Errata corrige: Il vero cognome di Francesca Bertini non è Taddei

Francesca Bertini

Come avevo anticipato pochi giorni fa, è in corso di stampa un volume su Francesca Bertini che uscirà verso la fine di giugno.

Nel corso delle ricerche sono riuscita a ritrovare alcune informazioni completamente inedite sulla vita e la carriera di questa famosa diva del cinema muto italiano. Una delle più interessanti è quella che riguarda la data di nascita, le origini e la famiglia di Elena Vitiello, alias Francesca Bertini. Una questione (questioni) molto controversa, che fino a pochi mesi fa anch’io consideravo risolta.

Approfitto del 5° anniversario di questo blog per pubblicare questo errata corrige: Elena Vitiello nacque sì a Firenze il 5 gennaio 1892, ma il cognome non fu mai Taddei, come riportato nel libro Le dive italiane del cinema muto di Cristina Jandelli. Un’informazione che presentava tutte le carte di credibilità, invece… Il resto a breve.

Non si finisce mai di imparare, è il bello della ricerca (come ho detto in tante occasioni). Alla prossima!

(E grazie a WordPress per questi 5 anni insieme!)

Filoteo Alberini racconta come fece debuttare Petrolini sullo schermo

Ettore Petrolini, primi del '900
Ettore Petrolini, primi del ‘900

Il 20 gennaio 2014 The Space Cinema Moderno di Roma compierà 100 anni. La storia di questa sala di cinema è legata al ricordo dell’eclettico pioniere Filoteo Alberini, un personaggio che ha meritato in diverse occasioni l’attenzione di questo sito. Questa volta si tratta di una storia (quasi) inedita e completamente dimenticata, dell’altrettanto inedita e dimenticata (senza il quasi) storia del cinema muto italiano.

Com’era la sala del cinema moderno 99 anni fa? Ce lo racconta lo stesso Alberini seduto ad un tavolino di un caffè sotto i portici dell’Esedra, nei primi anni ’30 del secolo scorso:

L’inaugurazione del cinema Moderno, per me è una data storica, il 20 gennaio 1904. Posso affermare, onestamente e senza tema di smentite, che tutta la popolazione romana accorse ad ammirare l’allora nuovo ritrovato della scienza: il Cinematografo. Il locale, certo di piccole proporzioni rispetto a quelli di oggi, consisteva in tre sale, quella di centro destinata all’ingresso, quella di sinistra a sala d’aspetto, quella di destra alla cabina delle macchine ed al piccolo laboratorio per la manipolazione delle pellicole di attualità. Dalla sala d’aspetto si accedeva a quella di proiezione. Questa misurava circa 20 metri di lunghezza e 6 di larghezza, di forma un po’ curva a somiglianza del porticato esterno. Il pubblico entrando aveva alla sua sinistra la parete su cui era piazzata la tela, o schermo che dir si voglia, ed in fondo, a destra, la cabina. I posti, semplici sedie, erano 180, ed una piccola zona con 20 poltroncine era riservata a quelli di prima categoria. La decorazione di tutte le sale era sobria, ma per quei tempi, anche elegante. Alle pareti quadri dello scienziato italiano Della Porta, dei francesi Daguerre e Niepce, dell’americano Edison. Nella sala d’ingresso una piccola predella sulla quale un’orchestrina distraeva il pubblico durante l’attesa.

Il locale veniva aperto al pubblico alle due del pomeriggio per chiudersi a mezzanotte inoltrata. Lo spettacolo si componeva generalmente di una pellicola a svolgimento drammatico o fantastico, di una breve visione documentaria e di una scena comica. Il tutto durava circa trenta minuti: in complesso oltre venti rappresentazioni al giorno! L’eco del successo si trasmisse rapidamente nei punti più eccentrici della città. La ressa del pubblico non era limitata solo nell’interno, ma il portico ne era letteralmente stipato. Benchè un servizio di pubblica sicurezza regolasse l’afflusso, quasi tutti i giorni si registrava qualche battibecco e qualche contusione… però nulla di grave.

Nella realizzazione di quello che allora era il mio sogno, avevo voluto considerare il cinematografo sotto tutti gli aspetti, e compresi che sarebbe divenuto un potente ausilio nella scuola, mezzo efficace per la conoscenza e la storia di tutti i paesi del mondo. Fin d’allora si potevano leggere nel mio locale queste massime: “come il tramvai è la carrozza di tutti, il cinematografo è il teatro di tutti”. Sin da quel tempo ciò si dimostrò vero: tutte le categorie sociali assistevano alle rappresentazioni con minima spesa divertendosi un mondo ed in perfetta comunità. Non per nulla un altro cartello diceva: “Il cinematografo è la scuola e l’educazione dell’avvenire”. L’avvenire, in fondo, mi ha dato ragione; ma purtroppo non sempre.

Una delle priorità di Alberini era trovare qualche novità per sorprendere ed attirare il pubblico, e fu così che al Cinema Moderno arrivò il cinema sonoro (forse ispirato al successo del Phono-Cinéma-Théâtre, ma questa è una idea tutta mia):

L’esperimento avvenne a Roma, sempre nel 1904. In un locale oggi scomparso, all’angolo di Santa Maria Maggiore con via Merulana, e cioè all’Arena Italia, dove era stato innalzato all’ombra di un grande pino un piccolo palcoscenico. Fu lì che Ettore Petrolini cantò alcune canzoni del tempo, mentre la macchina da presa e un grammofono riprendevano, contemporaneamente, l’una le mosse, l’altro la voce. Petrolini fu allora compensato con duecento lire e qualche giorno dopo il pubblico l’ammirò sullo schermo del Cinema Moderno, dove per l’occasione erano stati tesi vari fili elettrici, ben visibili quanto inutili, finte pile e condensatori, il tutto per impressionare il buon pubblico della nuova sensazionale invenzione.

Non è la prima volta che sento parlare di questo palcoscenico dell’Arena Italia, teatro di posa dei primi film di Alberini… Andiamo indietro nel tempo fino al 1914. Il nostro testimone è rientrato in redazione per scrivere il pezzo sulla prima visione a Barcellona (Spagna) di Histoire d’un Pierrot, produzione Celio, messa in scena di Mario Caserini, interpreti Francesca Bertini, Leda Gys, Emilio Ghione:

Ricordo che più o meno dieci anni fa, il mio carissimo amico il cav. Alberini cui nessuno può togliere il vanto di essere stato il papà (ahi, quanto prolifico!) dell’industria cinematografica italiana, volle riprodurre in film l’Histoire d’un Pierrot. In Italia non v’era ancora nessun teatro di posa: solo in Roma, fuori Porta San Giovanni, si stava costruendo per conto dell’Alberini quel primo teatro che fu poi… la culla della Cines.

Dove eseguire la cinematografia? … Incontro all’antica basilica di S. Maria Maggiore v’era una specie di caffè-concerto all’aperto; un largo spiazzo, poche fratte di mortella all’ingiro, qualche alberello rachitico… e, nel fondo, il palcoscenico dalla pittura scolorata e un vecchio pianoforte avvezzo alle intemperie… Fu là che il cav. Alberini portò la sua macchina da presa e che venne eseguito il primo negativo della Histoire d’un Pierrot. Vi era anche Mario Caserini; Pierrot era Bianca Visconti, Pochinet Mario Caserini.

Ma il negativo non venne mai pubblicato… Si era pensato che sarebbe stato facile regolarsi con i diritti d’autore, ma invece… (ricorda, comm. Re Riccardi?) la richiesta fu troppo gravosa per allora che il cinematografo era ai sui primi passi (che buoni garretti ha ora, eh?…) e il negativo venne sepolto nel fondo di un armadio.

Peccato… Su questa versione di l’Histoire d’un Pierrot, primo film della ditta Alberini & Santoni ho scritto tanto tempo fa… nel 2008. Adesso la domanda è: che fine ha fatto il film “sonoro” interpretato da Ettore Petrolini? Quanti film sono stati girati sul palcoscenico dell’Arena Italia?

Rodolfo Valentino interprete di Claudia Particella di Benito Mussolini

Non sono mai riuscita a chiarire del tutto i retroscena intorno al progetto di portare al cinema Claudia Particella, un romanzo di Benito Mussolini pubblicato a puntate dal quotidiano Il Popolo di Trento nel 1910. Se volete sapere di più a proposito del romanzo potete consultare il web dove i riferimenti non mancano.

Rodolfo Valentino, Arturo Ambrosio, Emil Jannings
Rodolfo Valentino, Arturo Ambrosio, Emil Jannings, Roma 1923

Come ricordano tutte le biografie di Rodolfo Valentino, il 1923 segna il suo ritorno in Italia dopo quasi dieci anni di assenza:

‟Presentiamo ai nostri lettori una fotografia rarissima dei rappresentanti di tre potenze cinematografiche (da destra a sinistra) Emilio Janning il grande attore tedesco che interpreta a Roma Nerone della UCI – Comm. Arturo Ambrosio direttore gen. Artistico della UCI recentemente insignito della Croce da cavaliere dei S.S. Maurizio e Lazzaro – Rodolfo Valentino, il noto attore italo-americano in viaggio in Italia, di cui sono note le interpretazioni cinematografiche e le avventure galanti, colti tutte e tre dall’obiettivo sullo sfondo delle costruzioni neroniane nei teatri di posa della Unione Cinematografica Italiana a Roma. Vuole forse questa fotografia essere auspice di un grande avvenire della cinematografia italiana? È quanto ci dirà il prossimo futuro.„ (al cinemà, 4 novembre 1923)

Di questa visita ai teatri dell’Unione Cinematografica Italiana le biografie di Valentino offrono quasi tutte la stessa versione, senza nominare né Arturo Ambrosio, uno dei pionieri della cinematografia italiana, né Emil Jannings. Il cinema italiano era in crisi, ma è sempre in quel periodo che Giuseppe Barattolo, a capo dell’Unione Cinematografica Italiana, offre un contratto a David W. Griffith per dirigere un film in Italia.

Valentino, Ambrosio, Jannings, altra foto dello stesso incontro a Roma
Valentino, Ambrosio, Jannings, altra foto dello stesso incontro a Roma nel 1923

Qualche anno dopo, nel 1938, la rivista Film pubblica un articolo dove si raccontano altri particolari su questo incontro premonitore dell’«avvenire della cinematografia italiana»:

‟Dopo aver ultimato il Quo Vadis?, Ambrosio si accinge ad organizzare un nuovo e grandioso film: aveva letto un romanzo storico di Mussolini Claudia Particella, se ne era entusiasmato e voleva fare un film. A tale scopo, fa venire Rodolfo Valentino dall’America e Emil Jannings dalla Germania, butta giù le basi organizzative e, poiché dovrà essere un film colossale, domanda aiuti in Banca: ma questa finge di non sentire. Ambrosio insiste, prega, si appella al suo passato così ricco di successi, tenta ogni via per poter fare aprire nuovamente gli sportelli, ma non ottiene nulla. Si dispera e ne soffre tanto che finisce per ammalarsi.„ (Film, 19 novembre 1938)

Molti anni dopo il progetto torna ancora alla ribalta nel volume di Pietro Bianchi Bertini e le dive del cinema muto (UTET 1969), dove a pagina 71 si può vedere la prima pagina della sceneggiatura di Claudia Particella “curata da Roberto Roberti con correzioni autografe di Benito Mussolini”.

Qualche anno ancora e nel 1985 nessuno ricordava più questi particolari visto che Aldo Bernardini e Vittorio Martinelli attribuiscono la scoperta a Gian Piero Brunetta, che aveva pubblicato la stessa prima pagina della sceneggiatura nella I edizione di Storia del cinema italiano 1895-1945 (Editori Riuniti 1979):

‟Secondo quanto ha potuto accertare Gian Pietro Brunetta, l’episodio risaliva all’inizio del 1923 e il film non venne mai realizzato perché in un secondo tempo il duce, divenuto capo del governo, ritirò la sua approvazione, trovò incompatibile con la sua nuova immagine e funzione un progetto del genere, che venne abbandonato. Lo stesso Brunetta pubblica una fotografia del frontespizio della sceneggiatura originale del film, dove si legge chiaramente, aggiunta a penna dallo stesso Mussolini, la scritta “a cura di Leone Roberto Roberti”. E’ dunque possibile che in un primo momento il regista avesse accettato la proposta e avesse scritto il copione, e che in un secondo tempo avesse declinato l’incarico.„ (Roberto Roberti direttore artistico, Le Giornate del Cinema Muto 1985)

La pagina della sceneggiatura è la stessa pubblicata 10 anni prima, ma quella del volume di Bianchi è una fotografia molto nitida dell’originale. Che fine ha fatto la sceneggiatura?

Secondo Sergio Leone, figlio di Vincenzo Leone (alias Roberto Roberti, Leone Roberto Roberti, Roberto Leone Roberti), intervistato da questa che scrive nel 1980, fu lo stesso Benito Mussolini a rifiutare l’offerta… fattagli degli americani.

Claudia Particella
Claudia Particella, prima pagina della sceneggiatura curata da Roberto Roberti con correzioni autografe di Benito Mussolini, intestazione dell’Unione Cinematografica Italiana Società Anonima (Pietro Bianchi, La Bertini e le dive del cinema muto, UTET 1969)