Francesco Bonfigli pioniere italiano ed egiziano

Programma Cinema Empire, Port Said 1922
Programma del Cinema Empire, Port Said 1922

« Un giorno Gabriele d’Annunzio scrisse delle meravigliose parole per quei forti coloni che emigrando dalla patria forse troppo povera, si recano nelle terre lontane ove la ricchezza ambita si ammassa quotidianamente con un rude lavoro ed è da questi italiani usata largamente a dar lustro e decoro alla patria lontana. Queste parole noi vorremmo oggi ripetere per Francesco Bonfigli, ma nelle nostre mani la prosa smagliante di Gabriele d’Annunzio impallidisce e si sforma per cui ci limitiamo a rivolgere un modesto ma vibrante saluto al valente cinematografista che oltre ad essere stato un pioniere della nostra industria ha saputo all’estero far vivamente apprezzare l’ingegno e l’attività italiana.

Il Bonfigli incominciò in Italia la sua magnifica ascesa. A Livorno ebbe l’audacia, nel 1902, di riprodurre le prime films di Lumiere, dodici metri al massimo, che riproducevano il viaggio dei Reali d’Italia a Parigi. Dopo, portando dei genialissimi perfezionamenti tecnici, fotografici e artistici al cinematografo, dette dei magnifici spettacoli alla Sala Umberto I di Roma, ottenendone un tale successo da meritarsi l’iscrizione nell’albo d’oro degli uomini illustri.

Nello stesso anno, in seguito alla morte di suo zio, Monsignor Gaudenzio Bonfigli, Arcivescovo di Alessandria, egli si recò in Egitto, dove la sua indomabile attività trovò il campo più fertile ed il successo più sicuro.

Il Cinema Radium, di cui il Bonfigli fu l’ideatore ed è il proprietario, è una delle più complete eleganti, ricche sale di proiezione, nelle quali si riversa il gran pubblico cosmopolita della metropoli egiziana. Nello stesso tempo il cav. Bonfigli ha impiantato una grande casa di edizione di films. La sua produzione ha completamente conquistato i mercati stranieri ed è apprezzatissima per una tecnica ultra moderna dovuta alla genialità di quest’uomo meraviglioso. Ora Francesco Bonfigli è venuto a passare qualche mese in Italia. La cinematografia italiana in tutti i suoi migliori esponenti dovrebbe rendergli onore. Di uomini simili ne abbiamo molto bisogno specie in questo periodo di crisi che si supera soltanto con l’intenso lavoro e con larghezza di vedute. Nel salutare questo magnifico italiano ci auguriamo ch’egli abbia a consacrare un po’ della sua mirabile attività anche nel proprio paese.»

Di Francesco Bonfigli, casa di produzione (ripresa di attualità cinematografiche), commercio film e Cinema Radium (Rue Borsach 20, El Cairo), non ho molte notizie, ma considero che il suo contributo sia molto importante. So che ha mantenuto buoni rapporti, con alcune case francesi ed inglesi. Non so che fine abbia fatto, la sua famiglia, ecc.

Altre notizie su questo pioniere? Scrivetemi.

La Nave – Ambrosio Zanotta 1921

la nave
Disegno di Riccobaldi per il film La Nave (1921) archivio in penombra

Rimanendo nella 4a edizione delle Giornate del Cinema Muto di Pordenone (1985), insieme a Consuelita del quale parlavo nel post precedente, tra gli eventi musicali del festival c’era nientemeno che la seconda versione cinematografica di La Nave di Gabriele D’Annunzio. Una produzione, o meglio una super-produzione della storica casa Ambrosio di Torino, aiutata nell’oneroso impegno dalla casa Zanotta di Milano, anno di grazia 1921. In realtà 1919-1921, due anni di lavorazione.

Le cronache dei tempi nostri affermano che fu un flop sensazionale, una crosta come direbbe un famoso storico-critico-ricercatore-attore, e nei ultimi tempi presentatore a Mediaset di cinema ritrovato (accidenti! anche lui con lo stesso titolo…). Vediamo invece cosa ci racconta un quotidiano dell’epoca:

La Nave al Cinema Modernissimo e al Quattro Fontane di Roma

Il commento cinematografico de La nave di Gabriele D’Annunzio segna indiscutibilmente una data nella storia artistica della cinematografia italiana. Si tratta di un lavoro che sia per il soggetto di grandiose proporzioni, sia per la qualità degl’interpreti, sia per la superba ricchezza della messa in scena, si impone alla considerazione del pubblico e — malgrado i suoi difetti — solleva le sorti della cinematografia.

Riservandoci di dare un accurato giudizio sulla grande evocazione dannunziana, riproduciamo quello del Tempo che, secondo noi, è fra i più esatti apparsi nella stampa romana.

« Questo commento cinematografico, secondo la definizione della Casa Editrice, alla tragedia d’annunziana, è fatto col più attento rispetto dell’opera del poeta e con la cura scrupolosa di non offuscarne mai gli intendimenti artistici; il che sarebbe certamente accaduto se la riduzione avesse concesso, per amore di più facili effetti, a quel gusto popolaresco da cui sono inquinate di solito le traduzioni cinegrafiche dei lavori letterali a sfondo storico o leggendario. C’è dunque nel commento un lodevolissimo senso di misura e di sobrietà, che costituisce la ragion prima della sua efficacia, e, in complesso, si può veramente affermare che, anche sotto l’aspetto cinematografico, La Nave sia un’opera riuscita. A nostro avviso, difetta però in essa la parte stilistica e formale: avrebbe cioè dovuto essere più studiata e intensa la tecnica cinefotografica (che è appunto la forma, lo stile del film e dipende quindi dalla direzione artistica) per corrispondere, pur con i mezzi diversi di cui la cinematografia si deve necessariamente servire, all’altezza, complessità e raffinatezza della forma letteraria di questa come di ogni altra opera dannunziana. La riduzione si sarebbe certo avvantaggiata da una maggiore ingegnosità di accorgimenti e di espedienti tecnici; da una più ricca virtuosità, insomma, di espressione visiva. Da cui sarebbe stato senza dubbio dissipato anche quel senso di squilibrio, che, talvolta, nonostante la dignità sostanziale delle scene e dei quadri, si stabilisce tra la perfetta letterarietà delle diciture, o titoli che dir si voglia, e il semplicismo meccanico con cui i quadri e le scene corrispondenti sono realizzati.

La interpretazione di Ida Rubinstein (Basiliola) è veramente ottima. Da Galaor, nella parte di Marco Gratico, avremmo desiderato una varietà e una forza di espressioni che mancano al gioco della sua fisonomia. Migliore, ci è parso, sotto questo aspetto, il Galvani (Sergio Gratico). Molto bene la Tarlarini nelle vesti di Ema. Discreti gli altri.

In conclusione, si tratta di uno spettacolo che ha molti elementi di bellezza e di nobiltà, e dobbiamo essere grati alla Casa Ambrosio (già benemerita, sotto tanti aspetti, della cinematografia italiana) di aver voluto e saputo far vivere anche sullo schermo il vibrante poema della celebrazione adriatica ».

Messa in scena, aggiungo io, D’Annunzio Gabriellino e Roncoroni Mario, operatore Narciso Maffeis.

Commento musicale Ildebrando Pizzetti. E fu con questa musica, eseguita la pianoforte, che i fortunati spettatori di Pordenone riuscirono a vedere e giudicare il film… 26 anni fa. Il prossimo passaggio quando? Altri 26 anni?

Puntata del 1° Festival dei Film Ritrovati, Restaurati, Invisibili, segue…