La Nave – Ambrosio Zanotta 1921


la nave

Disegno di Riccobaldi per La Nave (1921)

Rimanendo nella 4a edizione delle Giornate del Cinema Muto di Pordenone (1985), insieme a Consuelita del quale parlavo nel post precedente, tra gli eventi musicali del festival c’era nientemeno che la seconda versione cinematografica di La Nave di Gabriele D’Annunzio. Una produzione, o meglio una super-produzione della storica casa Ambrosio di Torino, aiutata nell’oneroso impegno dalla casa Zanotta di Milano, anno di grazia 1921. In realtà 1919-1921, due anni di lavorazione.

Le cronache dei tempi nostri affermano che fu un flop sensazionale, una crosta come direbbe un famoso storico-critico-ricercatore-attore, e nei ultimi tempi presentatore a Mediaset di cinema ritrovato (accidenti! anche lui con lo stesso titolo…). Vediamo invece cosa ci racconta un quotidiano dell’epoca:

La Nave al Cinema Modernissimo e al Quattro Fontane di Roma

Il commento cinematografico de La nave di Gabriele D’Annunzio segna indiscutibilmente una data nella storia artistica della cinematografia italiana. Si tratta di un lavoro che sia per il soggetto di grandiose proporzioni, sia per la qualità degl’interpreti, sia per la superba ricchezza della messa in scena, si impone alla considerazione del pubblico e — malgrado i suoi difetti — solleva le sorti della cinematografia.

Riservandoci di dare un accurato giudizio sulla grande evocazione dannunziana, riproduciamo quello del Tempo che, secondo noi, è fra i più esatti apparsi nella stampa romana.

« Questo commento cinematografico, secondo la definizione della Casa Editrice, alla tragedia d’annunziana, è fatto col più attento rispetto dell’opera del poeta e con la cura scrupolosa di non offuscarne mai gli intendimenti artistici; il che sarebbe certamente accaduto se la riduzione avesse concesso, per amore di più facili effetti, a quel gusto popolaresco da cui sono inquinate di solito le traduzioni cinegrafiche dei lavori letterali a sfondo storico o leggendario. C’è dunque nel commento un lodevolissimo senso di misura e di sobrietà, che costituisce la ragion prima della sua efficacia, e, in complesso, si può veramente affermare che, anche sotto l’aspetto cinematografico, La Nave sia un’opera riuscita. A nostro avviso, difetta però in essa la parte stilistica e formale: avrebbe cioè dovuto essere più studiata e intensa la tecnica cinefotografica (che è appunto la forma, lo stile del film e dipende quindi dalla direzione artistica) per corrispondere, pur con i mezzi diversi di cui la cinematografia si deve necessariamente servire, all’altezza, complessità e raffinatezza della forma letteraria di questa come di ogni altra opera dannunziana. La riduzione si sarebbe certo avvantaggiata da una maggiore ingegnosità di accorgimenti e di espedienti tecnici; da una più ricca virtuosità, insomma, di espressione visiva. Da cui sarebbe stato senza dubbio dissipato anche quel senso di squilibrio, che, talvolta, nonostante la dignità sostanziale delle scene e dei quadri, si stabilisce tra la perfetta letterarietà delle diciture, o titoli che dir si voglia, e il semplicismo meccanico con cui i quadri e le scene corrispondenti sono realizzati.

La interpretazione di Ida Rubinstein (Basiliola) è veramente ottima. Da Galaor, nella parte di Marco Gratico, avremmo desiderato una varietà e una forza di espressioni che mancano al gioco della sua fisonomia. Migliore, ci è parso, sotto questo aspetto, il Galvani (Sergio Gratico). Molto bene la Tarlarini nelle vesti di Ema. Discreti gli altri.

In conclusione, si tratta di uno spettacolo che ha molti elementi di bellezza e di nobiltà, e dobbiamo essere grati alla Casa Ambrosio (già benemerita, sotto tanti aspetti, della cinematografia italiana) di aver voluto e saputo far vivere anche sullo schermo il vibrante poema della celebrazione adriatica. »

Messa in scena, aggiungo io, D’Annunzio Gabriellino e Mario Roncoroni, operatore Narciso Maffeis.

Il commento musicale del film era di Ildebrando Pizzetti, idem che per Cabiria. E fu con questa musica, eseguita la pianoforte, che i fortunati spettatori di Pordenone riuscirono a vedere e giudicare il film… 26 anni fa. Il prossimo passaggio quando? Altri 26 anni?

Puntata del 1° Festival dei Film Ritrovati, Restaurati, Invisibili, segue…

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Archivio del Cinema Muto - Silent Film Archive
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