Non risulta che il film sia stato distribuito in Italia, forse. Ma ho trovato le tracce in Spagna.
Listino Internacional Films
Ricordo ai lettori del blog la ricerca dei personaggi “senza fissa dimora” (vedi il tag nel blog). Visto che lo scorso anno ero a Barcelona, e che nel film c’è l’operatore italiano Gaetano Ventimiglia, ho cominciato la ricerca da questo listino che vedete sopra: El águila de la montaña, interpreti Nita Naldi, John Hamilton, distribuzione Internacional Films – Barcelona. Seguendo questa pista ho trovato molte cose interessanti. Per esempio: chi c’era (c’erano) dietro la Internacional Films? Risposta: Eduardo Fius e Joaquin Figols. Eduardo Fius, operatore cinematografico passato alla distribuzione di film, è morto nel 1929. Nessuna traccia della famiglia. Joaquin Figols, agente di film in stock, è andato avanti qualche anno, poi… niente.
Unica speranza: una parte dei film distribuiti dalla Internacional Films, tra cui La Rata de París (The Rat, 1926), produzione Gainsborough Pictures, interpretato da Ivor Novello, sono stati distribuiti in 16 mm.
In una rivista per cineamatori degli anni ’60, un lettore parla del film di Hitchcock, pardon di Nita Naldi “inolvidable pareja de Valentino”…
Per adesso è tutto quello che posso raccontare: buona caccia! (Sicuro che lo troviamo)
Può sembrare incredibile, ma alcuni dei film più importanti nella storia del cinema sono scomparsi. Scomparsi, ma non perduti, perché l’esperienza – e la speranza – ha dimostrato che non bisogna mai darsi per vinti. Un mezzo di comunicazione come Internet può senza dubbio contribuire al ritrovamento di questo patrimonio, ed è questa una delle ragioni che ha portato alla creazione del portale dei Film Perduti (Lost Films).
Lost Films è una iniziativa della Deutsche Kinemathek, Berlin, in collaborazione con Das Bundesarchiv-Filmarchiv, Berlin , Friederich Wilhelm Murnau Stifttung, Wiesbaden, Centre National de la Cinématographie, Paris, Film Archiv Austria, Národní filmový archiv, Prague.
Cast e regista dei Quattro Diavoli, da sinistra a destra: Gaynor, Morton, Murnau, Mc Donald, Duncan, Norton, Drexel
Della filmografia di Friederich Wilhelm Murnau, secondo il sito Lost Films, risultano scomparsi 10 film. Uno di questi è I quattro diavoli (1928), terza versione cinematografica del romanzo di Herman Bang, De Fire Djaevle.
Nella pagina dedicata al film potete trovare una serie di documenti (fotografie, lettere, ritagli stampa, pubblicità), che ricostruiscono la travagliata realizzazione. Come per tutti i film segnalati nel sito Lost Films, se avete qualche informazione o documento (magari la pellicola!) relativo a I quattro diavoli, registratevi sul sito e inviate il vostro contributo.
I quattro diavoli è il secondo film di Murnau girato a Hollywood per la Fox. Dopo il grande successo internazionale di Aurora (Sunrise), questa seconda prova era molto attesa, e le notizie sulla sua realizzazione non mancano. Questa, per esempio:
« Per il suo prossimo film, I quattro diavoli, il regista Murnau cerca due interpreti maschili, uno biondo e l’altro bruno, di non più di 21 anni. Ha già selezionato 200 aspiranti e ha fatto girare dei provini a 20 di loro… ma senza nessun risultato per il momento.
Per le costruzioni degli interni, Murnau ha ingaggiato due architetti tedeschi Herlth e Röhrig che sono già arrivati in America » (Le Courrier, dicembre 1927)
Girato muto, il film viene rimaneggiato dalla produzione. Secondo le notizie apparse sulla stampa cinematografica, l’accorto regista aveva addirittura previsto in corso di lavorazione la possibilità che il film venisse sonorizzato:
A proposito dei film sonori
Ecco una notizia che farà rumore. Murnau, il grande regista di Faust e Aurora, si è arreso al film sonoro, adattando certe scene del suo ultimo film per la Fox, I quattro diavoli, al sistema Movietone, dove la colonna sonora è registrata simultaneamente sulla pellicola. Mentre girava il film, Murnau riservò il minimo spazio necessario, girando le scene in modo tale di lasciare spazio alla colonna sonora nel campo dell’immagine. (Le Courrier. 7 luglio 1928)
Altra versione dei fatti nel bonus-ricostruzione del film incluso nel DVD di Sunrise, a cura di Janet Bergstrom.
In Italia il film fu annunciato per la stagione 1928-1929, il visto di censura è del 30 aprile 1929 (metri 2749), in due versioni: muta e sonorizzata, ma non ho notizie della uscita nelle sale italiane fino a cinque mesi dopo. Ecco il resoconto della prima a Milano al Cinema Teatro San Carlo. L’autore è Ubaldo Magnaghi, critico cinematografico, regista di documentari e film sperimentali, uno dei fondatori della sezione cinematografica del Guf a Milano:
« Affermo, innanzi tutto, che il romanzo dal quale fu tolto il canovaccio di questo film, appartiene ad un genere ormai sorpassato, e che Aurora, l’altra produzione eseguita dallo stesso Murnau in America, per quanto concerne innovazioni e scuola nuova, non viene raggiunta e tanto meno uguagliata. Pure, questo I quattro diavoli, è un lavoro indubbiamente assai riuscito, e non esito a classificarlo fra i migliori della produzione recente.
Per varie ragioni.
In primo, è già molto riuscire a rendere atto ai nostri occhi un soggetto che, per la sua puerilità, certamente posto in scena da altro artefice (ricordo ancora, purtroppo, l’altra edizione fatta dal Lind), sarebbe a noi sembrata ridicolaggine. E facendo si che vecchi e scipiti episodi da romanzo popolare, col solito intrigo d’amore fra l’atleta e la gran dama, il più solito ancora fiore calpestato e la non meno solita Senna dove la delusa vuole annegare, clowns, tony e… cose belle, avessero ad apparire in luce nuova, si può dedurre che il Murnau ha dimostrato tenacia, perizia e volontà tali ch’io chiamerò insuperabili.
Ecco il merito maggiore!
Poi, quel temprare ogni fatto, quel forgiare caratteri stilizzando negli attori il gesto, la battuta recitativa e gli atteggiamenti, formano una sequela che da l’impressione del perfetto, del migliore. E qui possiamo scindere ogni parte, ogni figura, ogni quadro: in tutto si trova oggetto di studio, di indagine, e qui pregustiamo i pregi dell’impostazione e della direttiva.
I primi due atti sono riusciti veramente. È dove v’ha il miglior Murnau, dove si è dato; di più.
Concerto, fusione, plastica, non so: certo la passione che vibra, l’azione che man mano drammatizza, il gioco scenico complesso, l’inquadratura, avvincono. Luce viene fatta in ogni dove, ogni cosa si anima, prende colore, e lo studio, il confronto, i ritorni, le alterazioni espressive, il contrasto, si avvicendano: cinematografia purissima.
Ma dico, per giungere a questo, Murnau necessariamente ha dovuto allontanarsi dal romanzo: ha dovuto creare episodi nuovi. E lontano dal legame, la fantasia, s’è sciolta, si è sbizzarrita in una ricerca intensa. Del risultato ottenuto, ho detto.
Negli atti successivi, logicamente, come il lavoro e le preoccupazioni d’indole commerciale imponevano, gli episodi si incatenano nel modo previsto.
Circo equestre: e in quanti centinaia di films abbiamo visto una pista, cavalli bardati, atleti?
Chissà perché, qui sembrano cosa nuova. Il gioco, la ripresa in una tecnica stupenda, fermano l’attenzione. Bisogna vedere come il pubblico viene preparato alla tragedia: da un primo piano di figura, che chiarisce uno stato d’animo, l’obiettivo passa a frugare in una cupola dove son fissi trapezi: dai trapezi alla folla; le prime incertezze, il timore, lo sgomento, volti di paurosi, il panico, l’urlo, il tumulto, in passaggi velocissimi, danno la sensazione di quello che deve accadere. E poi, chi non ricorda la superba scena del terrore che invade, atterrisce la dama quando dall’automobile vede la rivale portata nell’autolettiga? Il superbo ingresso dei « diavoli » sui cavalli bianchi?
Non è dato tempo al pubblico di pensare. Solo che al quinto atto, il peggiore, per rallentamento improvviso, si rimane a solo coll’azione. L’incertezza, il tono convenzionale e mielato della inventiva, per un attimo sembrano prendere sopravvento: ci si trova dinanzi alla magra realtà ! Qui il film cade, v’è minaccia d’uragano. Pare strano: qualche esagerazione e le lungaggini possono far crollare tutto.
Murnau però sembra se ne avveda; vira veloce, riprende subito: quattro tocchi e l’ambiente si rinnova. L’emozione voluta, cercata, prorompe: gli animi sono sospesi, di nuovo.
E il mago sembra si diverta!
Indi — voluto ad ogni costo, purtroppo! — il lieto fine.
Gli attori: tutti, e in primo piano; dalla Janet Gaynor, la mite, stupenda di naturalezza e versatilità, a C. Morton, vivace e pienamente adatto alla parte sua; dall’ottimo Farrell Mc Donald, il caratterista irlandese che ovunque lo si metta recita sempre magnificamente, a Barry Norton, corretto, timido, del quale ho parlato anche di recente, da lodare incondizionatamente. Per le parti maschili, a mio parere, il migliore fra tutti è l’attore che impersonava il padrone della baracca, nei primi atti. Il suo nome non mi è noto e mai, prima d’ora, ho avuto occasione di notarlo.
Accenno adesso, alla Mary Duncan: donna e attrice stupenda, ha reso cinque o sei scene in modo incomparabile. Ma perchè nel quinto atto è caduta nell’esagerazione? Perchè hanno voluto così? L’attrice, se controllata giustamente, poteva dare di più.
La sincronizzazione, per quanto riguarda i rumori, le urla, l’eco del panico, ha giovato assai, e nella scena madre, dove la folla spaventata si muove, ha raggiunto effetti impareggiabili. Invece, il commento orchestrale, aggiunto, talvolta i brani musicali li ho trovati scelti con criterio relativo. Fotografia morbidissima, d’una aderenza completa; luministica di pregio.
Gran folla, alla sera. Conviene dire che la pubblicità accorta aveva acuito l’attesa »
Ah, già! La prima immagine del post non è del film di Murnau, appartiene a… quattro diavoli di qualche anno prima. È il mio regalo per la notte di Halloween.
Con questo post inizia la ripresa di quelli pubblicati nel sito Cinema Muto Europeo.
Mabel Normand della Keystone Comedies, inserto pubblicitario, distribuzione Avv. Giuseppe Barattolo,
Ieri mi hanno regalato il cofanetto Charlie Chaplin – Le Comiche Keystonemade in Cineteca di Bologna 2010.
Ho letto attentamente il libro che accompagna i DVD, un volume di 59 pagine, presentazione di Gian Luca Farinelli, articolo di Jeffrey Vance, note sui film e sul restauro, e Cecilia Cenciarelli che firma il saggio: Cronache dall’Italia, ovvero come Charlot sbarcò a Genova:
Nel febbraio 1916, prima che Chaplin fosse mai apparso sui nostri schermi e che fosse conosciuto come il nome Charlot (attribuitogli nel 1915 dalla Himalaya Films, distributore francese) La Cinematografia italiana e Estera, attenta più di altre agli sviluppi oltreoceano, dedicò a Chaplin un articolo a tutta pagina nel numero di febbraio 1916 (…)
Il mese successivo Chaplin approdava in Italia, e secondo quanto riportato da La Cinefono del 18 marzo 1916 i primi a vederlo sul grande schermo furono i genovesi del Moderno.
L’articolo apparso sulla Cinematografia Italiana ed Estera lo avevo pubblicato nella prima versione di questo sito qualche anno fa. Ma non è datato febbraio 1916, e non è la prima volta che si parla di Chaplin nelle riviste italiane di cinema.
La Keystone, e Chaplin, arriva in Italia qualche mese prima. Distribuzione: Avv. Giuseppe Barattolo.