Sono trascorsi ormai più di tre anni dal progetto Cabiria & Cabiria — al quale ho avuto l’onore di collaborare — promosso dal Museo Nazionale del Cinema di Torino – Fondazione Maria Adriana Prolo, un progetto di ricerca e restauro intorno alle due versioni del mitico Cabiria, quella muta del 1914, e quella sonorizzata del 1931. Come sanno tutti quelli che seguono con attenzione le avventure di questo mitico colosso del cinema italiano, restano ancora da risolvere alcuni misteri, sopratutto per quel che riguarda la versione originale del 1914. In poche parole, non è stata ritrovata ancora una copia originale di questa versione, una copia completa. Sembra facile, vista la popolarità del film e la quantità di copie distribuite in tutto il mondo, ma che fine abbiano fatto queste copie resta un mistero.
Dal post Ricerca di Cabiria versione 1914 in questo sito, 22 novembre 2009
Ancora alla ricerca di Cabiria, versione 1914… Per il momento senza risultati. Nel frattempo ho “ritrovato” una quantità abbastanza rispettabile d’informazioni sulle copie in giro per il mondo.
Nel 1925, la ditta Sciamengo & Pastrone incarica alla Cinestampa di Torino la ristampa (dal negativo originale) di alcune copie dei vecchi film dell’Itala, dietro a richieste come questa:
Udine, 12 maggio 1925
Stim. Signor Ing. Carlo Sciamengo – Via Giovanni Lanza N° 75 – Torino
Avendo ricevuto l’indirizzo dal sig. Cav. Cavallaro di Torino, mi permeto (nell’originale) a chiederle se mi potrebbe fornire di una copia del film CABIRIA e a quale prezzo avendo intenzione di acquistare una copia per il Veneto.
Come pure se tiene il negativo di Maciste avrei pure intenzione di acquistare qualche coppia (sic. copia).
In tale attesa di un pronto riscontro passo per tanto a riverirla.
Devotissimo p. E. Campagnari – Udine
Per qualsiasi ulteriore notizia su queste copie, sono qui. Grazie anticipate!
Alberto Capozzi, Diana Karenne, Damina di porcellana 1917
La storia: Un poeta, passando dinanzi ad un negozio d’antiquariato, viene attratto da una stupenda “damina di porcellana” in grandezza naturale; la acquista e se la porta nel suo studio. Il grazioso bibelot, al contatto poetico si risveglia. Ma si trova ben presto di fronte a un’altra “damina” in carne ed ossa, l’amica del poeta. Costei è una donna ardente come la lava di un vulcano e non gradisce l’intrusione. E chi si trova tra i due fuochi è proprio il candido poeta. Ma la damina di porcellana ha anche molto buon senso e saprà non solo salvarlo delle ire funeste della spodestata amica, ma farsi sempre maggior spazio nel cuore del suo Pigmalione.
Ecco la descrizione del film da un volantino pubblicitario. Secondo voi, si parla del mito di Pigmalione? Invece, secondo la stampa dell’epoca: “Questa Damina di porcellana è figlia degenere e bastarda di quel Bug, l’uomo d’argilla (Der Golem, 1914, di Henrik Galeen; n.d.r.), che oltre al torto di essere tedesco (ricordarsi che siamo nel 1918; n.d.r.), ha anche sulla coscienza una generazione di aborti, fra i quali Il Fauno, di Febo Mari, è il capostipite.”
Fermi così, parte di questa “recensione”, del 1918, potete leggerla nel volume Il cinema muto italiano 1917, Vittorio Martinelli (Bianco e Nero 1991).
Secondo questo volume, la produzione sarebbe Novissima Film (visto che c’è Emidio De Medio!), invece è una produzione Karenne Film, soggetto dalla commedia di Giuseppe Adami, sceneggiatura e regia di Diana Karenne, Edizioni Cav. Emidio Di Medio (distribuzione).
Allora, abbiamo un film prodotto dalla Karenne Film in più, ma…secondo voi, leggendo la descrizione del soggetto: ispirato a Pigmalione o Der Golem?
Martedì scorso, tre palazzine dei mitici Pickfair Studios, Santa Monica Boulevard angolo Formosa Avenue, sono state demolite senza pietà in mezzo alle lacrime e le proteste di molti cinefili… Se volete leggere di più su questa storia, ecco a voi il link: Save the Pickfair Studios
Riflettendo su questa notizia mi è ritornata in mente una fotografia pubblicata su Flickr qualche tempo fa: questa: Una magica Porta dei Leoni nascosta nella Bovisa. Quasi un miracolo perché dei vecchi teatri di posa italiani ai tempi del muto è rimasto in piedi poco o niente… Per raccontarvi dell’Armenia Film, andiamo indietro nel tempo…
Milano 1910. Poiché lo stabilimento ereditato dalla S.A.F.F.I. Comerio non è più in grado di far fronte allo sviluppo dell’azienda, la Milano Films acquista un terreno di diecimila ettari nei pressi della Bovisa, a Via Baldinucci, sul quale cominciano i lavori per un teatro di posa. L’edificio misura circa 650 mq. e può garantire la lavorazione giornaliera di 15.000-20.000 metri di pellicola. Il teatro entra in funzione nel maggio 1911. Accanto al teatro di posa il laboratorio per la stampa.
Teatro di posa e laboratorio stampa della Milano Films 1911
Maggio 1917. Nasce l’Armenia Films, nuova Ditta di produzione-noleggio-acquisto-vendita di films cinematografiche, del sig. Johannes H. Zilelian. La Ditta occupa una parte dei terreni appartenenti alla Milano Films, e costruisce a sua volta due nuovi teatri. Johannes H. Zilenian aveva finanziato e distribuito la Serie Armenia della Milano Films, prodotta nel 1916.
Milano 1933. « Ho voluto ripercorrere in tram la via delle Bovisa per rendermi conto delle trasformazioni sopravvenute in tanti anni, e per aver tutto il tempo di convincermi che davvero tornavo alla Milano Film, oggi Elios, ad assistere di nuovo, dopo tanto, a una ripresa cinematografica fatta a Milano, e fatta con serietà di propositi.
Il tram non è più quello, anche se porta lo stesso numero 9, quel numero così noto e caro a tanta gente d’allora, celebrità in boccio e celebrità in fiore, umili comparse, direttori artistici d’ogni calibro, operatori, macchinisti, lavoranti del film: molti scomparsi dai teatri di posa, pochi sopravvissuti, qualcuno scomparso addirittura dal teatro della vita. Questo d’ora è un tram nuovo, comodo, ben molleggiato, con sedili di velluto rosso, come tutti gli altri della città. Lungo il percorso, altri cambiamenti: strada asfaltata o lastricata, case dalle facciate ripulite, edifizi nuovi, aspetto generale fiorente e ridente. Al capolinea del tram, una piazza rotonda, illeggiadrita al centro di una fontana che, se anche non ha nulla di monumentale, è tuttavia un segno di questo rinnovamento edilizio di Milano, che per le fontane non aveva avuto mai spiccata simpatia.
Quante cose sono mutate! e, ciononostante, io sento correre ancora su una strada amica, nota anche nelle cose che ignoravo, salutato da una facciata, là da un riquadro di giardino, altrove da un fumaiolo, dall’insegna di una bottega, da una siepe, da un ciuffo d’alberi bassi, con lo stesso saluto di tanti anni fa. » effeemme(Kinema, novembre 1933)
Milano 1934. Sull’ampio terreno adiacente a gli stabilimenti della Milano Film, e precisamente su quello dove un tempo sorgevano i due teatri di posa dell’America Films (sic. Armenia Films) e i vari fabbricati adibiti a gli uffici ed ai servizi accessori — teatri che erano stati adibiti ad alloggi provvisori per gli sfrattati — stanno sorgendo ora i nuovi e modernissimi teatri di posa sonori di una Editrice di recentissima costituzione, la Nazional Fono Film. Saranno ancora due capacissimi teatri, attrezzati, come s’è detto, per le esigenze del film sonoro. (Kinema, gennaio 1934)