Notiziario cinematografico dicembre 1928

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Si è costituita in Milano la Società Anonima Cinematografica Italo Americana (S. A. C. I. A.). Scopo della Società è la produzione cinematografica in Italia, in collaborazione artistico-finanziaria con l’America. La S. A. C. I. A. inizierà a giorni la costruzione di un proprio teatro di posa, di grandi dimensioni, e attrezzato per una lavorazione intensiva, e corredato di tutto quanto  possa meglio rispondere alle esigenze del film moderno.

Carmine Gallone si trova a Tripoli assieme a Liane Haid, Gina Manès e Van Riel, per girare il film Naufragio, per conto della Romanus Film di Roma, della Erda Film di Berlino, della Sofar di Parigi, della Woolf di Londra e dell’Universal Film di New York, le quali hanno firmato un accordo.

Il cantastorie di Venezia è il primo film di una combinazione di produzione con la Münchener Lichtspielkünst A. G., e di exploitation con l’Emelka Konzern. Questo film, ideato e diretto da Atto Retti Marsani, e girato a Venezia l’estate scorsa approfittando dell’adunata folkloristica, ha messo in evidenza alcuni giovanissimi elementi quali Hertha von Walther, Daisy Lorand, Piero Cimarra, Roberto Pasetto, Luigi Serventi, Gildo Bocci, Alfredo Martinelli. Tutti questi elementi sono stati riconfermati per l’altro film di prossima pubblicazione, sempre diretto dal Marsani, e sotto la direzione tecnica di Alfredo Donelli. Il titolo di questo nuovo film, Il fantasma dei mari, classifica e sintetizza il genere di soggetto, e cioè quello di avventure marinaresche intrecciate con una passione d’amore di una biondissima Miss americana. Prenderà parte al lavoro anche qualche attore estero di larga rinomanza; e un ruolo tutt’altro che indifferente avrà l’idroglisseur, ovvero l’oceanoplano, che già trovasi a Venezia, pronto per la prima uscita.

Alla Quirinus è stata completamente sospesa la lavorazione. Sembra che l’onor. Barattolo abbia intenzione di disfarsi dell’azienda e che una nota casa romana di produzione si sia fatta aventi per l’acquisto degli stabilimenti. Si parla di una cifra che si aggira sui quattro milioni. Nella cifra sarebbero compresi i copioni di Sly di Gioacchino Forzano, tre lavori di Guido da Verona, fra i quali Mimy Bluette, due soggetti della Baker, ed i due lavori già ultimati.

All’A. D. I. A. non sono ancora stati decisi gl’interpreti di La Grazia. Sembra però che la scelta cada su Virginia Valli, sempre che Luciano Doria, partito il 4 corrente per Berlino, possa combinare. La seconda parte sarebbe affidata ad Elena Sangro. Gl’interni, in attesa di altra combinazione, verrebbero girati alla Palatino.

L’altro giorno, nella chiesa del Sacro Cuore in Via Marsala, è stata celebrata, presente cadavere, la messa solenne in suffragio di Lido Manetti. Erano intervenute tutte le rappresentanze del Fascio dell’Esquilino e Tiburtino, le rappresentanze degli artisti cinematografici, i rappresentanti delle case cinematografiche americane, oltre a quelli delle aziende cinematografiche italiane. Dopo la messa, il mesto e grandioso corteo, dimostrante quale spirito di colleganza unisca gli animi italiani, ha proseguito per il Campo Verano. Al piazzale Tiburtino in una breve sosta il conte Zorzi, tra la generale commozione, ha pronunziato brevi parole, invitando tutti al rito del minuto di silenzio.

In questi giorni Zorzi continua alacremente la lavorazione di Vena d’oro con l’interpretazione di Diana Karenne.

L’avv.Francesco Scherma, Consigliere delegato della Società Augustus, in seguito ad alcune divergenze di vedute precisatesi negli ultimi tempi col il dott. Alessandro Blasetti, Direttore della Produzione, presentava alla Presidenza del Consiglio le proprie dimissioni.

Il 20 dicembre l’Augustus inizierà la lavorazione di Sole! La data scelta ha un significato: proprio il 20 dicembre 1927 fu lanciata l’idea di questa tipica Società cinematografica; appena un anno fa, e diciamo appena, perché quello che pochi appassionati hanno saputo raggiungere in questo breve periodo di tempo non ha precedenti nella storia cinematografica. E tutto in silenzio e senza scalpori: tanto che nessuno crede ancora ad una possibile attività.

Italiani all’estero:

Mario Bonnard ha in questi giorni terminato gli esterni del suo nuovo film: Il dramma del Cervino.

Luciano Allbertini girerà prossimamente sulla Costa Azzurra il suo nuovo lavoro, Pirata suo malgrado, produzione A. A. F. A.

Rina de Liguoro si trova in questi giorni a Parigi per interpretare una parte importante nel nuovo film di Oswald: Cagliostro.

Carmen Boni ha ultimato per la Sofar l’importante film interpretato a fianco di Ivan Mosjoukine: Al servizio dello Zar.

Corresposalía desde Madrid diciembre 1928

Una aventura de cine 1928
Una aventura de cine 1928

Diciembre 1928.

Dirigida por Florián Rey se empezó, el dia 13 del actual, la filmación de una película titulada Los claveles de la Virgen. Protagonistas son: la Srta. Dina Montero, Imperio Argentina, el conocidísimo galán de los galanes Valentín Parera y el actor de carácter Ramón Meca. Los interiores se filmarán en los grandes estudios Omnium-Cine, y los exteriores en Granada. Laboratorio: Arroyo. Fotografia: Novoa. Decorados: Paulino Méndez.

Benito Perojo está para dar comienzo a El embrujo de Sevilla, y se habla de otras producciones.

El Cineclub es una nueva institución que nos trae La Gaceta Literaria, a la que deseamos mejor suerte que la conseguida por La Pantalla con el Primer Congreso Cinematográfico Español. La sesión inaugural se celebró en la mañana del 23 de diciembre de 1928. Queremos que conste así la fecha, y tuvo lugar en el cine del Callao, a las once y media de la mañana. El programa resultaba sugestivo. Cineclub dará una sesión mensual a base de tres films (en general) con carácter orientador para el arte de la película.

Se murmura…

Que ya están rodándose los interiores de La del soto del Parral. Que León Artola está encantado de ello. Que el operador se llama Gazapo, y no Conejo, como equivocadamente se dijo. Que el tal Gazapo, por ahora, lo hace tan bien como los que llevan rodando veinte años.

Que Sabino A. Micón prepara un nuevo film, que el asunto es muy parecido a Amanecer. Que Sabino es capaz de eso y mucho más.  Que nuestro deseo es que lo realice, y con esa lección haga anochecer a muchos directores.

Que Fernando Delgado, en vista del éxito de ¡Viva Madrid, que es mi pueblo!, está preparando otro asunto netamente madrileño que se titulará El gordo de Navidad.

Que Carrasco prepara El tonto de Lagartera. Que el tonto será Jimeno. Que al escogerlo Carrasco ha tenido mucho acierto. Que Jimeno, con este film, podrá desarrollar su vis cómica y peculiar gracejo.

Que Adolfo Aznar tiene en preparación otro asunto titulado El barberillo de Lavapiés. Que como portagonista va la simpática Dina Montero, que este film lo rodará S. Padró.

Que está terminándose de rodar el film Goya que vuelve. Que su director, don Modesto Alonso, pone en él tanta ilusión como si fuese su único vástago. Que lo rueda Tomás Duch. Que Aurea Azcárraga no puede estar mejor en su papel de goyesca.

La mia vita per la tua! di Matilde Serao

Brochure del film, disegno di M. Simonetti
Brochure del film, disegno di M. Simonetti

Roma, Cinema Modernissimo, 5 dicembre 1914, ore, 10,45.

Un numerosissimo ed eletto pubblico d’invitati assistette ieri sera all’attesa première del grande romanzo cinematografico di Matilde Serao La mia vita per la tua !

Le due magnifiche sale del Modernissimo, letteralmente gremite, presentavano un aspetto imponente.

Diamo la trama del soggetto:

Giorgio Conte Di Granville, cugino dei duchi di Roger Ferry, avrebbe dovuto ereditare dallo zio conte di Vauchamps, dieci milioni che il conte, disgustato dalla condotta scapestrata di Giorgio, ha invece lasciato ai Roger Ferry. Una fatalità tragica sembra incombere sulla casa di costoro e sulla loro ricchezza. Una sera d’estate mentre essi tornano da un ballo, lo chauffeur Charles, entrato da breve tempo al loro servizio, lancia a corsa folle l’automobile dei duchi: invano questi richiamano Charles a una velocità più prudente: la macchina precipita e travolge Edmea e Gontrano di Roger Ferry, uccidendoli sul colpo. Dello chauffeur nessuna traccia.

Restano tre orfani: Andrea segretario d’Ambasciata, Gastone pittore e Arletta quindicenne.

Qualche giorno dopo i tre sono raccolti per la lettura del testamento. Giunge anche, severissimo nell’aspetto, Giorgio Di Granville. Prima di entrare egli ha fatto nascondere, nel bosco intorno alla villa, una donna bellissima e misteriosa, Elena di Soubise.

Alla presenza di Jean Callot, intendente generale della casa ducale, si legge il testamento. Metà della fortuna è per Andrea, il resto agli altri due orfani: per Giorgio Di Granville una rendita annua di ventimila lire. Giorgio accetta glacialmente, ma giunto presso la donna che lo attende nascosta, egli da sfogo alla sua collera:

— Sono miei nemici; debbono sparire !

L’ingiunzione terribile cade su Elena che vive, schiava della sua volontà e che è legata all’uomo dalle vicende di un losco passato.

I due spiano gli orfani uscenti: quando passa Andrea di Roger Ferry, Giorgio mormora tra i denti alla donna:

— È il nemico maggiore !

Arletta di Roger Ferry è una fra le più graziose allieve del Collegio delle damigelle nobili che sorge in un’amena collina di Roma. Tutti l’amano; superiori e compagne, ma ella è una creatura colpita da invincibile tristezza. La tragica morte dei suoi genitori, la solitudine in cui vive, perché i fratelli non vengono spesso a vederla, la paura misteriosa della vita, tutto questo la induce a pregar molto, a darsi a grandi pratiche religiose. Ella ha una sola confidente: Clara Formont, una giovanissima maestra di musica, che è giunta nel Collegio quell’anno, con fortissime raccomandazioni. Costei, con parole affettuose, le suggerisce di abbandonare il mondo e darsi a Dio: solo nel Cielo ella ritroverà la serenità. Quando Arletta dichiara ai suoi fratelli e al suo tutore Jean Callot, che vuol farsi monaca, lasciando la sua fortuna a loro due, i fratelli inviano il tutore in Collegio, a dissuadere la ragazza, ma la esaltazione dolorosa di Arletta non conosce ostacolo; Jean Callot, disperato, sgomento, chiede: Ma chi ti ha indotto a questo ?

— Un Angelo, esclama Arletta: Clara Formont, la mia maestra di musica.

Callot cerca di vedere costei. Impossibile ! Un telegramma ha chiamato a Parigi la maestra di musica ed essa è partita senza lasciare traccia di sé. Arletta diventa monaca. Il primo dei Roger Ferry è scomparso dal mondo.

Gastone, il secondo dei fratelli orfani, studia pittura a Parigi. Vive la vita degli ateliers fra pittori, scultori e modelli.

Un giorno il suo grande maestro Paul Cabanis lo presenta ad Anna Maria Zankowska. Chi è ella ? Il maestro che deve farle il ritratto sa soltanto che è polacca e, si dice, l’amante di un principe persiano: per il resto, mistero !

La sconosciuta incatena facilmente Gastone: ma nulla del mistero che la circonda si svela: ella resta un enigma.

Una sera in una festa da ballo in casa di Paul Cabanis, mentre ella minia in costume greco un’antica danza suggestiva, Gastone tenta l’estremo invito alla donna. Costei sembra commuoversi e concede un convegno nella sua villa per la notte di poi. La felicità balena su l’anima dell’innamorato. Se non che, quando egli giunge nella villa della Zankowska, non trova che un crudelissimo addio: « Parto, non mi vedrete più ! »

Gastone, disperato, si arruola volontario nella legione straniera e muore oscuro, senza gloria, in terra africana.

Il secondo dei Roger Ferry è scomparso dal mondo.

Andrea, duca di Roger Ferry, è primo segretario dell’Ambasciata francese a Roma. Egli, per quanto colpito così fieramente dalla sventura, ha opposto al dolore incalzante la sua piena giovinezza; quest’anno un flirt fra lui e la marchesa di Viel Castel lo lusinga profondamente.

Chi è la marchesa di Viel Castel ? Elena De Soubise, che si è accinta a compiere l’opera nefanda. Ma il destino è più forte della volontà e un miracolo si è compiuto: i due sono travolti da una passione senza confine. Elena è innamorata perdutamente di quella che avrebbe dovuto essere la sua vittima estrema. D’altra parte Giorgio Di Granville esercita la suggestione fatale: in due lettere egli l’avverte che l’ora è suonata per il colpo decisivo, e che Jean Callot conosce interamente i nodi della trama infernale. Bisogna agire subito e fuggire.

Elena sembra impazzita dal dolore. Nel momento stesso in cui Andrea si allontana per recarsi a colloquio con Jean Callot, ella fa olocausto della sua vita alla passione che l’ha redenta, e si uccide con lo stesso pugnale destinato al Duca di Roger Ferry. Quando Andrea ritorna dal colloquio egli trova accanto al corpo ancora tiepido della suicida, coperto di petali di rose, la parola che fa l’offerta ultima e intera: La mia vita per la tua !

(…)

La trama ci sembra ardita; è inspiegabile come una donna si faccia devastatrice d’un intera famiglia, annientando quasi per magia, uno dopo l’altro, i componenti di essa, con una preparazione instancabile.

L’azione è divisa in tre parti, ma assume l’aspetto di tre episodi quasi distinti, e risente troppo della forma e della prospettiva letteraria, nelle quali l’epilogo viene a riannodare i diversi capitoli, e completare nell’immaginazione di ciascun lettore una concezione tutta individuale.

Nel lavoro della Serao, infatti, ciascuno dei tre episodi fa a sé (specialmente il terzo, che risente tutta la situazione psicologica del Retaggio d’odio 1), poiché il secondo elemento principale del lavoro, il conte di Granville, non prende parte preponderante nell’epilogo della tragedia.

Anche la grande scrittrice napoletana dovrà convenire, dopo aver vista la traduzione del suo lavoro romantico in forma proiettiva, che il bozzetto cinematografico è cosa che va studiata più profondamente, per non incorrere in slegamenti ed in illogicità.

Elena De Soubise agisce in tutto il lavoro sotto il mefistofelico influsso del conte di Granville, ma lo spettatore non riesce a comprendere il motivo e la ragione di questa cieca e criminale obbedienza. Perché Giorgio può tanto su Elena ? Né una scena, né un titolo ci spiegano questo mistero, che rimane per noi un enigma.

Altre sono le lacune, che noi osserveremo meglio e più dettagliatamente in seguito; per ora ci basta avere accennato alle principali.

La messa in scena è molto curata, ed è frutto evidente di grandi dispendi a cui si sono assoggettati volentieri gli editori, signori Coscia e Xilo, pur di raggiungere una vera signorilità e sontuosità di ambienti. Si sarebbero potuto scegliere, però, esterni più diversi. È vero che l’azione si svolge a Roma, ma ci troviamo troppo spesso a Villa Borghese e al Pincio. La scelta, poi, del Palazzo di Giustizia come abitazione di un ricco signore, ci sembra un po’ esagerata !

Il combattimento in Africa è un po’ meschino. Certe azioni, quando non possono riprodurre con adeguata verosimiglianza, sarebbe bene evitarle.

Il Ghione è anche caduto spesse volte nella incoerenza dell’abbigliamento degli artisti: in scene a distanza di ore e di giorni, osserviamo ricche pellicce sostituite da leggere toilettes estive, per tornare da queste alle pellicce di prima !

La scena della rocambolesca visita di Gastone al Palazzo della Zankowska può rasentare quasi il comico !

L’interpretazione in complesso è buona: Maria Carmi è più bella e più espressiva, e molto meno manierata di come l’abbiamo vista in altri lavori: la sua arte ha migliorato nell’adattamento delle sue molteplici e peculiari qualità alla cinematografia.

Il Carminati ha ottenuto un caldo successo: noi possiamo molto attenderci da questo giovane; la sua arte è stata misurata, ma piena di efficacia, specialmente nella scena impressionante della morte di Elena.

Anche il Collo sta migliorando, e abbiamo notato in lui maggiore e più calda espressione.

Del Ghione bisogna pur dire parola di lode perché è stato valoroso come interprete e assai volenteroso come metteur en scène.

La fotografia è veramente buona, sia come inquadramenti, che come tecnica. Ma ne va dato anche merito alla Cines, che curò lo sviluppo del negativo e la stampa, con accuratezza e diligenza.

Per concludere queste brevi ed affrettate note d’impressione, diremo che i nomi della Serao, della Carmi, del Ghione e del Carminati danno affidamento che La mia vita per la tua ! potrà avere un certo successo finanziario, se non ha potuto raggiungere completamente quello artistico.

Il pubblico eletto che assisteva a questa importante première, rimase alquanto freddo.

Massimo
(La vita cinematografica)

1. Retaggio d’odio è un film di produzione Cines, soggetto di Alberto Fassini e messa in scena di Nino Oxilia, interpretato da Maria Carmi e Pina Menichelli, uscito nei primi mesi del 1914. 

Emilio Ghione, nelle sue memorie, afferma che Donna Matilde fu veramente entusiasta del risultato e… potete leggere altro qui: Si gira La mia vita per la tua 

A proposito delle due sale del Cinema Modernissimo qui: La prima multisala di Roma è del 1914

Secondo Denis Lotti, che nel corso della sua ricerca su Emilio Ghione ha avuto un accesso privilegiato alle riservatissime informazioni sulle copie conservate negli archivi, il film risulta scomparso. Ma non perdiamo la speranza di ritrovarlo: « tutto è là fuori che aspetta », come direbbe zio Henri (Langlois)

E per finire, chissà se Massimo — l’autore della recensione — secondo il quale « è inspiegabile come una donna si faccia devastatrice d’un intera famiglia, annientando quasi per magia, uno dopo l’altro, i componenti di essa, con una preparazione instancabile » avrà potuto vedere qualche anno dopo un certo film di François Truffaut interpretato da Jeanne Moreau…