La Rosa di Tebe – Cines 1912

La Rosa di Tebe 1912
Francesca Bertini e Amleto Novelli, La Rosa di Tebe 1912

Messa in scena: Enrico Guazzoni
Interpreti principali: Francesca Bertini (Selime, la rosa di Tebe), Amleto Novelli (Efrain), Ignazio Lupi (Ramsete).
Lunghezza metri 574
Film scomparso.

Argomento:

Il re Ramsete sente vantare le bellezze di Selime, detta la rosa di Tebe. Incuriosito, si traveste e si reca a vederla: ne rimane ammaliato e la fa rapire e condurre ai propri palazzi, innamorandosi perdutamente. Scongiuri, preghiere sono vane al cuore di Selime, che ama Efraim, il pastore; il quale, furente di gelosia, attenta alla vita del re e vien messo in prigione. Ora Selime è arbitra delle sorti di Efraim; si conceda ed il pastore sarà libero. Ma Selime rifiuta sdegnosamente e Ramsete perde ogni speranza di amore. Allora ordina che il pastore colga la rosa di Tebe e le nozze avvengono con grande solennità. Chiamati gli sposi alla reggia, vien consegnato a Selime un cofanetto da parte del Re: è il regalo di nozze. Efraim l’apre e vi trova uno stile lordo di sangue: è l’arma con cui Ramsete si è trapassato il cuore…

Recensione:

I dramma storici ritornano di moda e la Cines in questo genere di lavori ha sempre ottenuto il plauso incondizionato della critica e successo entusiastico del pubblico.

La moda ha voluto che per qualche tempo la casa romana tralasciasse il genere che è suo onore e suo vanto; ma ora che la parentesi dei lavori moderni è per chiudersi per volontà dello stesso pubblico che l’aprì, auguriamoci che la casa romana non indugi più oltre e riprenda a fabbricare il suo genere nel quale poche case soltanto la possono contrastare il primato.
Ciò noi pensavamo poche sere or sono assistendo alla rappresentazione della Rosa di Tebe, il forte dramma di Re Ramsete, ora soltanto comparso sul panno bianco dei cinematografi di Napoli, ma già lusinghiermente accolto in altre città d’Italia.

Rosa di Tebe ha tutte le qualità del dramma: passioni violente che si sprigionano da nature eccezionali, delicati sentimenti eternamente in contrasto con forti passioni e poi un esteriorità pomposa, impressionante che da al contenuto maggiore allettamento e maggior forza, aggiungendovi bellezza e colore.

La novella è bella: Un Re egizio Ramsete vede la pastorella Rosa di Tebe e se ne innamora e la fa rapire ; ma invano ne spera amore, poiché ella ama Efrain, il pastore bello e selvatico col quale ella ha passato deliziosamente ore lietissime d’ amore tra i campi. Re Ramsete questo amore non può cancellare dall’animo della vergine egizia e si sacrifica, egli che tanto 1′ama, permettendo che ella sposi il giovine pastore. Nel giorno delle nozze però egli si uccide ed ai due sposi dona il pugnale col quale si è colpito.

Quanta bellezza in questa lieve novella o quanta delicatezza e quanto sentimento nel Re egizio e quanta forza nella giovine vergine, che pure colmata di onori e di ricchezze dal suo regale amante, puro accontentata in ogni cosa, non dimentica il suo Efrain che per lei sospira e per lei attenta alla vita del Re, che violentemente gliela tolse.

Interpreti del lavoro sono stati la Bertini, il Lupi e se non erro il Bracci (Amleto Novelli n.d.c.). Questi ultimi pur rendendo bene la parte loro affidata non hanno recitato con l’usata vigoria, ma la Bertini ha fatto della sua parte una vera creazione, rivelandosi attrice intelligente e fortissima. Specie nella scena con Re Ramsete noi abbiamo notato le doti di questa artista impareggiabile alla quale si va schiudendo un brillante avvenire, che potrà essere veramente radioso se la brava, attrice continuerà a mettere sempre lo stesso studio e lo stesso impegno messo in qualche scena di questo lavoro.

La messa in scena nel suo sfarzo ha rivelato troppo le artificiosità del cartone, in ispecie nella scena gran luce ove la crespe del falso e dello sbiadito appaiono con maggior risalto.
Rosa di Tebe ha, dunque, pregi non comuni di bellezza e noi ne siamo lieti perché col trionfo di questo lavoro trionfa anche l’industria italiana nel nome, di una tra le più accreditate nostre case.

These wordless creatures…

from Francesca Bertini's home:  herself in Il processo Clémenceau (1917)
from Francesca Bertini’s home around 1970: herself in Il processo Clémenceau (1917)

These wordless creatures who had to communicate their feelings with gestures, with the plasticity of their person and with their gaze, they remained at an invulnerable, inaccessible distance, beyond reality and shrouded in poetry and mystery. Such a product could only have arisen in a country with the cult of beauty.
Aldo Palazzeschi (Francesca Bertini’s autobiography, Il resto non conta, Giardini Pisa 1969)

Ivonne la bella della “Danse Brutale” – Caesar Film 1915

una scena del film
Da sinistra a destra: Amelia Cipriani (appoggiata al pianoforte), Carlo Benetti (al pianoforte), Francesca Bertini (per terra), Alberto Albertini (in piedi)

Messa in scena: Gustavo Serena
Soggetto e riduzione per lo schermo: Renzo Chiosso
Operatore: Alberto G. Carta
Scenografia: Alfredo Manzi
Interpreti principali: Francesca Bertini, Gustavo Serena, Carlo Benetti, Alberto Albertini, Amelia Cipriani
Lunghezza metri: 1600
Film scomparso.

Argomento: Questo soggetto è stato appositamente scritto per la Signorina FRANCESCA BERTINI, per darlo agio, ancora una volta, di manifestare le sue peculiari doti di eletta nell’arte del silenzio.
La distinta artista, in questo soggetto, interpreta nello stesso tempo due personaggi assolutamente opposti l’uno dall’altro per carattere, por essenza, per natura.
Ivonne e la volgare, appassionata danseuse della danza bruttale ed ama il fumo, il vino, la taverna; la contessina Edith, invece, è una creatura angelica, squisitamente elegante, una finissima ed aristocratica ereditiera.
Chi può dire con quanta perfezione non abbia reso la Francesca Bertini entrambi i personaggi così diametralmente opposti? Chi può riconoscere nella volgarissima Ivonne la perfetta e purissima Contessina Edith?
Il Duca di Moriau, morendo, lasciò questa strana ed originale condizione nel suo testamento:
« La contessina Edith, mia, nipote, è nominata erede universale di tutta la mia, sostanza, purchè, nel termine di un anno dalla mia, morte, sposi il Visconte di Neuville. Non avvenendo il matrimonio nel termine fissato, la mia fortuna passerà intera agli altri miei nepoti Luciano e Lisa D’Alma».
Luciano D’Alma, però, non può lasciarsi diseredare così impunemente e, uomo senza scrupoli, con la complicità di Ivonne e di altri figuri, organizza un piano infernale: ai danni della contessina Edith.

Avvalendosi della perfetta rassomiglianza fra la Ivonne e la contessina Edith, i delinquenti tentano vari mezzi delittuosi per impedire che il matrimonio avvenga nel termine stabilito.
Ma la Ivonne che segue i piani dei suoi complici, sopratutto perche, la parte ad essa affidata le da modo di soddisfare la sua violenta passione per il pianista Anselmi, non giunge fino al delitto…
… e quando la contessina Edith sta per soccombere alle diaboliche arti di Luciano, senza farsi conoscere, la salva e svelando ogni cosa, rende possibile il matrimonio.
Ma quella rassomiglianza, che doveva servire ad attuare il piano delittuoso ordito ai danni della contessina Edith, costituisce la sua salvezza, perché il colpo di pugnale vibrato per ucciderla, viene ricevuto, in sua vece, dalla povera Ivonne..!!!

Il primo titolo del film in lavorazione è Il Maligno riflesso, ovvero Yvonne La Danzatrice.