Un aquilotto che spicca il suo volo

 

La via del peccato, messa in scena di Amleto Palermi 1924
La via del peccato, messa in scena di Amleto Palermi 1924

(Conversando con l’avv. Francesco Scherma)

Via del Tritone 210. Terzo piano. Sabato inglese. Meriggio propizio per le conversazioni a sorpresa.

L’usciere della S.A.I.C. è un mezzo Cerbero; ma io approfitto dell’altra metà ed eccomi a tu per tu con l’avv. Scherma, il giovane e valorosissimo amministratore delegato e direttore generale della Società Anonima per l’Industria ed il Commercio Cinematografico, sedente in Roma.

— Avvocato, il suo tempo è prezioso; ma le informazioni di cui abbisogno sono del pari preziose.

Il mio simpatico interlocutore sorride.

L’ardimento ha avuto successo.

— So, continuo io; anzi, lo sanno tutti ormai, dell’importanza e della serietà che l’Ente creato dai suoi simpatici e valorosi amici Appignani e Penotti, è da oggi assunto ad organismo di alta potenzialità motrice nel campo della Cinematografia; ma alcune indiscrezioni trapelate sui fogli professionali, in relazione al deliberato dell’Assemblea del luglio scorso, mi autorizzano a chiederle chiarimenti e notizie più esatte. Vuol’essere così compiacente?

— Ella s’interessa adunque?…

— Non io soltanto, avvocato; ma tutti quelli (ed in Italia sono ancora parecchi) che hanno indomita fiducia nel rifiorire della nostra industria e del nostro commercio filmico.

— Ma le notizie mie sanno l’aridità delle cifre: questioni di relativo interesse per il pubblico.

— E lei, mi parli del… capitale della S.A.I.C.

Apprendo così che, per deliberazione dell’Assemblea straordinaria degli azionisti, in data 24 luglio 1924, la S.A.I.C. ha aumentale il capitale sociale a Lire quattro milioni di cui Lire 3.000.000, interamente versato, e Lire 1.000.000 da richiamarsi e versarsi a richiesta del Consiglio di Amministrazione, al quale l’Assemblea ha devoluto i poteri necessari.

Ormai « alea jacta est ». — Io sfodero il mio taccuino d’appunti, ed approfittando del conversare calmo, sillabato, quasi metallico, del mio interlocutore, prendo nota.

Per ora le Agenzie della S.A.I.C. in Italia sono sei e cioè: 1) per la Liguria, con sede a Genova, in via Granello, 30; 2) per il Piemonte, con sede a Torino, in via Andrea Doria, 21; 3) per la Toscana con sede a Firenze, via Vecchietti, 6; 4) per l’Emilia, con sede a Bologna, via Galliera, 17; 5) per il Lazio, Marche, Sardegna, Umbria, Abruzzi, con sede a Roma, via Firenze, 47 – dep. escl. Fernando Bonotti, 6; 6) per l’Italia Meridionale, Sicilia e Malta, con sede a Napoli, via S. Lucia, 20 – dep. escl. Maxima Film.

Frattanto la S.A.I.C. procede alla sua organizzazione all’estero. Ha accentrato il suo lavoro di compra e vendita nell’Agenzia di Parigi, rue Nouvelle, 5 dep. escl. Ettore Marzetto, controllando in pari tempo e completamente l’American Pictures (Amit) il nuovo ente creato a Parigi per il commercio in tutta Europa della migliore produzione americana. Sono pure in via di risoluzione le trattative per una grande combinazione anche con Berlino.

La S.A.I.C. ha pure provveduto ad assicurarsi locali di prima visione, condizione principale per un efficace noleggio e per il naturale sbocco della sua produzione nelle zone italiane di maggior influenza. Possiede e gestisce direttamente il cinema Savoia di Genova, il cinema Splendor di Torino, ed ha creato a Roma all’incrocio di via Agostino De Pretis e via Viminale, il Supercinema, di prossima apertura, destinato a diventare il locale più vasto e sfarzoso di tutta Italia, capace di 2500 posti a sedere.

Ma la S.A.I.C. non si dedica esclusivamente al commercio di films ma anche alla produzione, appoggiando lo sforzo produttivo dei maggiori artefici del film e riservandosi di questa produzione il monopolio per l’Italia e una compartecipazione sulla vendita all’estero. Così la S.A.I.C. ha reso possibile ad Amleto Palermi l’esecuzione del grandioso film La via del peccato, che sarà i primo esempio in Italia di un nuovo e perfetto tipo di produzione, sia per i mezzi finanziari e tecnici impiegati nella esecuzione, sia perché in questo film prendono parte contemporaneamente i più grandi e noti artisti dello schermo italiano e del teatro di prosa: Ruggero Ruggeri, Soava Gallone, Diomira Jacobini, Rina de Liguoro, Kally Sambucini, Mario Bonnard, Emilio Ghione, Lido Manetti, Luigi Serventi.

Augusto Genina, l’inscenatore principe, ha ultimato La moglie bella, con Ruggero Ruggeri e Linda Moglia, e sta lavorando con grande fervore a Il focolare spento, mentre Carmine Gallone si prepara a iniziare la messa in scena de La cavalcata ardente. L’esecuzione di questo film è in relazione al contratto concluso per merito del dott. Giacomo Rattazzi, presidente della S.A.I.C., con la grande organizzazione tedesca WESTI per la edizione di grandiosi films da eseguirsi da artisti e tecnici italiani. L’importanza del contratto con la WESTI si rileva quando si sappia che questa organizzazione cinematografica è fra le colossali imprese industriali che fanno capo a Huge Stinnes e l’unica fra esse che si occupi di cinematografia.

Altri accordi non meno importanti sono intervenuti tra la S.A.I.C. e la F.I.H.A.G. di Berlino relativamente allo scambio della produzione.

Il Consiglio d’Amministrazione della S.A.I.C. è composto di alte personalità della finanza e dell’industria e di esperti e attivi cinematografisti: Dott. Giacomo Rattazzi, presidente; Avv. Francesco Scherma, amm. delegato direttore gen.; Comm. Teresio Borsalino, consigliere e direttore ammin.; Sig. Francesco Penotti, consigliere e direttore commerciale; nomi tutti che sono per sé soli sincera garanzia di successo dell’impresa e di maggiori fortune della S.A.I.C.

(La casa di vetro, al cinemà, Il Corriere Cinematografico, settembre 1924)

Ida Rubinstein a Torino

Ida Rubinstein, La Nave (1921)
Ida Rubinstein, La Nave (1921)

Magnifici cartelli quelli della Nave! Torino ne era tutta tappezzata e i due colori dominanti, il giallo e il rosso, colpivano e attraevano l’attenzione dell’intera città. Della Nave si faceva un gran parlare considerandone il varo del film come un avvenimento artistico di primo ordine. In caratteri neri spiccava la dicitura e sottolineato da una grande striscia di nero opaco, appariva il nome del regista: Gabriellino D’Annunzio (e quello di Mario Roncoroni n.d.c.), ragazzo che pur non avendo neanche lontanamente la potenza d’ingegno del padre, non mancava di buon gusto e nella Fedra in cui aveva sostenuta la parte di Ippolito aveva avuto qualche momento ottimo.

Ida Rubinstein nella parte di Basiliola, a non smentire la sua speciale adorazione per D’Annunzio che le aveva affidato il San Sebastiano di cui si era occupata tutta la critica parigina, aveva superato se stessa. Artista nel vero senso della parola, piena di raffinatezza, danzatrice classica e fornita di solida cultura, aveva creata una Basiliola viva e fremente. Ricordo che per suggestionarsi, per spronare la sua anima verso le vette più sublimi dell’arte, per eccitarsi, gridava quasi scandendolo in quel suo francese un po’ esotico il nome del poeta. Peccato che il cinema muto non gli permettesse di fare udire la sua voce vibrante e sonora, piena di inflessioni speciali. Grande nella sua arte, semplice e buona nella vita. Quando giunse inaspettata non volle a nessun costo che le altre attrici come la Linda Pini e la Roasio le cedessero il loro camerino e attese che gliene fosse preparato uno. Aveva un sorriso mite in cui si rivelava la bontà dell’anima e una gentilezza pari alla modestia per quanto portasse ai piedi, durante le prove, gemme di tale valore che occorreva metterle a lato delle guardie in borghese. Conversava con tutti in quel suo francese che sapeva di russo e aveva una simpatia infinita per Torino. Quasi ogni sera si recava in compagnia di qualche soggettista e di qualche artista, insieme a Gabriellino al Ristorante San Giorgio (San Giors già Ponte Dora n.d.c.) e nessuno, vedendola vestita con sobria eleganza e con qualche gioiello di rara fattura alla scollatura avrebbe sospettato di trovarsi di fronte all’illustre interprete della Pisanella, all’ispiratrice di D’Annunzio. Aveva una predilezione per il Valentino e sopratutto per quell’angolo del castello medioevale e per rive sottostanti ove la notte acquista una strana malia. Ne parlava sempre e con che entusiasmo! Riceveva molti ammiratori, accordava senza farsi pregare, interviste interessanti e un giorno ebbe la gradita sorpresa di veder comparire mentre si girava una fra le sue più grandi ammiratrici e amiche, la baronessa Orczy, la famosa autrice della Primula rossa. Era felice, e finita la prova rimase con lei l’intera giornata.

La Nave, pur non avendo la potenza e la suggestività di Cabiria, che era stata concepita e scritta per il cinema dal D’Annunzio, fece onore alla Casa Ambrosio e destò un grande interesse quatunque gli incassi non fossero tali da coprire le spese e guadagnarci.

Giovanni Dovretti
(Cine, Torino settembre 1945) 

Rodolfi Film, Torino luglio 1917

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La Rodolfi Film è la nuova Casa dell’amico Rodolfi, che sorge a Torino con solide basi finanziarie e sotto i più lieti auspici, proponendosi di lanciare una produzione scelta ed accurata. E noi, che conosciamo l’abilità e l’amore per la nostra arte del notissimo amico, non dubitiamo della completa riuscita dei suoi propositi.

La produzione s’inizia nientemeno che con l’Amleto, interprete il grande Ruggero Ruggeri, che tanto entusiasmo ha saputo suscitare in teatro col poderoso lavoro Sakesperiano.

Basta soltanto l’annuncio per suscitare la più grande aspettativa e la maggiore fiducia.

I nostri migliori auguri, riservandoci di riparlare prestissimo.
(La Vita Cinematografica, Torino 22-30 Luglio 1917)