L’Istituto Catalano delle Industrie Culturali (ICIC) ha aperto un concorso internazionale scegliere il nuovo direttore della Cineteca di Catalogna con sede a Barcellona, Spagna. Il pensionamento dell’attuale Direttore, Roc Villas ha motivato la convocazione del concorso.
Questo concorso internazionale ha come principale obiettivo che la futura direzione apra una nuova tappa di sviluppo per la Cineteca di Catalogna grazie alle possibilità che offrirà la nuova sede nel quartiere del Raval di Barcellona, affrontando le sfide che impone la nuova cornice tecnologica e concettuale nella quale forzosamente si dovrà sviluppare la cinematografia dal secolo XXI. Il futuro progetto, erede della storia e delle attività tradizionali di diffusione, archivio e conservazione della Cineteca, e contemporaneamente, esplorare le nuove frontiere della cinematografia e gli audiovisivi.
Secondo le basi del concorso, le persone interessate dovranno presentare, oltre al curriculum e la documentazione accreditante dei meriti esposti, una relazione-memoria che profili le linee generali del suo progetto per la Cineteca per i prossimi quattro anni. Questa memoria dovrà definire gli oggettivi della Cineteca di Catalogna nel contesto attuale, determinando un progetto di attuazione dove si specificano le linee che si vogliano sviluppare in ognuna dalle attività della Cineteca, conservazione, diffusione e documentazione.
Il concorso è aperto a candidati di qualunque stato membro dell’Unione Europea o con residenza legale in Spagna che accreditino formazione e conoscenza sufficienti come specialisti in cinema e nel settore audiovisivo, come una traiettoria ed un’esperienza significative in direzione o gestione di equipaggiamenti culturali simili.
Le candidature saranno analizzate per una commissione designata dal Consiglio di Amministrazione dell’ICIC, composto da persone rilevanti nel mondo degli audiovisivi e le arti ed anche per esperti nazionali ed internazionali in cinematografia e cineteche.
Il termine di presentazione di candidature termina il prossimo 27 di novembre.
La risoluzione del concorso è prevista per finali di anno e l’incorporazione del nuovo Direttore o Direttiva, per gennaio di 2010.
Altre informazioni in catalano, spagnolo, inglese nella pagina dell’ICIC
Martedì 6 ottobre, ore 9,00. Primo film della sezione Riscoperte, Kurotegumi Sukeroku (1929), interprete Kazuo Hasegawa è una vera chicca per gli amanti del cinema giapponese in generale, e per gli ammiratori di Hasagawa in particolare perché, come ricorda il catalogo delle Giornate: “la maggior parte dei film di Hasegawa con la Shochiku Company è andata perduta”. Kazuo Hasegawa, nome d’arte Chojiro Hayashi, interpreta il ruolo di Kukeroku, famoso eroe del Kabuki. Ritrovato e restaurato dalla Film Preservation Society di Tokio con il prezioso aiuto di Kiyo Hasagawa, figlia del grande Kazuo. Al pianoforte Mie Yanashita.
Sedici minuti dopo, Eine Versunkene Welt (1922), diretto da Alexander Korda, interpreti principali Alberto Capozzi e Maria Palma, futura Maria Korda. La traduzione del titolo originale tedesco sarebbe: Un mondo che sprofonda, ma in Italia hanno preferito S.A. Il Principe Rosso, prendendo sicuramente lo spunto dalla frase di uno dei marinai per definire il Duca Peter, interpretato da Capozzi. Nelle ultime scene del film, più che un principe rosso, sembra un lontano parente di Nosferatu, in contrasto con la splendida e luminosa Maria Palma (non ancora Korda), che nel film interpreta il ruolo della donna per la quale il Duca rinuncia ai privilegi aristocratici di una corte molto tetra stile austroungarico vista da Fritz Lang. Dico questo per evitare che qualcuno immagini una corte austroungarica in stile Ernst Marischka , quello della famosa serie sulla imperatrice Sissi. Altri riferimenti cinematografici sono le inquadrature dei marinai, uniformi bianco nucleare, inquadrature stile Potemkin. Il marinaio italiano che nel film seduce la donna del Duca, interprete l’ungherese Michael Varkonyi, sarebbe piaciuto a Cocteau. E con questo finisco. Al pianoforte Philip Carli.
Il primo titolo della sezione Dive, Teatro Verdi ore 10,30, era Wenn Das Herz in Hass Ergluht (1918), diretto da Kurt Matull, protagonista la diva Pola Negri. Traduzione del titolo: Quando il cuore arde di odio, titolo italiano: Vampa d’odio, che secondo me non rende bene l’idea e propongo di cambiare in: Un serpente è il migliore amico di una donna, oppure Quando un cuore arde d’odio ricordati di avere un serpente a portata di mano. Questo film venne presentato per la prima volta alle Giornate nel 1994 con un titolo errato, sono cose che nella storiografia cinematografica succedono spesso. Non si finisce mai d’imparare… Il film? Il film presenta una giovanissima Pola Negri (21 anni), molto bella e disinvolta. Aspettiamo l’uscita in DVD. Al pianoforte del Verdi John Sweeney.
Seguiva Amore senza stima (L’avvoltoio?). Ancora sezione Dive, film con Francesca Bertini. Bel restauro, frammento di 47 minuti, eseguito al laboratorio Prestech di Londra in 4K. Al pianoforte Antonio Coppola.
E qui chiude questa cronaca di Pordenone, grazie infinite alla cortesia di David Robinson, Livio Jacob e tutto lo staff del festival. Spero che capirete, sono, e rimango, sempre un cinefile inguaribile.
Mi dispiace ma non ho gradito il contegno di certe persone, hanno messo il mio nome in una didascalia (quasi una beffa) in relazione ad un film dove io, per quel che riguarda le ricerche non ho avuto più a che vedere dai tempi del Non solo dive…pioniere del cinema italiano, qualche anno fà. Ho chiesto di levare il mio nome dalle mega didascalie nei ringraziamenti di Amore senza stima (L’avvoltoio?)…. Niente da fare. Questo sito, che prima si chiamava In Penombra Archivio del Cinema Muto e aveva il suo indirizzo internet (dal 2003) è stato oscurato da qualcuno… Non capisco come mai un rappresentante (e finora amico) di una cineteca (italiana, e non quella di Milano, che vanta 1.000.000,00 di euro di consulenze l’anno secondo il pubblico bilancio, ma assicura che lui non ha mai pagato nessuno! Tutto gratis!) non considera affatto il mio lavoro e può dirmi al telefono, a proposito del fatto che siano spariti i miei siti: “Hanno fatto bene, io ti avrei fatto causa!”… Hanno fatto bene chi? Causa per cosa? Questo sito, d’ora in avanti si occuperà sempre dei film muti ma non soltanto dei film italiani. Buona visione (cineteche italiane permettendo, e cioè speriamo che le cineteche italiane aprano veramente le porte) del cinema muto a tutti!
Poche settimane fa, nel corso delle Giornate del Cinema Muto di Pordenone, mi domandavano se potevo segnalare un film “muto italiano e garibaldino”, un film storico-epico, che meritasse una edizione in DVD. Ed io consigliai La cavalcata ardente fidandomi dei racconti di Vittorio Martinelli, perché il film non sono riuscita a vederlo (torna Vittorio, tutto ti è perdonato, mi manchi!).
La cavalcata ardente è una coproduzione italo-germanica (SAIC-Westi), scritta e diretta da Carmine Gallone, collaborazione alla messa in scena di Giuseppe Forti e Filippo Folchi; operatori Alfredo Donelli, Emilio Guattani.
I costumi indossati da Soava Gallone (più di 20) sono di Paul Poiret, e secondo i pettegolezzi dell’epoca il costo superò la paga di tutti gli interpreti del film, Soava compresa. La produzione fece le cose alla grande anche per i manifesti firmati Riccobaldi, Corbella e Ballester, i migliori cartellonisti sulla piazza. Il film ebbe un grande successo fin dalle prime proiezioni, proiettato un po’ ovunque poi in occasione di feste patriottiche. Nei primi anni trenta uscì una versione sonorizzata, a carico dello stesso Gallone, col titolo Passione garibaldina. Secondo i fortunati mortali che hanno potuto vederlo dopo il restauro di L’immagine ritrovata, da una copia della Cineteca di Losanna, il film “è molto al di sopra della produzione italiana degli anni Venti” (Vittorio Martinelli in Za la Mort – Ritratto di Emilio Ghione, Cineteca di Bologna 2007). Altra copia del film (1800 metri), non so se restaurata o meno, è alla Cineteca Italiana di Milano.
Ecco l’argomento: Napoli 1860. Nell’antica famiglia dei Montechiaro, legata ai Borboni, Pietro (Amerigo Di Giorgio), il figlio maggiore, è il capo delle forze reali mentre sua sorella Grazia (Soava Gallone), promessa in sposa all’anziano Principe di Santafé (Emilio Ghione), è segretamente innamorata di Giovanni Artuni (Gabriele De Gravonne), patriota e rivoluzionario.
Artuni sfugge ad una imboscata e si nasconde presso il brigante Pasquale Noto (Raoul Van Riel). Il quale, mascherato insieme ai suoi compagni, partecipa alla “cavalcata ardente”, una corsa a cavallo con le fiaccole nel parco della villa dei Montechiaro, dove ha luogo la festa per il fidanzamento ufficiale di Grazia.
Si scatena una spietata caccia all’uomo. Grazia si nasconde in un convento, mentre Giovanni cerca di raggiungere l’esercito di Garibaldi (Ciro Galvani). Ma, riconosciuto da un traditore, viene arrestato dalla polizia borbonica, immediatamente processato e condannato a morte. Grazia intercede per la sua vita, cedendo al ricatto del vecchio Santafé. Mentre vengono celebrate le nozze tra Grazia ed il Principe, Giovanni e la sua vecchia madre (Jeanne Brindeau) vengono accompagnati al confine. Ma Garibaldi è ormai alle porte, l’esercito borbonico si ribella e, nel tentativo di arginare l’avanzata, Santafé cade in battaglia.
Con l’ingresso a Napoli dell’esercito delle camicie rosse Grazia e Giovanni realizzano il loro sogno d’amore.
Recensione della prima romana:
Una serata davvero magnifica quella di ieri sera al Supercinema con La cavalcata ardente, scritta e diretta da Carmine Gallone. La serata era a beneficenza dei reduci garibaldini, che in camicia rossa assistevano numerosi, e fu iniziata da ottima musica, eseguita dalla Banda dei RR Carabinieri.
Sullo sfondo dei moti garibaldini del 1860 e della conquista di Napoli, La Cavalcata ardente fa rivivere una storia d’amore, dove i sentimenti del patriottismo si fondono con quelli della passione.
Il successo è stato magnifico. E dobbiamo riconoscere che Soava Gallone, Emilio Ghione, Raoul Van Riel, De Gravonne, madame Brindeau, Di Giorgio e Ciro Galvani sono stati perfettamente a posto nelle loro parti. Ottimi gli ambienti, perfetta la fotografia e veramente ammirati i movimenti di masse e le ricostruzioni storiche degli ambienti e degli avvenimenti. La sala del Supercinema era stata, per l’occasione, trasformata in una vera serra di fiori.
Fra gli intervenuti abbiamo notato, oltre al senatore Cremonesi, Regio Commissario, numerose personalità dell’arte, della politica e dell’aristocrazia romana: l’Ambasciatore di Germania e il Console di Polonia. Il senatore Cremonesi si è vivamente complimentato col cav. Gallone e l’Ambasciatore di Germania ha voluto congratularsi col dott. Ilia Salkind e col sig. William Karol della Westi, ai quali, insieme con la SAIC, diretta dal presidente comm. Dott. Giacomo Rattazzi si deve questa iniziativa e l’esecuzione della film. Speriamo che questa intesa sarà feconda nell’avvenire della cinematografia italiana.
Soava Gallone e tutti gli altri esecutori del film che erano presenti, sono stati festeggiatissimi.
Pochi giorni dopo, a Torino, il film fu proiettato in prima visione “privatissima” a Villa Savoia.
Una scena del film
Una curiosità: Ilia Salkind dovrebbe essere un parente del produttore del primo Superman.