La prima università italiana del cinematografo

Il direttore artistico
Direttore artistico e interpreti del film “Gli eredi della beffa” secondo film prodotto dall’Università Italiana del Cinematografo – Arte Paesaggio Industria – Italianissima Film, 1926. Da sinistra a destra: Luigi Fabbroni, Mario d’Alba, Celso River, Mario Catalano, Mario Volpe, Ada Pacifici, Guido di Reana, Ermenegildo Taddei, Vincenzo De Robertis

Firenze, luglio 1926. Questa terra meravigliosa per bellezze naturali, così famosa per il numero grande • di uomini illustri che non solo ebbe ospiti, ma pur ancora cui diede i natali; questa terra d’incanto dove il paesaggio serba al viandante, passo per passo, la sorpresa di scenari inattesi, dove il verde e l’azzurro si fondono in gamme armoniche di colore indorate quasi sempre dal più bel cielo d’Italia; questa terra ch’è sempre stata all’avanguardia delle più belle opere e delle più audaci innovazioni artistiche, quasi un posto avanzato verso la più perfetta civiltà; questa terra meravigliosa doveva essere la culla anche della rinascita della produzione cinematografica italiana.

Già da qualche tempo i vecchi ateliers avevano riaperto i loro battenti; dei nuovi stanno ora per aprirsi, e in mezzo a questa febbre silenziosa di lavoro si è inaugurata proprio in questi giorni anche una scuola.

lo vorrei scrivere la parola scuola con tutte le lettere maiuscole, per far rilevare nel significato intimo di questa parola non il solito senso didascalico comune, ma bensì il significato primo di scuola: quel significato di ereditarietà, per il quale il nome dell’allievo rimane legato indissolubilmente a quello del maestro in un tutto unico di fede nella riuscita, di sicurezza del successo. di riconosciuto indiscusso valore della sua opera.

E questa scuola è nata, oserei dire, nel miracolo!

Quando si pensi che nel giro di quattro giorni l’idea astratta è divenuta una reale espressione, una realtà « lanciata » cui già pervenivano una media di trenta lettere giornaliere di optanti, la cosa non può avere che del miracoloso, e bisogna ammirare gli organizzatori ed i fondatori che da soli han saputo tener testa al convulso lavorio dei primi giorni con tale abilità e precisione, da poter offrire otto giorni dopo agli allievi ed agli insegnanti, nel giorno della sua inaugurazione, un organismo già abituato ad un ritmo di operosità, già assuefatto al ritmo che dovrà avere nell’avvenire e che sembra abbia acquisito come per una lunga esperienza e che è tuttavia soltanto lo sforzo di due volontà che mirano ad una finalità da raggiungere assolutamente, improrogabilmente.

Giovanni Montalbano e Mario Volpe sono nomi che nel campo cinematografico non han bisogno di presentazione. Le due esperienze (e sommato insieme formano quasi il mezzo secolo di convivenza con gli ateliers), le due competenze (il cui valore non ha mai mancato di rivelarsi neppure nelle nelle loro piccole attività) e le due coscienze sopratutto, sono a l’avallo sicuro della nuova scuola.

I fini artistici, i più aristocraticamente artistici e concepibili, sono lo scopo di questa istituzione, che non ha in verità il minimo carattere di speculazione industriale (e chiamo a testimoni i nostri trentasei allievi) e l’amore che ciascun insegnante, dopo aver aderito con sincero entusiasmo all’iniziativa, dedica ora al suo insegnamento giornaliero, ci fanno sperare che realmente, se la materia corrisponderà all’intenzione ed all’opera dell’artefice, noi potremo avere sulla « piazza » una produzione nazionale di prima scelta degna di figurare superbamente sui mercati del mondo.

Anche i locali della scuola meritano una speciale menzione, per il lusso con cui sono stati mobigliati, specialmente le salette di aspetto e le sale; e per la loro posizione centrale e la loro esposizione ed arieggiatura sono realmente quanto di meglio si poteva non solo sperare ma anche esigere.

Le lezioni (tre ore giornaliere) vengono distribuite in due tempi ed in ora in cui gli allievi possono comodamente usufruirne e dopo il lavoro; l’affluenza metodica e regolare, controllata dai vari fogli di presenza, ci attesta che anche gli orari sono stati indovinati in quanto che questa frequenza si può dire che fino ad oggi è generale ed esatta.

In una parola ora l’« A.P.I. »…c’è!

E noi formuliamo l’augurio che realmente la nuova Università della quale torneremo a parlare, sia l’apice di tutte le scuole, sia realmente l’Università cinematografica italiana degna di raggiungere presto quel posto eccellente nel campo cinematografico che veramente merita e che sicuramente raggiungerà.

Ed anche gli allievi, e tutti coloro che aspirano ad esserlo, pensino che questa Università non si presterà al facile gioco delle ambizioni personali: per la sua serietà, per i suoi fini, sopratutto per le mire elevate ed alte che si è ripromessa, nel voler lanciare nel mondo l’« Italianissima Film »; ed anche gli allievi stessi dovranno essere consci del compito che accettano iscrivendosi e che li chiama a cooperatori e più sovente artefici diretti di un’opera grande e nazionale che vuole piazzare ancora una a volta nel suo giusto posto di privilegio in mezzo al mondo il nome della nostra Patria: l’Italia.

Giulio Busone

Articolo e immagini da un dossier nel nostro archivio.

università italiana del cinematografo

Giovanna la pallida (1911) di Mario Caserini

Fernanda Negri e Amleto Novelli, Giovanna la Pallida (1911)
Fernanda Negri e Amleto Novelli, Giovanna la Pallida (1911)

Inizia con questo una serie di post dedicati a titoli del cinema muto “scomparsi”, o meglio, “probably lost” che potrebbero avere qualche problema in più per essere ritrovati, in questo caso gli interpreti.

Ecco a voi due immagini della prima riduzione per il cinema di “Jeanne la pâle”, racconto di Honoré de Balzac, messa in scena di Mario Caserini, interpreti Fernanda Negri e Amleto Novelli, produzione Cines (Roma 1911).

Secondo il volume Il cinema muto italiano 1911 – I film degli anni d’oro, di Aldo Bernardini e Vittorio Martinelli (Centro Sperimentale di Cinematografia  – Nuova Eri 1995), interpreti di questo film sono Maria e Gennaro Righelli. Forse è vero per qualche parte secondaria, ma i principali interpreti sono Fernanda Negri Pouget e Amleto Novelli, come testimoniano le immagini che accompagnano questo post.

Buona fortuna, e fatemi sapere nel caso di un felice “ritrovamento”.

Giovanna la pallida (1911)
Giovanna la pallida (1911)

Filoteo Alberini racconta come fece debuttare Petrolini sullo schermo

Ettore Petrolini, primi del '900
Ettore Petrolini, primi del ‘900

Il 20 gennaio 2014 The Space Cinema Moderno di Roma compierà 100 anni. La storia di questa sala di cinema è legata al ricordo dell’eclettico pioniere Filoteo Alberini, un personaggio che ha meritato in diverse occasioni l’attenzione di questo sito. Questa volta si tratta di una storia (quasi) inedita e completamente dimenticata, dell’altrettanto inedita e dimenticata (senza il quasi) storia del cinema muto italiano.

Com’era la sala del cinema moderno 99 anni fa? Ce lo racconta lo stesso Alberini seduto ad un tavolino di un caffè sotto i portici dell’Esedra, nei primi anni ’30 del secolo scorso:

L’inaugurazione del cinema Moderno, per me è una data storica, il 20 gennaio 1904. Posso affermare, onestamente e senza tema di smentite, che tutta la popolazione romana accorse ad ammirare l’allora nuovo ritrovato della scienza: il Cinematografo. Il locale, certo di piccole proporzioni rispetto a quelli di oggi, consisteva in tre sale, quella di centro destinata all’ingresso, quella di sinistra a sala d’aspetto, quella di destra alla cabina delle macchine ed al piccolo laboratorio per la manipolazione delle pellicole di attualità. Dalla sala d’aspetto si accedeva a quella di proiezione. Questa misurava circa 20 metri di lunghezza e 6 di larghezza, di forma un po’ curva a somiglianza del porticato esterno. Il pubblico entrando aveva alla sua sinistra la parete su cui era piazzata la tela, o schermo che dir si voglia, ed in fondo, a destra, la cabina. I posti, semplici sedie, erano 180, ed una piccola zona con 20 poltroncine era riservata a quelli di prima categoria. La decorazione di tutte le sale era sobria, ma per quei tempi, anche elegante. Alle pareti quadri dello scienziato italiano Della Porta, dei francesi Daguerre e Niepce, dell’americano Edison. Nella sala d’ingresso una piccola predella sulla quale un’orchestrina distraeva il pubblico durante l’attesa.

Il locale veniva aperto al pubblico alle due del pomeriggio per chiudersi a mezzanotte inoltrata. Lo spettacolo si componeva generalmente di una pellicola a svolgimento drammatico o fantastico, di una breve visione documentaria e di una scena comica. Il tutto durava circa trenta minuti: in complesso oltre venti rappresentazioni al giorno! L’eco del successo si trasmisse rapidamente nei punti più eccentrici della città. La ressa del pubblico non era limitata solo nell’interno, ma il portico ne era letteralmente stipato. Benchè un servizio di pubblica sicurezza regolasse l’afflusso, quasi tutti i giorni si registrava qualche battibecco e qualche contusione… però nulla di grave.

Nella realizzazione di quello che allora era il mio sogno, avevo voluto considerare il cinematografo sotto tutti gli aspetti, e compresi che sarebbe divenuto un potente ausilio nella scuola, mezzo efficace per la conoscenza e la storia di tutti i paesi del mondo. Fin d’allora si potevano leggere nel mio locale queste massime: “come il tramvai è la carrozza di tutti, il cinematografo è il teatro di tutti”. Sin da quel tempo ciò si dimostrò vero: tutte le categorie sociali assistevano alle rappresentazioni con minima spesa divertendosi un mondo ed in perfetta comunità. Non per nulla un altro cartello diceva: “Il cinematografo è la scuola e l’educazione dell’avvenire”. L’avvenire, in fondo, mi ha dato ragione; ma purtroppo non sempre.

Una delle priorità di Alberini era trovare qualche novità per sorprendere ed attirare il pubblico, e fu così che al Cinema Moderno arrivò il cinema sonoro (forse ispirato al successo del Phono-Cinéma-Théâtre, ma questa è una idea tutta mia):

L’esperimento avvenne a Roma, sempre nel 1904. In un locale oggi scomparso, all’angolo di Santa Maria Maggiore con via Merulana, e cioè all’Arena Italia, dove era stato innalzato all’ombra di un grande pino un piccolo palcoscenico. Fu lì che Ettore Petrolini cantò alcune canzoni del tempo, mentre la macchina da presa e un grammofono riprendevano, contemporaneamente, l’una le mosse, l’altro la voce. Petrolini fu allora compensato con duecento lire e qualche giorno dopo il pubblico l’ammirò sullo schermo del Cinema Moderno, dove per l’occasione erano stati tesi vari fili elettrici, ben visibili quanto inutili, finte pile e condensatori, il tutto per impressionare il buon pubblico della nuova sensazionale invenzione.

Non è la prima volta che sento parlare di questo palcoscenico dell’Arena Italia, teatro di posa dei primi film di Alberini… Andiamo indietro nel tempo fino al 1914. Il nostro testimone è rientrato in redazione per scrivere il pezzo sulla prima visione a Barcellona (Spagna) di Histoire d’un Pierrot, produzione Celio, messa in scena di Mario Caserini, interpreti Francesca Bertini, Leda Gys, Emilio Ghione:

Ricordo che più o meno dieci anni fa, il mio carissimo amico il cav. Alberini cui nessuno può togliere il vanto di essere stato il papà (ahi, quanto prolifico!) dell’industria cinematografica italiana, volle riprodurre in film l’Histoire d’un Pierrot. In Italia non v’era ancora nessun teatro di posa: solo in Roma, fuori Porta San Giovanni, si stava costruendo per conto dell’Alberini quel primo teatro che fu poi… la culla della Cines.

Dove eseguire la cinematografia? … Incontro all’antica basilica di S. Maria Maggiore v’era una specie di caffè-concerto all’aperto; un largo spiazzo, poche fratte di mortella all’ingiro, qualche alberello rachitico… e, nel fondo, il palcoscenico dalla pittura scolorata e un vecchio pianoforte avvezzo alle intemperie… Fu là che il cav. Alberini portò la sua macchina da presa e che venne eseguito il primo negativo della Histoire d’un Pierrot. Vi era anche Mario Caserini; Pierrot era Bianca Visconti, Pochinet Mario Caserini.

Ma il negativo non venne mai pubblicato… Si era pensato che sarebbe stato facile regolarsi con i diritti d’autore, ma invece… (ricorda, comm. Re Riccardi?) la richiesta fu troppo gravosa per allora che il cinematografo era ai sui primi passi (che buoni garretti ha ora, eh?…) e il negativo venne sepolto nel fondo di un armadio.

Peccato… Su questa versione di l’Histoire d’un Pierrot, primo film della ditta Alberini & Santoni ho scritto tanto tempo fa… nel 2008. Adesso la domanda è: che fine ha fatto il film “sonoro” interpretato da Ettore Petrolini? Quanti film sono stati girati sul palcoscenico dell’Arena Italia?