Sansone – UCI 1922

sansone
Elena Sangro in una scena del film

Messa in scena di Torello Rolli. Sogetto dal dramma Samson (1907) di Henri Bernstein, riduzione di Torello Rolli. Operatore: Arturo Buscengo. Scenografia: Alfredo Manzi. Interpreti: Angelo Ferrari (Jack Brachart), Enrico Scatizzi (Le Govain), Elena Sangro (Anne Marie d’Andeline)

La trama: E’ molto probabile che Jack Brachart abbandonato a sé stesso fin da ragazzo nell’ambiente basso, losco, corrotto dei moli di Marsiglia, avrebbe finito per essere uno dei tanti disgraziati che popolano i penitenziari del suo paese, se un giorno non avesse incontrato in un parco della grande città marittima una giovane signora elegantissima che scesa da un automobile comincia a passeggiare accompagnata da un gran cane levriere.

Jack, trasognato, la segue. La signora che si diverte agli sbalzi del cane si avvicina al ragazzo che le appare a un tratto dietro un albero. Ha un moto quasi di paura, si volge e si dirige verso il suo automobile. Nel movimento le è caduto un fiore, il monello lo raccoglie. Quella visione di bellezza parlò alla fantasia di Jack di un misterioso sogno di splendori verso il quale, da quel momento egli tese tutte le sue energie.

Facchino al porto, poi sorvegliante dei lavori: più tardi negoziante al Cairo, lo vediamo ora ancor giovane a Parigi regnare sovrano nei tumultuosi ambienti di Borsa. Egli ha lanciato sul mercato finanziario la gran società dei Rami Egiziani ; un affare serio, fondato su ottime basi che attira capitalisti e speculatori.

Jack diventa l’idolo di tutti quelli che si arricchiscono seguendo i suoi consigli; e poiché in fondo egli è rimasto sempre l’antico facchino del porto di Marsiglia, violento, ardito, ancora un po’ rozzo, ora che ha conquistato la ricchezza, vuole ad ogni costo imporsi alla grande Società. Fa domanda di essere ammesso in uno dei più aristocratici circoli parigini. Il marchese d’Andeline, presidente del circolo resta stordito dall’audacia di questo pervenu: i Soci dividono le sue idee ma quando si fu al punto di votare, come tutti gli erano contrari, fu naturalmente eletto all’unanimità, meno un voto. L’unica palla nera era stata data da un certo Conte Le Govain un giovane cinico e beffardo, rovinato completamente che fino allora aveva vissuto alle spalle della sua amante, Grace Rikfords, che qualche anno addietro, al Cairo era stata l’amante di Jack Brachart e si era arricchita seguendone i consigli nelle sue speculazioni finanziarie. L’ideale di Grace era di sposare Le Govain, però ora pensava di abbandonarla perché egli guidato da Jack aveva guadagnato delle forti somme nei « Rami Egiziani ».

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Una scena del film

Ammesso al circolo Jack è presentato in casa del Marchese d’Andeline dove vede Ann Marie l’unica figlia del marchese, e se ne innamora perdutamente perché essa somiglia in una maniera straordinaria alla giovane signora che egli da ragazzo aveva veduto in un parco di Marsiglia. La famiglia d’Andeline è sul punto della rovina. Brachart la salverà se gli sarà concessa la mano di Ann Marie. Questa si ribella violentemente all’idea di sposare quell’uomo ch’essa disprezza, il suo ideale è Le Govain che da gran tempo la corteggia: ma alla fine cede davanti alle preghiere, ai pianti di sua madre che la scongiura di salvare la famiglia dalla miseria. Ann Marie sposa Brachart, ma gli dice che non l’ama e che non sarà mai in realtà sua moglie. Jack accetta il patto, saprà ben egli domare quella donna altiera e sprezzante: Ann però è ferma nel suo proposito e fin dalla prima notte scaccia Jack dalla sua stanza.

Passa qualche tempo. Brachart soffre, ma grazie al suo orgoglio egli si mantiene apparentemente calmo. Le Govain continua insistentemente nella sua opera di seduzione. Ann resiste, ma sapendo un giorno che Brachart deve partire per Londra, si rifiuta di seguirlo, ed acconsente di recarsi quella notte da Le Govain.

Grace Rikfords presa da una violenta gelosia, persuade Brachart di fingere di partire, e di tornare in casa la notte. Le Govain credendo di aver vinto la resistenza di Ann, vuoi far pompa della sua conquista, e la conduce in un ritrovo al Caffè di Parigi fra un gruppo dei suoi amici, delle loro amanti fra le quali Grace. Ann, che si trova in mezzo ad una orgia ributtante, si svincola violentemente dalle braccia di Le Govain, si ferisce ad una mano volendolo colpire con un bicchiere che si spezza, e sconvolta, discinta, disperata torna in casa, dove trova Brachart che la costringe a confessare da dove ritorna ed indovina che il traditore è Le Govain.

Tutta la sua natura violenta, brutale, si risveglia: la sua vendetta sarà terribile. Egli disprezza le false idee dei galantuomini come Le Govain sull’onore. Non si batterà ma ridurrà il suo nemico alla miseria, lo costringerà rovinandolo a sposare Grace Rikfords la donna che era stata la sua amante. Egli chiama il suo segretario e gli ordina di vendere in Borsa in quel giorno quelle azioni che non devono valer più nulla.

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Una scena del film

Ritiratesi all’Hotel Ritz, egli chiama a se Le Govain: gli getta alla faccia tutti gli insulti che può suggerirgli il suo furore: rifiuta di battersi con lui: minaccia di ucciderlo se egli tenta di fuggire, e lo tiene inchiodato sotto la sua violenza fino a che giunge la notizia ufficiale dell’immenso crak di Borsa. I « Rami egiziani » non valgono più nulla. Le Govain è rovinato. « Va ora » gli grida Brachart « hai voluto prendermi mia moglie: va, e sposa ora, se non vuoi morire di fame, Grace Rikfords che è stata la mia amante e l’amante di tutti».

Per schiacciare il suo nemico, Brachart si era rovinato. Egli fa fronte ai suoi impegni, e sì ritrova povero come quando era sui moli di Marsiglia.

Tutti l’abbandonano: ma Ann comprende che soltanto un amore sublime ha potuto spingere suo marito ad un atto così pazzamente eroico. Come Sansone per annientare i suoi nemici, egli aveva sacrificato se stesso.
Ann è fiera di essere amata in quella maniera, il suo cuore è commosso e dice a suo marito che vuoi stringerla fra le braccia: « Aspetta… non voler essere sempre il più forte! Ti amavo… m’intendi?».
Brachart le afferra la mano, gliela accarezza con un gesto umile e dolce e poi gliela bacia lungamente appassionatamente.

Ritrovati 1200 m. alla Cineteca Nazionale (The Lumière Project) nel 1995, forse prima. Secondo il visto di censura, la lunghezza originale era di 1735 m. Comunque, la pellicola ritrovata alla Cineteca Nazionale mi sembra abbastanza lunga per un restauro.
Come molti sanno, D’Annunzio dedicò a Elena Sangro un Carmen votivum dal titolo “Alla piacente”, tenendo conto del tempo che il film aspetta un restauro ritrovati restaurati invisibili dedica a questo film della Sangro un “Alla pazienza”.

Il Ponte dei Sospiri – Albertini Film 1921

Il Ponte dei Sospiri, Albertini Film 1921
Il Ponte dei Sospiri, Albertini Film 1921

Restaurato nel 2002 dalla Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale da un negativo della Cineteca Italiana di Milano, presentato alle Giornate del Cinema Muto di Pordenone nel 2004.

« Il soggetto è stato ricavato dal romanzo omonimo di Michele Zévaco, dal valoroso soggettista e sceneggiatore Giovanni Bertinetti, al quale spetta indubbiamente il merito d’aver dato, al popolarissimo romanzo, una struttura più agile ed interessante dal lato cinematografico, a fine di uniformarlo meglio alle esigenze pratiche e tecniche dello schermo.
È un lavoro in quattro serie, su circa 10.000 metri di pellicola, che si svolge di episodio in episodio, attraverso quel più turbolento e fosco periodo della grande Repubblica Veneta, conosciuto nella storia sotto la pomposa dicitura di « epoca d’oro di Venezia », al tempo delle sue più esaltate e frenetiche passioni, tratteggiato con particolare risalto e fedeltà su motivi storici misti a geniali ricostruzioni di personaggi della più verosimile vita veneziana di quel tempo.

Rolando Candiano, figlio del famoso Doge, ama ed è riamato dalla più bella donna di Venezia: Eleonora. Odiato, invidiato e perseguitato, per questi amori, come l’ameno uso di quei tempi, da un gruppo di facinorosi rivali, a fine di carpirgli la donna amata, viene imprigionato e ridotto nei celebri pozzi.

Tuttavia Rolando non si scoraggia. L’amore per Leonora lo tiene animato della più salda fede… e riesce un giorno ad evadere, con l’aiuto di un compagno di prigione, Scalabrino, aprendosi la via attraverso una finestra del Ponte dei Sospiri…

Libero e scampato… egli incomincia così la serie delle sue vendette… attraverso una cosi ben simulata nobiltà di spirito, da far sì che i suoi nemici cadranno ciascuno per mano dell’altro, senza che egli si sia dovuto macchiare di sangue.

Quando l’infamia di Foscari, che aveva fatto accecare il Doge suo padre per usurpargli il potere, lo stanno ancora per travolgere in una più che giusta vendetta. E già stava per far subire la stessa sorte fatta subire al ptadre, sulla persona dell’iniquo Foscari, allorché la magnanimità del vecchio Doge interviene, perdonando al suo miserabile rivale, che finì per impazzire…

Rolando Candiano, nelle braccia finalmente della donna amata, libero ormai della sua volontà e delle sue passioni, raggiunge così, fra il più simbolico trionfo, il suo vagheggiato sogno d’amore.

Primo artefice di questo grandioso ed impeccabile lavoro, colui che ne sostenne l’ardua impresa, dando tutto sé stesso e la sua più preziosa collaborazione, ad orgoglio dell’Unione Cinematografica, che lo ha aiutato, è stato uno dei nostri più preziosi elementi artistici: il prof. Domenico Gaido.

Egli ne fu indiscutibilmente il padre più autentico e solo coloro che lo hanno visto al lavoro, possono esprimersi su lui e comprenderlo, nell’ampiezza dei concetti artistici più che tecnici da lui uniti in una sola volontà in questa espressione di arte, nella quale egli ha inteso sopratutto d’impostare la grande lotta per la nostra supremazia, svelandoci nel modo più conciso e preciso qual’è press’a poco la via che ci potrà condurre a questo perfezionamento. Infatti, quello che Domenico Gaido è riuscito ad ottenere in questo lavoro, desta veramente ammirazione, tanto più che noi dobbiamo pensare che una lotta così finalmente artistica, quale egli ha dovuto sostenere, non era ancora stata affrontata in passato o almeno su così vasto orizzonte. Cosicché noi siamo in dovere di rivolgere a lui per primo la nostra più sincera attenzione, orgogliosi di dichiararci per lui, anche se qualche critica severa dovesse negargli il più assoluto successo.

A lui spetta l’imponente scena della « benedizione del mare», a. lui l’averci rispecchiato Venezia in tutta la sua più sfolgorante bellezza, a lui d’avere coperto di ispirazione artistica degli episodi che avrebbero peccato di goffa aridità scenica, a lui di averci condotto attraverso una vera faraggine di episodi, dandoci la più reale sensazione di rivivere in piena epoca d’oro, con scene e personaggi del tempo nostro, a lui la sapienza di una squisita e inappuntabile interpretazione, nonché la scelta dei suoi attori.

Brillano infatti nel lavoro, per sfolgorio personale, la signora Carola White nella superba parte di Leonora, la signorina Antonietta Calderari nella parte di Imperia, il signor Luciano Albertini nella parte di Rolando Candiano, il signor Pieri nella parte di Candiano Doge di Venezia, il signor Armando Pouget nella parte di Foscari grande inquisitore, il signor Onorato Garaveo nella parte di Scalabrino, il signor Agostino Borgato nella parte di Bembo, il signor Carlo Cattaneo nella parte di Pietro Aretino, riuscitissimi nelle loro personificazioni e inappuntabili nella loro vis scenica.

Degni di nota sono pure, a fianco degli attori principali, i signori Luigi Stinchi (Altieri), Giulio Falcini (Sandrigo), Salvatore Laudani (Guido Gennaro), Bonaventura Ibañez (Dandolo) e la signora Adelina Vitaliani nella austera parte di Silvia (Dogaressa) e la signorina Romilda Toschi nella parte di Bianca (figlia della cortigiana Imperia).

Operatori fu Carlo Pedrini e Augusto Navone, i quali sono riusciti a raggiungere, malgrado le, terribili esigenze del lavoro, un’ottima fotografia, cosa che concorrerà certo all’atteso successo del lavoro.»

La copia restaurata, un negativo originale proveniente dalla Cineteca Italiana di Milano senza le didascalie originali, attribuisce il film alla Pasquali. Ma rimane qualche dubbio su questa attribuzione. Vediamo perché.

Ernesto Maria Pasquali, fondatore della Pasquali Film, ammalato da tempo, morì il 9 maggio 1919. Dal 6 luglio 1917, il teatro di posa e la casa di produzione erano sotto la gestione per procura dell’avv. Mario Donn, direttore artistico Domenico Gaido.

Stando alle notizie pubblicate dalla stampa d’epoca, Il Ponte dei Sospiri, messa in scena di Domenico Gaido, girato (in parte) nei teatri della Pasquali, è una produzione di Luciano Albertini per l’Albertini Film, fondata nel 1919, sede in via Quittengo 39, che tra il 1919 ed il 1921 produce 21 film. Ma c’è di più.

Dicembre 1918, una inserzione pubblicitaria nel numero speciale dicembre 1918 di La vita cinematografica annuncia che la I.N.C.I.T.(Industrie Cinematografiche Riunite, stabilimenti Torino e Roma) “lancerà in tutto il mondo Il Ponte dei sospiri”, produzione Albertini Film. Una anno dopo, il numero speciale di La vita cinematografica, dicembre 1919, pubblica in copertina una foto di Luciano Albertini nel Ponte dei sospiri, sempre Albertini Film. Ancora un anno dopo, La rivista cinematografica, numero speciale dicembre 1920, troviamo in copertina una foto a colori di Antonietta Calderari in una scena del Ponte dei sospiri, Albertini Film, Unione Cinematografica Italiana, e all’interno della rivista, numerose fotografie con la stessa dicitura.

Una lunga gestazione, dovuta sicuramente alle difficili condizioni in cui versa la industria cinematografica italiana.

Nei primi mesi del 1921 “Luciano Albertini, già facente parte dell’Unione Cinematografica Italiana con la propria marca Albertini Films, e quale attore, e scioltosi poi da essa per una serie di controversie, ha posto, in questi giorni, col patrocinio degli Avvocati Chiaudano e Carta, il sequestro preventivo sul negativo e tre copie positive del film Il Ponte dei sospiri, su tutti i negativi e le copie positive dell’intera produzione Albertini Film, giacente nella mani della UCI, e sullo stabilimento Gloria Film, mentre intenta causa all’Unione stessa accusandola di inadempienze ai patti stipulati, commesse da questa in danno dell’Albertini”. Una copia della vertenza dovrebbe essere all’Archivio Centrale dello Stato a Torino.

Da lì a pochi mesi, Luciano Albertini parte per la Germania.

Altre fonti. Qualche cartolina con la dicitura Pasquali Film, senza UCI. Una foto pubblicata a p. 262 nel volume di Vittorio Martinelli, Il cinema muto italiano 1921, Le Pont des Soupirs, Pasquali Film-UCI-Esclusivité Gaumont.

Il film ebbe un grande successo di pubblico e fu riproposto sugli schermi anche in versione sonorizzata, ma non ho trovato nessuna fonte d’epoca.

Se avete altre informazioni, fatemi sapere. Intanto, Il Ponte dei sospiri, Albertini Film 1921.

Progetti mancati: Augusto Genina (4 e fine)

Un fotogramma di Cyrano de Bergerac, di Augusto Genina
Un fotogramma di Cyrano de Bergerac, di Augusto Genina

E il successo — ed il calcolo matematico su di esso — che affascina le donne e le attrae verso il cinematografo.

«Tutti mi ammireranno; viaggerò il mondo; indosserò tanti bei vestiti; sarò celebre; diventerò ricca ».

Questo è il loro modo di ragionare.

Nessuna però si domanda mai se ha il talento necessario per diventare attrice e la bellezza indispensabile per chi deve costantemente esibire la sua faccia al pubblico.

Nella mia non breve vita di direttore, grandissimo è il numero delle donne che mi hanno chiesto di fare l’attrice cinematografica: ebbene, il novanta per cento di esse erano brutte terribilmente brutte: — guai però a dirglielo. Per convincerle ho dovuto ricorrere ad uno stratagemma: ho messo un grande specchio nel centro della sala d’aspetto e ho preso un segretario. Questo, un napoletano di quelli veri, olimpico, calmissimo, le conduceva dinanzi allo specchio e con la sua inarrivabile serenità diceva loro:
— «Voi nun avete u’ fisico p’u’ cinematografo!».

Ma, veramente, un fisico adatto per lo schermo, pochissime attrici, anche di quelle che vanno per la maggiore, hanno la gioia di possederlo. Molte delle bellezze del cinematografo sono un prodotto artificiale di fotografia.

Spesso m’è accaduto di sentire frasi di meraviglia, quando qualcuno del pubblico ha avvicinato una attrice:

« Cosi piccola?… Io me l’immaginavo altissima ! »

Oppure :

« Così grassa ?… Io me l’immaginavo sottile sottile! »

E non ci si sa rendere conto di quei cambiamenti a vista. E pensare che per le attrici, il cinematografo è un secondo «Institut de beauté » dove si compiono i miracoli più impossibili, anche quello di ridare la giovinezza.

C’è una lampada elettrica, potentissima, usata per togliere ogni precoce segno di età al viso delle attrici, che può davvero ridare la freschezza degli anni perduti.

In uno stabilimento di belli spiriti, un giorno l’elettricista, rivolto a me indicandomi appunto quella lampada, come se dicesse la cosa più naturale di questo mondo mi ha chiesto:

— « Vuole Voronoff ? »

Oltre ai trucchi estetici che riguardano il volto, ci sono quelli psicologici che trattano del sentimento.

Quante signore si saranno commosse al cinematografo, vedendo la disgraziata eroina di qualche romantica storia d’amore piangere a calde lacrime. Tutte avranno creduto alla verità di quelle lacrime, prodotto invece della più genuina fabbricazione farmaceutica: glicerina diluita in un po’ d’acqua !

Mi ricorderò sempre che un giorno, non si e potuto eseguire appunto una scena di questo genere, perché la prima attrice aveva perduto le sue lacrime: la bottiglietta con la glicerina, l’acqua e il contagocce.

A onor del vero però, non tutto è trucco nel cinematografo: ci sono delle vere bellezze che lo schermo ci restituisce tali e quali esse appaiono nella vita, e delle maschere di gioia e di dolore che acquistano ancor più forza, più luce, nella rappresentazione piena e precisa del film.

Ecco che torna allora a dominare la suggestione del sogno di cui il cinematografo e veramente il regno.

Regno sconfinato dove l’arte è miracolo, l’illusione è realtà, dove tutto o luce perché tutto fatto della luce stessa: la bellezza.

Esso dominerà ovunque le folle che, sepolte nella quotidiana meschinità dell’esistenza, cercano un mondo di fantasia nel quale guardare e dimenticare.
AUGUSTO GENINA, agosto 1925

Il film Cyrano De Bergerac di Augusto Genina, edizione restaurata, è disponibile in DVD e VOD (Video on demand)  nel sito Arteboutique