Una scena del film Theonis, la donna dei faraoni (archivio in penombra)
Due notizie brevi…
Questa sera alle 00,15 sul canale franco-tedesco Arte, nuova opportunità per vedere Das Weib des Pharao (Theonis, la donna dei faraoni), del quale ho parlato in altri post. Se, come è il mio caso, avete una schifezza di connessione internet, profumatamente pagata, anche questo è il mio caso, e non avete potuto vederlo bene su internet, questa sera potete vederlo comodamente seduti nel salone di casa vostra, seduti per terra, in casa di chi vi pare… anche al letto, soli, accompagnati, questi sono affari vostri. Ma non perdete questo film.
Un piccolo aneddoto a proposito delle riprese.
La produzione del film aveva scritturato 3000 figuranti professionali e 3000 disoccupati per le scene della battaglia. Il salario era stato fissato in 60 marchi giornalieri. Erano tempi difficili… più o meno come adesso.
L’esercito fu diviso in due gruppi pronti ad azzuffarsi. Ma, al segnale degli assistenti alla regia, i soldati dei due gruppi deposero armi e corazze e nominarono una commissione per chiedere un aumento di salario. Fu accordato. Incominciò allora la battaglia secondo un piano ben concepito. Ma ad un tratto, ecco un nuovo arresto e nuova domanda d’aumento. Concesso anche questo, la battaglia riprese furibonda, ma i soldati avevano vinto: 100 marchi anziché 60.
Looney Lens Series – Pas de deux (1924), al pianoforte Donald Sosin, dal canale di pearlinyouroyster
«E’ bellissimo, non potete immaginare come sia bello, non me lo aspettavo così!»
Con questa, e frasi simili a questa, i finora miscredenti cinefili spagnoli hanno applaudito su Twitter la proiezione di The Artist al 59° Festival de Cine di San Sebastian. Il cinema muto “ritorna”, il web si riempe (ancora di più) di omaggi a Chaplin, Keaton, Fairbanks, Pickford, Swanson “e compagnia bella”, come direbbe un famoso storico del cinema, che sfortunatamente non può essere qui per godersi lo spettacolo.
Come dicevo l’altro giorno ad un amico, la colonia internazionale del cinema silenzioso ha un debito con il signore Michel Hazanavicius.
In mezzo a questo rinascimento, crescono ogni anno le manifestazioni interamente dedicate a celebrare il cinema muto. Ultimo arrivato, per me che ho appreso la notizia grazie a Nitrateville, il Denver Silent Film Festival, dal 23 al 25 settembre 2011.
Nato nel settembre 2010, organizzato dall’Università of Colorado – College of Arts & Media, si propone “sensibilizzazione la comunità, intrattenere ed educare il pubblico circa la brillantezza culturale ed artistica del cinema muto” attraverso un mix vivace di film educativi e d’intrattenimento. Bravi! Per la serata inaugurale, all’insegna del motto Silents are Golden, non hanno badato a spese, leggete qui, non manca niente dalla trasformazione del locale ai cocktail d’epoca.
Aprono i fuochi sullo schermo il trio Charles Chaplin Edna Purviance, Jackie Coogan: The Immigrant e The Kid, musica dal vivo a carico di The Mont Alto Motion Picture Orchestra.
Dopo le emozioni della commedia, il brivido del horror con Nosferatu di Murnau, accompagnamento musicale di Donald Sosin coadiuvato dagli studenti del Denver College of Arts & Media. Tre ore dopo, è il turno di Cyrano de Bergerac di Augusto Genina, scelto personalmente da David Shepard come esempio del suo lavoro: il restauro dei film, pianoforte dal vivo di Hank Troy.
Non mancano i New Silent Films, a carico degli studenti del Colorado College of Arts & Media. Gli stessi studenti hanno composto le musiche, sotto il coordinamento di Donald Sosin. Segue una sessione di Slapsticks: Charley Chase, Buster Keaton, Harold Lloyd, Bebe Daniels, Charlie Chaplin, musicati da The Mont Alto Motion Picture Orchestra.
Gran finale con Underworld di Josef von Sternberg, accompagnamento di Donald Sosin.
Aspettando le prossime edizioni, magari posso segnalare l’evento qualche giorno prima, ricevete tutti gli incoraggiamenti, ringraziamenti (anche per aver dedicato uno spazio nei vostri schermi al muto europeo), e felicitazioni per l’iniziativa.
Un saluto da questa remota, antica città di larga tradizione cinematografica, dove le sale di cinema chiudono una dopo l’altra, e gli eventi dedicati al cinema muto nel 2011 si possono contare sulle dita di una mano (per lo più sono stati organizzati in perfetto stile “underwold-piratesco”). La verità è che di cinema, come di tante altre cose legate alla cultura, tutti ne parlano ma nessuno ci crede, tranne che per passare alla cassa e riscuotere le sovvenzioni.
Questo 2011 sarà ricordato nelle cronache del cinema ritrovato come l’anno Hitchcock. Vi ricordate la bufera mediatica di qualche settimana fa a proposito del ritrovamento di The White Shadow? Non è finita. Il film (33′), verrà presentato questa sera a Los Angeles, al Samuel Goldwyn Theatre dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences. Dopo questa “prima visione”, arriva il turno delle Giornate del Cinema Muto di Pordenone, grande evento e premio Jean Mitry.
Ancora qualche giorno, ed eccoci a riparlare di Hitchcock ritrovati, ma questa volta si tratta della signora Hitchcock: Alma Reville. Uno degli eventi della 55 edizione del BFI London Film Festival (Londra, 12 – 27 ottobre 2011) è la presentazione di The First Born (1928), regia di Miles Mander, sceneggiatura Alma Reville, Miles Mander. In questo caso, per il momento, di Sir Alfred, nemmeno l’ombra. Tutti i crediti sono per Lady Alma.
Due link se volete sapere di più su questo “Reville” ritrovato. Il primo è un articolo di Pamela Hutchinson (Silent London), pubblicato nel blog di The Guardian. Il secondo, un link alla presentazione di Bryony Dixon & Robin Baker del BFI National Archive, che ha restaurato il film, nel sito del BFI London Film Festival.
Non potrei aggiungere niente d’interessante a quello che vi possono raccontare altrove. Sono sicura che la saga “Hitchcock Ritrovati” ci riserva ancora molte sorprese.
Se vi siete persi l’evento a Los Angeles, cercate di non mancare gli altri.
Buona lettura e buone visioni! (economia permettendo)