non conosce l’incessante, metodico lavoro al quale si è assoggettata da anni la piccola grande diva.
Essa cominciò con un corredo di cognizioni assai modeste, quasi dal nulla, oggi essa ha acquistato quasi tutto. Lentamente, sceverando nel superfluo tutto ciò che sentiva esserle veramente utile, con un’intelligenza pratica che non teme confronti, Mary Pickford ha saputo formarsi una cultura che pochi americani possiedono. Essa ha studiato e letto tutto ciò che riteneva potesse migliorare le sue qualità, spontaneamente avviate all’amore di ogni cosa bella, ma non ha fatto ciò per potersi vantare d’uno sterile sapere.
Mentre le altre apprendono per dar spettacolo della loro scienza Mary Pickford ha appresso per divenire una donna fornita d’utili cognizioni, basterà dire ch’essa parla con assoluta padronanza il francese, con sicurezza lo spagnolo ed ora si applica allo studio del tedesco.
La sua casa non è come forse la sognano le ragazze di tutto il mondo un bazar di ninnoli, un museo di delicatezze da far venire l’acquolina in bocca ai frequentatori di aste pubbliche, ma una meraviglia di buon gusto per la giusta armonia dei colori e dell’intero arredamento.
Oggi nessuno inizia più un movimento di qualche importanza nell’industria e nell’arte cinematografica senza ricorrere al consiglio di Mary Pickford. Essa conosce le condizioni del mercato cinematografico, il genere che entusiasma le folle, bene come qualsiasi grande industriale, parecchi di questi, anzi, seguono i suoi consigli con la più cieca fiducia.
Qualunque interpretazione essa tenti il pubblico non dà segno di diminuire o aumentare l’affetto grande che ha per lei. N’è prova il fatto che quantunque il film Passerotti non sia stato un successo dal punto di vista del rendimento, inferiore a quello della Piccola Anna, le sole richieste di fotografie con autografo (senza tener conto delle altre infinite lettere d’ogni genere ch’essa riceve) sono aumentate dalla scorso anno in ragione da 250 a 400 al giorno; e poichè abbiamo fatto della statistica, dobbiamo dire che questo record è fin’oggi imbattuto.
Ultimamente in seguito ad un concorso per il lanciamento del suo nuovo film Mary del mio cuore essa ospitò nella sua villa di Hollywood parecchie giovani commesse di negozio delle più grandi città americane. Nel mostrare loro la sua abitazione Mary sorprese nella sconfinata ammirazione da esse manifestata per tante belle cose un briciolo di tristezza, un rammarico di non poter mai avere qualcosa che pur lontanamente corrispondesse alle meraviglie vedute. Nella maniera più semplice essa si volse allora alle piccole e disse con uno dei suoi più dolci sorrisi: « E pensare che sedici anni fa un nichelino mi sarebbe sembrato un tesoro! Quale meraviglioso paese è il nostro, la minima occasione è buona per potervi fare fortuna ».
Subito un lampo abbagliante di speranza folgorò negli occhi già rattristati delle ragazze…
Quanti giorni ancora da vivere prima di vedere a fine della loro giovinezza! quante speranza ancora da nutrire prima della definitiva disillusione ! quante occasioni da afferrare se Mary Pickford, la celebre per sua stessa confessione era partita come loro dagli ultimi gradini della scala sociale!
Mary avrebbe magari potuto raccontare loro che i suoi avi erano principi in Irlanda, avrebbe potuto dimostrare con enfasi come tanta ricchezza fosse un giusto compenso alle sue rare qualità di artista, essa non lo fece. Mary Pickford non ha la mentalità civettuola delle varie stelluccie di Hollywood.
Due volte nella sua carriera Mary Pickford volle seguire il consiglio delle persone che la circondano, e due volte si allontanò dalle interpretazioni di fanciulla che le aderiscono perfettamente. Poi tornò alle sue parti, ma non fu lei a cambiare opinione, bensì i suoi consiglieri. Il pubblico infatti pur mostrandosi entusiasta della grande interprete era poco soddisfatto di quei film, mentre accorre in massa alle sue interpretazioni da bambina ch’essa ha ripreso.
Mary Pickford non deve la considerazione nella quale è tenuta esclusivamente alla cinematografia, ma alla sua personalità. Essa possiede qualcosa di superiore alla sua stessa bellezza, alla sua grazia, al suo prodigio di eterna giovinezza, qualcosa d’infinitamente suggestivo: l’intelligenza.
Mary del mio cuore, il suo ultimo film è una nuova conferma a questo asserto: in esso la grande attrice si preoccupa di una parte psicologica femminile, quella d’un’umile commessa che davanti a situazioni difficili mostra di saper scegliere tra la via della ragione e quella del cuore, di saperla anzi concilliare per virtù della propria onestà e d’un affetto disinteressato che non vuole sacrificare a se stesso l’altrui felicità.
E’ un’interpretazione che rivela un nuovo aspetto dell’arte della più grande attrice dello schermo.
Mary del mio cuore, titolo originale My Best Girl, è un film diretto da Sam Taylor nel 1927, il co-protagonista è Charles “Buddy” Rogers che diventerà il terzo marito di Mary Pickford nel 1937. Come contenuti speciali nel DVD della Milestone Films, il cinegiornale del matrimonio Pickford-Rogers e filmati della loro vita insieme. Link qui.
Paris. 15 Juillet 1921. Pina Menichelli tourne a Paris La Dame de Chez Maxim’s.
La grande étoile italienne Pina Menichelli vient d’arriver à Paris accompagnée de son «producer» M. Charles Amato, directeur de la Rinascimento Film, de son metteur en scène, M. Amleto Palermi, de son opérateur et de tout un petit monde de petits rôles, machinistes et décorateurs qui suivent la créatrice du Feu dans tous ses déplacements de travail.
Aussi bien Pina Menichelli n’est-elle pas venue dans la Capitale pour s’y distraire ou s’y tailler une réclame tapageuse dont son talent, fait de sincérite poignante et de beauté lumineuse, n’a nul besoin? Le but de son voyage est purement cinématographique, si l’on peut dire, et quelques heures après sa desdente du Rome-Express la troupe de la Rinascimento-Film tournait, rue Royale, les premières scènes de la Dame de Chez Maxim’s.
Un de nos plus joyeux et amusantes artistes, M. Marcel Lévesque, s’était joint à la compagnie italienne et ce ne fut pas un spectacle sans attrait que de voir à la terrasse de Maxim’s l’hilarante bande d’actrices et d’acteurs muets venus d’au delà des Alpes pour jouer les noceurs attardés.
Pina Menichelli capiteuse sous le treillage d’or de ses cheveux blonds simulait, à s’y méprendre, les fatigues et le désordre d’une nuit agitée au cabaret légendaire. Marcel Lévesque, le haut de forme en goguette, menait un train endiablé.
«Mince de biture! Qu’est-ce qu’elle a pris la môme!»
Et cependant que les réflexions des badauds abusés s’entrecroisaient malignes, voir même méchantes, M. Amleto Palermi, raide, impassible et froid se tournait vers l’opérateur, caché derriere un pilier du Ministère de la Marine, et lui lançait le traditionnel et sacramentel: «Gira! Gira!»
Nous avons pu, l’après-midi, être reçu au Claridge-Hôtel, où elle est descendue, par Mme Pina Menichelli, qui, en compagnie de Liliane Meyran, elle-même retour de Rome, prenait hâtivement une tasse de thé.
— Mes impressions sur Paris, dit-elle, je vous les donnerai volontiers, mais puis-je le faire sans avoir encore rien vu de la vraie Capitale. Liliane Meyran, votre gracieuse compatriote, m’a promis à Rome de m’aider à tout voir et tout entendre du vrai Paris. Vous le voyez, nous venons à peine de nous retrouver et nous partons pour une première visite rue de la Paix. Ajoutez à cela que je tourne demain matin boulevard Hausmann et place de l’Opéra et qu’il me faudra être sur pied à l’aube. Dites cependant que le premier contact a été charmant. Je suis à la fois ravie et un peu désorientée. Quelle ville magnifique et magique!