Ricerca di Cabiria versione 1914

Lettera intestata Cinematografica Verdaguer a Pastrone e Sciamengo nel 1926

Sono trascorsi ormai più di tre anni dal progetto Cabiria & Cabiriaal quale ho avuto l’onore di collaborare — promosso dal Museo Nazionale del Cinema di Torino – Fondazione Maria Adriana Prolo, un progetto di ricerca e restauro intorno alle due versioni del mitico Cabiria, quella muta del 1914, e quella sonorizzata del 1931. Come sanno tutti quelli che seguono con attenzione le avventure di questo mitico colosso del cinema italiano, restano ancora da risolvere alcuni misteri, sopratutto per quel che riguarda la versione originale del 1914. In poche parole, non è stata ritrovata ancora una copia originale di questa versione, una copia completa. Sembra facile, vista la popolarità del film e la quantità di copie distribuite in tutto il mondo, ma che fine abbiano fatto queste copie resta un mistero. La leggenda (sempre la leggenda) vuole che Giovanni Pastrone abbia controllato con molta cura destino e vicende di tutte le copie del film, fin dalle prime proiezioni in Italia e all’estero, in un primo momento per evitare che nessuno riuscisse a rubare i segreti “tecnici”, utilizzo del carrello, ecc. Vi ricordate la storia di David W. Griffith e la copia “sfuggita” al controllo di Pastrone con la scusa di un incendio? Sicuramente c’è qualcosa di vero, lo stesso Griffith riconobbe a più riprese l’influenza di Cabiria, e non soltanto nel suo cinema, ma nell’industria cinematografica nordamericana in generale, e a questo punto bisognerebbe fare i conti anche con il Quo Vadis? firmato Enrico Guazzoni, presentato negli Stati Uniti da George Kleine un anno prima di Cabiria, ma non è questo il discorso. Torniamo a le copie di Cabiria, versione del 1914 e la prima domanda è: quante copie per la distribuzione negli Stati Uniti? Sicuramente sarà sopravvissuto qualche documento ma… non sono accessibili e sono a molti chilometri dalle mie possibilità. Rimangono altre strade. Una di queste è la stampa dell’epoca.

Gli storici poveri ma testardi come me riescono a fare miracoli con pochi mezzi. Sono riuscita a ritrovare un articolo molto esauriente sull’argomento. Eccolo:

By the time this appears, Cabiria probably will have passed from the Knickerbocker Theatre, New York, where it opened on June 1st, to a theatre a few blocks farther up Broadway. In its new quarters, Werba and Luescher expect Gabriele D’Annunzio’s first photoplay (but not bis last, if rumor speaks the truth) to spend the autumn and some of the winter months. Meanwhile, twenty other copies of this extraordinary picture are going the circuit of every city and town worth mentioning in the United States and Canada, whereas Europe is liberally supplied with Cabirias and South America and Australia are booked. Eighty prints is a conservative estimate of the number now in circulation.

As often happens when a reputation has a monetary value, the name of the man actually responsible for the picture — and it is the pictuie in this instance, not the story, one remembers — is seldom mentioned. Written by Gabriele D’Annunzio sounds very impressive, while Produced by Director Pastrone, of the Itala Film Company, Torino, Italy, conveys nothing in particular. Yet Pastrone is the real creator of Cabiria, as the author no doubt would be the first to admit. D’Annunzio prepared the story in a sketchy fashion and left its development to Pastrone, a truly great director, who for some ten years has been making pictures for the Itala Company. The Fall of Troy, first shown in the United States in 1910, and now recognized as a sort of film classic, is one of Pastrone’s works. He may not possess greater genius than some of his fellow producers, but at any rate he seems more advanced and there is no quibbling about the size of his expense account.

American manufacturers might have purchased D’Annunzio’s script, but they would not have turned out Cabiria.
They haven’t the facilities, the expert factory workmen, or, apparently, the patience. Two years has been given as the time expended in production, and, broadly speaking, considering preparatory details, that is correct. The actual making of the scenes, however, was begun in January, 1913, and completed in March, 1914. All of the interiors, many of magnificent proportions, such as the Tempio of Moloch, were built in the Itala studio.

Audiences leave the theatre with a somewhat vague sense of the story, but deeply moved by the beauty of stupendous photographic effects, and feeling that they have witnessed something historically correct.

Pastrone’s passion for accuracy of detail accounts for the well-high perfect illusion, generally lacking when our producers attempt a classic theme. For instance, he insisted that a number of his principal characters grow beards, believing an ordinary makeup to be imperfectly deceptive. And for the role of the giant slave, Maciste, he chose a Herculean dock laborer, because of a physique no Italian actor could equal.
Several months of severe training transformed the laborer into an actor so ideal for the part that he became the most memorable figure in the production. D’Annunzio probably conceived Maciste as a subordinate character, but Pastrone, either accidentally or by intention, made him the chief human interest in the picture.

Theatregoers see plenty of competent acting, but supermen physically are a novelty. This is a striking example of the value of getting precisely the right player when it would be simpler to accept another passably suitable. Without the exceptional Maciste, the appeal of Cabiria would be appreciably lessened.

If rumor is correct, D’Annunzio and Pastrone are collaborating on another mammoth spectacle to be offered as a suitable successor to Cabiria.

Ecco fatto, numero di copie, lunga distribuzione… e di regalo che tutte le lodi sono per “Pastrone’s passion for accuracy of detail accounts for the well-high perfect illusion”. Niente male.
Per quel che riguarda la distribuzione in Europa sono ancora alla ricerca di documentazione, ma posso dimostrare che nel 1926 il distributore spagnolo Cinematografica Verdaguer con sede centrale a Barcellona conservava due copie dell’originale di Cabiria “dimenticate” all’accurato controllo di Pastrone. E’ soltanto un piccolo esempio (e una prova che Giovanni Pastrone ed il socio Carlo Sciamengo conservavano la proprietà e i diritti di sfruttamento del film). Ce ne sono altri, alcuni in archivio, altri in “lavorazione”.

Pochi giorni fa ho recuperato vari nitrati in perfette condizioni degli anni ’10. Non vedo perché dovrei accettare la scomparsa di Cabiria, versione 1914, e non lo farò.

Uno dei nitrati ritrovati

Concorso internazionale per la direzione della Cineteca di Catalogna

L’Istituto Catalano delle Industrie Culturali (ICIC) ha aperto un concorso internazionale scegliere il nuovo direttore della Cineteca di Catalogna con sede a Barcellona, Spagna. Il pensionamento dell’attuale Direttore, Roc Villas ha motivato la convocazione del concorso.

Questo concorso internazionale ha come principale obiettivo che la futura direzione apra una nuova tappa di sviluppo per la Cineteca di Catalogna grazie alle possibilità che offrirà la nuova sede nel quartiere del Raval di Barcellona, affrontando le sfide che impone la nuova cornice tecnologica e concettuale nella quale forzosamente si dovrà sviluppare la cinematografia dal secolo XXI. Il futuro progetto, erede della storia e delle attività tradizionali di diffusione, archivio e conservazione della Cineteca, e contemporaneamente, esplorare le nuove frontiere della cinematografia e gli audiovisivi.

Secondo le basi del concorso, le persone interessate dovranno presentare, oltre al curriculum e la documentazione accreditante dei meriti esposti, una relazione-memoria che profili le linee generali del suo progetto per la Cineteca per i prossimi quattro anni. Questa memoria dovrà definire gli oggettivi della Cineteca di Catalogna nel contesto attuale, determinando un progetto di attuazione dove si specificano le linee che si vogliano sviluppare in ognuna dalle attività della Cineteca, conservazione, diffusione e documentazione.

Il concorso è aperto a candidati di qualunque stato membro dell’Unione Europea o con residenza legale in Spagna che accreditino formazione e conoscenza sufficienti come specialisti in cinema e nel settore audiovisivo, come una traiettoria ed un’esperienza significative in direzione o gestione di equipaggiamenti culturali simili.

Le candidature saranno analizzate per una commissione designata dal Consiglio di Amministrazione dell’ICIC, composto da persone rilevanti nel mondo degli audiovisivi e le arti ed anche per esperti nazionali ed internazionali in cinematografia e cineteche.

Il termine di presentazione di candidature termina il prossimo 27 di novembre.

La risoluzione del concorso è prevista per finali di anno e l’incorporazione del nuovo Direttore o Direttiva, per gennaio di 2010.
Altre informazioni in catalano, spagnolo, inglese nella pagina dell’ICIC

Pordenone’s Chronicle 4

Kazuo Hasegawa in una scena di Kurotegumi SukerokuMartedì 6 ottobre, ore 9,00. Primo film della sezione Riscoperte, Kurotegumi Sukeroku (1929), interprete Kazuo Hasegawa è una vera chicca per gli amanti del cinema giapponese in generale, e per gli ammiratori di Hasagawa in particolare perché, come ricorda il catalogo delle Giornate: “la maggior parte dei film di Hasegawa con la Shochiku Company è andata perduta”. Kazuo Hasegawa, nome d’arte Chojiro Hayashi, interpreta il ruolo di Kukeroku, famoso eroe del Kabuki. Ritrovato e restaurato dalla Film Preservation Society di Tokio con il prezioso aiuto di Kiyo Hasagawa, figlia del grande Kazuo. Al pianoforte Mie Yanashita.

Sedici minuti dopo, Eine Versunkene Welt (1922), diretto da Alexander Korda, interpreti principali Alberto Capozzi e Maria Palma, futura Maria Korda. La traduzione del titolo originale tedesco sarebbe: Un mondo che sprofonda, ma in Italia hanno preferito S.A. Il Principe Rosso, prendendo sicuramente lo spunto dalla frase di uno dei marinai per definire il Duca Peter, interpretato da Capozzi. Nelle ultime scene del film, più che un principe rosso, sembra un lontano parente di Nosferatu, in contrasto con la splendida e luminosa Maria Palma (non ancora Korda), che nel film interpreta il ruolo della donna per la quale il Duca rinuncia ai privilegi aristocratici di una corte molto tetra stile austroungarico vista da Fritz Lang. Dico questo per evitare che qualcuno immagini una corte austroungarica in stile Ernst Marischka , quello della famosa serie sulla imperatrice Sissi. Altri riferimenti cinematografici sono le inquadrature dei marinai, uniformi bianco nucleare, inquadrature stile Potemkin. Il marinaio italiano che nel film seduce la donna del Duca, interprete l’ungherese Michael Varkonyi, sarebbe piaciuto a Cocteau. E con questo finisco. Al pianoforte Philip Carli.

Il primo titolo della sezione Dive, Teatro Verdi ore 10,30, era Wenn Das Herz in Hass Ergluht (1918), diretto da Kurt Matull, protagonista la diva Pola Negri. Traduzione del titolo: Quando il cuore arde di odio, titolo italiano: Vampa d’odio, che secondo me non rende bene l’idea e propongo di cambiare in: Un serpente è il migliore amico di una donna, oppure Quando un cuore arde d’odio ricordati di avere un serpente a portata di mano. Questo film venne presentato per la prima volta alle Giornate nel 1994 con un titolo errato, sono cose che nella storiografia cinematografica succedono spesso. Non si finisce mai d’imparare… Il film? Il film presenta una giovanissima Pola Negri (21 anni), molto bella e disinvolta. Aspettiamo l’uscita in DVD. Al pianoforte del Verdi John Sweeney.

Seguiva Amore senza stima (L’avvoltoio?). Ancora sezione Dive, film con Francesca Bertini. Bel restauro, frammento di 47 minuti, eseguito al laboratorio Prestech di Londra in 4K. Al pianoforte Antonio Coppola.

E qui chiude questa cronaca di Pordenone, grazie infinite alla cortesia di David Robinson, Livio Jacob e tutto lo staff del festival. Spero che capirete, sono, e rimango, sempre un cinefile inguaribile.

Mi dispiace ma non ho gradito il contegno di certe persone, hanno messo il mio nome in una didascalia (quasi una beffa) in relazione ad un film dove io, per quel che riguarda le ricerche non ho avuto più a che vedere dai tempi del Non solo dive…pioniere del cinema italiano, qualche anno fà. Ho chiesto di levare il mio nome dalle mega didascalie nei ringraziamenti di Amore senza stima (L’avvoltoio?)…. Niente da fare. Questo sito, che prima si chiamava In Penombra Archivio del Cinema Muto e aveva il suo indirizzo internet (dal 2003) è stato oscurato da qualcuno… Non capisco come mai un rappresentante (e finora amico) di una cineteca (italiana, e non quella di Milano, che vanta  1.000.000,00 di euro  di consulenze l’anno secondo il pubblico bilancio, ma assicura che lui non ha mai pagato nessuno! Tutto gratis!) non considera affatto il mio lavoro e può dirmi al telefono, a proposito del fatto che siano spariti i miei siti: “Hanno fatto bene, io ti avrei fatto causa!”… Hanno fatto bene chi? Causa per cosa? Questo sito, d’ora in avanti si occuperà sempre dei film muti ma non soltanto dei film italiani. Buona visione (cineteche italiane permettendo, e cioè speriamo che le cineteche italiane aprano veramente le porte) del cinema muto a tutti!