Intervista a Carmine Gallone

La cavalcata ardente, Westi Saic 1925
Soava Gallone in La Cavalcata Ardente, Westi-SAIC 1925

Roma, marzo 1925

— Prima domanda, allora: come giudichi tu la presente situazione cinematografica nazionale?

— In maniera ancora molto sconfortante. Siamo in crisi tuttavia: se non acutissima come qualche tempo fa, certo sempre grave e dolorosa. Qualche tentativo di risveglio si fa palese nel nostro grigio e monotono ambiente: ma sono. Tentativi sporadici, sebbene compiuti con evidente e tenace passione. Vedi: noi attendevamo il miracolo: e il miracolo, purtroppo, non è avvenuto.

— Le ragioni?

— Sono molte: fra le quali, primissima la mancanza di una organizzazione intelligente, operosa e fattiva, cosi nel campo produttivo come in quello commerciale: o, per meglio intendersi nel campo che riflette il collocamento all’Estero dei nostri films. Perché, come sai bene, la fortuna dell’Industria cinematografica italiana è sopratutto sui mercati stranieri: poggia sulla vendita oltre i confini della Nazione. L’Italia non è sufficiente a coprire il prezzo di costo dei lavori che vi si producono. È sempre stato così: ed oggi più di prima e più che sempre.

— Allora tu non vedi la possibilità di uscire dal giro vizioso nel quale ci inseguiamo da tanto tempo senza conclusione alcuna?

— Ma certo: una via d’uscita c’è. E sicurissima. Però questa è la mia opinione: chiara, netta, indiscutibile: « per risolvere la crisi è vano pensare alle sole forze nazionali… ».

— Una intesa internazionale, dunque?…

— Proprio così: hai detto giustamente.

— Se ne discute da molto: ma senza concludere, o concludendo mollo poco.

— E pure in questa intesa è la fortuna, è la salvezza della cinematografia italiana. Pensa un poco: lo sforzo che, in questo periodo di tempo, sta compiendo la «S.A.I.C.» è veramente meraviglioso, altamente lodevole, profondamente patriottico. Ma non basta. Solamente con l’intesa internazionale, con l’adesione alla Lega Internazionale (direi quasi) della « Westifilm » si potrà fare non qualche cosa, « ma molto ». L’Europa può bloccare l’America, perché questa è la concorrente più agguerrita che ci troviamo di fronte.

— Pensi che ci si potrà riuscire?

— Ne sono convintissimo: ma bisogna serrare le file, organizzare, stringere più saldi rapporti di collaborazione: realizzare, insomma, una collaborazione cordiale, viva, appassionata fra noi e il grande Consorzio internazionale tedesco di cui t’ho poc’anzi fatto il nome. E riusciremo nell’intento, grazie anche alla nostra genialità e alle nostre infinite risorse d’ogni genere.

— E poi se non mi sbaglio, bisognerebbe operare una cernita risoluta e senza indulgenza fra tutti coloro che si sono occupati e si occupano di cinematografia. Non ti pare?

— La cosa è di lapalissiana evidenza. Del resto, per ottenere una produzione d’arte, nobilissima begli intendimenti e pregevole nei risultati, la selezione è una premessa logica di quest’ultima. I mestieranti, le nullità, improvvisatori – ai quali si deve lo stato attuale dell’Industria nazionale – devono essere scartati senza pietà. E’ una operazione che s’impone nella maniera più rigorosa e nel modo più sollecito. E si sta compiendo, a poco a poco.

— Ancora qualche domanda, e poi ti lascio libero. Hai ultimato La cavalcata ardente?

— Sono pressoché al termine.

— Sei contento di questo tuo ultimo lavoro?

— Contentissimo. Sono certo che riuscirà un film molto bello e di successo sicuro.

— Oltre tua moglie Soava, quali sono gli altri interpreti della tua opera?

— Ciro Galvani, De Gravonne e Emilio Ghione. Si tratta di un brano storico dell’epoca garibaldina. Il film è stato girato in parte anche a Napoli, con grandi masse.

— E per l’avvenire?

— Ho in corso di trattative una combinazione internazionale per l’esecuzione di un film che dovrebbe costare oltre un milione di dollari.

— E sarebbe?

— Non posso dirti ancora nulla. Abbi pazienza. Si tratterebbe di una cosa meravigliosa, ma per il momento devo tenere il segreto.

— Comprendo il tuo riserbo. E speriamo che la fortuna ti assista. Ricordami, con particolare affetto deferente, a donna Soava. E scusami del disturbo.

— Di nulla, caro Lega. Una stretta di mano e poi ho lasciato Carmine Gallone al suo lavoro.
Giuseppe Lega (Il Corriere Cinematografico, 14 marzo 1925)
(Cinema muto italiano storia di una crisi 3)

La cavalcata ardente – SAIC 1925

la cavalcata ardente
Una scena del film

Poche settimane fa, nel corso delle Giornate del Cinema Muto di Pordenone, mi domandavano se potevo segnalare un film “muto italiano e garibaldino”, un film storico-epico, che meritasse una edizione in DVD. Ed io consigliai La cavalcata ardente fidandomi dei racconti di Vittorio Martinelli, perché il film non sono riuscita a vederlo (torna Vittorio, tutto ti è perdonato, mi manchi!).

La cavalcata ardente è una coproduzione italo-germanica (SAIC-Westi), scritta e diretta da Carmine Gallone, collaborazione alla messa in scena di Giuseppe Forti e Filippo Folchi; operatori Alfredo Donelli, Emilio Guattani.

I costumi indossati da Soava Gallone (più di 20) sono di Paul Poiret, e secondo i pettegolezzi dell’epoca il costo superò la paga di tutti gli interpreti del film, Soava compresa. La produzione fece le cose alla grande anche per i manifesti firmati Riccobaldi, Corbella e Ballester, i migliori cartellonisti sulla piazza. Il film ebbe un grande successo fin dalle prime proiezioni, proiettato un po’ ovunque poi in occasione di feste patriottiche. Nei primi anni trenta uscì una versione sonorizzata, a carico dello stesso Gallone, col titolo Passione garibaldina. Secondo i fortunati mortali che hanno potuto vederlo dopo il restauro di L’immagine ritrovata, da una copia della Cineteca di Losanna, il film “è molto al di sopra della produzione italiana degli anni Venti” (Vittorio Martinelli in Za la Mort – Ritratto di Emilio Ghione, Cineteca di Bologna 2007). Altra copia del film (1800 metri), non so se restaurata o meno, è alla Cineteca Italiana di Milano.

Ecco l’argomento: Napoli 1860. Nell’antica famiglia dei Montechiaro, legata ai Borboni, Pietro (Amerigo Di Giorgio), il figlio maggiore, è il capo delle forze reali mentre sua sorella Grazia (Soava Gallone), promessa in sposa all’anziano Principe di Santafé (Emilio Ghione), è segretamente innamorata di Giovanni Artuni (Gabriele De Gravonne), patriota e rivoluzionario.

Artuni sfugge ad una imboscata e si nasconde presso il brigante Pasquale Noto (Raoul Van Riel). Il quale, mascherato insieme ai suoi compagni, partecipa alla “cavalcata ardente”, una corsa a cavallo con le fiaccole nel parco della villa dei Montechiaro, dove ha luogo la festa per il fidanzamento ufficiale di Grazia.

Si scatena una spietata caccia all’uomo. Grazia si nasconde in un convento, mentre Giovanni cerca di raggiungere l’esercito di Garibaldi (Ciro Galvani). Ma, riconosciuto da un traditore, viene arrestato dalla polizia borbonica, immediatamente processato e condannato a morte. Grazia intercede per la sua vita, cedendo al ricatto del vecchio Santafé. Mentre vengono celebrate le nozze tra Grazia ed il Principe, Giovanni e la sua vecchia madre (Jeanne Brindeau) vengono accompagnati al confine. Ma Garibaldi è ormai alle porte, l’esercito borbonico si ribella e, nel tentativo di arginare l’avanzata, Santafé cade in battaglia.

Con l’ingresso a Napoli dell’esercito delle camicie rosse Grazia e Giovanni realizzano il loro sogno d’amore.

Recensione della prima romana:

Una serata davvero magnifica quella di ieri sera al Supercinema con La cavalcata ardente, scritta e diretta da Carmine Gallone. La serata era a beneficenza dei reduci garibaldini, che in camicia rossa assistevano numerosi, e fu iniziata da ottima musica, eseguita dalla Banda dei RR Carabinieri.

Sullo sfondo dei moti garibaldini del 1860 e della conquista di Napoli, La Cavalcata ardente fa rivivere una storia d’amore, dove i sentimenti del patriottismo si fondono con quelli della passione.

Il successo è stato magnifico. E dobbiamo riconoscere che Soava Gallone, Emilio Ghione, Raoul Van Riel, De Gravonne, madame Brindeau, Di Giorgio e Ciro Galvani sono stati perfettamente a posto nelle loro parti. Ottimi gli ambienti, perfetta la fotografia e veramente ammirati i movimenti di masse e le ricostruzioni storiche degli ambienti e degli avvenimenti. La sala del Supercinema era stata, per l’occasione, trasformata in una vera serra di fiori.

Fra gli intervenuti abbiamo notato, oltre al senatore Cremonesi, Regio Commissario, numerose personalità dell’arte, della politica e dell’aristocrazia romana: l’Ambasciatore di Germania e il Console di Polonia. Il senatore Cremonesi si è vivamente complimentato col cav. Gallone e l’Ambasciatore di Germania ha voluto congratularsi col dott. Ilia Salkind e col sig. William Karol della Westi, ai quali, insieme con la SAIC, diretta dal presidente comm. Dott. Giacomo Rattazzi si deve questa iniziativa e l’esecuzione della film. Speriamo che questa intesa sarà feconda nell’avvenire della cinematografia italiana.

Soava Gallone e tutti gli altri esecutori del film che erano presenti, sono stati festeggiatissimi.

Pochi giorni dopo, a Torino, il film fu proiettato in prima visione “privatissima” a Villa Savoia.

la cavalcata ardente
Una scena del film

Una curiosità: Ilia Salkind dovrebbe essere un parente del produttore del primo Superman.

L’ultima gigolette – Omaggio a Emilio Ghione (2)

Emilio Ghione, Za-la-Mort
Emilio Ghione, Za-la-Mort

Sceneggiature di 20 anni fa…

Ci è capitato sottomano il copione de L’ultima gigolette, del povero Emilio Ghione. Crediamo che sia interessante pubblicare alcuni dei quadri iniziali per lare gustare ai lettori tutto il sapore delle sceneggiature che si usavano venti anni fa.

CRISTIANA NEGRALI in arte Riama Gard celebre artista lirica;
ELSA SAM fanciulla reporter che si firma Guido Ortesa;
PIER FRANCO NEGRALI gentiluomo, fratello dì Riama;
ETTORE RANDI criminale;
SQUARTA, apache;
ZA LA MORT;
(A Parigi o in una grande metropoli).

ATTO I.
1. (apertura d’iride). Buffet d’un grande teatro lirico.
p. p. Un gruppo di uomini in frachs, fumando e bevendo, discute animato, sono critici di grandi quotidiani, amatori del bel canto, uno di essi esclama — L’opera è certo degnissima, ma se non avessimo l’arte irraggiungibile di Riama Gard…
2. p.p. Due del gruppo che lentamente approvano…
3. Corridoio di camerini.
Il buttafuori grasso, sudante, occhialuto, giungendo dal fondo Si ferma ad una porta di camerino…
4. p.p.p. Targhetta su cui è scritto: Riama Gard, soprano.
5. Camerino elegantissimo.
Diviso per la metà da una tenda è vuoto: solo, illuminato com’è dalla parte nascosta, svela due ombre di donne che vengono proiettate sulla tenda. La porta in p. p. s’apre discreta e la testa del buttafuori appare chiedendo — Posso dare il segnale, signora? La tenda è mossa vivamente da una delle ombre ed una voce risponde — Sì, son pronta — La porta vien rinchiusa dal buttafuori.
6. p.p.p. Una piccola campana elettrica suona a distesa.
7. p.p. Un leggio da direttore d’orchestra, su cui per traverso riposa una fine bacchetta.
8. p.p.p. Una piccola campana (come al 6.) continua a suonare.
9. Buffet (come al 1.).
Il gruppo dei signori in frachs, spegne i sigari e sempre discutendo s’avvia.
10. Muro di palcoscenico.
Una scala in legno grezzo affiancata alla parte, la taglia in senso obliquo, facendo capo ad un ballatoio, che rapidamente si empie d’un nugolo di graziose ballerine.
11. p.p.p. La campana (come al 6.),
12. p.p. Leggio (come al 7.). Una mano distinta prende la bacchetta.
13. Palco di teatro.
Due dame in ampio décolleté ed un signore in frach conversano, ad un tratto tacciono.
14. p.p. Un riflettore spento, è acceso da un elettricista che ne regola il fascio luminoso.
15. p.p. Leggio (come al 7.). La mano nervosa agita febbrile la bacchetta.
16. Palco (come a! 13.). Le due dame ed il signore s’armano dei binocoli, li puntano ad un tratto scema sul quadro la luce.
17. Camerino (come al 5.).
La tenda vien tirata da Lisetta, la camerista di Riama Gard, e questa appare dritta ed altera, tutta riflessa dalla grande specchiera, magnifica di bellezza, austera, quasi mistica nel superbo paludamento bizantino che svelandola tutta la cela.
iride
18. (dall’). Interno stazione ferroviaria. Sul marciapiede dove scenderanno i viaggiatori del diretto, via vai di facchini, di gente in attesa… Il treno rombando giunge, rallenta…
19. p.p. Tre uomini dall’aspetto civile ma risoluto, osservano, uno di essi ordina — Voi due vigilate le seconde classi, io penserò alla prima in unione all’ispettore.
20. Interno (come al 18.). Il treno si ferma, mentre i tre si slanciano per la ricerca, i viaggiatori scendono.
21. p.p. Sportello di III classe.
Esso viene aperto e ne scende un poliziotto in divisa, che osservando attorno, si rivolge all’interno dicendo — Aspettiamo che la gente si diradi ancora un poco.
22. p.p. Vagone di I classe.
I tre uomini visti al 19, a cui si è aggiunto un quarto che pare un superiore, si uniscono e riferiscono…
23. p.p. Il capo con mal celato dispetto — Avete osservato bene, i connotati definiscono sui quaranta, elegante, occhiali, sbarbato.
24. p.p, I quattro (come al 22). Alle insistenze del capo i tre si stringono nelle spalle… non hanno visto niente,
25. Sportello di III (come al 21). Il poliziotto aiuta un galeotto incatenato, che retto da un secondo poliziotto, scende, è una bieca figura di uomo finito, un lurido cencio copre un occhio mancante. I tre s’avviano…
26. Vagone di I (come al 22). Mentre l’ispettore capo non si sa dar pace per l’insuccesso, e seguita ad insistere presso ai tre suoi subalterni, il gruppo viene sfiorato dai due poliziotti che fra loro conducono il galeotto…
27. Taverna.
p.p. Tavolo. Za la Mort assiste fumando ad una partita giocata da quattro compagni, s’avvicina l’oste che porge a Za un biglietto, che ringrazia, ma non l’apre curioso di vedere una fase della partita.
28. p.p. Interno d’automobile. Vi sono dentro il galeotto ed i poliziotti, i quali febbrilmente si spogliano, apparendo dei giovani eleganti, poi essi aiutano il galeotto alla stessa metamorfosi.
29. Taverna, (come al 27.). p.p. Tavolo. Za legge il biglietto ricevuto.
Caro Za la Mort.
Ti ricorderai di quel tal Guido scrittore, al quale tre anni or sono in una notte di carnevale salvasti la pelle, or bene egli ha ancora bisogno di te. Ti attendo al Majestìc Hotel, camera 52, a mezzanotte. Grazie tuo Guido Ortesa, reporter.
30. p.p.p. Za, ripiega lento il foglietto, riflette, fruga nella memoria, ad un tratto un sorriso l’illumina, riguarda il foglio e cacciandoselo in tasca esclamerà — A mezzanotte, camera 52, sta bene.
31. Taverna completa. Si beve, si gioca, si suona, si balla.
iride
32. (dall’) Viale.
In p.p. una limousine chiusa attende… da lungi giunge un’automobile (quello visto 28.) che in p.p. si ferma.
33. Interno automobile. Vi sono i due poliziotti ed il galeotto, totalmente cambiati in gentlemens molto distinti, il galeotto parla.
dissolvenza
34. (dalla) Ripetizione per metri tre del quadro 26.
dissolvenza
35. (dalla) Interno auto, (come al 33). Il galeotto finisce in una risata, poi brevemente conciso ordina — subito al campo, vi mettete a bordo di un R. B. e volerete alla sede, notificando ogni cosa ottima.
36. Viale (come al 32.).
(Eccetera, eccetera…)
(dalla rivista Film, 10 giugno 1939)