La doppia vita di Madame Chaumont

manifesto Phono Cinéma Théatre 1900
Manifesto del Phono Cinéma Théatre 1900, François Flameng

Ovvero, i misteri di Parigi.

Dopo quello che ho raccontato nel post di qualche giorno fa, posso aggiungere che con ogni sicurezza Suzanne (Julienne Alexandrine) Mathieu, non è la Madame Chaumont “della quale parlano alcune storie del cinema”.

Cominciamo per chiarire dove ha preso Georges Sadoul questa informazione:

L’Exposition Universelle de 1900 voit la première réalisation du parlant.
C’est sur un écran français que se produisit la plus ancienne tentative d’harmonisation synchrone du cylindre-phono avec l’image-cinéma, forme primitive du film sonore.
M Auguste Baron en est l’auteur. Avant tous les autres, à ma connaissance, il a donné une âme au cinéma en le dotant de la parole et, si ma mémoire est fidèle, le brevet de sa découverte, le «patent», était enregistré dès l’année 1900 aux Etats-Unis.
Dans le modeste studio de la rue d l’Alma, à Àsnières, je deviens son collaborateur pour la prise de vues. Nous reproduisons ensemble des scènes d’operettes, chant et musique, ainsi que «vielles chansons de France», interpretées par des artistes de concert ou de music-hall.
(…)
Peu après, la Compagnie Générale Transatlantique s’interesse à un autre système, le Cinémicrophonographe. Un dispositif de commande électrique unique assure le déroulement synchrone de la parole et l’image. La Compagnie compte exploiter cette nouveauté, sous le nom du Phonorama, à son pavillon de l’Exposition.
En attendant l’ouverture de cette dernière, je filme pour le Phonorama quelques scènes de la vie parisienne, et toute une suite de tableautins sur «les cris de Paris».
Les bandes sont coloriées à la main dans les ateliers de Mme. Chaumont. Les travaux de développement et le tirage des copies sont assurés par les Etablissements Gaumont dont j’utilise les appareils.

Il ricordo è di Felix Mesguich nel suo Tours de manivelle, Grasset 1933, famoso operatore Lumière e molto altro.

Ecco Madame Chaumont delle storie del cinema, ma non è la nostra Suzanne (Julienne Alexandrine) Mathieu. E posso dimostrarlo senza nessuna ombra di dubbio. Mi riservo, per il momento, i dati.

Peccato perché era un indirizzo di ricerca molto promettente.

Nei primi mesi del 1901, i destini della giovane Mlle. Mathieu, in arte Mlle. Mercédes, l’operatore Mesguich, e certo M. Berst s’incontrano:

C’est à l’Olympia, sous la direction des frères Isola, que nous présentons désormais le programme du Phono-Cinéma-Thèâtre.
Cela ne va pas toujours sans difficulté. Je me souviens notamment, qu’un soir, jétais enfermé dans ma cabine, au premier étage, tandis que M. Berst était placé avec son phono à l’orchestre.

Non vi racconto il seguito per invogliarvi a leggere il libro di Mesguich, merita.

Mlle. Mercédes prendeva parte alla rivista Paris-Cascades, spettacolo di riapertura dell’Olympia da gennaio 1901. La foto pubblicata a p. 61 del libro Los 500 films de Segundo de Chomón, di Juan Gabriel Tharrats (Universidad de Zaragoza 1988), corrisponde al retro di un programma di sala dello spettacolo, quello pubblicato a p. 309 dello stesso volume. Non è un ritaglio di giornale. A proposito, la foto è di Eugéne Pirou, famoso fotografo-cineasta. E’ proprio lei.

Dicevo prima dei destini incrociati, perché da lì a pochi mesi, M. Berst (Jacques A. Berst) comincia a lavorare per la Pathé. Il 14 ottobre 1902, in qualità di “Un des Directeurs” de la Compagnie de Phonographes, Cinématographes & Appareils de Précision Pathé Frères invia a “Monsieur Segundo de Chomon, Poniente 61, 2°, 2a, Barcelone”, la prima lettera di conferma d’incarico per colorare i film della casa francese. La lettera è riprodotta, per esempio, a pagina 196 del volume Segundo de Chomón (maestro de la fantasía y de la técnica), di Carlos Fernandez Cuenca (Editora Nacional 1972).

L’incrocio di dati era perfetto: Suzanne (Julienne Alexandrine) Mathieu, Mlle. Mercédes del cartellone dell’Olympia, non è altra che Madame Chaumont, che fin dal 1900 (anche prima) si dedica a colorare i film.

Sembra un film di Louis Feuillade.

D’altra parte, confermava due teorie: dove e da chi aveva imparato Segundo le tecniche di colorazione dei film (Parigi, Mathieu, ovvero Madame Chaumont); e l’inizio delle “buone” relazioni di Segundo de Chomón con la Pathé, grazie alle relazioni di Madame Chaumont con il mondo del cinema.

Ma dov’è Segundo de Chomón nel 1901?

Dirò solo che nel mese di giugno di quell’anno arriva a Parigi un giovane e intraprendente catalano: Alberto Marro i Fornelio.

Alla prossima…

Segundo de Chomon mago misterioso

Leone, Segundo, un amico di famiglia, Susanna, in piedi Camillo
Leone, Segundo, un amico di famiglia, Susanna, in piedi Camillo, nella casa di Via Vignale 3, a Torino

Le ricerche intorno alla vita e la carriera dei personaggi legati alla storia del cinema muto non finiscono mai. Mancano i film, i documenti, le testimonianze attendibili. Il più delle volte si finisce per costruire leggende. I pionieri della storiografia cinematografica, nel peggiore dei casi, si sono affidati alla loro memoria, e nel migliore ai pochi documenti rimasti. Se a questo aggiungiamo le difficoltà per pubblicare qualsiasi nuova ricerca (e non parlo soltanto dalle solite difficoltà del mercato editoriale), dell’assoluta mancanza di appoggio e di soldi, e “last but not least” la ostinata chiusura di certi archivi, disponibili soltanto per qualche raccomandato, l’impresa dovrebbe scoraggiare in partenza i ricercatori più entusiasti.

Fortunatamente non tutti.

Da qualche anno ho intrapreso una ricerca intorno ad una serie di personaggi “senza fissa dimora”, e cioè quelli che fin dai primi tempi del cinematografo hanno lavorato dentro e fuori le frontiere del loro paese di origine. Lo so, sono molti. Per questo ho ristretto la ricerca a Italia – Francia – Spagna. Anche così sono molti e ho dovuto scegliere.

Alcuni sono perfetti sconosciuti nel paese di origine, dimenticati in quello di adozione. Altri sono ben conosciuti a livello internazionale. Ma non abbastanza, in tutti i casi rimane sempre una zona d’ombra e di mistero sulla loro vita ed il loro contributo.

Dalle ricerche incrociate tra le fonti dei diversi paesi è normale che escano fuori informazioni di ogni tipo, molte volte in perfetta contraddizione fra di loro: le diverse lingue, le traduzioni… Ma non avrei mai immaginato le sorprese che mi serbava la storia di Don Segundo de Chomón.

Cominciamo per i dati di nascita: Segundo, Victor, Aurelio, nato in Teruel, 17 ottobre 1871, ore 23,15, calle Chantria 6, figlio di Isaac Chomón Gil (Aranda de Duero, Burgos) e di Luisa Ruiz (Calamocha, Teruel). Sicuramente il nome Segundo era in ricordo del nonno paterno. Questi primi dati, sono stati riportati molte volte e sembrano degni di ogni fiducia. Perfetto.

Dal 1871 l’unica informazione disponibile è una nota pubblicata sul quotidiano La Vanguardia, quotidiano di Barcellona il 23 settembre 1892:

La Commissione Provinciale ha rilasciato per il 27 del presente mese, alle 9 del mattino la delibera di latitante contro Segundo Chomón Ruiz, in lista di leva per l’ anno 1890.

Dal 3 maggio 1897 a ottobre 1899, Chomón si arruola come volontario, si imbarca nel vapore San Fernando il 5 maggio, destino Cuba, Battaglione Telegrafi, 6a compagnia. Secondo i documenti militari risiede in Barcellona. Anche questi dati sono stati riportati più volte, anche questi affidabili.

Quindi andiamo avanti fino al 1902:

Miercoles 12 febrero: Jueves estreno en este Cinematógrafo (Martí) de la pelicula de 500 metros, Barba Azul, el mejor ejemplar presentado en Barcelona, iluminada esprofeso, espléndidamente por el reputado iluminador de películas D. Segundo de Chomón.

Questa pubblicità, con qualche variante, compare in diversi quotidiani di Barcellona. Il nostro, che  ha compiuto 30 anni, è diventato un reputado iluminador de películas.

Sulla traiettoria professionale e privata di Segundo de Chomón, prima di questa notizia, la versione più quotata parla di studi di ingegneria (dove, quando?), dell’interesse per la fotografia prima dell’incontro con il cinematografo, secondo alcuni fu addirittura testimone delle prime proiezioni a Parigi dei Lumière.

Proprio a Parigi l’incontro (romantico) con Julienne Alexandrine Mathieu, sul secondo cognome di lei troviamo diverse versioni: Mouloup, Molup, nata a Saint Sauveur-en-Puisaye, Yonne nel 1874. E qui altri dubbi sulla data: 21 agosto, 21 settembre, e sulla professione: artista lirica, vaudeville, teatro e operette.  Secondo i documenti militari Segundo era sposato. Il nipote Piero proponeva qualche dubbio, ma Julienne è diventata la moglie di Chomón, madre dell’unico figlio Robert, nato a Parigi il 31 gennaio 1897.

Grazie a lei, ed ai suoi contatti, Chomón entra nel mondo del cinema. Mentre lui è a Cuba, Julienne inizia a lavorare nel cinema come attrice  (Gaumont, Pathé, Méliès), e nell’atelier di Madame Thuiller che colora i film di Méliès. Qualcuno aggiunge che Julienne non è altro che la Madame Chaumont “della quale parlano alcune storie del cinema”, citando Sadoul.

Nella primavera di 1901, autunno secondo altri, e nel 1902 secondo altri ancora, Chomón e la sua famiglia (Julienne, Robert, Leone, madre di Julienne, e  due sorelle), traslocano a Barcellona, impiantando un laboratorio per la colorazione delle pellicole e l’inserimento di titoli e didascalie delle pellicole straniere tradotte in castigliano: indirizzo Calle Poniente, numero 61 (oggi Carrer Joaquin Costa).

Di questo primo soggiorno di tre anni (quattro secondo altri) a Barcellona della famiglia Chomón non rimane altro che alcune lettere della Pathé, nessuna fotografia familiare o ricordi di scuola del figlio Robert.

Lo stesso per il secondo periodo a Barcellona dal 1910 al 1912. Niente.

Gli unici documenti fotografici familiari, sempre gli stessi, corrispondono al periodo torinese (1912-1925), ed una foto a Parigi di Chomón con il nipote Piero verso il 1928.

Cercando di ricostruire il percorso di Chomón da Barcelona a Parigi, le prime esperienze nel cinema, il possibile contributo di Julienne alla sua carriera, ho trovato alcuni documenti che hanno completamente rovesciato la ricerca iniziale.

Delle perplessità per la mancanza di documenti fotografici ho detto sopra. Vediamo adesso alcuni documenti ufficiali che ho trovato nella mia ricerca.

Secondo il registro di stato civile di Parigi, il 31 gennaio 1897 alle 3 del mattino, nasceva Camille Robert Mathieu, figlio di Julienne Alexandrine Mathieu, di 22 anni di età, artista lirica, e di padre “non denommé”. Fra i testimoni la madre di Julienne, Leone Anaïs Monloup, vedova, senza professione.

Lo stesso registro riporta un’annotazione al margine: Riconosciuto a Torino (Italia) il 25 agosto 1925 da Segundo Chomon-Ruiz (col trattino in mezzo), e sotto aggiunge: Riconosciuto a Parigi 9e arrondissement, il 1° agosto 1928 da Julienne Alexandrine Mathieu. E ancora, morto a Torino (Italia) il 12 ottobre 1957. Atto trasmesso a Torino il 3 maggio 1958.

La data del 1925 non è un errore di scrittura del post. Camillo, senza il secondo nome Robert (Roberto), è sepolto al cimitero di Sassi in Torino come Chomon-Ruiz, insieme alla prima moglie, Margherite Bourgeois.

Nell’Anagrafe di Torino ho trovato l’iscrizione di Susanna Mathieu, vedova Chomon-Ruiz (ancora il trattino), cittadina francese, professione casalinga, iscritta dal 1° dicembre 1921, madre Leone Anaïs Monloup, padre Francesco, nata a Saint Sauveur-en-Puisaye, Yonne, 21 settembre 1874.

Qualche chiarimento sul cognome Chomon-Ruiz. Segundo de Chomón aveva aggiunto il “de” per aggiungere un certo tono aristocratico al suo cognome, e va bene. Suo padre si chiamava Isaac Chomón (cognome paterno) e Gil (cognome materno). Suo figlio invece era Segundo Chomón Ruiz, perché Ruiz era il cognome di sua madre: Luisa Ruiz. Quindi il cognome, doppio cognome se volete, di Camillo Robert dovrebbe essere Chomon Mathieu, mai Chomon Ruiz, meno ancora Chomon-Ruiz.

Nota triste. Il nipote Piero Chomon raccontò a Juan Gabriel Tharrats che Julienne era morta nell’oblio a Chieri, dove la famiglia affittava una casa, nel 1944. Julienne è morta certamente nell’oblio e nell’Ospizio della Carità a Chieri il 1° dicembre 1943. Era residente nel Cottolengo, Piccola Casa della Divina Provvidenza dal 24 febbraio 1941.

Ringrazio e ringrazierò ancora nella pubblicazione a tutto il personale degli archivi comunali di Barcellona, Torino, Chieri e Parigi per l’inestimabile aiuto in questa ricerca.

A seguire…

Galileo Galilei – Ambrosio 1909

lydia de roberti
Lydia de Roberti

L’azione si svolge nella prima metà del XVII secolo. Galileo è intento ai propri studi preferiti, mentre nella sua casa un suo domestico tenta di sedurre la figlia dello scienziato: respinto, il servo denuncia il padrone al Santo Uffizio. La casa di Galileo viene perquisita, se ne asportano gli scritti, la figlia viene arrestata e poi rinchiusa in un convento di suore. Il tribunale dell’Inquisizione trova contrari ai dettami della religione gli scritti di Galileo: ordina che siano bruciati e costringe lo scienziato a rinnegare le proprie teorie. Nell’ultima scena Galileo, cieco, circondato da pochi amici devoti, è morente fra le braccia della figlia, alla quale hanno consentito di accorrere ad abbracciarlo per l’ultima volta.

Produzione S. A. Ambrosio 1909 (Serie Oro)
Messa in scena di Luigi Maggi, Arturo Ambrosio.
Soggetto di Arrigo Frusta.
Operatore Giovanni Vitrotti.
Interpreti: Oreste Grandi, Luigi Maggi, Lydia de Roberti, Umberto Mozzato, Mirra Principi.

Film restaurato dalla Cineteca del FriuliMuseo Nazionale del Cinema a partire da un copia nitrato donata da Armando Giuffrida, 35 mm, safety, negativo, b/n, 192 m. in lingua italiana.

Ritrovato, restaurato e invisibile per Armando Giuffrida (e questa che scrive) che ha donato (gratis) la copia alla Cineteca del Friuli….

Insomma, no comment…